giovedì 11 gennaio 2024
La via del Marmo
mercoledì 13 settembre 2023
Quanto pesano i fantasmi
Nelle imboscate, o in altre missioni notturne si portavano dietro una curiosa minutaglia.
Kiowa portava sempre con sé il suo Nuovo Testamento e un paio di mocassini per camminare senza rumore. Dave Jensen si portava dietro un complesso vitaminico ricco di carotene per la visione notturna. Henry Dobbins si portava dietro un collant della sua ragazza avvolto intorno al collo come una sciarpa.
Tutti si portavano dietro dei fantasmi. Solo chi ha vissuto la crudele realtà della guerra può raccontare cosa è veramente.
E' quello che fa il veterano Tim O'Brien in questo libro che, a metà tra il romanzo a episodi e la raccolta di racconti, narra le vicende della immaginaria Compagnia Alfa, dalla loro vita prima della guerra ai combattimenti nella giungla del Vietnam fino al ritorno a casa.
Pubblicato nel 1990 e subito acclamato come uno dei più importanti libri della letteratura americana, "Quanto pesano i fantasmi" é una cruda e ispirata lettura sulla guerra, ma anche sulla memoria, l'immaginazione, e il potere salvifico del raccontare.
Pagine che hanno cambiato per sempre ciò che sappiamo su realtà e finzione, guerra e pace, paura e coraggio, al punto di far dire a un recensore; "La memoria come profezia".
"Quanto pesano i fantasmi non racconta dove siamo stati, ma dove siamo e forse dove saremo domani".
Stiamo parlando di ragazzi giovani mandati in guerra... per i quali tutto restava un mistero, tutto doveva essere ammantato di magia, superstizione, giustificato e gestito in modo da essere sopportato. perché: Era mia opinione allora, e lo è tuttora, che non si possa fare la guerra senza saperne il perché.
Si divertivano con quello che avevano, quello che capitava loro. Dal stringere la mano e salutare il cadavere a trasformare in filastrocca anche le cose più pericolose. Così quando seguivano un vecchio che conosceva il percorso in un campo minato, finivano per cantare: Esci di fila, pesti la mina, segui il minchione tutto benone.
Perché tutti narrano di una guerra come di uno spazio tra l'estrema tensione e l'estrema noia... ma nella realtà è quasi vero... Persino nel cuore della boscaglia, dove potevi morire in un'infinità di modi, la guerra era crudemente e aggressivamente noiosa. Ma era una noia strana, Era una noia col trucco, quel genere di noia che ti fa venire i disturbi di stomaco. Magari te ne stavi seduto in cima a un'alta collina, la piatta distesa delle risaie sotto di te, e il giorno era calmo e caldo e completamente vuoto, e tu sentivi la noia che ti gocciolava dentro come da un rubinetto che perde, solo che non era acqua, era una specie di acido, e a ogni gocciolina sentivi che quella roba ti corrodeva organi importanti.
La vita umana è un'unica cosa, come una lama di pattino che traccia i suoi arabeschi sul ghiaccio: un bambino, un sergente di fanteria ventitreenne, uno scrittore di mezza età che conosce il dolore e il senso di colpa.
La parte più toccante del racconto, ma che peraltro da un senso anche a ciò che viene narrato ed alla continua lotta tra verità e finzione è questo passaggio: Non era questione di disonestà. Anzi al contrario: cercava di riscaldare la verità, di farla bruciare a tal punto da farti provare esattamente ciò che provava lui. Per Rat Kiley, credo, i fatti erano formati dalle sensazioni e non viceversa, e quando ascoltavi una delle sue storie ti ritrovavi a eseguire rapidi calcoli mentali, sottraendo superlativi, estraendo la radice quadrata di un assoluto e infine moltiplicando il tutto per chissà.
sabato 18 febbraio 2023
Io, Agamennone
venerdì 28 ottobre 2022
La Frontiera
venerdì 25 giugno 2021
Le sorelle, I morti. Joyce
giovedì 24 giugno 2021
La metamorfosi
lunedì 21 giugno 2021
L'animale d'allevamento
domenica 20 giugno 2021
Qualcosa era successo e altri racconti
Diviso in tre diversi racconti, questo piccolo omaggio a Dino Buzzati comprende:
1. Qualcosa era successo. Nel primo racconto è un viaggio in treno il filo conduttore, un viaggio che pare celare una minaccia, ove tutti guardano al treno dall'esterno... segnalando qualcosa che dall'interno non viene colto... che cosa è successo e perché nessuno reagisce? Ma siamo poi certi che sia reale o solo frutto dell'immaginazione del narratore...? Eppure i segni di qualcosa di terribile sono evidenti... l'epilogo non chiarisce.
2. L'uccisione del drago. La caccia ad un drago (ma sarai poi tale?) è il secondo racconto... un residuo del passato... anzi il passato medesimo... con il suo carico di mistero, superstizione, paura ma anche equilibrio... un luogo in cui i residenti rispettano il mostro e lo nutrono... e lui non infastidisce, ma vive in un angolo inospitale, remoto. senza parvenza di pericolo... ma questo a qualcuno non va giù ed allora ecco la caccia, spietata... risolutrice, per riordinare e spiegare... per riportare un ordine che verrà pagato a caro prezzo... tristissimo.
3. Non aspettavamo altro. Nel terzo racconto è un crescendo Kafkiano a farci spaventare... a mostrare un Buzzati anomalo, capace di incutere terrore e calarci in un mondo forestiero, feroce, ove l'incomprensione (linguistica, di comportamento, di idee) finisce per causare il disastro. Anche qui la brevità e l'interruzione impediscono o forse vogliono impedire lieto fine e logica...
lunedì 14 giugno 2021
Una sfida impossibile
giovedì 4 luglio 2019
Beresina
domenica 10 marzo 2019
il più grande uomo scimmia del Pleistocene
sabato 19 gennaio 2019
Senza mai arrivare in cima
venerdì 12 ottobre 2018
il nuovo che avanza
giovedì 13 settembre 2018
La famosa invasione degli orsi in Sicilia
Come non ricordare "la fattoria degli animali" anche se in chiave sicula? Gli orsi, buoni e coraggiosi, altruisti e candidi, opposti agli umani cattivi, arroganti, feroci ed egoisti… Come non parteggiare per i primi? E poi, il cambiamento.. il potere che tutto corrompe. Ma questa è una novella, non un racconto distopico… e quindi gli orsi si accorgono dell'errore e tornano sui loro passi… abbandonano il panciotto, gli sfarzi della reggia, i vizi… e fanno all'inverso il viaggio verso le loro montagne (ancora montagne nei racconti di Buzzati)… ecco cosa avrebbe dovuto leggere il maiale Napoleone!














