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domenica 25 gennaio 2026

il Regista


Los Angeles, anni trenta.
Con l'avvento del nazismo il regista Georg Wilhelm Pabst lascia la Francia dove sta lavorando e si trasferisce negli Stati Uniti.
E' uno dei grandi maestri del cinema tedesco di avanguardia, ha diretto le più importanti star del muto e portato al successo Greta Garbo rendendola immortale, ma in America è solo uno dei tanti.
Incapace di adattarsi ai meccanismi dello studio system, dopo aver girato un film che si rileva un fiasco, non crede più in un futuro a Hollywood e abbandona il sole della California per tornare in Europa.
Mentre fa visita alla madre in Austria  ormai annessa alla Germania, scoppia la guerra e ripartire diventa impossibile.
Bloccato nel Terzo Reich, G.W. Past si confronta con la natura brutale del regime.
Goebbels, il ministro della Propaganda a Berlino, vuole il genio del cinema, non accetta un no come risposta e fa grandi promesse.
Anche su Pabst crede ancora che saprà resistere a queste avance, che non si sottometterà ad alcuna dittatura diversa da quella artistica, si è già cacciato in un guaio irrimediabile.
Arte e potere, bellezza e barbarie, il Regista mostra di cosa è capace la letteratura.


 

domenica 17 dicembre 2023

Maniac


 Quando alla fine della seconda guerra mondiale John Von Neumann concepisce il MANIAC, un calcolatore universale che doveva, nelle intenzioni del suo creatore, "afferrare la scienza per la gola scatenando un potere di calcolo illimitato" sono in pochi a rendersi conto che il mondo sta per cambiare per sempre.
Perché quel congegno rivoluzionario - parto di una mente ordinatrice a un tempo cinica e visionaria, infantile e "inesorabilmente logica" - non solo schiude dinanzi al genere umano le sterminate praterie dell'informatica e dell'intelligenza artificiale ma lo conduce sull'orlo dell'estinzione, liberando i fantasmi della guerra termonucleare.
Che "nell'anima della fisica" si fosse annidato un demone lo aveva del resto già intuito Paul Ehrenfest, sin dalla scoperta della realtà quantistica e delle nuove leggi che governavano l'atomo prima di darsi tragicamente la morte.
Sono sogni grandiosi ed insieme incubi tremendi quelli scaturiti dal genio di Von Neumann, dentro i quali Labatut ci sprofonda, lasciando la parola a un coro di voci; delle grandi menti matematiche del tempo, ma anche di familiari e amici che furono testimoni della sua inarrestabile ascesa.
Ci ritroveremo a Los Alamos nel quartier generale di Oppenheimer, fra i "marziani ungheresi" che costruirono la prima bomba atomica; e ancora a Princenton, nelle stanze dove vennero gettate le basi delle tecnologie digitali che oggi plasmano la nostra vita.
Infine, assisteremo ipnotizzati alla sconfitta del campione mondiale di Go, Lee Sedol, che soccombe di fronte allo strapotere della nuova divinità di Google, AlphaGo.
Una divinità ancora ibrida e capricciosa, che sbaglia, delira, agisce per pura ispirazione - a cui altre seguiranno, sempre più potenti, sempre più terrificanti - con questo nuovo libro, che prosegue idealmente "Quando abbiamo smesso di capire il mondo", Labatut si conferma uno straordinario tessitore di storie, capace di trascinare il lettore nei labirinti della Scienza moderna, lasciandogli intravedere l'oscurità che la nutre.
"A questo mondo ci sono due tipi di persone, Jancsi Von Neuman e il resto di noi. Quel ragazzo luciferino ci colpì come una cometa, quasi fosse il presagio di qualcosa di grandioso e terribile, proprio come quei messaggi celesti che vagano nelle tenebre del nostro Sistema Solare".

Come nel precedente testo, scienza, storia, biografia, pensieri reconditi che perseguitano anche le menti più illustri.. un mix capace di incollare il lettore dalla prima all'ultima pagina ed a chiederne ancora e poi ancora... un perfetto coinvolgimento tra storia, cronaca, gossip e rivelazioni del futuro che verrà.

La nostra conoscenza tecnica in continua espansione era l'unica cosa che ci distinguesse dai nostri progenitori, dato che, in fatto di etica, filosofia e pensiero generale non eravamo meglio (anzi eravamo molto molto peggio) dei greci, delle popolazioni vediche o delle piccole tribù nomadi che ancora si aggrappavano alla natura quale unica dispensatrice di grazie e vera misura dell'esistenza.
In ogni altro campo non avevamo fatto nessun passo in avanti.

domenica 16 luglio 2023

il Ciarlatano


Appena arrivato a New York, nei primi anni della guerra, gli ebrei polacchi dicono tutti la stessa cosa: "L'America non fa per me".
Ma poi, a poco a poco, la maggior parte  di loro in qualche modo si sistema "e non peggio che a Varsavia".
Non così il protagonista di questo romanzo, Hertz Minsker, che gira a vuoto, si barcamena, vive alle spalle degli amici ricchi, o delle donne che riesce a sedurre.
Di queste ultime Minsker non può fare a meno: le avventure amorose sono "il suo oppio, le sue carte, il suo whisky", ogni giorno deve portare, "nuovi giochi, nuovi drammi, nuove tragedie, nuove commedie".
Minsker - che pure è erudito, é stato in relazione con Freud, può recitare "poesie in greco e in latino", conosce il Talmud - lavora ad un libro da quarant'anni, "ma non ha nemmeno finito il primo capitolo", e sembra capace solo di cacciarsi nei guai.
In genere, però, le catastrofi che provoca, a sé stesso e a chi gli sta intorno, si risolvono in una strepitosa commedia - una commedia, alla Lubitsch, con mariti traditi, amanti imbufalite, sedute spiritiche fasulle, crisi di nervi, mercanti di quadri falsi, audaci e fumose teorie edonistico - cabalistiche.
Anche qui, come sempre in Singer, il comico ed il grottesco si intrecciano mirabilmente con un pathos lacerante.

