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giovedì 11 gennaio 2024

La via del Marmo


La via del Marmo è un cammino lungo un filo che collega il Lago Maggiore a Milano, un viaggio che inizia al tempo dei Visconti e che dura fino ai nostri giorni.
Grande protagonista il Duomo di Milano, monumento simbolo della città lombarda che proprio dalle sponde del Lago Maggiore (o più precisamente, dal Lago di Mergozzo) tra la materia che è parte essenziale della sua bellezza e della sua maestosità.
Un viaggio a piedi ma anche e soprattutto nella Storia, perché camminando c'é più tempo per ascoltare i luoghi e ciò che raccontano.

Come ben descrive il risvolto di copertina, camminare consente di scoprire luoghi che sfuggono alla visione distratta data dalla guida di un mezzo, su strade oramai pensate per muoversi velocemente.
Il percorrere lento i luoghi ci riporta alla velocità della Storia e dei suoi piccoli dettagli. Così scopriamo il legame del territorio con le modifiche apportate dal lavoro dell'uomo e ritroviamo simboli e significati nel nome di luoghi e tracciati. Questo libro lo fa in modo poetico e piacevole... unico neo, riproporre due volte l'itinerario è quasi superfluo. La cartografia è carente.

 

mercoledì 13 settembre 2023

Quanto pesano i fantasmi

 


Nelle imboscate, o in altre missioni notturne si portavano dietro una curiosa minutaglia.

Kiowa portava sempre con sé il suo Nuovo Testamento e un paio di mocassini per camminare senza rumore. Dave Jensen si portava dietro un complesso vitaminico ricco di carotene per la visione notturna. Henry Dobbins si portava dietro un collant della sua ragazza avvolto intorno al collo come una sciarpa.

Tutti si portavano dietro dei fantasmi. Solo chi ha vissuto la crudele realtà della guerra può raccontare cosa è veramente.

E' quello che fa il veterano Tim O'Brien in questo libro che, a metà tra il romanzo a episodi e la raccolta di racconti, narra le vicende della immaginaria Compagnia Alfa, dalla loro vita prima della guerra ai combattimenti nella giungla del Vietnam fino al ritorno a casa.

Pubblicato nel 1990 e subito acclamato come uno dei più importanti libri della letteratura americana, "Quanto pesano i fantasmi" é una cruda e ispirata lettura sulla guerra, ma anche sulla memoria, l'immaginazione, e il potere salvifico del raccontare.

Pagine che hanno cambiato per sempre ciò che sappiamo su realtà e finzione, guerra e pace, paura e coraggio, al punto di far dire a un recensore; "La memoria come profezia". 

"Quanto pesano i fantasmi non racconta dove siamo stati, ma dove siamo e forse dove saremo domani".

Stiamo parlando di ragazzi giovani mandati in guerra... per i quali tutto restava un mistero, tutto doveva essere ammantato di magia, superstizione, giustificato e gestito in modo da essere sopportato. perché: Era mia opinione allora, e lo è tuttora, che non si possa fare la guerra senza saperne il perché.

Si divertivano con quello che avevano, quello che capitava loro. Dal stringere la mano e salutare il cadavere a trasformare in filastrocca anche le cose più pericolose. Così quando seguivano un vecchio che conosceva il percorso in un campo minato, finivano per cantare: Esci di fila, pesti la mina, segui il minchione tutto benone.

Perché tutti narrano di una guerra come di uno spazio tra l'estrema tensione e l'estrema noia... ma nella realtà è quasi vero... Persino nel cuore della boscaglia, dove potevi morire in un'infinità di modi, la guerra era crudemente e aggressivamente noiosa. Ma era una noia strana, Era una noia col trucco, quel genere di noia che ti fa venire i disturbi di stomaco. Magari te ne stavi seduto in cima a un'alta collina, la piatta distesa delle risaie sotto di te, e il giorno era calmo e caldo e completamente vuoto, e tu sentivi la noia che ti gocciolava dentro come da un rubinetto che perde, solo che non era acqua, era una specie di acido, e a ogni gocciolina sentivi che quella roba ti corrodeva organi importanti.

La vita umana è un'unica cosa, come una lama di pattino che traccia i suoi arabeschi sul ghiaccio: un bambino, un sergente di fanteria ventitreenne, uno scrittore di mezza età che conosce il dolore e il senso di colpa.

