Pandino, con il suo castello Visconteo, fatto costruire nella metà del '300 da Bernabò Visconti, creando intorno a sé un interesse che permise all'abitato di ingrandirsi… ed infatti è intorno a questo edificio che ruota tutta la vita e l'architettura di questo piccolo centro della pianura cremonese...
sabato 15 dicembre 2018
Lodi - Tre
Prosegue la descrizione di Lodi… la facciata delle Poste…
così come dei monumenti che adornano piazze e vie….
così come dei monumenti che adornano piazze e vie….
Ma è uscendo da Lodi che incontriamo la Cattedrale Vegetale di Giuliano Mauri, oggetto di incuria e danni… al punto che, recentemente, il maltempo ne ha causato il parziale crollo di alcune colonne.. un vero peccato per un opera unica nel suo genere.
Lodi - Due
Ed eccoci in piazza della Vittoria, di fronte alla Cattedrale della Vergine Assunta …
Figure polimorfe ci attendono all'ingresso… non vi ricorda San Zeno a Verona?
Questa rappresentazione lignea della deposizione, risalente al Quattrocento è spettacolare!
Ma più bella di tutte è questa rappresentazione del Giudizio Universale
Qui sono conservate le spoglie di San Bassiano… patrono della città...
ed infine, come poteva mancare San Rocco, con i segni della Peste?
Figure polimorfe ci attendono all'ingresso… non vi ricorda San Zeno a Verona?
L'interno è altrettanto emozionante. immagini che riportano San Giovanni Battista, figure che lasciano a bocca aperta…questo edificio prende il via con la fondazione della città, nella metà del 1100 ed è ultimato nel 1284...
Questa rappresentazione lignea della deposizione, risalente al Quattrocento è spettacolare!
Ma più bella di tutte è questa rappresentazione del Giudizio Universale
Qui sono conservate le spoglie di San Bassiano… patrono della città...
ed infine, come poteva mancare San Rocco, con i segni della Peste?
Lodi - Uno
Ed eccoci a Lodi, capoluogo di provincia, fondata dal buon Federico Barbarossa addirittura nel 1158... una bella cittadina, da rimirare con calma, ove ogni angolo è un fiorire di piccole attività, cortili, chiese, edifici di differenti stili architettonici, ed intorno ad essa ruota una realtà produttiva legata alla cosmesi, al mondo agricolo, caseario, ed alle biotecnologie alimentari.
Tanti gli edifici: La facciata di Santa Maria Maddalena, ad esempio…L'intorno.. e l'interno…
Vedute d'insieme e particolari degni di nota…
Stili che si inseguono e si mescolano...
Liberty...
Un'attività commerciale storica… finalmente valorizzata dalla nostra Regione.
Ancora liberty… due bellissime farfalle… e ancora luoghi di culto, sparsi qua e là come piccoli gioielli incastonati...
giovedì 13 dicembre 2018
La montagna vivente
Alla ricerca di libri che narrino la montagna, che esprimano concetti che penso ma non riesco a tradurre in frase, mi imbatto in questo racconto, risalente alla fine della Seconda Guerra Mondiale, in un angolo di mondo poco noto, ove le montagne non sono alte ma sanno essere feroci… nell'Artico della Gran Bretagna: i monti Cairngorm e nella loro cantrice, la scozzese Nan Shepherd.
Un libro certamente autobiografico ed al tempo stesso intimista, ove montagna, corpo e mente si fondono in un tutt'uno, mutandosi in Feynità, un concetto che la scrittrice traduce come benessere delle alte quote, quasi ubriacatura, da cui non riuscire a stancarsi… mal di montagna che colpisce al punto da non riuscire da allontanarvisi se non per breve tempo… Nan Shepherd, che ha girato in lungo ed in largo queste montagne, facendo del micro cosmo scozzese il macro cosmo alpino, ci descrive ambiente, uomini, piante, animali, sensazioni, pensieri, sogni e realtà in un mix che ci esalta e fa percepire un amore, un intimismo difficile da cogliere per chi, non ami la natura o non vi si sia mai avventurato. Poetico.
"Nato dal fuoco, scolpito dal ghiaccio, rifinito dal vento, dall'acqua e dalla neve: il massiccio dei monti Cairngorm nella Scozia nord orientale, chiamato anche "L'artico della Gran Bretagna", è il vero protagonista di questo vero e proprio capolavoro della letteratura di alpinismo.
L'autrice, la scrittrice scozzese Nan Shepherd, lo ha esplorato per tutta la vita, percorrendolo in lungo e in largo, in un eterno ritornare, scoprire, ricordare.
"Eterno" perché muoversi negli spazi di queste montagne, vibrati delle energie che operano da milioni di anni nell'universo, significa per lei entrare in contatto con la vera essenza della natura e di se stessi.
In quel moto che è al tempo stesso contemplazione, i sensi si acuiscono per percepire suoni, colori, profumi e consistenze e la mente li accompagna, dapprima rapita e poi forte di una nuova consapevolezza.
Chi ha dimestichezza con la montagna conosce questa pienezza nella rarefazione, questa vertigine così vicina al filosofare nel suo senso più originario; ma Nan Shepherd ha trovato meglio di chiunque altro le parole per descriverla.
