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giovedì 6 maggio 2021

Racconti di caccia

 La caccia che viene narrata da Rigoni Stern in questi quattordici racconti non è un hobby o uno sport, è una passione. È una lotta contro se stessi, contro la fame, la stanchezza, il sonno, il freddo, sapendo che bisogna essere giusti al momento giusto, perché alla base c’è un rapporto non tanto con l’animale, quanto con il selvatico, la preda.

Eppure queste storie, attraverso un linguaggio lirico e allo stesso tempo semplice, non ci parlano solo di uomini in attesa e animali braccati, ma anche di silenzi piú importanti delle parole, di verità che scottano come il fuoco, di valori incontestabili e solenni. Sono storie a volte commoventi a volte un po’ barbare, ma la violenza non è mai gratuita, è inesorabilmente regolata dai meccanismi della natura.
Perché il male, sembra ricordarci Rigoni Stern, è solo dell’uomo, quando dimentica o disprezza o distrugge gli equilibri della montagna e del bosco.

«Seduto su un sasso fumi una sigaretta e accarezzi il cane; con le dita frughi nella cartuccera: levi e riponi le cartucce; le soppesi. Non viene mai il giorno! Ecco: vedi già il mirino in cima alle canne; vedi le piante, il sottobosco. Sì, eccolo il codirosso e ora anche il merlo. Ti alzi, sciogli il cane e vai».


Un libro che parla di spazi vuoti, spazi dell'anima, spazi della lotta con il selvatico… certo in questo favorito dall'arma, dal cane (altro elemento fondamentale nella narrazione), dall'istinto, dalla conoscenza dell'avversario...
Questa non è la caccia per come la potrebbe legittimamente intendere un ambientalista che volesse dettarne l'inutilità, la dannosità... quello che si rappresenta è un mondo in cui si prende e si dà, sapendo cogliere il giusto, rispettando le date, le tradizioni, le fasi della riproduzione, i limiti numerici... cosa ben diversa da certi modi più recenti... 

Quindi, non dobbiamo approcciarci con pregiudizio a questa raccolta di racconti. Dobbiamo invece, anche non condividendone tutto, accettare che c'è stato un tempo in cui il bosco nutriva l'uomo e l'uomo lo ricambiava con il lavoro. Forse oggi diventa difficile comprenderlo, ma certe azioni di allora, avevano un significato, anche mistico e religioso, e certamente maggiore del disinteresse odierno..

"No, non sogno carnieri abbondanti, ma un andare lento nel bosco d'autunno con lui che sarà il mio ultimo cane da caccia, che ancora una volta mi porterà una beccaccia che rinchiuderà in sé foreste, spazi, cieli lontani, e misteri della vita.
Paesi e sogni di giovinezza per me, ora che il mio tempo scende allo zenit".



sabato 6 marzo 2021

E li chiamano animali


Pochi giorni or sono ho accompagnato a morire Cindy. Non é retorica dire che qualcosina di me l'ha accompagnata nel paradiso degli animali... certamente l'affetto che mi ha donato in questi anni, la fedeltà, la compagnia silenziosa, le richieste gioiose. I mille bellissimi ricordi.
Un cane è come un bambino, è modellato dal padrone e ne modella a sua volta il comportamento... in uno scambio di dare e avere... mentre si addormentava e poi smetteva di respirare ho sentito un pezzetto di me andarsene... mi piace pensare che mi ha preceduto nel viaggio che ci riporta alla Terra... lì dove la ritroverò... ad aspettarmi con l'affetto di sempre... 

sabato 21 novembre 2020

Altre Menti

Benché mammiferi e uccelli siano unanimemente considerati le creature più intelligenti, si va imponendo una diversa, sorprendente, evidenza: da un ramo dell'albero della vita assai distante dal nostro è nata una forma di intelligenza superiore, i cefalopodi - ossia calamari, seppie e soprattutto polpi. In cattività i polpi sono in grado di distinguere l'uno dall'altro i loro guardiani, di compiere scorrerie notturne nelle vasche vicine per procurarsi del cibo, di spegnere le luci lanciando getti d'acqua sulle lampadine, di mettere in atto ardite evasioni.

Com'è possibile che una creatura tanto dotata abbia abbia seguito una linea evolutiva così radicalmente lontana dalla nostra? Il fatto è - ci rivela Peter Godfrey Smith, indiscussa autorità in materia e appassionato osservatore sul campo - che i cefalopodi sono un'isola di complessità mentale nel mare degli invertebrati, un esperimento indipendente nella evoluzione di grandi cervelli e comportamenti complessi.

