giovedì 5 febbraio 2026

James di Percival Everett: quando il silenzio diventa voce


C'è un momento in letteratura in cui il margine diventa centro, quando ciò che per generazioni è stato sussurrato nelle note a piè di pagina irrompe sulla scena principale con la forza di un tuono sul Mississippi. James di Percival Everett è precisamente questo: un terremoto letterario che scuote le fondamenta di uno dei più celebrati romanzi americani.

Il dialogo con Twain: appropriazione o completamento?

Riscrivere Le avventure di Huckleberry Finn nel 2024 potrebbe sembrare l'ennesima operazione di "politically correct revanchism", l'ultimo capitolo di quella tendenza contemporanea – già vista nel cinema con i vari prequel, sequel e spin-off che danno voce ai personaggi secondari – a rileggere i classici attraverso lenti contemporanee. Ma Everett non sta semplicemente riverniciando Twain: sta compiendo un atto di archeologia letteraria, disseppellendo quello che era sempre stato lì, visibile eppure invisibile.

Dove Twain ci dava Jim – lo schiavo fuggitivo visto attraverso gli occhi ingenui di Huck, figura nobile ma essenzialmente passiva, definita più da ciò che subisce che da ciò che pensa – Everett ci restituisce James, un uomo di straordinaria intelligenza, autodidatta in filosofia e letteratura, che recita il ruolo dello schiavo stupido per sopravvivere. È una svolta narrativa devastante nella sua semplicità: e se Jim avesse sempre compreso tutto, e avesse semplicemente scelto di fingere ignoranza?

Il gioco delle maschere e il doppio linguaggio

La maestria di Everett sta nel modo in cui orchestra il "code-switching" linguistico di James. Quando è solo o con altri neri, il protagonista parla un inglese perfetto, cita Locke e Voltaire, discute di epistemologia. In presenza dei bianchi, scivola nel dialetto esagerato, nella grammatica spezzata che ci si aspetta da lui. Non è mera strategia di sopravvivenza: è una performance dolorosa e brillante, un commento feroce su come l'oppressione costringa gli oppressi a collaborare alla propria invisibilità intellettuale.

Questo espediente narrativo – che potrebbe sembrare schematico – diventa invece il cuore pulsante del romanzo, perché Everett non lo usa mai meccanicamente. Ci sono momenti in cui la maschera scivola inavvertitamente, attimi di terrore in cui James quasi si dimentica di "suonare stupido", e quei momenti sono tra i più tesi dell'intera narrazione.

Oltre il revisionismo: la questione della paternità narrativa

Qui tocchiamo il nervo scoperto della letteratura contemporanea. Viviamo nell'era del "re-telling", dove Circe racconta la sua versione dell'Odissea (Madeline Miller), dove le streghe di Wicked rivendicano la loro storia. Il cinema Marvel ci ha abituati a universi che si espandono lateralmente, dove ogni personaggio secondario può diventare protagonista del proprio franchise.

Ma James non è semplice fan-fiction letteraria. Everett – scrittore afroamericano di straordinaria cultura e talento – non sta semplicemente invertendo prospettive per seguire una moda. Sta facendo qualcosa di più radicale: sta chiedendo chi ha il diritto di raccontare quali storie. Twain, bianco e geniale, scrisse con sincera compassione sulla schiavitù, ma scrisse comunque da fuori. Everett scrive da dentro, o meglio, scrive ciò che è sempre stato dentro ma non ha mai avuto voce propria.

La letteratura come atto politico (senza essere panfletto)

Il pericolo di questi progetti revisionisti è la didascalia, il sermone mascherato da narrativa. Everett lo evita con eleganza chirurgica. Il suo James soffre, pensa, ama sua moglie e sua figlia con disperazione tangibile, ma non è mai ridotto a simbolo. È particolare prima di essere universale, uomo prima di essere rappresentante.

Ci sono scene – come quella in cui James insegna a leggere ad altri schiavi nascondendosi nei boschi, o quando deve scegliere tra la propria libertà e la salvezza di altri – che vibrano di urgenza morale senza mai scadere nella retorica. Everett confida nell'intelligenza del lettore, non sottolinea, non evidenzia. Mostra.

Twain rimane, arricchito

La domanda che molti si pongono è: questo romanzo "cancella" o sostituisce Twain? La risposta è no, e sarebbe intellettualmente disonesto sostenerlo. Le avventure di Huckleberry Finn rimane un capolavoro della letteratura americana, fondamentale per comprendere come l'America del XIX secolo guardava a se stessa. Ma era – ed è – un romanzo parziale, come lo sono tutti i romanzi.

