venerdì 7 maggio 2021

La settimana bianca


"Ero solo in una casetta in Bretagna davanti al computer" ha raccontato una volta Emmanuel Carrère e "a mano a mano che procedevo nella storia ero sempre più terrorizzato".
All'inizio, infatti, il piccolo Nicolas ha tutta l'aria di un bambino normale.
Anche se allo chalet in cui trascorrerà la settimana bianca ci arriverà in macchina, portato dal padre, e non in pullman come i compagni.
E anche se, rispetto a loro, appare più chiuso, più fragile, più bisognoso di protezione.
Ben presto poi scopriamo che le sue notti sono abitate da incubi, che di nascosto dai genitori legge un libro, dal quale è morbosamente attratto, intitolato "Storie spaventose", e che, co una sorta di torbido compiacimento, insegue altre storie, partorite dalla sua fosca immaginazione, storie di assassini, di rapimenti, di orfanità.
E sentiamo, con vaga ma crescente angoscia, che su di lui incombe un'oscura minaccia - quella che i suoi incubi possano, da un momento all'altro, assumere una forma reale, travolgendo ogni possibile difesa, condannandolo a vivere per sempre nell'inferno di quei mostri infantili.
Questo perturbante, stringatissimo noir è da molti considerato il romanzo più perfetto di Emmanuel Carrère - l'ultimo da lui scritto prima di scegliere una strada diversa dalla narrativa di invenzione.

Come sempre, quando si tratta di Carrère, mi sono approcciato con interesse, forte di suoi ben maggiori scritti... deluso? Peggio. Mortificato da questa lagna indescrivibile... né carne né pesce... ma l'ha scritta lui o era sbronzo? Apposta per lui ho creato l'etichetta "Spreco di tempo"...

giovedì 6 maggio 2021

Una terra promessa

In questo libro attesissimo, Barack Obama racconta in prima persona la propria incredibile odissea, da giovane alla ricerca di un’identità a leader del mondo libero, e descrive con sorprendente ricchezza di particolari la propria educazione politica e i momenti più significativi del primo mandato della sua storica presidenza, un periodo di profonde trasformazioni e sconvolgimenti. Obama accompagna i lettori in un viaggio appassionante, dalle iniziali aspirazioni politiche fino alla decisiva vittoria nel caucus dell’Iowa – che ha dimostrato la forza dell’attivismo civile – e alla memorabile notte del 4 novembre 2008, quando è stato eletto 44° presidente degli Stati Uniti, diventando il primo afroamericano a ricoprire la più alta carica della nazione. Riflettendo sulla presidenza, Obama propone una acuta e inedita esplorazione delle grandi possibilità ma anche dei limiti del potere, e apre nuovi scorci sulle dinamiche del conflitto politico americano e della diplomazia internazionale. Ci conduce fin dentro lo Studio ovale e la Sala operativa della Casa Bianca, e poi a Mosca, Il Cairo, Pechino, e oltre. I lettori scopriranno ciò che Obama pensava mentre nominava i suoi ministri, fronteggiava la crisi finanziaria globale, si confrontava con Vladimir Putin, superava difficoltà all’apparenza insormontabili per ottenere l’approvazione della riforma sanitaria, si scontrava con i generali sulla strategia militare in Afghanistan, intraprendeva la riforma di Wall Street, rispondeva al disastro ambientale della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, e autorizzava l’operazione Neptune’s Spear, che ha portato alla morte di Osama bin Laden. Una terra promessa è un libro straordinariamente intimo e introspettivo. È il racconto della scommessa di un uomo con la Storia, della fede di un coordinatore di comunità messa alla prova della ribalta mondiale. L’autore si esprime con franchezza sulla difficoltà di far convivere il ruolo di candidato nero alla presidenza, il peso delle aspettative di un’intera generazione mobilitata da messaggi di «speranza e cambiamento», e la necessità di essere moralmente all’altezza delle decisioni cruciali da prendere. Descrive apertamente le forze che si sono opposte a lui negli Stati Uniti e nel mondo; spiega come la vita alla Casa Bianca abbia condizionato la moglie e le figlie; non esita a rivelare dubbi e delusioni. Eppure non smette mai di credere che, all’interno del grande e ininterrotto esperimento americano, il progresso è sempre possibile. Con grande efficacia ed eleganza di stile, questo libro sottolinea la strenua convinzione di Barack Obama che la democrazia non è un dono ricevuto dall’alto, ma si fonda sull’empatia e sulla comprensione reciproca, ed è un bene da costruire insieme, giorno dopo giorno.