La verità? non mi è piaciuto. Troppe giravolte, per una giostra che non ha né capo né coda e che paga lo scotto della prima pubblicazione a puntate su una rivista.
Singer è un grandissimo scrittore. Ma non tutti i suoi romanzi devono essere per forza ben fatti. Si apprezza lo spirito degli esuli ebrei polacchi, sempre in bilico tra la redenzione ed il peccato... si apprezza un microcosmo che non riesce a rinunciare (dopo i drammi della guerra, pagata sulle proprie spalle) a vivere ad ogni costo... c'é infine nel sottofondo quella New York folle che non si ferma mai.. palcoscenico di una vita al limite e senza freni. A voi il giudizio.

 

domenica 13 novembre 2022

Salvarsi a vanvera


Autunno 1943.
Secondo un'antica maledizione - inventata di sana pianta e venduta al Comando Tedesco come leggenda popolare - nelle viscere di una miniera di carbone sulla sponda del Rio Fegazza, si nasconderebbe la Salamandra Ignifera Gigante Cinese, capace di folgorare a vista qualsiasi forestiero si avvicini.
Per l'ebreo Mozenic Aràd, che giusto prima delle leggi razziali ha pensato bene di diventare Mesolari Aride, la scoperta casuale del giacimento è l'unica speranza di salvare sé stesso e la sua famiglia.
E così, mettendo insieme una squadra di persone altrimenti destinate a fine certa - una professoressa di liceo, un suonatore di clavicembalo, un fattorino e un numero imprecisato di irregolari che dal giorno alla notte si cucirono addosso il titolo di geologo, minatore, fuochista, carpentiere o artificiere - Aristide comincia a vendere carbone alle milizie, tenendole ben lontane dalla miniera con lo spauracchio della vampa infuocata. 
Finché il maggiore Aginolf Dietbrand Von Appensteiner, comandante di piazza comincia ad insospettirsi.
Dopo la "Vita dispari", Paolo Colagrande ci consegna un romanzo straripante d'intelligenza e di invenzioni.
Pagina dopo pagina, assecondando "l'impostura del destino" , costruisce una bugia grande quanto un intero paese il piano geniale di un pugno di ebrei padani per salvarsi la vita.

Prima di parlare del libro devo, necessariamente, narrare del rocambolesco incontro.
Complice la mia innata curiosità e la passione per la carta stampata, ancora una volta ci casco dentro... e il risultato non delude affatto.
Partecipo ad un corso - obbligatorio - sull'anticorruzione. E in quanto obbligatorio, può essere affrontato in molti modi. Per fortuna, non solo mia, il relatore ha la capacità di attingere da frasi ad effetto per trarne insegnamento. Un metodo difficile da usare, necessita di avere la capacità di collegare con una matita due punti sul foglio e non prendere svarioni mentre - come la matematica insegna - si va da A a B, magari non dalla via più breve e lineare... se non ci si perde in questo percorso allora è fatta.
Morale, il relatore cita un libro e questa frase: " Mio babbo Aràd viveva di sospetti più che di speranze. Le speranze hanno tutta una loro trama volatile, un fraseggio di aurore vaporose, sogni, comete e canzonette... che pretendono l'universo. I sospetti invece, camminano rasoterra, parlano stonati; e dell'universo si accontentano di una stanza, un magazzino o un ripostiglio.
Ecco, sospetti e speranze coronano l'umano condurre... ieri come oggi come... domani. 
E questo barcamenarsi nel rapporto con sé stessi e con gli altri, mediare con l'incompreso rende tutto il vivere su un piano scivoloso..
"Con così pochi elementi si può solo lavorar di fantasia o di intuito, per chi ne ha, oppure di malinteso, che diventa una specie di oracolo girato all'indietro per raddrizzare il presente ai gusti e alla convenienza.

Era come se girassero intorno a un bersaglio per prendere meglio la mira. Quale fosse il bersaglio però non si poteva capire.

... con l'idea che il passato di un uomo di quattro anni è sempre un passato prossimo,  recuperabile quasi come un presente, basta raccogliere i pezzi lasciati per strada poco fa.

L'idea era di smarcar la burocrazia e scrivere al ministro in persona, poi stare a vedere, senza aspettative perché le aspettative non si avverano, si avvera solo l'inatteso, per legge fisica.

La parola domani è stata inventata da adulti ignoranti e un po' depravati, oltre che irresponsabili, perché sappiano benissimo che in natura il domani non c'è, è solo un espediente pratico, merce dozzinale da vendere a chi ha voglia di cascarci. Infatti non lo trovi da nessuna parte. Trovi molti ieri, in giro, dove si accumula un arretrato pesante, e guardando i tuoi passi per terra c'è sempre un adesso che é meglio non considerare neanche perché l'adesso è un animale mordace e lunatico.

E il panico che riporta l'uomo alla sua stupidità d'origine, può contribuire ad una reazione a catena distruttiva.

Avrebbe potuto dire due o tre volte tanto... ma il ragionevole non persuade, sa di arrotondamento ruffiano. Moltiplicando per 50 nessuno sospetta la fandonia... mio padre era capace di trovare numeri secondo le regole della vanvera e dell'esagerazione, che si muovono su piani opposti: l'esagerazione scuote, la vanvera addormenta, ma insieme fanno una bella mescola.

Il silenzio è solo una rete mimetica, un impianto di scena con tutto un riverbero rumoroso di comunicazione superflua, Anche la felicità è merce falsa, come il silenzio, per non parlare della libertà, non presente in natura ma sintetizzabile chimicamente in una specie di surrogato di utopia.

