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martedì 4 gennaio 2022

Joker


E' politica degli ultimi anni, quella di dare una forma, un volto ed una storia ai "cattivi" di turno.
Antagonisti e facce speculari dei supereroi buoni, i cattivi svolgono un ruolo fondamentale, quello di voler portare il caos, il disordine, l'anarchia o un nuovo ordine... Il cattivo di turno, il Joker, cerca il riscatto ad un'infanzia di dolore, abbandono, abusi e cosa brutte brutte brutte...
Assistiamo così, in questo crudo ma bellissimo film, alla genesi di Joker, l'uomo che, desideroso di far ridere il prossimo, si accorge che la società non solo lo rifiuta, ma se deve ridere, lo fa a spese sue, del suo desiderio... finiamo quasi (dico quasi) per immedesimarci nella sua metamorfosi... e anche se non ne apprezziamo il finale, dobbiamo parteggiare per questo povero personaggio, che diviene lupo tra i lupi... Batman, che a causa della morte dei genitori, diventerà il paladino dei poveretti, in fondo è l'altra faccia di una stessa medaglia... quella di un mondo che vivrebbe benissimo senza entrambi... meditate gente, meditate...

 

venerdì 3 maggio 2019

Codice Criminale

Michael Fassbender e Brendan Gleeson ci raccontano una vicenda irish ed al tempo stesso fatta del nostro quotidiano.
Pare infatti di vederli, mutati mutandis nei sobborghi di una della nostre grandi città, tra spazzatura e auto taroccate, i nostri Rom, Zingari o come preferite chiamarli.
Qui, a fare da contorno, è la campagna inglese… verde e piena di pecore, ma pur sempre luogo di scontro tra guardie e ladri e tra padri e figli.
Non importa se questi ultimi siano delinquenti, che vivano di furti, che la polizia li tenga d'occhio di continuo… quel che appare è il desiderio di libertà, una vita diversa, la voglia di dare qualcosa di meglio ai propri figli e per i figli di fare meglio dei padri.
Conosciamo così i Pavee, i Thinkers, popolo nomade di origine irlandese che si muove in UK, Irlanda e USA.
Anche loro con regole e codici, anche loro discriminati ma fieri del loro stare ai margini, fuori dalle regole e contro il sistema, da cui fuggono senza sottrarsi a furti e imbrogli… una sorta di guerra sottotraccia.
Se ci aspettiamo una morale, questo film proprio non ce l'ha.
Piuttosto vuole mostrarci un popolo, una famiglia, delle dinamiche perdenti ma forti nella coesione che li lega rispetto al mondo esterno, visto con timore e odio, ma al tempo stesso quasi desiderato almeno da Chad (un bravissimo Fassbender) e in questo soggiogato da Colby (un incredibile Gleeson).
Un buon film, anche se a tratti privo di mordente.
 
 

sabato 7 luglio 2018

Hell or High Water

 
Ancora un film che parla di disperazione, di grandi panorami, di piccoli uomini, di debolezze e  riscatti, dopo "I segreti di Wind River" ...... Non è l'America sfavillante delle grandi città, non è quella del benessere e della ricchezza... è la provincia, la miseria, la difficoltà a uscire da quella "feroce malattia" come la chiama il protagonista che è la povertà.
E allora vale tutto. La rapina in banca, a spese di chi ti ha derubato, gli inseguimenti, il denaro cambiato al casinò, il debito ripagato per dare un futuro ai figli.
Ci si può affezionare a chi delinque? Oppure a chi li insegue?
E perché non ad entrambi. Ognuno gioca un ruolo con le carte che gli sono state date. Un gioco truccato dagli altri, in modo inappellabile, in cui guardie e ladri devono fare il loro mestiere ben sapendo che le ingiustizie sono ben altre ed intoccabili...
Percorrendo scenari da sogno, ma privi di possibilità di riscatto, ove la poesia è smorzata dalla disperazione, ove nulla pare poter cambiare, il gioco delle guardie e ladri avviene senza esclusione di colpi, sino al gran finale.... Ove ognuno accetta di scoprire le carte, senza andare oltre, ben sapendo che non avrebbe alcun senso. Godendo della verità in quanto tale e lasciando la giustizia a qualcun altro.


