sabato 22 novembre 2014

il libro delle parabole - Per Olov Enquist

 
"E' dunque questo essere umani il senso stesso della vita?"
"Fuori soffia la tempesta, dell'estate chiude la porta, per chiedere e cercare è tardi ormai. Forse amo meno di un tempo, ma sempre più di quanto saprai mai". Tove Janbson.
 

 
Un romanzo d'amore, il sottotitolo di questo "mémoire". E di amore si parla certamente, ma anche di sofferenza, di fede, di pazzia, di morte, di rimpianti, di speranza.
E' un autobiografia in terza persona. Un modo per guardarsi da fuori, senza sconti, senza giudizi.
Spesso si vira nell'immaginifico, nell'onirico, nel libero pensiero a cui con fatica il lettore deve arrendersi, attendere che il volo si interrompa e riprenda il filo degli eventi.
Nove Parabole, come Nove sono i fogli strappati dal diario del padre. Da chi? Non si sa, forse la madre, che non poteva accettare alcuni passaggi (forse poesie) descritti nel testo, tentando di bruciarlo e poi pentendosene solo parzialmente.
Una dietro l'altra scorrono le descrizioni di amori, spesso solo immaginati, in un caso vissuto sino in fondo e divenuto momento di aiuto e conforto per tutta la vita o sconforto per non averlo più rivissuto.
In un epoca in cui tutto sappiamo della meccanica sessuale, questo testo ci colpisce per la profondità dei sentimenti che accompagnano l'atto. Mai volgare anche quando descrive il rapporto.
Profondo e difficile, lisergico, folle, grondante speranza ma anche domande prive di una risposta.
Un amore talmente forte da farne blasfemia e paragonarlo a quello della Maddalena per Cristo.

2:22 il destino è già scritto