Insomma, autentiche perle di saggezza sparse qua e là in una storia che, potrebbe apparire assurda, se la realtà non superasse la fantasia... sbaglio? Quindi occorre leggere il libro, scoprire che oltre alla trama, vi è un mondo, che è fatto di sospetti e speranze e soprattutto di parole. Su cui ognuno può costruirci ciò che vuole... a suo rischio e pericolo. Assolutamente uno dei migliori libri di quest'anno.

venerdì 28 ottobre 2022

La Frontiera


Cosa significa essere il vicino della più grande nazione del mondo?
Da sempre attratta dalla cultura e dall'anima russa, Erika Fatland ha dedicato anni a cercar di capire quella terra smisuratamente vasta.
Dopo aver sognato di camminare su una grande carta geografica, muovendosi lungo il sinuoso confine russo, decide di tentare un nuovo approccio: é possibile capire un paese e un popolo osservandoli dall'esterno?
Comincia così la pianificazione di un itinerario favoloso che, dalla Corea del Nord alla Norvegia, abbraccia l'intera superficie di uno dei giganti della politica mondiale.
Partendo da Pyongyang e spostandosi verso ovest a bordo dei mezzi più disparati - aerei a turboelica, treni, cavalli, traghetti, autobus e persino renne e kayak - l'autrice percorre l'interminabile linea di confine tra la Russia e i Paesi vicini.
Dall'Oriente all'Asia Centrale, e poi attraverso il Mar Caspio sino al Caucaso.
E ancora, al di là del Mar Nero, l'Ucraina divisa dalla guerra e poi l'est dell'Europa e i Paesi Baltici, fino a Grense Jakobselv, nell'estremo Nord.
Da qui, l'esplorazione riprende lungo il gelido passaggio a Nord - Est dalla Cukotka, dove l'Asia finisce sino a Murmansk.
Per 259 giorni, Erika Fatland ha raccolto testimonianze e immagini componendo un ritratto affascinante e vivido di paesaggi, culture e società e stati le cui differenze sbiadiscono di fronte all'unico elemento che li accomuna: l'essere confinanti della Russia.
E le storie ora pittoresche, ora tragiche, spesso incredibili, che le persone incontrate durante il cammino tra due continenti raccontano, trovano tutte una spiegazione in questa fondamentale condizione geopolitica fornendo milioni di risposte.
Una per ogni individuo che vive lungo la frontiera più lunga del mondo.

Colte qua e là: "Fino a che punto ci si può fidare delle proprie impressioni e dei propri ricordi? La nostra cultura è soggettiva, e siamo creature mutevoli.
Tutte le esperienza vengono filtrate dal nostro umore, dalla situazione del momento, dalle aspettative, da ciò che abbiamo appena vissuto, da ciò che desideriamo in quel luogo e in quel momento.
Visitare da adulti il luna park della propria infanzia può essere una sensazione strana.
Quello che un tempo sembrava grande e suntuoso, una favola di colori e odori sconosciuti, si rivela essere un insieme di noiose bancarelle e di banali giostre usurate.... viene da chiedersi: ci si può fidare della letteratura di viaggio?"


 

venerdì 1 ottobre 2021

Sender Prager


 Nella sua lunga vita di scapolo non si era fatto una grande opinione del genere femminile. Non si fidava delle donne, né delle sposate, né delle nubili, e aveva evitato accuratamente di farsi accalappiare da queste o da quelle.
I suoi vicini volevano a tutti i costi farlo sposare.
Tiranneggiati dalle consorti, non gli perdonavano la sua vita spensierata e continuavano a proporgli nuovi partiti.
Ma erano soprattutto le donne del vicinato a brigare per spingerlo alle nozze.
Il fatto che Sender si rifiutasse di prendere moglie lo vedevano come un complotto, una ribellione alla debolezza femminile che trae la sua forza dal tiranneggiare il sesso forte. (tratto dal libro)

Una delle numerose novelle e racconti che, grazie a I.J. Singer, svelano un mondo (quello ebreo e mitteleuropeo) che con le sue debolezze, miti, paure, scandali, odi e amori, non è poi tanto diverso da quello dei loro pari di altro credo e provenienza... a testimoniare che (e questo non gli è mai stato perdonato) che, se forse è esistito un popolo eletto e la Shoa lo ha distrutto, non era poi così puro come avrebbe voluto essere rappresentato... era solo uguale a quello che muoveva i suoi futuri aguzzini...
La storia, divertente per quanto possibile, riporta ovviamente un mondo oggi politicamente scorretto... ma tant'é.

giovedì 24 giugno 2021

La metamorfosi


 L'idea del racconto perfetto è racchiusa ne  "La Metamorfosi" (1915) con il suo incipit folgorante: "Gregor si trasforma in un insetto e il mondo fuori rimane quello di sempre. Una storia in cui l'assurdo ha una logica inesorabile, allegoria di un'umiliazione suprema di cui si può solo prendere atto".
Come scriveva Milena Jesenskà, una delle donne amate da Kafka, in queste pagine c'é lo sguardo nudo e doloroso di chi "vedeva il mondo pieno di demoni invisibili che distruggevano e laceravano l'uomo indifeso".

Non saprei se descriverlo come sintomo di preveggenza o, come in altri casi letterari... "colpo di fortuna" nell'azzeccare qualcosa che poi si materializza... ma, occorre ricordare che la Storia è fatta di corsi e ricorsi... e lo spirito del tempo non sempre è leggibile a posteriori... non vedo diversa modalità di indirizzare questo romanzo nel canale della previsione della Shoà, la catastrofe che colpì nel '900 il popolo ebraico europeo, giungendo quasi a distruggerlo e trasformando gli ebrei, spesso inseriti nella popolazione locale in "insetti"...tali quali il povero Gregor e, come lui, finiti per essere odiati per la loro condizioni ed annientati... Questo ci narra "La metamorfosi" e da qui dobbiamo partire per cogliere tutti i segni di un mondo che poi venne spazzato via dalla follia (?) Hitleriana... 

venerdì 30 aprile 2021

Tre storie extravaganti

Sono tre storie curiose, fuori dal comune, ma tutte rigorosamente vere. La prima storia è ambientata nel '300 e riguarda una famiglia fiorentina potentissima dall'intensa attività finanziaria. Andati a picco per insolvenza della corona inglese cui avevano prestato somme ingentissime, ne combinano di tutti i colori: si danno a intrighi politici, al brigantaggio, agli omicidi, all'attività di falsari. La seconda storia riguarda una truffa clamorosa che, intorno alla metà del '600, ebbe come protagonisti alcuni nobili liguri. Nell'ultima storia Cipolla si sofferma su un'opera apparsa nella seconda metà del '600 in Francia, "Le parfait négociant", una sorta di Bibbia del commercio e delle frodi relativa ai vari paesi d'Europa.


