La caccia che viene narrata da Rigoni Stern in questi quattordici racconti non è un hobby o uno sport, è una passione. È una lotta contro se stessi, contro la fame, la stanchezza, il sonno, il freddo, sapendo che bisogna essere giusti al momento giusto, perché alla base c’è un rapporto non tanto con l’animale, quanto con il selvatico, la preda.
giovedì 6 maggio 2021
Racconti di caccia
sabato 6 marzo 2021
E li chiamano animali
sabato 21 novembre 2020
Altre Menti
Benché mammiferi e uccelli siano unanimemente considerati le creature più intelligenti, si va imponendo una diversa, sorprendente, evidenza: da un ramo dell'albero della vita assai distante dal nostro è nata una forma di intelligenza superiore, i cefalopodi - ossia calamari, seppie e soprattutto polpi. In cattività i polpi sono in grado di distinguere l'uno dall'altro i loro guardiani, di compiere scorrerie notturne nelle vasche vicine per procurarsi del cibo, di spegnere le luci lanciando getti d'acqua sulle lampadine, di mettere in atto ardite evasioni.
Com'è possibile che una creatura tanto dotata abbia abbia seguito una linea evolutiva così radicalmente lontana dalla nostra? Il fatto è - ci rivela Peter Godfrey Smith, indiscussa autorità in materia e appassionato osservatore sul campo - che i cefalopodi sono un'isola di complessità mentale nel mare degli invertebrati, un esperimento indipendente nella evoluzione di grandi cervelli e comportamenti complessi.
E' probabile, insomma, che il contatto co i polpi sia quanto di più vicino all'incontro con un alieno intelligente ci possa mai capitare. Ma Godfrey- Smith tocca in questo libro un altro punto capitale: nel momento in cui siamo costretti ad attribuire un'attività mentale e una qualche forma di coscienza ad animali ben distanti da noi nell'albero della vita, dobbiamo anche ammettere di non avere certezze su che cosa sia la nostra coscienza di umani. E forse questa via è una delle migliori per arrivare a capirlo.
domenica 27 settembre 2020
L' anello di Re Salomone
martedì 18 settembre 2018
Il pastore di stambecchi
giovedì 13 settembre 2018
La famosa invasione degli orsi in Sicilia
Come non ricordare "la fattoria degli animali" anche se in chiave sicula? Gli orsi, buoni e coraggiosi, altruisti e candidi, opposti agli umani cattivi, arroganti, feroci ed egoisti… Come non parteggiare per i primi? E poi, il cambiamento.. il potere che tutto corrompe. Ma questa è una novella, non un racconto distopico… e quindi gli orsi si accorgono dell'errore e tornano sui loro passi… abbandonano il panciotto, gli sfarzi della reggia, i vizi… e fanno all'inverso il viaggio verso le loro montagne (ancora montagne nei racconti di Buzzati)… ecco cosa avrebbe dovuto leggere il maiale Napoleone!

venerdì 7 settembre 2018
Shark il primo squalo
giovedì 29 marzo 2018
il pastore d'Islanda
martedì 20 marzo 2018
La fattoria degli animali
mercoledì 7 febbraio 2018
Cercatori di specie
domenica 17 settembre 2017
Tabacco di Spagna
venerdì 15 settembre 2017
Mosca Scorpione
domenica 3 settembre 2017
Falena Phragmatobia fuliginosa
venerdì 1 settembre 2017
Falena Tigrata
mercoledì 30 agosto 2017
L'arte della fuga
Così come per i precedenti racconti, la storia di Widforss si dipana tra passato e presente, tra vicende reali ed ipotesi... quasi una ricerca storica, a cui si affiancano note e nozioni, a volte attinenti, a volte così, come se passando in treno, due viaggiatori si scambiassero opinioni e storie, stimolati dal paesaggio...
Scrive l'Editore nella prefazione "Le esperienze artistiche possono essere travolgenti quasi quanto gli amori, pensa Fredrick Sjöberg, quando in una casa d'aste di Stoccolma rimane folgorato dal dipinto di un pino. Spinto dalla sua proverbiale passione per tutto ciò che é insolito, scopre che l'artista é Gunnar Widforss (1879-1934), tanto sconosciuto in Europa, quanto amato in Nord-America, dove è considerato il pittore dei Parchi Nazionali .... Comincia così un'avventura sulle tracce di opere, lettere, e fonti sperdute per ricostruire la vita, la vocazione e l'ossessione di questo inquieto acquarellista: un vagabondo squattrinato alla solitaria ricerca di bellezza, stretto tra il bisogno di creare e l'ansia di riuscire, che dopo aver girato mezzo mondo, pianta la sua tenda nello Yosemite e dedica i suoi giorni a ritrarre i più suggestivi paesaggi d'oltreoceano".