E' probabile, insomma, che il contatto co i polpi sia quanto di più vicino all'incontro con un alieno intelligente ci possa mai capitare.  Ma Godfrey- Smith tocca in questo libro un altro punto capitale: nel momento in cui siamo costretti ad attribuire un'attività mentale e una qualche forma di coscienza ad animali ben distanti da noi nell'albero della vita, dobbiamo anche ammettere di non avere certezze su che cosa sia la nostra coscienza di umani. E forse questa via è una delle migliori per arrivare a capirlo.





domenica 27 settembre 2020

L' anello di Re Salomone


Racconta una leggenda che un anello magico dava a Re Salomone il potere di parlare agli animali e capire il loro linguaggio. 
Konrad Lorenz, uno dei fondatori e massimi teorici della etologia, ha trovato, si può dire, un equivalente di quell'anello studiando per più di quarant'anni, con amorosa pazienza e acutezza di osservazione, il comportamento degli animali, di cui ha sempre voluto circondarsi, non solo nei laboratori universitari, ma anche nella vita privata.
La sua magnanimità é stata peraltro ripagata da alcune fondamentali scoperte scientifiche rese possibili soltanto dalla osservazione degli animali in libertà.
I risultati si trovano nelle varie pubblicazioni che hanno fatto conoscere Lorenz come uno dei più grandi scienziati viventi.
Ma in questo libro noi vediamo soprattutto l'altra faccia delle sue ricerche, quella più segreta, legata al rapporto personale con gli animali che ci offre il succo, lentamente condensato negli anni di una esperienza spesso sbalorditiva.
Che i pesci possano essere estremamente passionali; che le tortore siano più feroci dei lupi con gli animali ella propria specie; che le volpi siano meno furbe dei cani; che un'oca possa credere di appartenere alla specie umana: queste sono alcune delle sorprese che troverete in questo libro.
Perché, oltre ai fatti imprevisti, alle storie affascinanti, scritte con ironia felice e gusto del racconto, si troverà il pensiero di Lorenz su alcuni problemi capitali in rapporto al regno animale: il rito, la cerimonia, i codice, il territorio, l'istinto.

Avevo incontrato questo libro molti anni or sono. Letto lo avevo senz'altro, ricordarlo ahimè no... salvo che, per una serie di combinazioni del destino, mi ritorna tra le mani, lo leggo e scopro di ricordarmi almeno i contenuti... e che piacere riprenderlo in mano, rileggere le divertenti eppure istruttive rivelazioni di Lorenz... se pensiamo ad un testo scritto oramai 100 anni or sono, in che modo lieve, poetico e commovente, racconta importanti scoperte sui nostri vicini animali... a partire da quelli più vicini a noi, quei cani, gatti, corvi, oche, che circolano (o almeno alcune circolavano) nelle immediate vicinanze delle nostre case o in esse... in una sorta di comunanza mai pienamente chiarita... E che spasso leggere dei comportamenti a volte furbi, a volte in preda alla vergogna del singolo animale, che sa di aver infranto un tabù... o peggio ancora quando il cane crea volontariamente una rissa distruggendo convenzioni e regole canine indiscutibili, a spese di altri... da leggere ad ogni età. Un classico.

martedì 18 settembre 2018

Il pastore di stambecchi

Leggere la biografia di Luigi Oreiller è percorrere la cronaca degli ultimi ottant'anni delle nostre montagne. La povertà, la miseria, la fame, i lavori obbligati dagli eventi meteo, l'arrangiarsi con quel che c'é.. il predare la fauna selvatica per sopravvivere… e dall'altro lato, una profonda conoscenza della montagna, delle sue rigide regole, dei pericoli e dei piccoli vantaggi che può donare…
Ad un certo punto, tutto cambia. Arriva il benessere, che allontana molta gente, arrivano le strade, che portano turismo ma anche inquinamento, difficoltà a capirsi e disagio nel confronto con il cittadino… Come resistere a tutto ciò? Oggi la chiamano "resilienza".. semplicemente restare sé stessi, con il proprio patrimonio di piccole conoscenze, rispettando i tempi della natura e sapendo ascoltare i silenziosi segnali che questa ci invia… un patrimonio culturale destinato a scomparire ma che forse, a fatica, può ancora essere salvaguardato… messo a servizio di quanti abbiano la voglia e la passione di ascoltare.
 
 
"La vecchiaia è sottrazione: si perdono chili, centimetri di statura, se ne vanno la vista e le persone".
 
"Nella sua valle, sa il carattere di ogni canalone, di ogni balza di roccia.
Riconosce le volpi, i camosci, le vipere, i gipeti.
Può chiamare per nome ogni valanga.
La montagna per Luigi Oreiller non è una sfida né una prestazione.
E' la sua casa di terra e di cielo, un orizzonte a cui appartenere.
Luigi nasce nella povertà e cresce con la guerra.
Valdostano ma "anche" italiano, trascorre i suoi 84 anni a Rhemes - Notre Dame, venti comignoli rubati alla slavina al fondo di una valle stretta dal fascino selvatico, su un versante del Parco Nazionale del Gran Paradiso sull'altra riserva di caccia.
Da ragazzo, armato alla fame. é cacciatore, contrabbandiere, manovale.
Quando diventa guardaparco, cambia sguardo.
Dietro le lenti del cannocchiale, nelle lunghe solitarie giornate di appostamento ai bracconieri, diventa il signore delle cenge, segue il volo delle aquile e sperimenta qualcosa di molto simile all'amore.
Stagione dopo stagione, trasforma gli alberi in sculture, scova tassi e marmotte, parla con i cani, le mucche e le galline.
A volte anche con gli uomini.
Quello di Oreiller è un mondo ormai perduto, travolto da una modernità sena pazienza, da un fiume di gente che torna ma non resta.
Eppure, nei suoi occhi, nelle sue mani nodose e forti, tutto ha ancora memoria e lui ha memoria di tutto.
Le sue parole, consegnate a chi, come Irene Borgna , le sa ascoltare, conducono lontano, fuori traccia, tra valichi nascosti.
E segnano il tempo, come gli anelli di un tronco, come i cerchi sulle corna di un vecchio stambecco".