Semmai ci fosse stato bisogno di averne conferma, Carlo Cipolla manifesta l'incredibile capacità di raccontarci episodi che ai più apparirebbero marginali, in storie di vita, da storico e da economista quale è, rende materia viva ciò che in passato sarebbe stato nicchia per alcuni (l'economia, il denaro, gli scambi commerciali, le truffe) rendendoli parti quasi necessarie di una visione del mondo (passato certo, ma in qual modo presente) ove "il tutto è il vero", ove cioè, senza la conoscenza di questi episodi, certe azioni ci parrebbero prive di senso, l'uomo del passato non sarebbe comprensibile e vicende moderne ci apparirebbero sconosciute... rivelandosi nella realtà ripetizioni (con tanto di errori e strafalcioni) di eventi del passato...
Ora i tre episodi narrati, che pur prendono spunto dall'economia, dal mercato, non fanno che evidenziare la natura umana: l'imbroglio, la ferinità, la volontà di arricchirsi... ma anche la capacità di vedere oltre il proprio mondo e saper cogliere l'opportunità... l'uomo, quando è intelligente, riesce a vincere... a spese di chi non è dato a sapere... se non alla fine della contrattazione quando, come in un'antica battaglia, morti e feriti si possono contare...
Se poi qualcuno volesse approfondire, suggerisco di leggere il piccolo ma sagace testo "Leggi fondamentali della stupidità umana"... da cui trarre una lezione economica sempre attuale... grande scrittore, grande economista, grande storico...

giovedì 11 febbraio 2021

This must be the place

Cheyenne (interpretato da Sean Penn) è un ex rocker... ha smesso dopo la morte di due suoi fans e ora vive senza dover lavorare.. ma il tempo libero a volte non è un grande affare... emergono così tutti i problemi quotidiani, i rimpianti, i sogni mancati... gli affetti persi e quelli affievoliti... in particolare quello con il padre.. sarà il viaggio, l'eterno rimedio a tutti i mali e che molti film hanno usato a pretesto, per riportarlo al presente. Personaggio irrisolto, costretto a truccarsi per affermare la sua passata identità e al tempo stesso negare l'evidenza... circondato da persone che gli vogliono bene e lo rispettano... destinato a fare ordine nella sua vita. Sean Penn è geniale nel farci conoscere un personaggio lieve e lento, grottesco e a tratti bambino, un Candido rocker dei giorni nostri, un Forrest Gump con il rossetto e il chiodo... bello e lieve.


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venerdì 1 gennaio 2021

Goebbels - Diario 1938


Un documento prezioso e inedito arricchisce dall'interno la nostra conoscenza del nazismo: il diario tenuto dal febbraio all'ottobre dal 1938 da Joseph Goebbels, ministro per la Propaganda del Terzo Reich.
Il diario è stato rinvenuto nel 1990 dal giornalista italiano Francesco Bigazzi in un archivio dell'Ex Unione Sovietica.
Dal testo emergono molti particolari finora ignoti sui cruciali avvenimenti del 1938: la conferenza di Monaco, l'Anschluss dell'Austria, la crisi cecoslovacca.
Di grande interesse sono gli appunti sulla visita ufficiale di Hitler in Italia, che contengono vivaci osservazioni personali su Mussolini e sulla corte di Vittorio Emanuele III.
In quell'anno Goebbels fu particolarmente vicino al Fuhrer, e in queste pagine annota i particolari delle numero se e intime conversazioni private che ebbe con lui.
Non mancano, poi, i drammatici riferimenti alle decisioni che si andavano prendendo contro la comunità ebraica.
Goebbels, facendo valere anche in questa occasione il suo ruolo di padrone dei mass media tedeschi e di Gauleiter di Berlino, mostra di essere un importante protagonista della terribile escalation nella persecuzione degli ebrei.
Naturalmente il diario rivela anche alcuni risvolti della vita privata.
Vi trovano per esempio conferma le voci sulla crisi matrimoniale causata dall'infatuazione del gerarca per la bellissima attrice Lida Baarova.


E' ora accertatao che Goebbels meditò di abbandonare la moglie Magda e di rinunciare al Ministero, mettendo così a repentaglio la stessa immagine della Germania nazista nel mondo.
Una testimonianza unica sulla storia dell'ultimo secolo.

sabato 28 novembre 2020

Perlasca

Perché l'ha fatto, è la domanda che Enrico Deaglio, autore del primo libro che racconta la sua vicenda (la Banalità del Bene - Feltrinelli), fece a mio padre in una lunga intervista.
La risposta fu semplice, e la troverete anche dentro questo volume, che narra una storia affascinante e incredibile allo stesso tempo, quella di Giorgio Perlasca.
La storia di un uomo qualunque, un commerciante di bestiame senza potere, ma dotato di grande fantasia e umanità, che si inventa un ruolo non suo, quello di diplomatico spagnolo, lui che non era né diplomatico né spagnolo, e in questa maniera riesce a salvare da morte sicura migliaia di ungheresi di religione ebraica.
Un uomo che, tornato a casa, non vende la sua storia per cercare di ottenere qualcosa in cambio, in un periodo storico in cui troppe persone lo fecero o vollero apparire quello che non erano saltando sul carro dei vincitori.
Un uomo che, per quasi quarantacinque anni, mantiene un silenzio pressoché assoluto, in famiglia e all'esterno, su quello che fece a Budapest fra il 1944 e il 1945.
Il destino però decise diversamente, perché questa storia visse sempre nel cuore delle persone che lui aveva salvato e fu proprio grazie a loro che non venne dispersa.
Dopo la sua riscoperta mi sono chiesto perché questa vicenda non era mai uscita, anche se molti, in Italia, sapevano che Jorge Perlasca non era spagnolo ma italiano; anche se il Governo Italiano aveva in mano dall'ottobre del 1945 un suo memoriale, ove descriveva giorno per giorno quello che era accaduto.
Certo le sue origini politiche mai rinnegate non hanno sicuramente aiutato... Giorgio Perlasca divenne infine Giusto fra le Nazioni, ed un albero trova posto nel giardino dei Giusti a Gerusalemme. (tratto dal libro)