sabato 20 gennaio 2018

L'ora più buia

Quando smonti un mito e cerchi di renderlo un mortale, puoi correre qualche rischio. Uno tra tutti, quello di renderlo troppo umano, quasi non credibile... L'azione diverrà così, quasi un dileggio, qualcosa di ingiusto... Appare allora necessaria, una giusta mediazione, o l'adeguata preparazione del terreno.. quello che, gli storici chiamano "attualizzazione" degli eventi.
Non fa eccezione il Winston Churchill di Gary Oldman, chiamati, il primo nel 1940 a fronteggiare i nazisti e il secondo nel 2017 a non smontare un mostro sacro...
Entrambi fanno bene. Il primo appunto, per chi conosce la Storia, non piegandosi agli eventi e riuscendo a sostenere una nazione (o meglio i suoi capi) disperata; il secondo, viceversa, dimostrando la capacità di umanizzare un personaggio che, nell'immaginario appunto, appariva intoccabile.
Ne emerge un bellissimo film, a tratti commovente, che parte lento - siamo lontani dal fronte e dalle azioni militari di Dunkirk - che tuttavia incombe - ci fa conoscere lo stato d'animo di un Nazione che vede crollare il fronte francese e che - come tutte le nazioni democratiche - non vuole la guerra, ma si rende conto che non vi si può sottrarre.
Gary Oldman sovrasta, con la sua stazza, i suoi borbottii, il suo bere smodato, i suoi dubbi e a tratti autentico panico, la scena... relegando a comprimari e nemici, poco o quasi nullo spazio.
D'altronde, non è solo quel che appare a dover preoccupare il nostro politico... i bollettini di guerra, l'umore generale, i soldati intrappolati, qualche nemico tra i suoi colleghi di partito, il Re che diffida...
Umanizzare un icona, dicevo all'inizio, può rivelare molte sorprese... Gary Oldman, il suo panciotto, il suo sigaro, il cappello... insomma è a dir poco fantastico nel regalarci questa interpretazione, ed a tratti commuove - quando ad esempio incontra i cittadini in metropolitana - o ci fa morir dal ridere, quando chiuso in bagno, gli dicono che deve rispondere ad un altro politico e lui dichiara "Sono sigillato in gabinetto! Penso di potermi occupare solo di una cacca per volta!"  Grande!

martedì 26 settembre 2017

La Fratellanza

 
 
Ric Roman Waugh firma questo film, autentica discesa negli inferi del classico cittadino che, per un errore stradale, viene condannato per omicidio e rinchiuso in carcere... Per sopravvivere decide di usare le maniere forti e tra mille peripezie diviene capo indiscusso delle bande che controllano il penitenziario... ma certe strade non sono lastricate di buoni propositi...
Senza voler fare la morale a nessuno, Waugh ci insegna che esistono regole anche tra i banditi, ed anzi sono proprio le regole, il rispetto della parola, la "normalità" che tengono in vita e danno garanzia di stabilità a chi, di fatto, ha perso tutto...
Storia non priva di una certa logica, finisce per farci amare il protagonista (un bravissimo Nickolaj Coster - Waldau) nei panni di Jacob "Money" Harlon, costretto suo malgrado a fare i conti con la realtà del carcere e con le sue contro regole che, se rispettate permettono di sopravvivere ed anzi di far carriera.. ci riuscirà benissimo ma dovrà salvare la sua famiglia da sé stesso e dal prossimo...
Notevole anche il ruolo di Jon Bernthal (già incontrato nelle prime due stagioni di The walking dead e i molti altri film) cocainomane, nazista e spia dei poliziotti... ben presto destinato a perire... Ottimo film...


 
 

domenica 3 settembre 2017

Macbeth

 
Che dire di Macbeth e del teatro di Shakespeare in generale? Che dire di un dramma che da 400 anni sa toccare così profondamente l'animo umano? Ammetto di essere stato da tempo attirato ed attratto da questo racconto e dal teatro più in generale... forse ci voleva proprio la recente trasposizione cinematografica per rendermi possibile l'approccio graduale... e così é stato.
Prima il film, poi il libro, ed infine la pièce teatrale con l'interpretazione di Nicol Williamson, Jane Lapotaire e Tony Doyle.
 
Ma andiamo con ordine:
 
il film: l'adattamento cinematografico (quasi) nulla toglie al racconto, anche se, qualche frase in più, qualche scena in più non sarebbero apparse fuori luogo. Nel complesso fantastico. A qualcuno potrà non piacere, ma Fassbender riesce davvero a cogliere la tragicità interiore del personaggio Macbeth e donargli quello spessore necessario a renderlo attuale.

 
 
il libro: in italiano, con testo inglese a fronte, un ottima traduzione ed un corredo biografico e note a corredo veramente ben fatte... in alcuni casi le note mi hanno aperto la visione di un mondo e di un modo di pensare che non conoscevo. (la foto l'ho scattata a Milano, in piazza Gae Aulenti).
 
 
il teatro: recitato certamente molto bene. Ma questo è uno strano teatro (almeno per me) ove, si aggiungono fondali e nebbie tali da renderlo simile ad un film... certo non vi è l'azione del cinematografo, la staticità del teatro è (quasi) assicurata... eppure rimango stupito... forse sono io che, digiuno al riguardo, mi ero fatto del teatro un'idea diversa. 
 