giovedì 13 settembre 2018

La famosa invasione degli orsi in Sicilia

"Dunque ascoltiamo senza batter ciglia la famosa invasione degli orsi in Sicilia".

Come non ricordare "la fattoria degli animali" anche se in chiave sicula? Gli orsi, buoni e coraggiosi, altruisti e candidi, opposti agli umani cattivi, arroganti, feroci ed egoisti… Come non parteggiare per i primi? E poi, il cambiamento.. il potere che tutto corrompe. Ma questa è una novella, non un racconto distopico… e quindi gli orsi si accorgono dell'errore e tornano sui loro passi… abbandonano il panciotto, gli sfarzi della reggia, i vizi… e fanno all'inverso il viaggio verso le loro montagne (ancora montagne nei racconti di Buzzati)… ecco cosa avrebbe dovuto leggere il maiale Napoleone!
                           


"Nel 1945 usciva a puntate sul Corriere dei Piccoli, un racconto che aveva come personaggi principali gli Orsi.
Erano un popolo numeroso e pacifico ed avevano un Re, Leonzio.
Un giorno, mentre andava in cerca di funghi sui monti della Sicilia col figlioletto Tonio, due cacciatori rapirono il piccolo.
Re Leonzio, addolorato, non poteva far la figura di chi avesse perso il figlio e così ritornò dai suoi sudditi dicendo che Tornio era morto cadendo da un dirupo.
Anni dopo, un grande freddo prese alla sprovvista gli orsi sulla montagna.
L'unica cosa da fare per non morire era quello di scendere a valle dove vivevano gli uomini.
Questi però erano gente cattiva ed avevano al loro comando un uomo ancora più terribile, il granduca , che altri non era che il tiranno della Sicilia.
Gli orsi non potevano scendere pacificamente per procurarsi un nuovo posto per vivere perché il tiranno li avrebbe fatti uccidere sicuramente.
Re Leonzio decise, quindi, di combattere contro gli umani per prendere il loro posto e nel mentre cercare il caro Tonio.
La potenza in massa degli orsi ebbe i frutti sperati e il Granduca dovette levare le tende con il suo esercito.
Da questo momento cominciano le avventure degli Orsi in Sicilia per ritrovare il giovane Principino!
Anche le buone bestie però, vengono corrotte da lussi, soldi e abbondanza.
L'unica soluzione? Tornare alle origini, sui monti e lontano dagli uomini".


venerdì 7 settembre 2018

Shark il primo squalo

 
Cosa c'è di più impressionante di uno squalo? Un mega squalo ovvio! Anzi un Megalodonte… ed è così che arriva sullo schermo questo immenso mostro… che evidentemente può permettersi non solo di mordervi il culo, ma anche tutto ciò che ci sta attaccato…
La premessa è da copione… "non svegliare il can che dorme, non svegliarlo!".. e se poi il cane è pure pesce… il gioco è fatto… ecco a voi il mostro che non avreste mai voluto vedere, talmente grosso da mangiarsi una balena, anzi due, talmente grosso da passare in una baia piena di bagnanti e non mangiarne nemmeno uno perché troppo piccoli (anzi no, uno lo mangia, perché dentro in una bolla di plastica)… insomma fantascienza, Jurassic Park, immersioni, inseguimenti adrenalinici, amore multietnico, buoni sentimenti e boiate pazzesche… un film per molti versi prevedibile ma comunque divertente ed in grado di tenere - per alcuni tratti - sulla corda.
E mentre seguiamo le gesta del bestione (anzi, megabestione) non possiamo non notare il solito mix di ricchi ed intelligenti inventori cinesi, ricchi, forzuti e avventurosi americani, squadre di diversi che si formano per combattere e vincere il nemico comune… come da copione! ovvio :)