Chi pensa che il fumetto sia distrazione dovrebbe leggere questo fumetto. Una storia vera che racconta il coraggio di un singolo uomo di fronte agli eventi della Storia. Un uomo capace di sovvertire gli eventi tragici che portarono alla morte di milioni di persone... una goccia nel mare, diranno molti... ma una goccia in grado di fare la differenza... un coraggio senza pari, in un momento in cui la vita finiva per non valere nulla e girarsi dall'altra parte significava salvarsi o non compromettersi.... Mi ha colpito sino alle lacrime. 
 

mercoledì 25 novembre 2020

La variante di Luneburg


Se a volte il giocatore viene raffigurato nelle sembianze di un vegliardo dalla fronte corrucciata, questa è solo la rappresentazione emblematica di un'attività in cui si bruciano i giorni, gli anni, l'esistenza stessa, in una sola inestinguibile fiamma. 

In cambio, paradossalmente, il giocatore di scacchi assapora l'arrestarsi del tempo in un'ansa di eterno presente.
Quando invece, è lontano dalla scacchiera, allora si che la vita gli sembra intollerabilmente veloce, e cerca di ritrovare al più presto quel suo stato di grazia, quella nebulosa e allo stesso tempo lucida condizione di supremazia che gli è stato dato assaporare solo quando la sua mente si concentra sul gioco. (tratto da pagina 16)


"Si rese conto improvvisamente che tutti quanti stavano ormai sguazzando nella propria sconfitta".

"Nei confronti del gioco, uno scacchista si trova ad avere lo stesso atteggiamento parziale che ha nei confronti del mondo: ha le sue preferenze e le sue antipatie, le sue convenzioni e le sue intolleranze".

Da quanto avete letto, siamo di fronte ad un libro che parla di scacchi… ma, parlare di scacchi vuol dire parlare di vita… e di morte.
Frish, ricco industriale tedesco, amante del gioco degli scacchi, incontra un giovane.... ma questo accade dopo che il libro non ci abbia rivelato che il nostro è morto... e qualcuno deve rendere conto del perché... lo farà con dovizia di particolari, passando da una scala temporale all'altra, da un mondo ad un altro... riportando in vita un mondo che non esiste più e che forse tutti vorremmo semplicemente ignorare.... E' un giallo? Forse. Un romanzo storico? Una storia vera? Può essere.
Certo è un bel racconto che si legge d'un fiato.

domenica 24 maggio 2020

The Debt

Girovagando tra le varie proposte delle piattaforme digitali, mi imbatto in questo titolo, leggo la trama (che come al solito non dice nulla, mi piacerebbe sapere chi è quel mentecatto che le scrive, a meno che questo compito venga svolto da un risponditore automatico, da un computer privo di RAM o anche solo di fantasia) e decido di lasciarmi tentare. Bene, ne è valsa davvero la pena, regalandomi oltre un'ora è mezza di tensione, azione, rabbia e disperazione.
Un'ottima trama che regge, un doppio montaggio (la Berlino in mano ai sovietici, poco dopo la Guerra, l'Israele odierna, l'Ucraina del dopo muro), una storia feroce ma godibilissima.
Bravissimi gli attori, nel recitare (finalmente qualcuno che lo sa fare) cadenzato e senza un attimo di tregua il filo rosso che lega passato e presente.Si comincia nel passato, spie del Mossad alla ricerca di aguzzini nazisti, da rapire e portare in Israele... la missione riesce, ma solo parzialmente.. e allora occorre inventarsi qualcosa per non far venir meno l'onore dello Stato, e quello delle spie… ma certi debiti si pagano, certe bugie non durano in eterno…. e quando, come dal nulla, riappare il nazista fuggito alla cattura, occorre rimediare all'errore, cercare di non far cadere il castello di menzogne che ha costruito l'intera vita di persone e comunità.
Spettacolare descrizione dell'ambiente del Mossad, ricostruzione avvincente della Germania vinta e sotto il giogo sovietico, lettura delle tensioni e delle tentazioni che le spie devono subire, non in nome del profitto ma della dignità e giustizia di una nazione.

sabato 16 maggio 2020

Aspetti del nuovo radicalismo di Destra

Il 6 aprile 1967 Theodor Adorno tenne una conferenza all’Università di Vienna il cui valore va ben oltre l’aspetto puramente storico e che può aiutarci a comprendere il tempo che stiamo vivendo. Risalendo alle origini del consenso ottenuto dai movimenti radicali di destra, il filosofo intendeva chiarire le ragioni dell’ascesa dell’NPD, formazione di destra che all’epoca stava registrando un certo successo nella Repubblica Federale Tedesca. Adorno mette in luce e collega tra loro in modo inedito vari elementi: il congegno sofisticato della propaganda e l’antisemitismo, il connubio tra perfezione tecnologica e un «sistema folle», l’individuazione di un capro espiatorio e l’odio ostentato verso gli intellettuali di sinistra e la cultura in generale, la tendenza del capitale alla concentrazione e la paura diffusa di perdere il proprio status sociale. Oggi lo «spettro» a cui la conferenza è dedicata non solo non si è dissolto, ma assume nuove e inquietanti sembianze. Diventa dunque ancora più importante prendere coscienza dei meccanismi dell’agitazione fascista e dei fondamenti psicologici e sociali su cui poggia. Nella consapevolezza che «se si vogliono affrontare sul serio queste cose, bisogna richiamare in modo perentorio gli interessi di coloro ai quali la propaganda si rivolge. Ciò vale soprattutto per i giovani che devono essere messi in guardia»
La postfazione dello storico Volker Veiss contestualizza il testo e lo inquadra in una prospettiva attuale.
  (tratto dal libro)