La parte più toccante del racconto, ma che peraltro da un senso anche a ciò che viene narrato ed alla continua lotta tra verità e finzione è questo passaggio: Non era questione di disonestà. Anzi al contrario: cercava di riscaldare la verità, di farla bruciare a tal punto da farti provare esattamente ciò che provava lui. Per Rat Kiley, credo, i fatti erano formati dalle sensazioni e non viceversa, e quando ascoltavi una delle sue storie ti ritrovavi a eseguire rapidi calcoli mentali, sottraendo superlativi, estraendo la radice quadrata di un assoluto e infine moltiplicando il tutto per chissà.


sabato 18 febbraio 2023

Io, Agamennone


Uomo di potere, abituato a decidere le sorti della sua gente, orgoglioso, superbo, duro, Agamennone é solo nel buio della notte mentre, oltre la prua scruta l'orizzonte.
E ricorda i dieci anni di una guerra sanguinosa che ha visto cadere sul campo di battaglia uomini valorosi e forti, sprezzanti del pericolo e del destino.
Con uno sguardo meno affascinante di quello di Ulisse e Achille ma più complesso e obiettivo, il Re di Micene ci porta diritti al centro del mondo Omerico, i suoi eroi, i suoi valori, i suoi personaggi, il suo senso della gloria e della vendetta, dell'amore e della morte.
Spinto dal gusto e dal piacere del racconto e guidato dal rigore filologico, Guidorizzi, attraverso una forma saggistica di tipo narrativo, ricostruisce la storia di una società tribale, in cui ogni uomo agisce dietro l'impulso di una sfida continua con le grandi forze dell'esistere e ci restituisce, dall'interno, il fascino di una cultura che parla a noi di noi.
"Ma chi sono gli eroi?". Molte delle loro vite sono finite nella pianura di Troia, i loro corpi sbranati dai cani e avvoltoi. Da allora non hanno più abbandonato la memoria della nostra civiltà.
Erano comandati da un uomo che regnava su una città difesa da mura gigantesche, Micene, un nido d'aquila in cii avvennero crudeli vicende.
Nessun altro portò a Troia tante navi come lui, tanti soldati e carri da guerra.
Cento navi piene dei guerrieri più forti, scelti dalle sue molte città che Agamennone guidava combattendo, avvolto nella sua armatura di bronzo rilucente nel sole.
I cantori ricordano ciò che é accaduto, il bello e il brutto insieme.
E ricordano il Re Agamennone.

La guerra di Troia (e non solo) vista da un altro eccezionale interprete: Re Agamennone. Meno eroico per certi versi, ma non meno coraggioso e valente. La narrazione e le gesta sono altrettanto entusiasmanti e il percorso di vita (e di morte) di ogni interprete è ben tracciato donandoci grande emozione.

"La mente di Achille diventa nera, come se una nube di tempesta gli fosse caduta sugli oggi. Impossibile, impossibile, impossibile, Patroclo non c'é più! Afferra una manciata di cenere dal focolare e se la sparge sul capo urlando, rovescia altre manciate su tutto il corpo, si getta tra la polvere, rotolandosi e singhiozzando, stracciandosi le vesti sinché non rimane quasi nudo. Gli scudieri lo guardano sconvolti, ma così deve essere perché ciò che é orribile nell'anima deve essere reso orribile agli occhi di tutti, in modo che chi assiste allo strazio possa capire quanto profondo è l'abisso di male in cui un uomo é precipitato, perché nono si può provare sino in fondo il lutto se non rendendolo evidente".

venerdì 28 ottobre 2022

La Frontiera


Cosa significa essere il vicino della più grande nazione del mondo?
Da sempre attratta dalla cultura e dall'anima russa, Erika Fatland ha dedicato anni a cercar di capire quella terra smisuratamente vasta.
Dopo aver sognato di camminare su una grande carta geografica, muovendosi lungo il sinuoso confine russo, decide di tentare un nuovo approccio: é possibile capire un paese e un popolo osservandoli dall'esterno?
Comincia così la pianificazione di un itinerario favoloso che, dalla Corea del Nord alla Norvegia, abbraccia l'intera superficie di uno dei giganti della politica mondiale.
Partendo da Pyongyang e spostandosi verso ovest a bordo dei mezzi più disparati - aerei a turboelica, treni, cavalli, traghetti, autobus e persino renne e kayak - l'autrice percorre l'interminabile linea di confine tra la Russia e i Paesi vicini.
Dall'Oriente all'Asia Centrale, e poi attraverso il Mar Caspio sino al Caucaso.
E ancora, al di là del Mar Nero, l'Ucraina divisa dalla guerra e poi l'est dell'Europa e i Paesi Baltici, fino a Grense Jakobselv, nell'estremo Nord.
Da qui, l'esplorazione riprende lungo il gelido passaggio a Nord - Est dalla Cukotka, dove l'Asia finisce sino a Murmansk.
Per 259 giorni, Erika Fatland ha raccolto testimonianze e immagini componendo un ritratto affascinante e vivido di paesaggi, culture e società e stati le cui differenze sbiadiscono di fronte all'unico elemento che li accomuna: l'essere confinanti della Russia.
E le storie ora pittoresche, ora tragiche, spesso incredibili, che le persone incontrate durante il cammino tra due continenti raccontano, trovano tutte una spiegazione in questa fondamentale condizione geopolitica fornendo milioni di risposte.
Una per ogni individuo che vive lungo la frontiera più lunga del mondo.