giovedì 29 marzo 2018

il pastore d'Islanda

Se, come afferma Jòn Kalman Stefànsson, nella postfazione di questo libro, "in letteratura nessuno è un'isola" allora è giusto chiedersi chi abbia ispirato Gunnarsson e chi a sua volta ne sia stato ispirato.
Ne trarremo legami a prima vista inaspettati... Conrad quale musa ed Hemingway quale seguace.
Ma potremmo andare oltre, pescando in quel movimento panscandinavo, capace di ispirare il pangermanesimo e diventare in seguito veicolo, neanche tanto velato del verbo nazista.
Lo dimostrano certe frequentazioni di Gunnarsson e le numerose stampe in tedesco dei suoi libri.
Ma di fondo, ovviamente, vi è altro. Qualcosa che - mia iperbole - potremmo trovare in certa letteratura americana, nei racconti dell'orrore (Frankenstein), ed in quelli di redenzione, nel riconoscere il mostro della modernità, il venire meno di un mondo secolare, quello dell'agricoltura, fatto si di stenti, ma anche di certezze e di saldi valori a fronte dell'inurbamento, dell'industrializzazione, della rapacità capitalista, contrapposta all'amore per la propria terra... facendoci ritrovare John Muir e il suo amore per la natura...
Cosa ci insegna Gunnarsson in questo canto di Natale scandinavo? Che al netto delle cose di cui ci circondiamo ogni giorno, del benessere che ci coccola e ci da certezze, l'uomo è solo. E questa sua solitudine lo obbliga a guardarsi dentro, tornando ai veri ed unici valori che contano e che lo rendono quello che è: creatura immersa nel creato.
 

 
"Il Natale può essere festeggiato in tanti modi, ma Benedikt ne ha uno tutto suo: ogni anno la prima domenica di Avvento si mette in cammino per portare in salvo le pecore smarrite tra i monti, sfuggite ai raduni autunnali delle greggi.
Nessuno osa sfidare il buio e il gelo dell'inverno islandese per accompagnarlo nella rischiosa missione, o meglio nessun uomo, perché Benedikt può sempre contare sull'aiuto dei suoi due amici più fedeli il cane Leò e il montone Roccia.
Comincia così il viaggio dell'inseparabile terzetto, la "Santa Trinità", come li chiamano in paese, attraverso l'immenso deserto bianco, contro la furia della tormenta che morde le membra e inghiotte i contorni del mondo, cancellando ogni certezza e ogni confine tra la terra e il cielo.
E' qui che Benedikt si sente al suo posto, tra i monti dove col tempo ha sepolto i suoi sogni insieme alla paura della morte e della vita, nella solitudine che è in realtà "la condizione stessa dell'esistenza", con il compito cui non può sottrarsi e he porta avanti fiducioso, costi quel che costi, per riconquistare un senso alla dimensione umana.
Nella sua semplicità evocativa, il pastore d'Islanda è il racconto di una avventura che diventa parabola universale, un gioiello poetico che si interroga sui valori essenziali dell'uomo, un inno alla comunione tra tutti gli esseri viventi.
Esce per la prima volta in Italia un classico della letteratura nordica che ha fatto il giro del mondo e sembra aver ispirato Hemingway per "il vecchio e il mare", considerato in Islanda il vero canto di Natale". 

martedì 20 marzo 2018

La fattoria degli animali

Inquadrare "La Fattoria degli Animali" non è per nulla semplice. Romanzo? Fantascienza? Racconto per bambini? Satira politica? divertissement? mica facile dargli un unico indirizzo, un unico riferimento... Resta, a prescindere dalla gabbia in cui vogliamo rinchiuderlo, un bellissimo racconto, molto più chiarificatore di tante indagini e studi storici... su quello che è l'animo umano, della fine che fanno gli esperimento sociali e nello specifico il più grande esperimento mal riuscito nella storia dell'umanità....
 


"La Fattoria degli Animali è una favola in chiave parodistica della riuscita iniziale, del graduale tradimento e del definitivo fallimento della rivoluzione sovietica.
Nella parodia orwelliana, gli animali di una fattoria languono in una miserabile e amara esistenza di sfruttamento, di maltrattamenti e di umiliazione sotto la sferza di un padrone brutale e avido.
Finalmente gli animali esasperati, si ribellano e combattono affinché la fattoria si trasformi in una società giusta, senza sfruttati e senza sfruttatori.
In un'epica lotta, cacciano il padrone e in un esemplare sforzo collettivo riescono a condurre da sé la fattoria.
Ma ben presto emerge tra loro una nuova classe di burocrati, formata da maiali che, con a loro astuzia, la loro cupidigia e il loro egoismo si impongono in modo prepotente e tirannico sugli altri animali più docili e semplici d'animo.
Gli elevati ideali di eguaglianza e di fraternità tra gli animali e la sovranità collettiva proclamati al tempo della rivoluzione vittoriosa vengono traditi.
Sotto l'oppressione di Napoleone, il grosso maiale che riesce ad accentrare in sé tutte le leve del potere e ad appropriarsi gli utili della fattoria, (egli nella trasfigurazione satirica che George Orwell fa della realtà, rappresenta Stalin) al punto che tutti gli altri animali finiscono per conoscere gli stessi maltrattamenti e le stesse privazioni di prima".

mercoledì 7 febbraio 2018

Cercatori di specie

L'enigmatica natura
La ricerca dell'ordine ha portato alla realizzazione dei sistemi di indagine da Linneo ad oggi.
Ma se lui ebbe l'idea della semplicità, tutti i suoi successori incapparono nella complessità con risultati non sempre graditi. Libro da leggere assolutamente.
 