Dopo aver letto "Che cos'é un intellettuale",  un libro di Maldonado  che non ho ancora recensito, mi è parso quasi naturale proseguire la serie di testi dedicati alla politica, alla cultura, ed in fondo ai mali che albergano nel fondo della nostra società.
Mi capita così tra le mani questo testo, trascrizione di un intervento di Theodor Adorno datato 1967... un tempo lunghissimo? Io non credo, così come non lo crede Volker Veiss che firma la postfazione e riallaccia i fili di quel dialogo.
Bisogna leggere lentamente, sbocconcellare, ritornare sui singoli passaggi. Cogliere l'essenza del discorso di Adorno. Solo così è possibile afferrare i punti chiave di un discorso che cinquant'anni dopo appare attuale.
Leggiamo insieme alcuni passaggi: "Penso in primis alla tendenza del capitale alla concentrazione, dominante oggi come allora, della quale non si può affatto dubitare, per quanto la statistica, con tutti i suoi artifici, tenti di farla scomparire dalla faccia della Terra. Questa tendenza alla concentrazione significa, d'altro canto, oggi come allora, che resta sempre possibile il declassamento di strati sociali che dal punto di vista della loro coscienza di classe soggettiva risultano del tutto borghesi, i quali intendono mantenere i loro privilegi e il loro status sociale e, ove possibile rafforzarli. Questi gruppi hanno sempre la tendenza ad odiare il socialismo o ciò che loro chiamano socialismo, ossia danno la colpa del loro declassamento potenziale non agli apparati che lo producono, ma a coloro che si sono contrapposti in chiave critica al sistema nel quale avevano potuto godere di quello status…" illuminante vero?
E che dire dei fascismi? "Si sente spesso avanzare la tesi che in ogni democrazia ci sia un nucleo di incorreggibili o folli, la cosiddetta lunatic fringe come viene chiamata in America. E qui si cela qualcosa di consolatorio in senso quietistico e borghese, se tale lo si vuole considerare. Io credo che si possa rispondere soltanto: é certo che nel mondo, in ciascuna delle cosiddette democrazie, è possibile osservare con intensità variabili qualcosa di simile, ma solo in quanto espressione del fatto che, fino ad oggi, da nessuna parte la democrazia si è concretizzata in modo effettivo e completo dal punto di vista del contenuto economico-sociale, ma è rimasta sul piano formale. E, in questo senso, i movimenti fascisti potrebbero essere indicati come le piaghe, le cicatrici di una democrazia che non è ancora pienamente all'altezza del proprio concetto.
Ma quali sono i contenuti ideologici di certi movimenti di destra? "Ciò che caratterizza questi movimenti é, viceversa, una straordinaria perfezione dei mezzi, innanzitutto quelli propagandistici in senso lato, combinati con una certa cecità, addirittura un'astrusità degli scopi che vengono perseguiti".
Ed è a pagina 36 che troviamo un richiamo all'avversione per gli intellettuali (che descriverò meglio nel testo di Maldonado) definiti "Luftmenschen" persone prive di reddito, poco pratica ed estranea alle questioni materiali…. uomini con la testa tra le nuvole. Chi non trova posto nella divisione del lavoro, chi non è vincolato dalla propria professione a una posizione determinata e con essa a idee ben precise, chi, quindi, ha conservato la libertà di spirito, per questa ideologia è una sorta di farabutto che va sottoposto al più duro trattamento.
E ancora: "Si continua a ripetere che questi movimenti promettono a tutti qualcosa: é vero e rientra tra le prerogative dell'assenza di teoria. La stessa che - a pagina 48 - fa dire: "C'é un altro stratagemma del quale vorrei occuparmi, perché non è solo un trucco, e di frequente si presenza con una certa gravità. Si esprime nell'affermazione: "Bisognerà pur avere un'idea" A significare che un'idea non deve esserci perché é vera, né per il suo contenuto oggettivo, ma solo per la ragione pragmatica che non si dovrebbe poter vivere senza idee e che sarebbe un bene avere delle idee. Adorno lo chiama "Idealismo Volgare".
Si parla poi di risentimento, a pagina 74: "Come sempre, per la costruzione del risentimento risulta centrale la questione di quanto controllo si crede di avere sulla propria vita. Nonostante il richiamo alla sovranità abbia sempre avuto qualcosa di finzionale nel complesso sistema di riferimenti della modernità, appellarsi ad essa può diventare anche oggi una delle parole d'ordine principali di coloro che da destra si oppongono all'Europa"..... "Sapere che si potrebbe essere qualcosa di più, ma non lo si è, continua a spingere gli esseri umani ad atti di narcisismo collettivo"...
Ed infine, illuminante la tesi dell'intero testo, quella che potrebbe smontare i movimenti di Destra: "Spesso chi si sente minacciato dal declassamento dà la colpa alla miseria, non agli apparati che la producono, ma a coloro che si sono contrapposti in chiave critica al sistema nel quale avevano potuto godere di quello status".
 

