sabato 11 febbraio 2017

Da Oriano a Travedona...

 Decido di dedicare una sabato mattino ad una passeggiata in stile alpino (cioè scarponi e zaino) pur in mezzo alla Provincia di Varese e pur su un tracciato che in altre occasioni ho percorso correndo in unica tratta - andata e ritorno... Questa volta voglio assaporare il bosco, la fatica, la lentezza, il freddo e l'ambiente che mi circonda.
 Mi faccio così portare in auto ad Oriano, da dove - visitata la chiesetta ivi presente - prende il via il sentiero che, in un lungo saliscendi porta a Osmate e da lì su strada normale, verso Travedona.
La prima parte è descrivibile come un facile tracciato, una tracciabile con lieve pendenza che poco alla volta si addentra nei boschi... tuttavia, ben presto, le cose cambiano e si fanno parecchio complicate..
Le piante cadute, a seguito della tromba d'aria dello scorso autunno, rendono impraticabile il tratto di bosco a me noto... e dopo lento e faticoso girovagare, affronto una salita impervia e mi tiro fuori dal pantano..
Dopo questo primo tratto di fatica (un ora circa) ritrovo il tracciato che, piano piano mi porta sino al Pelada e da lì verso Osmate e Travedona... ottima alternativa anzi ripiego, al ripiego del ripiego... (come scrive qualcuno in rete).

Jeff Hawke H1-H502

Eccoci di fronte al volume che raccoglie le prime 502 strisce del fumetto di Jeff Hawke, ad opera di Sydeny Jordan.
Sydney, che per formazione arriva dall'aeronautica, si diletta nel disegno in chiave fantastica, disegnando aerei e astronavi... è grazie alla collaborazione con Eric Souster e Jim Gilbert che nasce il personaggio di Jeff Hawke. Siamo nel 1954 e la qualità e le storie del personaggio sono nella media del periodo... tuttavia, con il passare del tempo e l'apprezzamento del pubblico, le storie tendono a migliorare ed assumere una qualità tale da non passare inosservato nell'Olimpo della S.F.
E' grazie a William Patterson, amico d'infanzia di Sydeny, che i dialoghi virano verso una maggiore attenzione alla trama e divengono più interessanti.
Strana storia quella del fumetto "Hawke", con alterne fortune e interessi maggiori in alcuni Stati a fronte della totale indifferenza in altri... Piacevole e a tratti romantico.

venerdì 10 febbraio 2017

L'alfabeto preistorico di B.C.

 

Johnny Hart, con la partecipazione nell'edizione italiana di Fruttero e Lucentini, nel 1973 firma questo divertentissimo libro dedicato ai nostri antenati... o meglio a come lui se li immagina.
E di immaginazione ne ha tanta se, al netto dei vari suoni che accompagnano le strisce, troviamo un deserto con vulcani in lontananza, pochi, pochissimi alberi e una strana fauna che accompagna in nostri progenitori....
La serie B.C. nasce nel 1957, con una serie di strisce su un quotidiano statunitense e poi divenendo evento mondiale...
Preistorici che si fanno le stesse menate dei modernissimi umani... che vanno dallo psicologo, dal meteorologo, da consulenti improbabili, da inventori strampalati...
E che quando inventano la ruota, non sanno che farsene, a dimostrazione che il progresso non avanza in linea retta come siamo soliti immaginarci...
Per non parlare poi del rapporto uomo - donna, dove la bruttona mena di brutto e la belloccia se li bacia tutti... dove c'è il filosofo, il lazzarone, lo stressato, chi si lamenta pensando ai bei tempi lontani (sigh !)... o dove il formichiere vive terribili avventure per placare la sua fame e con lui le formiche... o la tartaruga entra ed esce dal guscio dimostrandosi essere mooolto più grande dello stesso...
Insomma, che cosa vuole rappresentarci la preistoria? Che tutto cambia perché tutto resti uguale e che le nostre turbe, sin dalla notte dei tempi restano sempre quelle :)

domenica 5 febbraio 2017

Le otto montagne

 
"Pietro é un ragazzino di città, solitario e un po' scontroso. La madre lavora in un consultorio di periferia, e farsi carico degli altri è il suo talento. Il padre è un chimico, un uomo ombroso e affascinante, che torna a casa ogni sera dal lavoro carico di rabbia.
I genitori di Pietro sono uniti da una passione comune, fondativa: in montagna si sono conosciuti, innamorati, si sono addirittura sposati ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo.
La montagna li ha uniti da sempre anche nella tragedia, e l'orizzonte lineare di Milano li riempie ora di rimpianto e di nostalgia.
Quando scoprono il paesino di Grana, ai piedi del Monte Rosa, sentono di aver trovato il posto giusto: Pietro trascorrerà tutte le estati in quel luogo "chiuso a monte da creste grigio ferro e a valle da una rupe che ne ostacola l'accesso" ma attraversato da un torrente che lo incanta dal primo momento.
E lì, ad aspettarlo, c'é Bruno, capelli biondo canapa e collo bruciato dal sole: ha la sua stessa età ma invece di essere in vacanza si occupa del pascolo delle vacche.
Iniziano così estati di esplorazioni e scoperte, tra le case abbandonate, il mulino e i sentieri più aspri.
Sono anche gli anni in cui Pietro inizia a camminare con suo padre, "la cosa più simile a un'educazione che abbia ricevuto da lui".
Perché la montagna è un sapere, un vero e proprio modo di respirare, e sarà il suo lascito più vero: "Eccola lì la mia eredità: una parete di roccia, neve, un mucchio di sassi squadrati, un pino". Un'eredità che dopo tanti anni lo riavvicinerà a Bruno".
 
