domenica 18 agosto 2019

Warrior - Prima stagione

Inizia bene e finisce male. Nel senso che, sino al quinto episodio la trama prende, le premesse per farne un vero spettacolo ci sono, ma poi, in vista di una possibile seconda serie, tutto si squaglia come neve al sole, la storia si dilata, la tensione scompare, le idee vengono meno… e noi, che ci aspettavamo fuochi d'artificio, restiamo a bocca asciutta.
Di originale vi è senz'altro l'aver riconosciuto un ruolo nella costruzione degli States ai tanti cinesi sbarcati nei porti orientali a costruire ferrovie e fare umili lavori… inoltre, il pregio sta nel far vedere zone d'ombra anche tra i poveri cinesi, quando gli stessi vengono sfruttati dalle varie mafie che controllano il traffico di oppio, la prostituzione, le case da gioco, lo strozzinaggio…
Se ci aggiungiamo che è una storia scritta da Bruce Lee, che i combattimenti sono bellissimi, che il nostro eroe è uno tosto ma che anche i suoi avversari non scherzano… vedrete che non manca nulla… E invece no, alla fine è mancato il coraggio ed ha prevalso l'interesse economico.
Staremo a vedere se, questa necessità di cassetta verrà ricompensata nella seconda serie.

Assalonne, Assalonne!

Nel gennaio del 1937, recensendo su "El Hogar" Assalonne, Assalonne! Borges scriveva: "Conosco due tipi di scrittore: l'uomo la cui prima preoccupazione sono i procedimenti verbali, e l'uomo la cui prima preoccupazione sono  le passioni e le fatiche dell'uomo.
Di solito si denigra il primo tacciandolo di "bizantinismo" o lo si esalta definendolo "artista puro".
L'altro, più fortunato, riceve gli epiteti elogiativi di "profondo", "umano", "profondamente umano" o il lusinghiero vituperio di "barbaro".
Tra i grandi romanzieri Joseph Conrad è stato forse l'ultimo cui interessavano in egual misura le tecniche del romanzo e il destino e il carattere dei personaggi.
L'ultimo fino alla straordinaria comparsa di Faulkner.
A Faulkner piace esporre il romanzo attraverso i personaggi.
Il metodo non è del tutto originale… ma Faulkner vi trasfonde una intensità quasi intollerabile.
In questo libro di Faulkner vi è un'infinita decomposizione un 'infinita e nera carnalità.
Lo scenario è lo Stato del Mississipi, gli eroi, uomini annientati dall'invidia, dall'alcol, dalla solitudine, dai morsi dell'odio.
Assalonne, Assalonne! è paragonabile a "L'urlo e il furore".
Non conosco maggior elogio di questo".
Ne noi conosciamo migliore presentazione di questa. (tratto dal libro).
  