giovedì 23 gennaio 2020

JoJo Rabbit


Forse, e dico forse, é finalmente ora di prendere sonoramente per il culo Adolf Hitler, il Nazismo, senza svendere l'Olocausto e senza far venire meno l'insegnamento di Hannah Arendt, con il suo "La banalità del male"... perché parlare del male assoluto non vuole dire accettarlo… vuol dire dargli una forma per distinguerlo quando si dovesse ripresentare… e così riusciamo a ridere, anche in modo spensierato, di fronte ai tronfi rituali della Gioventù Hitleriana (non molto dissimile da certi nostrani Figli della Lupa) più simili ai Boy scout che a dei veri piccoli guerrieri… alla ricerca del nemico, che deve per forza essere demonizzato, essendo in tutto e per tutto simile a noi.. con un amico immaginario (Adolf Hitler in persona, grande fantasia di bambino) e la necessità di crescere - in un mondo in guerra - ma con un bagaglio di conoscenze che ogni bambino porta con sé e che deve mediare con l'interazione… divengono così ridicoli i nazisti che vogliono creare dei piccoli soldati e la Gestapo che cerca il traditore… sulla base di regole e leggi assurde e prive di fondamento… Spero che ci siano tanti film come questo, non fosse altro che per rendere spregevole, ridicolo e patetico chi vuole riportare in auge e legittimare certi fascisti da strapazzo anche dalle nostre parti e nel farlo insultare la storia di questa bellissima nazione. Per cui ridiamo di gusto, senza dimenticare la Storia.

domenica 22 settembre 2019

Babij Jar

"Dio sia lodato, é finito questo regime di pezzenti" dice nonno Semerik, che il potere sovietico lo odiava con tutta l'anima, quando i tedeschi occupano Kiev nel settembre del 1941.
"Ora si comincia a vivere" Tolik ha solo dodici anni, ma non gli ci vorrà molto per capire che le speranze del nonno sono vane.
Ben presto Babij Jar, il burrone nei pressi di Kiev, diventerà la tomba della popolazione ebraica, e poi di zingari, attivisti sovietici, di nazionalisti ucraini, dei calciatori della Dinamo che si sono rifiutati di farsi battere dalla squadra delle Forze Armate tedesche, di chiunque abbia rubato del pane.
E mentre da Babij Jar giunge senza tregua il crepitio delle mitragliatrici, mentre gli attentati organizzati dagli agenti della NKVD devastano la via principale e persino la venerata cittadella - monastero, mentre cominciano le deportazioni verso la Germania, Kiev si trasforma in una città di mendicanti a caccia di cibo.
Per Tolik, che aveva conosciuto la terribile fame staliniana, non potrebbe essere più chiaro: tedeschi e sovietici si stanno scontrando "come il martello e l'incudine" e in mezzo ci sono i poveri diavoli - e lui, in preda ad "un mare di disperata angoscia animale".
L'unica via d'uscita è assecondare la furibonda vitalità che lo pervade, ricorrere ad ogni espediente per sopravvivere in barba a tutto, crescere.
Crescere per odiare chi trasforma il mondo in una prigione, in un "frantoio per pietre", per denunciare violenze e menzogne.
Anche le ultime, atroci: dopo la liberazione di Kiev, Tolik e sua madre, in quanto "persone vissute sotto l'occupazione", verranno marchiate come "merce di terza scelta" e il massacro di Babij Jar cancellato. (tratto dal libro).

 
Riprende molti dei temi tracciati da Vasilij Grossman in "Vita e Destino", questo bellissimo testo.
La Stalingrado, qui la Kiev Ucraina… gli attori? Gli stessi: ebrei, russi, nazisti, gente dell'est e dell'ovest.. ed in mezzo una terribile guerra. Laggiù un teatro di guerra, qui le retrovie, non meno feroci, non meno spietate e mortali…
La differenza però c'é e si legge… quando tutte le cose terribile che accadono, viste da un ragazzino di dodici anni, vengono trasformate e a tratti ci fanno sorridere, a dimostrazione che anche nello strazio più assoluto, la vita prosegue, come un erbaccia infestante… non vuole cedere il passo. Sono andato (virtualmente a Kiev) ed ho trovato il sito e, per fortuna un monumento a ricordo della terribile tragedia. Testo da leggere assolutamente.
 
 

venerdì 21 giugno 2019

Blackkklansman

Che fare, quando voglio parlare di razzismo, se non voglio cadere nell'ovvio?
Se voglio cioè evitare che ci siano i buoni ed i cattivi… una linea di demarcazione chiara, evidente, che non lascia spazio ai dubbi, ad alcun dubbio. Qui i cattivi, quelli con il cappuccio, la croce, la polizia dalla loro parte. La i buoni, quelli che le prendono, subiscono, pregano e piangono, vanno in chiesa ed ascoltano MLK e le sue bellissime prediche… "I have a dream!".
Semplice, si dà mano libera a quella bestia feroce che si chiama Spike Lee, ed eccovi serviti.
Così avremo i razzisti, duri si, ma anche tanto tanto bacucchi. Che affidano la posa della bomba alla moglie grassoccia ed incapace di uno di loro, con il risultato (spoiler) di saltare in aria… che reclutano al telefono, e fanno la tessera del KKK ad un nero, che si commuovono di fronte ad un film imbecille come "Nascita di una nazione"...
Oppure no…
La presa in giro però lascia in bocca qualcosa di amaro, qualcosa di storto… ma è davvero così? Oppure la miscela idiozia, razzismo, cattiveria, è inalienabile, non scindibile… con il risultato finale che, dobbiamo accettare che il razzista sia un povero cretino?
Aspettando di risolvere l'arcano, godiamoci questo film. Si ride, si pensa, si ride ancora… Originale!

venerdì 28 dicembre 2018

Amos Oz

E venne il tempo di lasciarci anche per Amos Oz, poeta e scrittore scomodo. Fautore della soluzione dei "Due Stati", per risolvere il conflitto arabo - israeliano.
Di lui ho letto e recensito "Una pantera in cantina", "La vita fa rima con la morte", "Giuda". Tutti libri molto belli, molto personali, che giravano, si arrovellavano intorno al vero grosso problema di Israele, quello del suo popolo: essere migliori degli altri, di quelli che accusiamo. Trovare un posto nel Mondo per merito e non per discendenza (più o meno divina, più o meno eletta).
Spiace che ci lasci, in una Israele che, non lo ha ascoltato abbastanza, non l'ha voluto seguire e continua a non vedere la pace dove lui l'aveva indicata.
 