 
"Nel corso della grande era della scoperta, il numero delle specie conosciute è cresciuto di un centinaio di volte, dalle 4400 elencate nell'edizione del 1758 del Systema Naturae di Linneo alle 415.600 della fine del XIX secolo.
Ma ancora oggi, che il totale delle specie conosciute si aggira sui due milioni, continuano a spuntarne di nuove quasi ovunque, a volte anche molto più vicino a casa di quanto siamo soliti pensare.
I ricercatori, per esempio, hanno iniziato da poco a classificare "il mondo selvatico" che popola il nostro apparato digerente, identificando 800 specie nel Colon, 700 nella bocca, 65 nell'esofago e appena una nello Stomaco.
Scoprendo che questi compagni di viaggio sono importanti.
Le scoperte moderne non riguardano però solamente la microfauna.
A 200 anni da quando Cuvier riteneva impossibile "nuove specie di grandi quadrupedi" che vivessero nel mondo moderno, queste creature continuano a mostrarsi, come nel caso di una balena (Mesoplodon Perrini) scoperta al largo delle coste della California nel 2002 e di un bovide di un quintale (Saola) trovato al confine fra Laos e Vietnam nel 1993.
A dispetto della nostra visione romantica del passato e delle nostre idee pessimistiche sul presente, viviamo in quella che alcuni naturalisti descrivono come la "nuova era della scoperta", in cui il numero delle specie "é paragonabile a quello di qualsiasi periodo a partire dalla metà del Settecento", ossia dall'inizio della classificazione scientifica.
Recentemente, non mancano scoperte, capaci di indurre quel senso di stupore, pacere e anche sconcerto che gli organismi davvero nuovi hanno suscitato nell'ultima grande epoca della scoperta.
E quando finiranno? C'é una prospettiva consolatoria: piante e animali continueranno a fare ciò che hanno fatto per gli ultimi 3 miliardi di anni: cambiare!".

domenica 17 settembre 2017

Tabacco di Spagna

Un'altra perla, intravista in giardino e subito immortalata... si tratta della "Tabacco di Spagna" o "Argynnis Paphia", di cui leggo "56-74 mm. Si trova nei boschi o vicino a essi tra giugno e settembre con un'unica generazione, e può essere molto comune fino a circa 1000 m. Visita spesso fiori di rovo (Rubus). Presente in gran parte d'Europa, tranne la Scandinavia. Il bruco si nutre soprattutto di Viola riviniana, ma nei primi mesi della sua vita, sverna nelle cavità della corteccia delle Querce (Quercus) e Pini (Pinus)".
 

venerdì 15 settembre 2017

Mosca Scorpione

La Panorpa Communis o Mosca Scorpione, è un insetto primitivo, carnivoro, si nutre di insetti morti o addirittura saccheggia le scorte dei ragni... capitato per caso a tiro sul vetro dell'auto, forse per la sua proboscide a trombetta, ha attirato la mia attenzione e mi ha permesso di fotografarla... per chi volesse saperne di più, suggerisco questo link .

domenica 3 settembre 2017

Falena Phragmatobia fuliginosa

 
L'altra sera, ho avuto l'occasione di incontrare un'altra falena. Si tratta di una piccola falena (circa 2 cm) che non ha un evidente dimorfismo sessuale. Il colore delle ali, rosso carminio, che invecchiando si fa più cupo, le macchie nere lungo il margine, l’addome rosso, intervallato da strisce longitudinali nere (visibili anche nella crisalide), sono elementi che la rendono facilmente identificabile. (note tratte da  QUI ).
Non finirò mai di stupirmi, per come intorno a noi, la natura riservi continue sorprese... servono tuttavia occhi diversi, tanta pazienza ed umiltà e ancor più tanta curiosità che accolga l'idea che non vi è nulla di scontato... questi insetti, di una bellezza unica, sono nostri compagni di viaggio sull'astronave Terra... teniamone sempre conto in ogni nostra azione.
Foto scattata con il cellulare.

venerdì 1 settembre 2017

Falena Tigrata

L'altra sera, durante il turno alla SOS, mentre i colleghi si crogiolavano di fronte agli illuminati, rapenti ed illuminanti smartphone, io mi guardavo in giro... ed ecco emergere dall'oscurità, attirata dalla lampadina dell'ingresso, questa bellissima Falena Tigrata... falena arctide, Euplagia quadripunctaria, nota anche con il nome di "Falena dell'Edera", considerata da proteggere per i numeri esistenti... la particolarità di questa falena è data senz'altro dalla veste rossa-arancione del corpo, che si nasconde sotto le ali... che dire? Bellissima.