Colte qua e là: "Fino a che punto ci si può fidare delle proprie impressioni e dei propri ricordi? La nostra cultura è soggettiva, e siamo creature mutevoli.
Tutte le esperienza vengono filtrate dal nostro umore, dalla situazione del momento, dalle aspettative, da ciò che abbiamo appena vissuto, da ciò che desideriamo in quel luogo e in quel momento.
Visitare da adulti il luna park della propria infanzia può essere una sensazione strana.
Quello che un tempo sembrava grande e suntuoso, una favola di colori e odori sconosciuti, si rivela essere un insieme di noiose bancarelle e di banali giostre usurate.... viene da chiedersi: ci si può fidare della letteratura di viaggio?"


 

venerdì 25 giugno 2021

Le sorelle, I morti. Joyce


 Non credo che nessuno scrittore abbia ancora presentato Dublino al mondo.
E' stata una capitale europea per migliaia di anni, dovrebbe essere la seconda città dell'impero britannico, ed è grande quasi tre volte Venezia.
Inoltre l'espressione "dublinese" mi pare aver un certo significato,
Ogni tanto vedo annunci di libri su argomenti irlandesi, quindi penso che ci sia gente disposta a pagare per lo speciale odore di putrefazione che, spero, aleggia sopra i miei racconti.
Così James Joyce nel 1905 all'editore Grant Richards.
Da "Gente di Dublino", pubblicato nel 1914, il primo e l'ultimo dei racconti. Le sorelle: un ragazzo perde la sua guida spirituale.
I morti: un intellettuale si confronta con una scomoda verità, sullo sfondo di una festa natalizia.
W.B. Yeats definì il libro "la promessa di un grande romanziere, un grande romanziere di tipo nuovo".

E' un modo di raccontare capace, come pochi, di mescolare aspetti interiori ed esteriori dei personaggi in un amalgama da cui emerge spessore, forza e debolezze, rendendoli reali ed attuali e mescolando in questo gli elementi naturali (la neve nel secondo racconto), facendoci cogliere l'umidità, il vento, lo stormire delle foglie... che interagiscono con l'io narrante e ci catturano, distraggono, a volte infastidiscono, come se fossimo lì... potente.

giovedì 24 giugno 2021

La metamorfosi


 L'idea del racconto perfetto è racchiusa ne  "La Metamorfosi" (1915) con il suo incipit folgorante: "Gregor si trasforma in un insetto e il mondo fuori rimane quello di sempre. Una storia in cui l'assurdo ha una logica inesorabile, allegoria di un'umiliazione suprema di cui si può solo prendere atto".
Come scriveva Milena Jesenskà, una delle donne amate da Kafka, in queste pagine c'é lo sguardo nudo e doloroso di chi "vedeva il mondo pieno di demoni invisibili che distruggevano e laceravano l'uomo indifeso".

Non saprei se descriverlo come sintomo di preveggenza o, come in altri casi letterari... "colpo di fortuna" nell'azzeccare qualcosa che poi si materializza... ma, occorre ricordare che la Storia è fatta di corsi e ricorsi... e lo spirito del tempo non sempre è leggibile a posteriori... non vedo diversa modalità di indirizzare questo romanzo nel canale della previsione della Shoà, la catastrofe che colpì nel '900 il popolo ebraico europeo, giungendo quasi a distruggerlo e trasformando gli ebrei, spesso inseriti nella popolazione locale in "insetti"...tali quali il povero Gregor e, come lui, finiti per essere odiati per la loro condizioni ed annientati... Questo ci narra "La metamorfosi" e da qui dobbiamo partire per cogliere tutti i segni di un mondo che poi venne spazzato via dalla follia (?) Hitleriana... 