Sono pagine fitte fitte, quelle proposte da questa autobiografia del 44° Presidente degli Stati Uniti, nonché primo di colore, nonché Premio Nobel per la Pace, nonché tante altre cose. Un momento storico quello vissuto dagli States, cosa che faceva ben sperare, sino a che non si è manifestato il ciclone Trump... con la sua vergognosa gestione, con la altrettanto e ancor peggio conclusione, degna di un regime fascistoide... a dimostrazione che il genere umano, per quanto possa andare avanti, appena si distrae, credendosi immune a certi eventi, ci ricasca dentro in pieno... Ma leggiamoci le bellissime pagine di questo lungo testo (a cui probabilmente ne seguirà un altro) e godiamoci da vicino la politica, i suoi retroscena... viviamo direttamente sul più alto scranno del potere mondiale tutti gli avvenimenti. Ottima lettura.

"La maggior parte di questi leader manteneva il potere attraverso una vecchia formula: limitata partecipazione ed espressione politica, intimidazione pervasiva e sorveglianza da parte della polizia o dei servizi di sicurezza, un sistema giudiziario malfunzionante e insufficiente tutela del giusto processo, elezioni truccate (o inesistenti), un esercito radicato nella vita civile, una pesante censura della stampa e una corruzione inarrestabile".

"Per almeno mezzo secolo la politica statunitense in Medio Oriente si era concentrata rigorosamente sul mantenere la stabilità, evitare interruzioni ai nostri rifornimenti di petrolio e impedire a potenze nemiche (i sovietici prima, gli iraniani poi) di estendere la loro influenza. Dopo l'11 settembre, aveva avuto la priorità la lotta al terrorismo. Nel perseguire ognuno di questi obiettivi avevamo fatto degli autocrati i nostri alleati. Erano prevedibili, dopotutto, e impegnati a tenere sotto controllo la situazione, Ospitavano le nostre basi militari e collaboravano con noi nella lotta al terrorismo. E, ovviamente facevano un sacco di affari con le nostre multinazionali".

Racconti di caccia

 La caccia che viene narrata da Rigoni Stern in questi quattordici racconti non è un hobby o uno sport, è una passione. È una lotta contro se stessi, contro la fame, la stanchezza, il sonno, il freddo, sapendo che bisogna essere giusti al momento giusto, perché alla base c’è un rapporto non tanto con l’animale, quanto con il selvatico, la preda.

Eppure queste storie, attraverso un linguaggio lirico e allo stesso tempo semplice, non ci parlano solo di uomini in attesa e animali braccati, ma anche di silenzi piú importanti delle parole, di verità che scottano come il fuoco, di valori incontestabili e solenni. Sono storie a volte commoventi a volte un po’ barbare, ma la violenza non è mai gratuita, è inesorabilmente regolata dai meccanismi della natura.
Perché il male, sembra ricordarci Rigoni Stern, è solo dell’uomo, quando dimentica o disprezza o distrugge gli equilibri della montagna e del bosco.

«Seduto su un sasso fumi una sigaretta e accarezzi il cane; con le dita frughi nella cartuccera: levi e riponi le cartucce; le soppesi. Non viene mai il giorno! Ecco: vedi già il mirino in cima alle canne; vedi le piante, il sottobosco. Sì, eccolo il codirosso e ora anche il merlo. Ti alzi, sciogli il cane e vai».


Un libro che parla di spazi vuoti, spazi dell'anima, spazi della lotta con il selvatico… certo in questo favorito dall'arma, dal cane (altro elemento fondamentale nella narrazione), dall'istinto, dalla conoscenza dell'avversario...
Questa non è la caccia per come la potrebbe legittimamente intendere un ambientalista che volesse dettarne l'inutilità, la dannosità... quello che si rappresenta è un mondo in cui si prende e si dà, sapendo cogliere il giusto, rispettando le date, le tradizioni, le fasi della riproduzione, i limiti numerici... cosa ben diversa da certi modi più recenti... 

Quindi, non dobbiamo approcciarci con pregiudizio a questa raccolta di racconti. Dobbiamo invece, anche non condividendone tutto, accettare che c'è stato un tempo in cui il bosco nutriva l'uomo e l'uomo lo ricambiava con il lavoro. Forse oggi diventa difficile comprenderlo, ma certe azioni di allora, avevano un significato, anche mistico e religioso, e certamente maggiore del disinteresse odierno..