mercoledì 30 agosto 2017

L'arte della fuga

 Arrivo così alla lettura del terzo libro di Sjöberg, dedicato questa volta alla figura di Gunnar Widforss, pittore poco noto in Europa, un poco nella sua patria natale (la Svezia), tantissimo negli States. Casualità vuole, che l'inserto culturale de "La Repubblica" di domenica scorsa, riporti un suo articolo (ma di questo ne parlerò dopo).
Dividerò in tre parti questo post: una prima dedicata al libro, una seconda dedicata al metodo di Sjöberg ed una terza appunto alla tendenza attuale dei libri che si occupano di natura....
UNO "L'arte della fuga", testo che narra una biografia, quella di Gunnar Widforss appunto, non è riuscito a coinvolgermi più di tanto... a tratti confuso, qua e là promettente novità dirompenti (tipo certi giornali scandalistici) senza poi mantenere, a tratti rimanda e poi dimentica... Tutto il potenziale dei precedenti scritti si è perso, dove non lo so.
Gunnar Widforss svedese di origine, pittore per passione, diventa famoso dipingendo natura... in particolare in America, quale pittore dei Parchi Naturali, finendo per essere amato al punto che, a lui è dedicata una cima nel Grand Canyon.
Così come per i precedenti racconti, la storia di Widforss si dipana tra passato e presente, tra vicende reali ed ipotesi... quasi una ricerca storica, a cui si affiancano note e nozioni, a volte attinenti, a volte così, come se passando in treno, due viaggiatori si scambiassero opinioni e storie, stimolati dal paesaggio...
Scrive l'Editore nella prefazione "Le esperienze artistiche possono essere travolgenti quasi quanto gli amori, pensa Fredrick Sjöberg, quando in una casa d'aste di Stoccolma rimane folgorato dal dipinto di un pino. Spinto dalla sua proverbiale passione per tutto ciò che é insolito, scopre che l'artista é Gunnar Widforss (1879-1934), tanto sconosciuto in Europa, quanto amato in Nord-America, dove è considerato il pittore dei Parchi Nazionali .... Comincia così un'avventura sulle tracce di opere, lettere, e fonti sperdute per ricostruire la vita, la vocazione e l'ossessione di questo inquieto acquarellista: un vagabondo squattrinato alla solitaria ricerca di bellezza, stretto tra il bisogno di creare e l'ansia di riuscire, che dopo aver girato mezzo mondo, pianta la sua tenda nello Yosemite e dedica i suoi giorni a ritrarre i più suggestivi paesaggi d'oltreoceano".
Come si  giustifica Sjöberg, ed in questo comincia ad assomigliare al buon Javier Cercas (vedi) ed all'altrettanto bravo Carrère (vedi)? "Sappiamo poco di tutto. E' raro che sappiamo molto di qualcosa, e solo in casi eccezionali ne sappiamo più di tutti gli altri. Di solito si diventa i migliori in un campo estremamente limitato e insignificante, é comunque già qualcosa ed è sorprendentemente facile riuscirci, in particolare se lo paragoniamo alla difficoltà di star dietro a tutto il resto, alle cose di cui sappiamo un po' ma non troppo. Alla fine ci ritroviamo li con le nostre mezze conoscenze a domandarci a cosa serve tutto questo"...
Insomma: anche se gli spunti sono ottimi, la storia narrata interessante, le divagazioni divertenti ed istruttive, questo libro non decolla... il volersi giustificare a tutti i costi dopo un poco rompe... e a poco serve sentirsi raccontare la storia di Edward Beale e i cammelli importati in America per combattere gli indiani o la nascita della Wilderness, il Fletcherismo, cioè il dimagrire masticando molto ma molto lentamente... o la storia del magnate del Chewing-gum... mi spiace, di storie così ne troviamo a bizzeffe...
DUE Sjöberg è alla sua terza prova... dopo "l'arte di collezionare mosche" e  "il re dell'uvetta" eccoci alle prese con "L'arte della fuga".... cominciamo subito con il dire che mentre il primo libro era una biografia mascherata da testo scientifico (e comunque un ottimo ed istruttivo testo), il secondo era una biografia di un'anima inquieta e quest'ultimo lo è altrettanto... ma mentre nel secondo episodio la storia filava via liscia, questo non va... troppi dubbi, troppi rimandi... l'idea dello scrivere di Sjöberg è stata da lui più volte esplicitata: "costruire un'impalcatura su cui far salire i rami della storia principale"... un'arte che altri hanno sperimentato... uno per tutti "Bill Bryson" che con le sue storie di quasi tutto è capace di raccontare il mondo descrivendo la cucina di casa... idea in sé magari non originale ma che, se si è capaci - non sapendo tutto di qualcosa, ma poco di tutto - possono nascere piccoli capolavori... riassunto: partire dal personaggio, di solito un errabondo spiantato, vedere il mondo con i suoi occhi, ricamarci una bella storiella, con parenti, amici, liti ed amori.. ed in tutto questo raccontare il mondo di allora e quello di oggi... ottimo metodo... se si è capaci... pastrocchio se si perde il filo.
TRE il caso ha voluto che l'inserto culturale de "La Repubblica" di questa settimana si occupasse di libri dedicati alla natura (si veda il recente successo de "Le otto montagne" di Paolo Cognetti, vincitore dello Strega) ed in particolare ospitasse un articolo di Sjöberg, il quale, come già nei suoi libri, non condivide le attuali tesi catastrofiste legate all'ambiente e deride i lettori accusandoli di inseguire le mode... e così se ne esce con un "Ditemi perché leggete i miei libri"... Caro amico, se vuoi te lo spiego, e poi ti dico anche (vedi sopra) perché non li leggeremo più.
L'interesse per la lettura legata all'ambiente è altalenante, questo è vero. E forse se c'é un interesse in questo periodo è forse perché siamo bombardati da cattive notizie e preoccupati per come sta andando il nostro pianeta... o forse no? Resta il fatto, questo è certo, che la natura ci affascina e, oltre ai documentari in TV, il libro è un modo per avvicinarsi senza correre rischi... Il vivere nell'ambiente urbano, dentro a cose da noi costruite (case, macchine, uffici...) ci pone al riparo da tanti problemi ma ci allontana irrimediabilmente dalla natura e ne sentiamo la mancanza... forse in modo inconscio.. al punto di doverne leggere, di doverla riconoscere, di volerla poi vivere... senza capirla.
 