lunedì 21 giugno 2021

L'animale d'allevamento


 In un villaggio del Giappone affamato dal secondo conflitto mondiale un aereo si schianta al suolo e un soldato americano di colore è fatto prigioniero.
Confinato in un sotterraneo, le caviglie legate con la catena di una trappola per cinghiali, l'uomo diventa l'idolo dei bambini, il loro animale domestico, un nuovo compagno di giochi.
Quando le leggi della Guerra infrangono l'idillio e l'innocenza è spazzata via dalla violenza della morte, il piccolo protagonista - io narrante di questo sapiente racconto - si affida all'emancipazione dell'età adulta.

Piccolo romanzo sul divenire adulti. Il passaggio dall'innocenza all'età adulta è violento e senza ritorno. Ma nel mezzo si coglie ogni singola espressione, ogni sgomento e paura, ma anche la meraviglia nello scoprire un mondo a noi parallelo ma sconosciuto. Diventare adulti non è mai semplice... e mai indolore.

domenica 20 giugno 2021

Qualcosa era successo e altri racconti


 Diviso in tre diversi racconti, questo piccolo omaggio a Dino Buzzati comprende:

1. Qualcosa era successo. Nel primo racconto è un viaggio in treno il filo conduttore, un viaggio che pare celare una minaccia, ove tutti guardano al treno dall'esterno... segnalando qualcosa che dall'interno non viene colto... che cosa è successo e perché nessuno reagisce? Ma siamo poi certi che sia reale o solo frutto dell'immaginazione del narratore...? Eppure i segni di qualcosa di terribile sono evidenti... l'epilogo non chiarisce.

2. L'uccisione del drago. La caccia ad un drago (ma sarai poi tale?) è il secondo racconto... un residuo del passato... anzi il passato medesimo... con il suo carico di mistero, superstizione, paura ma anche equilibrio...  un luogo in cui i residenti rispettano il mostro e lo nutrono... e lui non infastidisce, ma vive in un angolo inospitale, remoto. senza parvenza di pericolo... ma questo a qualcuno non va giù ed allora ecco la caccia, spietata... risolutrice, per riordinare e spiegare... per riportare un ordine che verrà pagato a caro prezzo... tristissimo.

3. Non aspettavamo altro. Nel terzo racconto è un crescendo Kafkiano a farci spaventare... a mostrare un Buzzati anomalo, capace di incutere terrore e calarci in un mondo forestiero, feroce, ove l'incomprensione (linguistica, di comportamento, di idee) finisce per causare il disastro. Anche qui la brevità e l'interruzione impediscono o forse vogliono impedire lieto fine e logica...

lunedì 14 giugno 2021

Una sfida impossibile


Ottobre 2018. A bordo del cargo Ilyushin, in mezzo a un mucchio di scatole, tende e generatori, i passeggeri in viaggio verso l'Antartide per l'inizio della stagione delle spedizioni si contano sulle dita di una mano.
Tra di loro c'é il giovane americano Colin O'Brady, reduce da un incidente che ha rischiato di inchiodarlo su una sedia a rotelle.
Di fianco a lui, a condividere la stessa panca per le quattro ore di volo, si è accomodato l'uomo che, soltanto a guardarlo, incute soggezione: é il capitano Louis Rudd, che nel corso degli anni ha trascorso più tempo di chiunque altro a trainare una slitta sui ghiacci dell'Antartide durante varie spedizioni.
Entrambi sono diretti al campo base dove attenderanno un altro veicolo che li calerà sul ghiaccio della Antartide per l'inizio ufficiale di di una storica sfida: diventare la prima persona ad attraversare il continente in solitaria, senza rifornimenti e senza l'ausilio di vele o cani da slitta.
Un'impresa che molti, dopo la morte del leggendario esploratore britannico Henry Worsley, hanno liquidato come impossibile.
Sebbene sia stato a lungo un atleta professionista scalando alcune tra le montagne più alte del mondo compreso l'Everest, Colin sa che non sarà per nulla facile affrontare ciò che lo attende: condizioni atmosferiche brutali, temperature glaciali, e millecinquecento chilometri da percorrere trascinando una pesante slitta.
Ha inizio così l'epica avventura di un uomo che, isolato in una vasta distesa di ghiaccio giorno e notte, comprende che dovrà scavare dentro di sé più a fondo di quanto non sia mai andato prima, alla ricerca di riserve di energia a cui poter fare appello: imparando in fretta che l'Antartide non consente indecisioni: fai o non fai, agisci, ti muovi e speri per il meglio; e attingendo alle esperienze dei giganti che l'hanno preceduto, i pionieri polari capaci, con la loro esperienza di insegnargli tutto ciò che sa sulla resistenza, la forza e la perseveranza.
Con l'intelletto di un accademico, la passione di un atleta e il coraggio di un esploratore, Colin O'Brady ha impresso il suo nome negli annali della tradizione polare, smentendo l'affermazione che il successo sia per pochi eletti e svelando ciò che serve per raggiungere grandi traguardi.