L'opera: Chi é Macbeth? Perché ci narra da lontano, una vicenda così vicina a noi, ai nostri canoni, alle nostre paure e limiti? Chi è questo eroe negativo? Ma è poi davvero così negativo? Oppure è solo imbrogliato/imbrigliato in eventi più grandi di lui? Non è forse qualcuno che, decide di giocare tutte le sue carte, sino all'ultima? sino alla fine? perché oramai non può più fare altro?
E che ruolo ha il fato, le streghe? e quale invece la convinzione, tutta umana, di essere nel giusto, nel dover inseguire il destino ad ogni costo?
L'attualità del Macbeth è certamente legata all'imperscrutabilità del futuro ed al bisogno tutto umano di superare questo ostacolo... quello di darsi certezze e quello di cogliere ogni possibile indizio positivo a cui aggrapparsi per dare sicurezza e sviluppo al nostro ego abbandonando le nostre paure.
Perché parlo di eroe? Semplicemente perché Macbeth nella sua ferocia, nel suo abbattere ogni ostacolo per raggiungere quanto gli è stato promesso, pone sé stesso, la sua stessa incolumità, quale ultimo dei suoi pensieri. E' disposto a tutto, compresa l'autodistruzione, pur di dare ragione alla promessa delle streghe. A differenza dei mediocri che lo circondano, non fugge, non gira in giro aspettando gli eventi, non si sottrae quando tutto gli è contro. Combatte sino alla fine. Muore, è vero! ma muore Re (ed in questo la predizione gli è stata onesta), muore combattendo (quale morte migliore), non fugge come tanti altri avrebbero fatto, vista la mal parata. E' umano ma anche superumano (come direbbe Nietzsche)... una bella gatta da pelare su cui riflettere. Perché Macbeth è attuale? Perché è umano e oltre, criminale e oltre, impuro e puro. Quanti di noi lo sono? Quanti saprebbero essere come lui? Grande ed attuale Shakespeare, senza alcun dubbio.
 

domenica 25 giugno 2017

ACAB

ACAB: All cops are bastard. Questa la sigla che ritroviamo sul collo di uno dei coatti che si aggirano per le periferie romane, disperato fondale ove i nostri celerini dispensano bastonate a destra e manca, forse per rendere meno dura la loro vita di sottopagati servi dello Stato
Abituati ai poliziotti delle innumerevoli serie televisive, quello che ci appare non sarà di facile digestione... divisi tra chi li odia, perché troppo crudeli (magistrati, cittadini, delinquenti) e chi li odia perché li ritiene incapaci e non in grado di fare la differenza (cittadini, gruppi estremisti, loro stessi)... si vedono costretti a fare prima di tutto i conti con sé stessi e, non riuscendoci, portare non a casa il lavoro ma la casa al lavoro... picchiando chi ricorda loro gli errori commessi, i soprusi subiti... facendo della violenza l'unica moneta che tutti intuiscono e in fondo tutti rispettano.
In una società sempre meno comprensibile, dove non si sa più chi è colpevole, e dove gli innocenti sono introvabili, dovranno sopravvivere, tenendo presente una sola regola: si sopravvive tutti insieme e senza lasciare indietro nessuno.
Ottima storia italiana, regia all'altezza della situazione.