martedì 15 agosto 2017

Piccolo, Grande, Vivo

Era il 1991 quando acquistai questo libro, allegato de "La Stampa", valori espressi ancora in Lire 29.900 (libro più disco)... un testo scientifico, divulgazione scientifica si cominciava a chiamarla... Sull'onda dei vari Quark, monopolio di Piero Angela e poi del figlio (anche se ora riappare il Piero, che non ho ben capito se è morto e lo hanno rianimato o semplicemente è morto e parla dall'aldilà... che allora dico, boia d'un cane! Ma la RAI, che tutti beneficiamo di amato canone ora divenuto - giustamente - obbligatorio tramite prelievo forzoso dalla bolletta Enel, è mai possibile che dobbiamo sorbirci questi contratti lavorativi dinastici, con persone che si, è vero, 50 anni or sono hanno fatto la storia della televisione e portato novità, ma che ora portano uno stantio incredibile e un cicin ma proprio solo un cicin, hanno rotto la minchia)... scusate la divagazione.. dicevo? Ah si dicevo, questo libretto... 192 pagine fitte fitte, ove dal piccolissimo dei quark all'estremamente grande delle galassie, la vita ci viene presentata in tutte le salse con cenni intelligenti, curiosi, simpatici, indiscreti, inconsueti, didattici ma anche saputi... insomma un bel testo.
Così dalla quarta di copertina "Il quark, la particella più piccola che finora sia stata scoperta, segna il confine delle nostre conoscenze nell'estremamente piccolo. L'Universo, con i suoi miliardi di galassie, è la frontiera dell'estremamente grande In mezzo ci siamo noi: l'uomo e dieci milioni di altre specie che hanno colonizzato il pianeta Terra, dai batteri alle piante, agli animali. Rispetto ai quark e all'universo, le forme viventi non sono né piccole né grandi, nella scala della natura occupano una posizione intermedia. Ma sono molto più complicate dell'atomo e delle galassie. Tanto che la scienza incomincia appena adesso a svelarne i segreti grazie ai rapidissimi progressi della genetica. Questo libro getta colpi di sonda nei regni dell'atomo, del cosmo, della vita. Semplici colpi di sonda. Ma sufficienti a farci sentire il brivido delle eterne domande sul significato della nostra esistenza".
Insomma, ce n'é a sufficienza per imparare un sacco di informazioni utili sulla nostra navicella spaziale, quel povero e bistrattato pianeta che è la nostra unica garanzia di vita e contro il quale stiamo tentando ogni possibile azione di distruzione... impararne il funzionamento e la fragilità è il primo passo per apprezzarne l'unicità e la bellezza... e magari per salvarlo.