Capace di commuovere il lettore per la profondità di senso del testo, per i pensieri più profondi, per lo stato di prostrazione cui arriva un essere umano per raggiungere la meta, questo libro è in grado di far vedere il grande bianco, il "whiteout" in cui tutto si specchia... e mentre la grande avventura si dipana davanti a noi, l'uomo è costretto a fare i conti con i propri demoni... profondo, poetico, epico. Da leggere assolutamente.

giovedì 4 luglio 2019

Beresina

Sylvain Tesson, instancabile viaggiatore capace di gesta estreme - dal giro del mondo in bicicletta all'attraversamento dell'Asia a cavallo e della catena Himalayana a piedi - ha deciso di provare a vivere l'esperienza di Napoleone e della sua armata seguendo il cammino della ritirata di Russia a bordo di un sidecar di fabbricazione sovietica.
Per Tesson il fine non é solo quello della sfida e dell'impresa fisica: immergersi nel passato, nella tragedia di un esercito vinto, così come isolarsi nella solitudine di una capanna assediata dal gelo invernale, l'esperienza raccontata in "Nelle foreste siberiane", vuol dire cercare un punto di vista privilegiato per scrutare con occhi nuovi l'anima della nostra epoca.
Da Mosca, il 2 dicembre, assieme a un geografo, un fotografo e due amici russi, ha inizio il lungo itinerario di 4.000 chilometri verso la Beresina, Smolensk, Orsa, Borodino, attraverso le desolate pianure e l'inverno fatale, come i veterani francesi decimati dalle truppe dello zar Alessandro.
Durante il viaggio il gruppo cerca ispirazione nelle memorie del confidente dell'Imperatore francese, il generale Caulaincourt, ed esorcizza con l'aiuto della vodka gli orrori di quella letale agonia.
Ripercorrendo l'itinerario della sconfitta con dei sidecar scassati lo scrittore racconta la tremenda sofferenza dei soldati.
Per fedeltà verso chi li ha preceduti sul tragitto durissimo, i viaggiatori utilizzano solo mappe stradali, nessuna moderna tecnologia, e con una media di 300 km al giorno arriveranno a Parigi il 18 dicembre.
Tesson, come pochi, ha la capacità di fondere la vita con la passione per la letteratura e la storia.
A spingerlo avanti è il sogno, e a tratti l'incubo di una grande avventura.
"Che cosa è un vero viaggio?" si chiede, ed è la domanda centrale di questa narrazione che si espande nel tempo e nello spazio. (tratto dal libro).
 

