domenica 30 novembre 2014

Necropolis

E se tutto il percorso, compiuto dagli interpreti di Necropolis, non fosse altro che un viaggio allucinato a ritroso nella coscienza e nei suoi stati di percezione della realtà, che solo il sottosuolo, metafora del grembo materno può dare?
E tutto il girovagare, inoltrarsi, girare in tondo, perdersi e scoprire, null'altro che la metafora della vita e dei suoi errori, cui l'uomo deve in qualche modo rimediare?
Ancora una volta, un susseguirsi di riprese "telecamerine" o "telecameresche" trasformano la percezione della realtà in altro, in lontano e vicino, in terribile e morboso, e così la ricerca della pietra filosofale, capace di trasformare gli oggetti in oro, ma anche di garantire vita eterna, diventa pretesto per un triplice percorso: nella storia, nella percezione della realtà, nel proprio io e nei suoi incubi.
Non siamo in fondo tutti noi in viaggio nella caverna, grotta o cunicolo che è il vivere quotidiano?
E non siamo noi soli, di fronte agli altri ma prima di tutto di fronte a noi stessi?
La mia è una delle molte letture possibili in questo film che mescola storia e scienza, mito e realtà, sogno e incubo.
Si, un buon film e buone recitazioni ove non è scontato neppure il finale, anche se percepiamo che per salvarsi è necessario guardarsi dentro.

Che ci faccio qui?