Una saga familiare sullo sfondo della fratricida guerra tra Nord e Sud degli States. Questo sarebbe il commento su Twitter… ma, non essendo io uso a simili mezzi, posso dilungarmi in un più lungo e spero non inutile commento a questo testo, bellissimo, lungo e da leggere molto lentamente (almeno io) per capirne appieno la profondità.
E' colmo di dialoghi, interiori spesso, ed esteriori.. di raffronti, di incredibili istruzioni d'uso per fronteggiare la vita (quella di allora e probabilmente anche la nostra, perché tutto cambia, ma nulla realmente cambia mai).
Così a pagina 60 nel far comprendere l'atteggiamento del nostro principale interprete: "scegliendo e scartando, venendo a patti col suo sogno e la sua ambizione, così come bisogna fare col cavallo che porti in aperta campagna e in zona boschiva, e che controlli soltanto mediante la tua abilità di non far capire all'animale che in realtà non ne sei capace, che in realtà è lui il più forte".
Oppure a pagina 66, per descrivere il comportamento di Ellen: "scagliandosi contro la gente, la razza umana, attraverso tutte indistintamente le sue creature, fratello, nipoti carnali, nipote acquisito da lei stessa e tutti, con la cieca furia irrazionale di un serpente che muta la pelle".
Ancora a pagina 105 per descrivere il rapporto tra due persone dello stesso sesso che diverranno amici: "cosicché dovette apparire una sorgente non già di invidia, perché si invidia solo colui che non riteniamo affatto superiore a noi se non accidentalmente: e ciò che crediamo di dover possedere un giorno, con un po' più di fortuna di quanta ne abbiamo avuta finora - non di invidia, ma di disperazione, quell'acuta, sconvolgente, terribile, inguaribile disperazione dei giovani che a volte assume la forma di insulto e perfino aggressione fisica nei riguardi del suo oggetto umano".
E allora come capire, tutto ciò che ci accade? Come dare un senso? Faulkner cerca di dircelo a modo suo (vedi pagina 166): "Vedi? Ci accadono certe cose che l'intelligenza e i sensi rifiutano proprio come lo stomaco rifiuta quanto il palato ha accettato ma la digestione non può inglobare… così ero io…".
E che dire poi, per descrivere il venir meno della tensione che ci ha mosso verso un obbiettivo, sia essa buona o cattiva… ? (pagina 168): "E' questo il fatto triste, uno dei più tristi: quello stanco tedio che avvertono il cuore e lo spirito quando non hanno più bisogno di ciò al cui bisogno essi (lo spirito e il cuore) sono necessari".
Ma è solo a pagina 240 che capiamo tutto, (anche se non ancora tutto quel che realmente serve)… capiamo cioè cosa ha portato il personaggio principale ad agire come ha agito, a trattare gli altri a modo suo, a costruire ciò che ha creato: "il suo guaio era l'innocenza. Tutt'a un tratto egli scoprì non già quel che voleva fare, e doveva farlo volente o nolente, perché se non lo faceva sapeva che non avrebbe mai più potuto vivere con se stesso per il resto della sua vita, vivere con quanto tutti gli uomini e le donne morti per fare lui gli avevano lasciato dentro affinché lui a sua volta lo tramandasse, con tutti i morti in attesa e intenti a scrutare se lo faceva bene, se sistemava bene le cose…" ed ancora a pagina 250, quando Sutpen bambino viene respinto da un maggiordomo nero, dalla porta di una casa presso cui era stato mandato per consegnare un messaggio… un affronto che gli fa capire la differenza tra avere e non avere… non le cose, ma la rispettabilità "come quando la gente parla di privazione senza menzionare l'assedio, di malattia senza nominare il morbo epidemico"... e ancora un altra incredibile descrizione, quando l'architetto incaricato di costruire la casa di Sutpen fugge… oppresso da quell'ambiente, da quella casa… "ci vollero tre ore prima di comprendere che l'architetto aveva adoperato l'architettura, la fisica, per giocarli, poiché al momento critico uno ricorre sempre a ciò che meglio conosce - l'assassino all'assassinio, il ladro al furto, il bugiardo alla menzogna.. Lui l'architetto si era issato su un albero, aveva calcolato tensione e distanza e traiettoria e valicato lo spazio tra quello e l'albero più vicino, uno vuoto che nemmeno lo scoiattolo volante avrebbe potuto varcare, e di lì viaggiò d'albero in albero per mezzo miglio prima di rimettere piede a terra".
O come usare parole migliori queste, quando nel finale, il tragico incontro tra due contendenti viene così descritto: "tuo padre ha detto che quando hai abbondanza di buon odio sostanzioso non hai bisogno della speranza perché l'odio basterà a nutrirti"..
Un libro epico, unico, profondo, da leggere lentamente, magari usando la cronologia e la genealogia familiare poste in fondo al testo e utili per capirci qualcosa in più…

 
 

sabato 17 agosto 2019

Gli Amonciei

Gli Amonciei, una cima strana. Intanto ci ho messo non poco per mandare a memoria il nome. Poi per capire quale potesse essere l'itinerario… avvicinandomi questa primavera, quando la neve non avrebbe comunque permesso gran ché. La guardo sulle carte, sulle foto, dal vivo mentre sono al Bivacco Farello… sarà fattibile? E poi andarci perché? Per il possibile panorama? Per l'avventura, il posto, il percorso? Vabbè… mando a memoria il nome, studio le carte, cerco informazioni.
Arriva finalmente l'occasione… benché tirato con i tempi, per i mille impegni che mi aspettano oggi, provo comunque a salire verso il Veglia e poi, seguendo il tracciato per il Lago delle Streghe, prendere il sentiero che porta verso la Bocchetta d'Aurona…
Non è difficile, ad un certo punto, intuire un possibile percorso. Ripido davvero, senza traccia e senza riferimenti, se non tenersi alla larga dalla lingua di ghiaccio che scende dal Leone.
Con il ghiacciaio sulla destra risalgo dai piani erbosi verso la pietraia (e che pietraia) con pendenza sempre più esasperata che risalgo a zigzag… fortunatamente le rocce sono stabili e mi permettono di non rischiare cadute o causare frane. Individuo la sommità che, però, richiede un ulteriore sforzo per essere raggiunta… alcuni passi su roccia, da fare con la giusta attenzione… ed eccoci su questo sperone che però è schiacciato dall'incombente parete del Leone… Bellissima vista, fatica ripagata dal panorama… pochi minuti di beatitudine e poi giù di corsa… verso casa!
 





















giovedì 8 agosto 2019

Helsenhorn

E arrivò anche il giorno dell'Helsenhorn. Inaspettato, bello perché ci ha impegnato due intere giornate, perché dormire al bivacco ad oltre 2.400 ha sempre il suo fascino, perché la meteo è stata capricciosa ma ha reso tutto magico.
Partiamo comodamente venerdì mattino alle 8 da casa, ed a metà mattina, nonostante la meteo avversa, arriviamo al Veglia. Si pranza all'albergo AL FONTE, si mangia bene e sono simpatici.
Poi, malvolentieri, con la pancia piena… si sale verso il bivacco, già occupato da quattro ragazzi, già incontrati nella piana. Staremo stretti, ma va bene così.