James non sostituisce Twain: lo completa, lo interroga, a volte lo contesta. È come vedere lo stesso fiume da entrambe le sponde. Il Mississippi non cambia, ma la nostra comprensione della sua corrente si approfondisce immensamente.

Un classico immediato?

Forse è presto per proclamarlo, ma James possiede quella qualità rara che distingue la grande letteratura: cambia il modo in cui leggiamo ciò che è venuto prima. Dopo Everett, non potremo mai più leggere Twain con la stessa innocenza. E questa, probabilmente, è la più alta forma di omaggio che un'opera letteraria possa rendere a un'altra: non sostituirla, ma renderla più ricca, più complessa, più necessaria.

In un'epoca di polarizzazioni facili e battaglie culturali da social media, Everett ci ricorda che la grande letteratura non distrugge: stratifica, complica, arricchisce. James è un dono alla letteratura americana – e a noi lettori, chiamati a vedere finalmente ciò che era sempre stato lì, sulla zattera, aspettando di essere riconosciuto.

 

lunedì 2 febbraio 2026

No time to die


come uccidere una leggenda (letteralmente)

Dopo venticinque film e sessant'anni di martini shakerati, donne conquistate e villain sconfitti, la saga di James Bond ha finalmente fatto qualcosa che nemmeno Blofeld era riuscito a fare: ha ammazzato 007. E non in senso metaforico, eh. Proprio morto. Kaputt. Defunto. Il franchise ha deciso che Daniel Craig meritava un'uscita di scena memorabile e, beh, bisogna ammettere che i matti fanno sempre le cose alla grande.

La trama (senza troppi spoiler, ma insomma...)

Bond si è ritirato in Giamaica a godersi la pensione - cosa che dura esattamente il tempo di un mojito, perché un agente della CIA (il sempre simpatico Jeffrey Wright) viene a bussare alla porta. C'è un nuovo cattivo, Safin (Rami Malek), che ha rubato un'arma biologica programmabile più pericolosa di un gruppo WhatsApp di complottisti. E naturalmente c'è Madeleine (Léa Seydoux), l'amore della vita di Bond, che nasconde più segreti di un hard disk di un politico.

Il buono, il brutto e il morto

Daniel Craig chiude la sua era bondiana con una performance che oscilla tra lo stoicismo britannico e l'espressività di un uomo che sa di dover ancora girare altre sei ore di inseguimenti. Ma funziona. Il suo Bond è stanco, incazzato, emotivamente disponibile (che shock!), e persino capace di fare il padre - ruolo per cui è preparato quanto un pescatore per scalare l'Everest.

Le scene d'azione sono spettacolari: Cuba regala una sequenza degna dei migliori 007, con Ana de Armas che ruba la scena in quindici minuti facendo più danni di un elefante in una cristalleria. Peccato sparisca subito dopo, probabilmente perché il film durava già quasi tre ore e qualcuno doveva pur essere sacrificato.

Rami Malek interpreta il villain con l'intensità di chi ha studiato recitazione al metodo Hannibal Lecter, ma la maschera sul viso gli dà l'aspetto di uno che ha esagerato con i peeling. Il suo piano malvagio è complesso quanto un manuale IKEA in giapponese, ma in sostanza vuole sterminare milioni di persone perché... ha avuto un'infanzia difficile. Originale come un reboot di Spider-Man.

E poi Bond muore. Davvero.

Sì, avete letto bene. Dopo sessant'anni di proiettili schivati, esplosioni sopravvissute e cadute da altezze impossibili, 007 tira le cuoia. Muore in un'esplosione di missili mentre salva il mondo dall'arma biologica. Niente fuga last-minute, niente falsa morte, niente "ah ma era tutto un piano". Proprio morto.

È una scelta coraggiosa o masochista? Probabilmente entrambe. Ma bisogna riconoscere che i matti fanno sempre le cose alla grande, e chiudere una saga facendo letteralmente esplodere il protagonista è certamente... grande. Craig ha ottenuto quello che voleva: un'uscita definitiva, irreversibile, emotivamente devastante.

Il finale ti lascia lì, davanti allo schermo, con la scritta "James Bond will return" che appare mentre tu pensi: "Sì, ma come? Lo clonano? È un multiverso? Arriva Bond zombie?"