Sylvain Tesson ha due modalità. Totalmente immobile (lo abbiamo conosciuto in questa veste nel racconto autobiografico "Nelle foreste siberiane") o assolutamente imprendibile ed in perenne movimento (eccolo infatti qui, in questo racconto).
In entrambi i casi, si dimostra il grande narratore di persone più che di luoghi, di sensazioni più che di certezze.
Sylvain sa far emergere il non detto. E lo fa così bene che non possiamo fare a meno di pendere dalle sue labbra (immaginarie nel testo) e nei suoi ragionamenti, quando vuole descriverci un episodio, una persona, un pensiero… senza nulla togliere alla descrizione dei paesaggi che, certo, gli riesce altrettanto bene… ma non con tale maestria.
E' il caso di questo "Beresina. In sidecar con Napoleone" ove, il motivo del viaggio (come se a volte fosse davvero necessario avere un motivo) è rifare il percorso di ritirata dell'Armata di Napoleone dalla Russia…
Una sorte di anabasi dell'anabasi… ove le letture della terribile avventura napoleonica, si accompagna all'alcolica e folle avventura di Tesson e compagni a bordo di tre sidecar Ural, di fabbricazione sovietica… il massimo della semplicità ed al tempo stesso della spartana certezza di poter arrivare ovunque purché armati di santa pazienza e di una brugola della misura adeguata.
Ma viaggiare si, per vedere cosa, a distanza di duecento anni? Ma di un luogo sacro, è ovvio! Il problema però, è capire che cosa si intenda per "luogo sacro"! Ed in soccorso, a pagina 114, ci viene Gras, l'amico di Sylvain…
"Un luogo sacro è un luogo geografico fecondato dalle lacrime della Storia, un pezzo di territorio sacralizzato da un gesto, maledetto da una tragedia, un terreno che, al di là dei secoli, continua a irradiare l'eco delle sofferenze patite in silenzio o delle glorie passate. E' un paesaggio benedetto dalle lacrime e dal sangue. Tu sei là davanti e all'improvviso percepisci una presenza, un'epifania: si manifesta qualcosa di ignoto. E' l'eco della Storia, l'irradiamento fossile di un evento che sale dalla terra come un'onda. Qui si è avuta una tragicità così intensa in un lasso di tempo così breve che la geografia non sarà mai più quella di prima. Gli alberi sono ricresciuti ma la Terra ha continuato a soffrire. Quando beve troppo sangue diventa un luogo sacro; allora bisogna guardarla in silenzio perché è popolata di fantasmi".
 
E quindi eccolo il motivo del viaggio… anche perché poi, il viaggio stesso ha una sua peculiarità… come dice Tesson a pagina 169 "Credo che il movimento favorisca la meditazione: lo dimostra il fatto che i viaggiatori al ritorno hanno più idee di quante non ne avessero alla partenza: le hanno concepite strada facendo. Ne fanno le spese gli amici: sono i famosi racconti di viaggio. Dunque la legge della termodinamica potrebbe essere applicata agli spostamenti. Quando ci si mette in movimento, il riscaldamento del corpo produce un'energia spirituale e contribuisce alla nascita delle idee".
Insomma, un bellissimo testo, di Storia, di riflessioni, di viaggio, di amicizia. Scritto divinamente.
 

domenica 10 marzo 2019

il più grande uomo scimmia del Pleistocene

il libro che avete tra le mani è uno dei più divertenti degli ultimi cinquecentomila anni.
Detto così alla buona è il racconto comico della scoperta e dell'uso da parte di uomini estremamente primitivi di alcune della cose più potenti e spaventose su cui la razza umana abbia mai messo le mani: il fuoco, la lancia, il matrimonio e così via.
E' anche un modo di ricordarci che i problemi del progresso non sono cominciati con l'era atomica, ma con l'esigenza di cucinare senza essere cucinati e di mangiare senza essere mangiati.
E ci ricorda che la prima arma a uccidere la gente lasciando in piedi gli edifici fu la clava.
Poiché la prima edizione risale al 1960, è uscito in varie vesti e con diversi titoli.
Brian Aldiss notò quello che fino ad allora non era stato notato da nessuno, neanche dall'autore: che si trattava, in realtà, di ottima fantascienza.
Roba autentica. Naturalmente mancavano i razzi. E allora? Non c'é bisogno per forza dei razzi. Adesso tutti lo sanno.
Nel 1960, però, la nozione era meno diffusa.
Ne comprai una copia, allora, perché sulla copertina c'era la sigla SF.
In quei tempi bui avrei comprato checché se ne fregiasse.
In seguito mi accorsi che stavo leggendo qualcosa di molto affatto illetterato, bensì un romanzo e molto divertente.
Se siete arrivati fin qui, probabilmente ci si può azzardare anche a rivelarmi che questo è diventato un libro di culto.
Ma non preoccupatevi. Non è conosciuto grazie ad una massiccia pubblicità.
Vi cambierà la vita, in maniera sottile.
Per esempio, le prima scene del film 2001 Odissea nello Spazio non vi sembreranno mai più le stesse.
E la prossima volta che andrete a funghi vi sorprenderete a ringraziare le centinaia di ricercatori uomini-scimmia che sacrificarono la vita per distinguere i velenosi dai mangerecci.
E apprezzerete la storia della nascita di quest'idea .
Verso la metà degli anni '50 Roy Lewis era in Africa come corrispondente dell'Economist dai paesi del Commonwealth; un giorno chiese al famoso antropologo Louis Leakey di spiegargli il significato delle pitture preistoriche trovane nelle caverne e Leakey glielo danzò.
Cominciate a leggere e sedetevi su qualcosa di stabile. (tratto dal libro).
 