Come si giustifica Sjöberg, ed in questo comincia ad assomigliare al buon Javier Cercas (vedi) ed all'altrettanto bravo Carrère (vedi)? "Sappiamo poco di tutto. E' raro che sappiamo molto di qualcosa, e solo in casi eccezionali ne sappiamo più di tutti gli altri. Di solito si diventa i migliori in un campo estremamente limitato e insignificante, é comunque già qualcosa ed è sorprendentemente facile riuscirci, in particolare se lo paragoniamo alla difficoltà di star dietro a tutto il resto, alle cose di cui sappiamo un po' ma non troppo. Alla fine ci ritroviamo li con le nostre mezze conoscenze a domandarci a cosa serve tutto questo"...
Insomma: anche se gli spunti sono ottimi, la storia narrata interessante, le divagazioni divertenti ed istruttive, questo libro non decolla... il volersi giustificare a tutti i costi dopo un poco rompe... e a poco serve sentirsi raccontare la storia di Edward Beale e i cammelli importati in America per combattere gli indiani o la nascita della Wilderness, il Fletcherismo, cioè il dimagrire masticando molto ma molto lentamente... o la storia del magnate del Chewing-gum... mi spiace, di storie così ne troviamo a bizzeffe...
DUE Sjöberg è alla sua terza prova... dopo "l'arte di collezionare mosche" e "il re dell'uvetta" eccoci alle prese con "L'arte della fuga".... cominciamo subito con il dire che mentre il primo libro era una biografia mascherata da testo scientifico (e comunque un ottimo ed istruttivo testo), il secondo era una biografia di un'anima inquieta e quest'ultimo lo è altrettanto... ma mentre nel secondo episodio la storia filava via liscia, questo non va... troppi dubbi, troppi rimandi... l'idea dello scrivere di Sjöberg è stata da lui più volte esplicitata: "costruire un'impalcatura su cui far salire i rami della storia principale"... un'arte che altri hanno sperimentato... uno per tutti "Bill Bryson" che con le sue storie di quasi tutto è capace di raccontare il mondo descrivendo la cucina di casa... idea in sé magari non originale ma che, se si è capaci - non sapendo tutto di qualcosa, ma poco di tutto - possono nascere piccoli capolavori... riassunto: partire dal personaggio, di solito un errabondo spiantato, vedere il mondo con i suoi occhi, ricamarci una bella storiella, con parenti, amici, liti ed amori.. ed in tutto questo raccontare il mondo di allora e quello di oggi... ottimo metodo... se si è capaci... pastrocchio se si perde il filo.
TRE il caso ha voluto che l'inserto culturale de "La Repubblica" di questa settimana si occupasse di libri dedicati alla natura (si veda il recente successo de "Le otto montagne" di Paolo Cognetti, vincitore dello Strega) ed in particolare ospitasse un articolo di Sjöberg, il quale, come già nei suoi libri, non condivide le attuali tesi catastrofiste legate all'ambiente e deride i lettori accusandoli di inseguire le mode... e così se ne esce con un "Ditemi perché leggete i miei libri"... Caro amico, se vuoi te lo spiego, e poi ti dico anche (vedi sopra) perché non li leggeremo più.
L'interesse per la lettura legata all'ambiente è altalenante, questo è vero. E forse se c'é un interesse in questo periodo è forse perché siamo bombardati da cattive notizie e preoccupati per come sta andando il nostro pianeta... o forse no? Resta il fatto, questo è certo, che la natura ci affascina e, oltre ai documentari in TV, il libro è un modo per avvicinarsi senza correre rischi... Il vivere nell'ambiente urbano, dentro a cose da noi costruite (case, macchine, uffici...) ci pone al riparo da tanti problemi ma ci allontana irrimediabilmente dalla natura e ne sentiamo la mancanza... forse in modo inconscio.. al punto di doverne leggere, di doverla riconoscere, di volerla poi vivere... senza capirla.






