Verdetto finale

"No Time to Die" è un film ambizioso, emotivo, a tratti troppo lungo (168 minuti sembrano un'eternità quando sai come va a finire), ma indubbiamente memorabile. Cary Joji Fukunaga dirige con stile, la fotografia è magnifica, la colonna sonora di Hans Zimmer fa il suo lavoro.

È il miglior film di Bond? No. È il più coraggioso? Probabilmente sì. È strano vedere 007 morire? Stranissimo. Ma almeno se ne va in grande stile, fedele al motto che i matti fanno sempre le cose alla grande.

Voto: 7.5/10

Tre martini shakerati su quattro. Uno in meno perché Bond non si meritava di morire, si meritava di ritirarsi a fare il sommelier in Giamaica.

Consigliato a: Fan della saga pronti a dire addio a Craig, amanti delle spy-story epiche, e chiunque voglia vedere come si ammazza un'icona cinematografica con classe.

Sconsigliato a: Chi pensa che Bond sia immortale, chi odia i finali tristi, e Pierce Brosnan (che probabilmente ha urlato "IO SONO VIVO!" guardando i titoli di coda).


 

domenica 1 febbraio 2026

i luoghi del 2025

 


Molti i luoghi visitati quest'anno... ecco i più belli.. non necessariamente in ordine di gradimento..

1) Dogliani 

Per molti versi, nel tempo, Dogliani è diventato un luogo in cui torno volentieri. Vuoi per gli amici. Vuoi per le gare di soccorso. Vuoi il bellissimo paesaggio. Un posto in cui mi ci ritrovo con piacere. Fosse anche solo per un giro nel borgo, un buon bicchiere di vino o per l'ottimo cibo.

2) Cernobbio - Villa Erba

A Villa Erba non ero mai stato. Eccola, in occasione di un evento nazionale. Merita il luogo. Merita l'ambiente e quanto riesce ad evocare. Giornata bellissima con tanti bei ricordi.

3) Strasburgo - Parlamento Europeo

Non è la prima volta che arrivo al Parlamento Europeo. Questa volta assisto ad una audizione. Mi viene offerto il viaggio, albergo e la cena.. Sento e colgo lo spirito del tempo.. alcune cose mi fanno riflettere.. altre fanno parte del mood che porta uno Stato a fare delle scelte.. a cedere sovranità per qualcosa di superiore.. non è mai un esercizio semplice ma il risultato pare positivo.

4) Asti - Gare di Soccorso

Per il secondo anno partecipo alle gare di Asti. Quest'anno solo come spettatore.. il che è un peccato perché toglie molto del fascino all'evento.. resta il divertimento, l'incontro con gli amici piemontesi e una giornata all'insegna della novità.

5) Rimini - CEU 2025

Rimini merita sempre un giro. Il CEU è interessante. ma più di tutto sono le corse mattutine con una spiaggia assolutamente vuota in cui si gode una serenità incredibile.

6) Gromo Campo di Protezione Civile

Due giornate bellissime. Un campo divertentissimo. Una stanza davvero speciale. Luoghi ben tenuti. Tantissimi amici. Super evento e tanti bei ricordi. 

7) Senigallia - Congresso Nazionale Anpas

A Senigallia mi godo davvero la notorietà. Qualche momento top e molto relax. Giornate in cui si vede l'impegno, la voglia, la progettualità.. la possibilità. Anche qui al mattino si corre.. sulle colline.

8) Torre Bormida - Vacanza

Non accadeva da anni. Una vera vacanza. Luoghi ove mangiare e bere bene. E correre al mattino in mezzo alla natura. E poi la piscina. Gli amici. 

9) Roma - Human Foundation - Corso

Il corso di Human Foundation mi ha regalato una Roma speciale, vicina vicina alla stazione Termini, in un'area magari poco archeologica ma che dona la visione di una città stupenda.. la camera mi regala relax e comodità nel raggiungere ogni luogo. La cena serale è super ed in linea con le aspettative. Bellissimo ricordo.

10) Riccione - Sismax

Oltre a seguire un fantastico corso. Riccione fuori stagione regala corse al buio in solitaria, e vista mare garantita.. freddo si.. ma quando corri passa tutto e si sta subito bene.

11) Lazise - il Contest

A Lazise portiamo a casa un incredibile risultato. E' la celebrazione del nostro lavoro. Un premio meritatissimo. Ora si lavora.. ma intanto.. che soddisfazione.