 
Un libro di "fantascienza" che fa del nostro passato remoto, terra di racconti. Forte della nostra ignoranza nella materia storica, nutre la nostra fantasia, facendoci morir dal ridere, su quella che, a detta di Lewis fu la comparsa dei primi uomini e il formarsi (con tanti inciampi e divertenti errori) della nostra civiltà. Assistiamo così ad ogni genere di imbarazzanti episodi che, paradossalmente, narrano di più di tanti libri di archeologia e paleontologia… Volete ridere? Leggetelo! Volete darvi un tono con un libro di culto, solo per pochi? Leggetelo! Volete farvi un'idea della Preistoria, un'idea originale sia ben chiaro… Leggetelo!

sabato 19 gennaio 2019

Senza mai arrivare in cima

"Che cos'é l'andare in montagna senza la conquista della cima?
Un atto di non violenza, un desiderio di comprensione, un girare intorno al senso del proprio camminare.
Questo libro è un taccuino di viaggio, ma anche il racconto illustrato, caldo, dettagliato, di come vacillano le certezze col mal di montagna, di come si dialoga con un cane tibetano, di come il paesaggio diventa trama del corpo e dello spirito.
Perché l'Himalaya non è una terra in cui addentrarsi alla leggera: è una montagna viva, abitata, usata, a volte subita, molto lontana dalla nostra.
Per affrontarla serve una vera spedizione, con guide, portatori, muli, un campo da montare ogni sera e smontare ogni mattina, e soprattutto buoni compagni di viaggio.
Se è ver che in montagna si cammina da soli anche quando si cammina con qualcuno, il senso di lontananza e di esplorazione rinsalda le amicizie.
Le notti infinite in tenda con Nicola, l'assoluta magnificenza della montagna contemplata con Remigio, il saliscendi del cammino in alta quota, l'alterità dei luoghi e delle persone incontrate.
Questo è il viaggio che Paolo Cognetti intraprende sul finire del suo quarantesimo anno, poco prima di superare il crinale della giovinezza". (tratto dal libro).
 
 
Di Paolo Cognetti avevo già letto "Le otto montagne" e sinceramente non mi aveva fatto impazzire… romanzi di montagna e romanzi di formazione ne ho letti tanti… e ve ne sono di molto più belli, coinvolgenti, profondi.
Leggo volentieri questo nuovo testo (prestatomi da Alessandra) incentrato sul viaggio fatto dallo scrittore in Himalaya.
Decisamente più personale, più profondo, più ricercato nella scrittura… c'é però per me un grosso ostacolo… arrivo dalla lettura del testo "La montagna vivente" di Nan Shepherd, scrittrice scozzese che, pur non muovendosi mai dalle sue terre, è riuscita a racchiudere l'essenza dell'andare in montagna, del vivere di montagna e di terre alte, tra le righe di un testo poetico e unico.
Sarà per questo che, pur apprezzando lo sforzo, non riesco a far mio quest'ultimo… non riesco a farmi coinvolgere… che dire? Eppure di precedenti di cui innamorarsi, da cui scopiazzare, ve ne sono… uno per tutti, il mai superato "In Patagonia" di Chatwin. La si cercava il mitico Milodonte... qui il più reale ma sfuggente leopardo delle nevi, seguendo i racconti dello scrittore Peter Matthiessen.
Un pregio del libro? l'incipit… "Sul finire del 2017, e del mio quarantesimo anno di vita, partii con alcuni compagni per la terra di Dolpo…" con un inizio così puoi andare dove vuoi (dal punto di vista letterario…) ma il vero risultato di questo viaggio è lo scoprire l'ovvio…, ovvero che non vi è viaggio più importante di quello che, ognuno di noi deve compiere per trovare sé stesso… per trovare quei valori, ideali, sogni e speranze che ne fanno univocità, particolarità e gli fanno esprimere alla fine dei suoi giorni: "ho vissuto".

venerdì 12 ottobre 2018

il nuovo che avanza

"La grande città come trionfo dell'inessenziale sull'essenziale, dell'artificiale sul naturale, del superfluo sul necessario.
E' il sottile filo (di divertimento angoscioso, di stralunato humor) che attraversa il libro di Michele Serra, qui alla sua prima prova di narratore.
Una serie di racconti sugli inganni del moderno visto come luogo degli equivoci, come continua sottrazione di senso alla vita quotidiana, che conferma, come ha scritto Tullio De Mauro, la sua felice capacità di catturare in anteprima quelli che solo molto tempo dopo altri avvertono come intollerabili luoghi comuni". (tratto dal libro).
 