 
"Le otto montagne" è un romanzo di Paolo Cognetti. Pubblicato nel 2016, è diventato un caso letterario e grazie al passaparola uno dei libri più letti di questi ultimi mesi.
E' un romanzo di formazione che racconta la vita di due ragazzi che, pur provenendo da mondi diversi, vivono la montagna e la interpretano a modo loro.
Un'amicizia che li porterà a condividere trent'anni di vita, tante avventure, l'amore per la stessa donna, una casa da costruire insieme e soprattutto la montagna. 
Benché alcuni passaggi siano particolarmente riusciti, la storia di Bruno e Pietro mi ha convinto solo fino ad un certo punto. Manca poesia, manca pathos, anche se è evidente che queste vicende, in parte l'autore le abbia vissute.
Vivere la montagna è certamente mettere a nudo sé stessi e fare i conti con quello che si è. Senza sé e senza ma. Ogni scorciatoia sarà una possibile opzione, ma non darà il risultato sperato. Cognetti riesce comunque a farci capire, attraverso la visione dei genitori di Bruno (agricoltore e muratore, senza cultura) e Pietro (chimico, con un carico di rimorsi e passioni) a fare da passaparola ai rispettivi figli che la montagna non è nient'altro che il riflesso delle nostre anime più profonde.

Wall Street. Il denaro non dorme mai

E' del 2010 questo film, che con maestria riesce a mescolare la crisi appena avviata nel 2008 ed al tempo stesso recuperare il seguito de "Wall Street" in cui Michael Douglas alias Gordon Gekko vero falco nel mondo della finanza, arraffa arraffa sino a finire in galera.
Qui lo troviamo mentre esce dal carcere senza nessuno che lo aspetti.
La figlia che non lo vuol vedere, vive con Jacob Moore (LaBoeuf) broker molto apprezzato presso la Banca Keller Zabel... ma tutto è destinato a cambiare con l'esplosione di una bolla economica, creata da Bretton James, di una banca rivale, che getta sul lastrico la banca e induce al suicidio il suo proprietario.
Intenzionato a vendicarsi di Bretton, Jacob finisce nelle sgrinfie di Gekko, che prima lo ammalia, lo spinge a distruggere Bretton e poi gli soffia 100 milioni dollari destinati alla figlia.
Tutto va a disintegrarsi... ma il lieto fine è dietro l'angolo.
Bello, ben costruito, senza passi falsi e senza errori nel ricostruire il "dietro le quinte" di una vicenda a noi oramai nota e passata alla storia come l'inizio della fine del capitalismo dei titoli spazzatura ... quello nuovo è anche peggio.

sabato 4 febbraio 2017

Alien

E se il Nostromo non avesse intercettato il messaggio di soccorso, lanciato da una astronave aliena, su di un pianeta deserto? E se Kane, non si fosse fatto infettare? E se Ripley fosse riuscita a convincere Ash (il droide di bordo) a non aprire la porta, dichiarando la quarantena? Come sarebbe andata a finire la saga, che da oramai 40 anni ci perseguita?
Chi avrebbe preso il posto, nell'immaginario popolare dei mostri alieni, per farci sobbalzare ad ogni fruscio percepito su un'astronave?
Ridley Scott dirige un capolavoro capace di sconvolgere tutto il mondo della fantascienza, in un momento in cui il genere, grazie a Guerre Stellari, diventa famoso e apprezzato dal grande pubblico... ed eccoci alle prese con Alien; film che prende da tutti i precedenti racconti e filmati, ma non prende troppo da nessun, altro... addirittura da "lo squalo" per il modo di girare intorno alle sue vittime...
Si aggiunga la "manina" di Carlo Rambaldi per animare il mostro e il genio di Hans Ruedi Giger per rappresentare il predetto essere e il gioco è fatto.
Una volta salito sull'astronave, prima esce dal torace del povero Kane (John Hurt, ne ho parlato qualche giorno or sono), poi cresce e uccide tutti gli umani che gli capitano a tiro, obbligando Ripley alla decisione di distruggere l'astronave stessa e fuggire a bordo di un modulo... peccato che l'alieno abbia avuto la stessa idea... E' solo con l'inganno che (per ora) ce ne liberiamo. Ma fino a quando?

Lo schiavista

 
 
Premetto di aver fatto fatica ad immedesimarmi nei personaggi del romanzo, sia per lo stile psichedelico usato da Beatty nel narrare che, nella scarsa conoscenza del contesto americano e del problema Nigger, a me noto per letture e film ma non vissuto e capito (o meglio compreso) come un qualunque cittadino americano.
Fatta questa doverosa precisazione, conosciamo la storia di Bonbon, nato a Dickens, ghetto periferico di Los Angeles e la sua battaglia per la conquista dei diritti civili al contrario: lui vuole il ritorno della discriminazione.
"Se chiodo schiaccia chiodo", questo è il suo pensiero, il ritorno alla divisione in base alle razze, rappresenta per i neri un modo per riflettere su sé stessi e sulla loro condizione e riappropriarsi così della loro dignità, oggi calpestata (ma con ironia e falsità di un sistema democratico) in una società che conserva intatti i meccanismi del razzismo senza darlo a vedere...

Lo accompagna in questo esperimento Hominy Jenkins, meglio noto come l'attore de "Le Simpatiche Canaglie", quello nerissimo che diceva solo "O-Tay!" e che è disposto a divenire suo schiavo.
Intorno a loro, una comunità eterogenea, ove ognuno ha da dire la sua... e visti i tempi post-Obama, un racconto questo, quanto mai attuale sulla deriva della società americana. Ottimo.
 
 

Agamben - il libro