 

domenica 25 novembre 2018

La notte delle stelle cadenti

"Berlino, 9 luglio del 1944.
Il tenente colonnello Martin Bora, ex agente dell'Abwehr, il servizio segreto della Wehrmacht, è in arrivo dal fronte italiano. Ha ottenuto una licenza - con sua sorpresa considerato lo sforzo bellico - per partecipare ai funerali dello zio, un illustre chimico in rotta con il regime nazista.
Voci indiscrete sul suicidio dello zio, strenuo oppositore del progetto medico nazista "vite inutili", lo insospettiscono.
E intorno, incontri che sembrano provocazioni gli fanno percepire qualcosa di strano nell'atmosfera.
Di tutti gli appuntamenti, il più preoccupante è quello a cui non si può sottrarre: con Arthur Nebe, il capo della Kripo, la polizia criminale.
Da lui riceve un incarico speciale: indagare sull'omicidio del Mago di Weimar, Walter Niemeyer, alias Sami Mandelbaum ebreo galiziano, alias Magnus Magnusson astrologo scandinavo, il veggente dell'alta società.
Una sola domanda Martin non può fare: perché proprio io, perché non si assegna il caso ad un funzionario della polizia criminale?
Poco tempo dopo un evento completerà lo scenario: il 20 luglio '44, l'attentato di Von Stauffenberg cui Hitler sfuggì per puro caso.
L'originalità della serie di Martin Bora, alfiere di principi oramai inattuali che rappresenta idealmente lo scontro tra la tradizione d'onore dell'ufficiale tedesco e l'obbedienza al nazismo, è data dalla capacità dell'autrice di immergere il mistero del delitto nel complotto della grande Storia, con una ricostruzione sapiente e drammatica". (tratto dal libro).
 
 
Sono alle prese con il tenente colonnello Martin Bora, di lui, Ben Pastor ha già pubblicato diversi testi, che riprendono il protagonista in momenti topici del secondo conflitto mondiale.
Non conoscendone i contenuti, ho dovuto lavorare di immaginazione e accettare, come nei film, che il nostro Martin abbia un passato a me ignoto.
La trama, che si dipana per oltre 540 pagine, mi appare si interessante, ma alquanto moscia. E certo non aiuta l'idea del romanzo storico: collocando l'episodio nel momento del fallito putsch di Von Stauffenberg nei confronti di Hitler, si cerca di dare un filo conduttore della trama… un'indagine in cui nulla appare per come è (e quando mai lo è).
Da alcuni anni oramai, compro pochissimi libri, rivolgendomi all'ottima rete bibliotecaria… a volte però mi concedo qualche piccolo strappo, sperando di incappare in capolavori che poi conserverò nel tempo… puntualmente, questo mio desiderata, non viene mai soddisfatto. Bah.

sabato 10 novembre 2018

Questo è Kafka?

"Nel corso del lavoro per la sua monumentale biografia di Kafka, Reiner Stach ha isolato novantanove "reperti" che corrispondono ad altrettanti momenti ed episodi, testimoniati dallo scrittore stesso o da suoi amici e contemporanei.
Tale mosaico ci mostra un Kafka poco conosciuto: frequentatore di casinò e bordelli, o di un collezionista di foto osé, o in ufficio in preda al fou rire di fronte al sussiegoso superiore, o fra gli appassionati di nuoto e d'aeroplani, o seduto in giostra in mezzo a ragazzine vocianti, ma anche abile falsificatore della firma altrui - si tratti di Thomas Mann o di una sedicenne vagheggiata a Weimar…
Fra le sorprese che ci riserva il libro, vi è la prima "lettera al padre", rivolta ancora ai "cari genitori", e la piantina dell'appartamento in cui Gregor Samsa si risveglia trasformato in un insetto.
Se esilarante è la pubblica lettura della Colonia Penale in una galleria di Monaco, dove gli astanti cadono in deliquio o fuggono, incapaci di reggere quell'odore di sangue, mentre Kafka prosegue imperterrito, commovente è la storia delle lettere che lo scrittore attribuisce a una bambola persa in un parco di Berlino, per consolare una bambina in lacrime. Lettere perdute per sempre.
Conservato è invece l'appello a Kafka di un infelice messo alle strette dalla cugina che non comprende il senso della Metamorfosi". (tratto dal libro).
 
Se non ci fosse stata la tempesta nazista, quanto sarebbe stata diversa la nostra cultura? Quanto innovativa e incredibilmente attuale quella mittel-europea? Me lo chiedo, leggendo questo bellissimo testo, che ci presenta 99 momenti della vita di Kafka, rendendocelo più umano e al tempo stesso ancor più - semmai ce ne fosse stato bisogno - moderno, attuale, capace di guizzi di intelligenza e di buon cuore.
Un uomo, capace di descrivere ogni singolo e semplice aspetto della vita borghese, dandole una luce ed una veste poetica… perché sono gli occhi che vedono ma è il cuore che descrive.
Prendiamo il reperto a pagina 213.
Per consolare una bambina che aveva perso la bambola nel parco di Steglitz a Berlino, Kafka le scrive delle lettere a nome della bambola stessa, riuscendo così, mediante la verità della finzione. Per tre settimane la recita andò avanti giornalmente sino a che giunse il momento di trovare un finale autentico.
Le scrisse quindi che la bambola si sposava e non si sarebbero più potute sentire per i suoi numerosi impegni… Kafka aveva risolto il piccolo dramma di una bambina attraverso l'arte, il mezzo più efficace a sua disposizione per poter dare ordine al mondo.
O il repertorio a pagina 231
Kafka e Brod perdono tutti i loro soldi al gioco…
"Puntiamo alternandoci, sempre sul dispari… alla fine perdiamo entrambi, eppure abbiamo la costante sensazione che un gioco simile debba durare in eterno… E' il nostro errore. Il denaro se ne va come su di un piano lievemente inclinato, o come l'acqua che si fa defluire dalla vasca da bagno e scorre via con tanta lentezza da sembrare sempre lì. A tratti lo scarico persino si ostruisce… ma alla fine tutto è scomparso".... che dire? poesia.
 

Elegia americana - il libro