"No, non sogno carnieri abbondanti, ma un andare lento nel bosco d'autunno con lui che sarà il mio ultimo cane da caccia, che ancora una volta mi porterà una beccaccia che rinchiuderà in sé foreste, spazi, cieli lontani, e misteri della vita.
Paesi e sogni di giovinezza per me, ora che il mio tempo scende allo zenit".



venerdì 30 aprile 2021

Tre storie extravaganti

Sono tre storie curiose, fuori dal comune, ma tutte rigorosamente vere. La prima storia è ambientata nel '300 e riguarda una famiglia fiorentina potentissima dall'intensa attività finanziaria. Andati a picco per insolvenza della corona inglese cui avevano prestato somme ingentissime, ne combinano di tutti i colori: si danno a intrighi politici, al brigantaggio, agli omicidi, all'attività di falsari. La seconda storia riguarda una truffa clamorosa che, intorno alla metà del '600, ebbe come protagonisti alcuni nobili liguri. Nell'ultima storia Cipolla si sofferma su un'opera apparsa nella seconda metà del '600 in Francia, "Le parfait négociant", una sorta di Bibbia del commercio e delle frodi relativa ai vari paesi d'Europa.


Semmai ci fosse stato bisogno di averne conferma, Carlo Cipolla manifesta l'incredibile capacità di raccontarci episodi che ai più apparirebbero marginali, in storie di vita, da storico e da economista quale è, rende materia viva ciò che in passato sarebbe stato nicchia per alcuni (l'economia, il denaro, gli scambi commerciali, le truffe) rendendoli parti quasi necessarie di una visione del mondo (passato certo, ma in qual modo presente) ove "il tutto è il vero", ove cioè, senza la conoscenza di questi episodi, certe azioni ci parrebbero prive di senso, l'uomo del passato non sarebbe comprensibile e vicende moderne ci apparirebbero sconosciute... rivelandosi nella realtà ripetizioni (con tanto di errori e strafalcioni) di eventi del passato...
Ora i tre episodi narrati, che pur prendono spunto dall'economia, dal mercato, non fanno che evidenziare la natura umana: l'imbroglio, la ferinità, la volontà di arricchirsi... ma anche la capacità di vedere oltre il proprio mondo e saper cogliere l'opportunità... l'uomo, quando è intelligente, riesce a vincere... a spese di chi non è dato a sapere... se non alla fine della contrattazione quando, come in un'antica battaglia, morti e feriti si possono contare...
Se poi qualcuno volesse approfondire, suggerisco di leggere il piccolo ma sagace testo "Leggi fondamentali della stupidità umana"... da cui trarre una lezione economica sempre attuale... grande scrittore, grande economista, grande storico...

Sulla collina nera

Questo romanzo è la storia della lunga vita di due gemelli identici. Lewis e Benjamin Jones per ottant’anni mangiano lo stesso cibo, indossano gli stessi vestiti, dormono nello stesso letto, roteano l’ascia con lo stesso gesto. Vivono in una fattoria chiamata «La Visione», posta sulla linea che separa il Galles dall’Inghilterra, in una natura aspra e scarsamente abitata. Se osservata da vicino, la loro esistenza è folta di avvenimenti, spesso crudeli e violenti, ma tutto si svolge entro un raggio di dieci miglia dalla fattoria. I due gemelli non possono abbandonare quella casa e quei luoghi come non potrebbero separarsi fra loro. Un cerchio magico stringe le loro vite, e all’interno di esso si ripercuotono, in un’eco stravolta, gli eventi del mondo. Tutto ciò che viene da fuori – siano le due guerre mondiali o anche i nomi di Buddha o di Gheddafi – appare come sulle lastre di una arcaica lanterna magica. All’«era moderna», di cui talvolta percepiscono i segni, Lewis e Benjamin volgono testardamente le spalle. Chiusi in una loro primordiale innocenza, legati alla terra e al proprio doppio da un vincolo biologico, posano sulla vita uno sguardo stupefatto e malinconico, ma non lo sanno neppure, tanto sono occupati dal ciclo delle faccende della fattoria.