Più tardi ci raggiunge Philippe, uno svizzero magrissimo, attrezzatissimo, minimalista, che sta facendo una lunga attraversata tra le Alpi. Si chiacchiera, si ride, ci si conosce… e via che la giornata passa… notte di vento, nubi… che a fatica il mattino dirada… ma si parte lo stesso, speranzosi delle indicazioni meteo dei cellulari… che per fortuna azzeccano, regalandoci una giornata con vento (anche freddo, vista la quota) ma bellissima… e tutto l'itinerario sarà portentoso.
 
 
Eccoci al passo di Boccareccio… di qua Italia, di là é Svizzera. ma ora si fa sul serio… calzati i ramponi seguiamo il ghiacciaio, o meglio le lingue che troviamo tra le rocce… sino a raggiungere la base dell'Helsehorn… dove finalmente possiamo tornare su roccia (anche se parecchio instabile) e terminare la salita sino alla cima, (che però non è particolarmente esaltante, salvo per il panorama).
Pausa meritata e poi si ritorna… Che faticata! Ma ne è valsa davvero la pena.



 

 

mercoledì 7 agosto 2019

Faster

A me, personalmente, un film ove i personaggi vengono presentati, con tanto di didascalia, manco fosse fatto per diversamente abili, per pigri che non vogliono capire.. se poi ci aggiungi che l'autista si chiama Driver, l'assassino si chiama Killer, la pupa si chiama Pupa, lo sbirro si chiama Cop… manco il peggior lavoro del peggior Cropper… gli etichettatori di moderna invenzione in un mondo ove siamo soggiogati dalle macchine che, oltre a soffiarci il lavoro e la dignità, ci fanno lavorare per loro.
Ma veniamo al film. Attirato alla pellicola dalla presenza del possente Dwayne, accetto per un poco la storiella... delinquente tradito, fratello ucciso, desiderio di vendetta… spari, pugni, inseguimenti.. tutto bello, per l'amor del cielo.
Salvo poi chiedermi: "ma è tutto qui?"... "E' questo, cioè, quel che mi devo aspettare?" e che dire della trama, della morale, del penoso finale?...
Caro Dwayne, accetto tutto solo perché sono tuo fans… e anche perché non vorrei irritarti… non si sa mai.

domenica 4 agosto 2019

Albrunhorn

Come dire no a questa cima? Due anni or sono la mancai perché convalescente dal maledetto strappo muscolare al polpaccio… poi per fortuna tutto tornò al suo posto e... come dice Max, le montagne stanno lì e ci aspettano. Quindi eccoci qui, con Max, Beppe e Giorgio diretti all'Albrunhorn, cima che sovrasta l'Alpe Devero… una salita lunga e impegnativa, ma capace di donare grandi emozioni e altrettanti inaspettati incontri… Lascio ad ognuno di voi le parole ed i pensieri per commentare queste incredibili bellezze..







 






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Cosa dobbiamo dire di un film che ci racconta, per l'ennesima volta, la capacità di vedere nel futuro.. anche solo per pochi minuti, e che rende un piccolo furfantello da Casinò nell'unico strumento in mano al FBI per sventare un terribile attentato terroristico. Nicolas Cage, il volto più inespressivo di Hollywood vive di espedienti e del suo piccolo dono: vedere nel futuro per circa 2 minuti.. così da poter giocare a carte e vincere (piccole somme, un trucco per non farsi notare)… ma il mondo ha bisogno di lui, una bomba atomica sta per essere fatta esplodere… tutto si complica quando il nostro Nicolas si innamora di una donna… una donna che lui ha visto in una delle sue visioni… ma ad una distanza di tempo superiore… inizia così una storia avventurosa… ma banale… ad un certo punto diventiamo veggenti pure noi… a metà film sappiamo già come andrà a finire… ma, invece no! Colpo di scena! (spoiler) il nostro ha sognato, ha visto un futuro… ora può decidere di cambiarlo e così farà… come andrà a finire? Aspettiamo ovviamente un altro film.

Agamben - il libro