Ognuno di noi ha un luogo, una montagna, ma anche un bosco, un sentiero, un fiume, una vallata nei confronti della quale prova un intimo senso di appartenenza.
La Montagna Vivente è il libro da portare con sé per compiere ancora una volta quell'escursione prediletta". (tratto dal libro).
I mille mondi di Zagor
"il mio primo incontro con Zagor risale al 1965, un lustro prima che io fossi "arruolato" nella casa editrice di Sergio Bonelli.
In quell'anno, da lettore appassionato di comics d'avventura quale ero da sempre, mi trovai in mano L'Avvoltoio, una storia tanto emozionante e tanto ben calibrata nell'alternanza dei toni narrativi e nell'introspezione psicologica dei personaggi, da restare impressa in maniera indelebile nella mia memoria.
In particolare, di quelle pagine, mi colpì l'equilibrio perfetto che univa lo sceneggiatore, Guido Nolitta, e il disegnatore, Gallieno Ferri, riproponendo un modello ideale di collaborazione - quello in cui i due autori svolgono il loro rispettivo compito, senza sopraffarsi l'un l'altro, che aveva pochi eguali nel mondo del fumetto italiano, essendo paragonabile soltanto al magico incontro avvenuto nel 1948, fra Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini, i papà di Tex.
Per quattro decenni, questa situazione è proseguita con soddisfazione generale, ed è proprio per questo che dopo l'abbandono di Nolitta, quando la serie ha dovuto ricorrere all'aiuto di altri sceneggiatori (sottoscritto compreso), ho provato un brivido e mi sono domandato se i nuovi autori sarebbero stati in grado di rispettare questa difficile alchimia creativa.
Per fortuna, i miei timori sono stati smentiti e, nel corso del tempo, tutti coloro che hanno contribuito, con la loro fantasia e con il loro talento, alla lunga saga di Zagor, hanno sempre rispettato quello spirito di squadra che è forse il vero segreto del successo di un eroe decisamente unico. (Decio Canzio. Tratto dal libro).
Zagor, fumetto nato nella fucina della Bonelli, è senza alcun dubbio il discolo della compagnia… quello con più fantasia e più personaggi che pescano nel nostro immaginario collettivo, con una serie incredibile di rimandi a mostri e soggetti che il cinema e la letteratura prima ci hanno fatto conoscere e divenire sapere comune.
Anche se il tratto con cui viene disegnato non mi fa impazzire (troppo scuro, troppo approssimato) non vi è dubbio che le storie piacciono perché sollecitano il conosciuto che è in noi: vampiri, zombie, mostri, robot, alieni… ogni genere di apparizione è legata a qualcosa che abbiamo già visto, qualcosa di cui abbiamo già sentito parlare… qualcosa di talmente familiare ed al tempo stesso sconosciuto da essere impalpabile e apparirci già noto. Finiamo così per voler confermare certezze che nella realtà non esistono… l'immaginario diventa quotidiano e Zagor è lì ad accontentarci.
Le frontiere di carta
"Questo piccolo libro, esce in stampa in concomitanza ai festeggiamenti per i 50 anni del fumetto western per eccellenza in Italia: Tex.
In questo volume, redatto da alcuni tra i più competenti studiosi italiani di nuvole parlanti, abbiamo voluto ricostruire, una piccola storia del fumetto western.
Al contrario di quanto è successo sul grande schermo, il mito della Frontiera si è conquistato uno spazio decisamente marginale nell'immaginario fumettistico statunitense.
Così, uno dei pochi a vincere la sfida del tempo è stato un solitario cavaliere mascherato che sparava soltanto pallottole d'argento: Lone Ranger!
In Europa e in Sud-America, i cowboy hanno cominciato a cavalcare sulle pagine dei giornali a fumetti sin dall'inizio degli anni Trenta.
Ma a differenza dei colleghi Yankee hanno saputo evitare le trappole della retorica, come nel caso del più anticonformista e scatenato di tutti: il Tenente Blueberry!
Fu nel secondo Dopoguerra, in un'epoca piena di speranze e di voglia di sognare, che i lettori italiani si innamorarono del West.
Una sorta di universo parallelo, in cui si muovevano eroi effimeri e adolescenziali come il Tim Carter di "Un ragazzo nel Far West" e giustizieri più maturi e destinati a durare come Tex Willer!
Vi sono poi i fumetti nati per farci ridere: sparano battute a raffica, sono gli indiani e i cowboy tutti da ridere…. creati per mettere in burla i luoghi comuni di un genere che, fra una galoppata a briglia sciolta e una sfida infernale, abbiamo finito per prendere troppo sul serio". (Tratto da libro).
Un autentica miniera d'oro, questo piccolo testo.
Vi si coglie la storia ed i nomi dei principali fumetti che hanno maneggiato l'esplosiva miscela della Frontiera, del West americano e dell'avventura in generale.
Dai primi episodi, che volevano portare in salsa nostrana le avventure del mito yankee ai più recenti (oddio, Tex oggi ha 70 anni) racconti che sanno coniugare avventura, difesa dei diritti delle minoranze, lotta al crimine e storie di ogni genere… Come ho scritto altrove, in questo blog, gli americani hanno avuto il West e noi le Alpi… Ma noi, abbiamo raccontato il West meglio di loro. Soprattutto grazie al fumetto ed a Sergio Leone!
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