 


Bruce Chatwin ha scelto di questo suo terzo libro una via opposta a quella di In Patagonia e del Viceré di Ouidah. Al centro, ancora una volta, è un effetto di lontananza: ma non più evocato dall’esotismo, dalla distanza nello spazio; qui è uno scarto temporale, forse ancora più imponente, che si manifesta entro i confini di un piccolo spazio immutabile. Leggiamo questo romanzo, più vicino a Hardy che a Hudson, con uno sconcerto che diventa fascinazione: ogni dettaglio ha una vivezza allucinatoria e, a mano a mano che procediamo, ci sentiamo inghiottiti dalla vita circoscritta dei due gemelli come fosse un buco nel tempo che sbocca lontanissimo, forse in un luogo oscuro e silenzioso dove si dividono come due valve di una conchiglia le identità di Lewis e Benjamin, destinate a specchiarsi per sempre una nell’altra.

Sulla collina nera è apparso per la prima volta nel 1982.


Quanto siamo maledettamente lontani dalla prosa a cui Chatwin, ci aveva abituati... penso a "In Patagonia" naturalmente, o a "Che ci faccio qui?"... testi che ognuno di noi conosce, testi di formazione, di viaggio, di introspezione di fronte al diverso, al nuovo, all'incompreso...

Cosa che ahimè non riesce in questa occasione... l'idea, peraltro già usata da altri, di non far muovere il/i personaggio/i ma di farli viaggiare nel tempo mentre il loro spazio resta immutabile qui non decolla... forse perché i gemelli (i due protagonisti) fondamentalmente non si parlano, non si capiscono, si ostacolano, svolgono due vite parallele che nulla permea... certo si vogliono bene, ma è un bene che non permette di far volgere al bello la loro vita... piuttosto a renderla stabile, economicamente, senza trambusti... come quei matrimoni senza sale e pepe, che resistono a tutto e tutti forse per autentica mancanza di fantasia, di voglia di alternativa, di comodità... siamo così agli antipodi rispetto a capolavori quali "Stoner" di John Williams, ed è un peccato, perché da Chatwin, vero viaggiatore ci si aspetta molto di più... 


venerdì 23 aprile 2021

Rocketman


C'é veramente poco da fare... i cantanti famosi, gli artisti mondiali, scontano tutti lo stesso problema: infanzia difficile, genitori molesti, inconsistenti, indifferenti, a volte pure cattivi, società ingiusta, difficoltà a relazionarsi con il prossimo.... ma il nostro eroe, convive con tutto questo portando a casa il successo.
Successo meritato intendiamoci! Vere opere d'arte pop! Eppure, siamo sempre qui... o il regista non riesce a cogliere oppure il percorso - sia pur doloroso dell'anatroccolo che diviene cigno - è sempre quello... quasi stereotipato... ora accetto tutto, ma non vicende triviali e sempre uguali... o forse sono gli uomini ad essere così? Sempre e comunque? Rocketman ha comunque il pregio di farci apprezzare la bellissima musica di Elton John, personaggio arcinoto a tutti e da sempre sopra le righe... a volte viene da chiedersi se, in un altro ambiente, in un'altra cultura questo genio sarebbe emerso... quien sabe!

Soldado


Stefano Sollima riesce a trasporre Gomorra in un unico episodio senza dare troppo nell'occhio... senza far cioè notare che, tutto quello che vediamo è già stato usato più e più volte... come? Semplice, mescolando sapientemente azione (bella), spettacolo (ottimo) e primi piani espressivi ove i vari attori riescono ad esprimere odio, rabbia, paura, incredulità e tanto altro ancora...
La sapiente regia ci regala così uno spaccato della vita di frontiera... quella tra il selvaggio Messico e la altrettanto feroce, ma ugualmente coinvolta, controparte americana.
Tutto parte da una deviazione dal tema... attraverso la frontiera passano dei terroristi, forse grazie all'aiuto dei signori della droga... diventa così vitale sconfiggere o almeno dare un segnale a questi ultimi... ma, come dice uno dei protagonisti, "in Messico non si muove foglia che tutti non vengano a saperlo..." zero segreti, vuol dire carte scoperte... e questo ha un costo... 
Ognuno lo dovrà pagare, chi perdendo tutto, chi la vita, chi l'onore, la parola, gli amici... nel mezzo i combattimenti con i narcos, le faide, la violenza, la tratta di poveracci che cercano negli USA una vita migliore... la profondità nella recitazione è la cifra che permette di leggere una storia che viceversa finirebbe per apparire dozzinale... quante volte infatti storie farcite di effetti speciali si sono dimostrate "loffie" a causa di pessime o nella migliore, mediocri recitazioni? Qui, per fortuna, ognuno gioca al meglio le sue carte. Ed il risultato si vede. Per amanti del genere!

Agamben - il libro