giovedì 15 giugno 2017

Suburra

Se penso che, le cronache giudiziarie degli ultimi anni hanno superato la fantasia più sfrenata, questo film appare quasi divertente... sottotono... mieloso...
Come dubitare quindi del racconto, tenuto conto che, Roma per sua natura è un ginepraio, un covo di serpi, ove il potere mostra la sua peggiore faccia (quando la mostra), ove i soldi sono tutto, ove vi è una guerra, senza esclusione di colpi, per impossessarsi di tutto (denaro, favori inconfessabili, territorio, persone) e trascinare così una vita indegna di essere vissuta o anche solo narrata ma molto, molto redditizia.
Suburra è un buon film. Lo è perché quel che vi accade è vero; Lo è perché, come dicevo prima, probabilmente non supera nemmeno la realtà, ma almeno ci fa capire, meglio di tante indagini, cosa accade nella nostra piccola Italia.
Siamo nel 2011 e stanno per avvenire due eventi: uno storico (l'abbandono del Papa) e l'altro altrettanto miracoloso (l'abbandono di Berlusconi)... ma soprattutto, nel sottobosco romano, è in atto una guerra per garantirsi i proventi derivanti dalla realizzazione di un progetto che riguarda il lungo mare di Ostia.
Mafia, criminali comuni, politici, Escort, Chiesa, mezze tacche.. tutti dentro in questo incredibile minestrone.. dove tutti vogliono guadagnare ma in cui tutti finiscono per perderci qualcosa.
Come ha ben scritto Paolo Casella su MYmovies, è una torma di personaggi privi del padre, privi di figure paterne... persone che cercano di sopravvivere al loro passato alzando l'asticella del rischio...
Non è un caso che l'unico personaggio che emerge, Claudio Amendola, diviene il padre di tutti e da tutti rispettato (é il Samurai, boss della malavita), e se messo a confronto con l'Onorevole Filippo Malgradi  (un altrettanto bravissimo Favino), nel ruolo del parlamentare, corrotto, debole, pronto a prostituirsi per il potere e non solo, ci rendiamo conto che (e forse non solo nel film) forse valgono di più le regole criminali di quelle degli uomini dello "Stato".
La fatalità, l'ingordigia, il volere troppo e la mancanza di capacità nel dialogare porterà tutti alla rovina (chiamata Apocalisse e scandita giorno per giorno)...
Forse didascalico in certe descrizioni, comunque regala due ore di buon cinema.

sabato 10 dicembre 2016

The Road

 

Mi dicevo "eppure quel pischello mi ricorda qualcuno... ma chi?" e pensa che ti ripensa e cerca che ti ricerca... per fortuna, l'onnipresente internet mi viene in soccorso e scopro che Kodi Smith-Mcphee è quello di Slow West e dell'alba del pianeta delle scimmie e poi? Irriconoscibile.... trovo anche che il vecchio... una delle persone incontrate nel peregrinare dei nostri due, è niente popò di meno che Robert Duvall !!! Udite Udite... Ed infine Viggo Mortensen, in questa interpretazione è al suo meglio... estremamente commovente.
Tratto da "La Strada", il libro di Cormac Mc-Carthy, questo film unisce un'ambiente allucinante all'odissea di una coppia di sopravvissuti (padre e figlio) in cerca di un domani migliore...
Lui il padre, ha un solo obbiettivo: salvaguardare il figlio dalle cose brutte del mondo, siano esse dell'ambiente o a causa di altri uomini e dargli un futuro altrove... il figlio, vive questo viaggio come un'iniziazione, ove scoprire sé stesso e cosa essere in questo mondo... ed è in fondo ciò che tutti noi siamo chiamati a fare.
E' così che, mentre il padre diviene sempre più cinico e violento (per le sue buone ragioni) il figlio cerca di mantenere un barlume di bontà e speranza... sino a condizionare entrambi...
Non vi svelo il finale... ma commuove.


mercoledì 13 luglio 2016

Money Monster - L'altra faccia del denaro

E' terribilmente cinica questa prima prova cinematografica, che vede Jodie Foster nel ruolo di regista.
E lo è perché, quello che ci viene raccontato è il ritratto vero, con qualche momento di evasione beninteso, dell'America odierna e non solo di quella.
Denaro che va e viene, come in un gioco. Ma in grado di divorare capitali, vite, sogni, speranze.
Il tutto senza che ci sia (o forse no) un colpevole, un qualcuno che semplicemente chieda scusa.
E' questo, quello che vorrebbe Kyle Budwell, un piccolo investitore che ha perso tutto e per avere le sue risposte (e le relative scuse) prende in ostaggio in diretta, il conduttore televisivo Lee Gates (George Clooney), pagliaccio mediatico che si occupa di indorare un mondo incomprensibile come un imbonitore del Far West cercava di vendere olio di serpente per far ricrescere capelli...
Ora, davanti a milioni di telespettatori, la vicenda diventa reale, qualcuno deve metterci la faccia e la realtà si scoprirà per essere ben diversa dalle fandonie raccontate da Lee.
Nessuno sa spiegare il perché, nessuno conosce il funzionamento dell'algoritmo, nessuno sa dove vada il denaro... Un sistema criminale basato sul nulla e presentato da un intrattenitore televisivo che per sua stessa ammissione non fa giornalismo, fa intrattenimento.
Finirà molto male, ma la cosa peggiore è che, un istante dopo il tragico epilogo, ognuno riprenderà le proprie occupazioni e il colpo alla pallina del calciobalilla che uno dei telespettatori lancia è il segno che fa riprendere la vita di tutti i giorni...
Istruttivo.

Elegia americana - il libro