Quando apparve questo libro, non ero ancora tante cose.
Non ero sposato. Non avevo un lavoro vero e proprio. Ero ancora molto a sinistra (poi questa cosa mi sarebbe passata) andavo ancora - seppur a singhiozzo - a scuola, ero andato al Festival di Cuore e girato in Emilia e dintorni quasi come Kerouac…
Letto oggi, Michele Serra, non riesce a dirmi le stesse cose, o meglio non riesce a farmele assaporare come allora. Ma d'altronde è noto che, non si attraversa due volte lo stesso fiume. La seconda volta si passa dal ponte… almeno non ci si bagna i vestiti.

giovedì 13 settembre 2018

La famosa invasione degli orsi in Sicilia

"Dunque ascoltiamo senza batter ciglia la famosa invasione degli orsi in Sicilia".

Come non ricordare "la fattoria degli animali" anche se in chiave sicula? Gli orsi, buoni e coraggiosi, altruisti e candidi, opposti agli umani cattivi, arroganti, feroci ed egoisti… Come non parteggiare per i primi? E poi, il cambiamento.. il potere che tutto corrompe. Ma questa è una novella, non un racconto distopico… e quindi gli orsi si accorgono dell'errore e tornano sui loro passi… abbandonano il panciotto, gli sfarzi della reggia, i vizi… e fanno all'inverso il viaggio verso le loro montagne (ancora montagne nei racconti di Buzzati)… ecco cosa avrebbe dovuto leggere il maiale Napoleone!
                           


"Nel 1945 usciva a puntate sul Corriere dei Piccoli, un racconto che aveva come personaggi principali gli Orsi.
Erano un popolo numeroso e pacifico ed avevano un Re, Leonzio.
Un giorno, mentre andava in cerca di funghi sui monti della Sicilia col figlioletto Tonio, due cacciatori rapirono il piccolo.
Re Leonzio, addolorato, non poteva far la figura di chi avesse perso il figlio e così ritornò dai suoi sudditi dicendo che Tornio era morto cadendo da un dirupo.
Anni dopo, un grande freddo prese alla sprovvista gli orsi sulla montagna.
L'unica cosa da fare per non morire era quello di scendere a valle dove vivevano gli uomini.
Questi però erano gente cattiva ed avevano al loro comando un uomo ancora più terribile, il granduca , che altri non era che il tiranno della Sicilia.
Gli orsi non potevano scendere pacificamente per procurarsi un nuovo posto per vivere perché il tiranno li avrebbe fatti uccidere sicuramente.
Re Leonzio decise, quindi, di combattere contro gli umani per prendere il loro posto e nel mentre cercare il caro Tonio.
La potenza in massa degli orsi ebbe i frutti sperati e il Granduca dovette levare le tende con il suo esercito.
Da questo momento cominciano le avventure degli Orsi in Sicilia per ritrovare il giovane Principino!
Anche le buone bestie però, vengono corrotte da lussi, soldi e abbondanza.
L'unica soluzione? Tornare alle origini, sui monti e lontano dagli uomini".


venerdì 25 aprile 2014

La cagnetta - Grossman

 
"I tre racconti qui radunati appartengono a momenti diversi della produzione di Grossman: alla fine degli anni Trenta risalgono "La giovane e la vecchia" e "L'Alce", al biennio 1960-1961 "La cagnetta".
Eppure si possono ascrivere, tutti e tre, ai vertici della sua prosa: sia che rifletta sulla mutevolezza beffarda dei destini umani, sia che sottolinei in modo quasi paradossale la superiorità etica dell'animale - l'eterna vittima - sull'uomo - l'eterno carnefice, Grossman fa vibrare in ogni pagina la corda sottile del "bene illogico", e la sua ricerca illumina un mondo opaco e inerte, dove solo pochi sanno vivere "secondo coscienza". (Tratto dal libro).
 

Piccoli, brevi racconti. Quotidianità dietro cui si nasconde, si cela in modo eccelso, la critica al mondo sovietico. Mondo e società che vorrebbero la perenne felicità di tutti e non riuscendovi la impongono con la forza. Ma dietro i numeri, di persone usate per raggiungere piani produttivi studiati a tavolino, ci sono persone. Con i loro problemi, amori, dolori e speranze. Grossman sempre molto intimista ci prepara a quel grande affresco che è "Vita e Destino".