lunedì 7 agosto 2017

47 metri

Ah si, se mentre siete in acqua ed un animale grosso 4 volte voi, decide di mordervi il culo, forse è il caso di prendere qualche precauzione... questo devono aver pensato le due sorelle Lisa e Kate, che in Messico (prima parentesi... ma perché gli Yankee vanno in Messico... paese con il più alto tasso di omicidi al Mondo... a fare il bagno? Bah) e conosciuti due babbei locali, si fanno infinocchiare con una gita in mare per vedere gli squali... all'interno di una gabbia.
Ora, si bella lì. Però, non era meglio guardarli su Sky, sti cazzo di squali? Magari raccontati da quel prezzemolo di Morgan Freeman...? che neppure gli squali lo mordono, tanto è noioso...
E invece eccole, le due sorelle! Dentro nella gabbia! Che ovviamente si rompe, e le trascina a 47 metri di profondità. E nemmeno il cavo, portato giù a braccia da uno dei due babbei, le riporta in superficie, anzi si rompe cammin facendo e le riporta in basso con conseguenze disastrose...
Se in Paradise Beach l'elemento di riferimento era l'orologio e le maree, qui vi è di certo il manometro e la disponibilità di ossigeno a farla da padrona... la una, qui due ragazze intrappolate... mentre gli uomini fanno la figura dei babbei (in entrambe le visioni)... insomma, quello dello squalo (e nemmeno qui si negano, con apparizioni al cardiopalma) che incontra la bella straniera, è oramai un cliché consolidato e che da gran soddisfazione... e intrattiene per oltre un ora e mezza... bello. 

lunedì 24 luglio 2017

L'arte di collezionare mosche

 
 
Il re dell'uvetta, mi aveva fatto conoscere Sjoberg, la sua spiritosaggine nordica, il suo modo di mescolare sacro (la scienza) e profano (le vite quotidiane, gli amori, le follie tutte umane) in una miscellanea che ruotava tutta intorno a Gustaf Eisen...
Ora ci riprova, con questo bellissimo romanzo/biografia/autobiografia/saggio e tante altre cose ancora, tutte tenute insieme da un racconto, che non stanca mai.
"Nessuna persona sensata si interessa alle mosche e soprattutto, ahimè non le ragazze"... così inizia il racconto... "ma sono questi screditati insetti ad aver cambiato la vita di Friedrick Sjoberg, o meglio, la curiosa famiglai dei sirfidi, che abbondano nell'idilliaca isoletta svedese dove si è trasferito e di cui è uno dei maggiori esperti e collezionisti".
Da qui parte il parallelo con l'autore, vicende ironiche si alternano a tristi episodi, una vita dedicata alla lentissima arte del collezionare, dell'attendere il passaggio dell'insetto giusto, modi di vivere che nascondono una irrequietezza di vivere, già rappresentata da altri grandissimi... Chatwin, Lawrence, Kundera... personaggi affascinati alla catalogazione... attraverso divagazioni, storie, aneddoti, è una rete, come quella di Malaise, che ci prende e non ci lascia più... per scoprire che "tutti nell'intimo siamo collezionisti di mosche, anche se non ce ne siamo mai accorti".. ed un ottimo testo per conoscere questi insetti, a patto di armarsi di santa pazienza e di un buon motore di ricerca con immagini, per scoprire la Pollenia (mosca delle soffitte), la Sfinge del Galio (io le chiamo trombette), le mosche necrofore, la differenza tra ditteri e imenotteri (il numero delle ali).. o della Bottonologia... la scienza che studia il futile.
Scopriamo così che "le carcasse sono come isole in cui si può seguire fin dall'inizio la colonizzazione e l'evoluzione dell'ecosistema" o che "una collezione completa è la più triste delle collezioni" o seguiamo divertenti racconti sulle notti estive in compagnia di un rospo, tutti e due intorno ad un lenzuolo, come ad un silenzioso ristorante... insomma un ottimo testo che, solleticherà la curiosità di queste piccole creature che ci girano intorno e di cui non sappiamo proprio nulla...
Sarebbe potuto essere un capolavoro se non avesse dedicato l'ultima parte ai quadri ed alla passione tardiva di Malaise per questo genere di collezione... nulla aggiunge e molto sottrae.


lunedì 17 luglio 2017

il re dell'uvetta

Fredrik Sjoberg ci narra, in forma romanzata, la vita di Gustaf Eisen. Così ce lo descrive nel risvolto  di copertina: "Perché uno non si arrende? Cos'é quel desiderio che lo spinge? Eccentrico, ricercatore, collezionista e narratore della natura e dei personaggi straordinari che l'hanno esplorata, Friedrick Sjoberg ci accompagna in un viaggio alla scoperta dell'inafferrabile Gustaf Eisen. Zoologo, pittore, archeologo, fotografo, leggendario esperto di lombrichi in Svezia e pioniere della coltivazione dell'uvetta in California, Eisen ha vissuto le sue mille vite a cavallo tra Otto e Novecento incarnando il tipico genio universale del Rinascimento".
Che dire di questo personaggio, che non sia già stato narrato? Scopritore (forse) del Graal, fondatore del Sequoia National Park (ove è sepolto), grande viaggiatore, collezionista di tessuti Maya... una sete di conoscenza senza pari, che lo porta a ricevere i complimenti di Darwin e che ancora a 90 anni continuava a pensare, studiare, leggere, catalogare, scrivere...
Ma Eisen è la scusa per parlare di sé... "E' come se avessi utilizzato Eisen solo come una spalliera su cui far arrampicare la mia storia, che mi interessa di più".
 
..."Avevo compiuto dodici anni quell'estate, nell'agosto del 1970, mi avvicinavo dunque pericolosamente a quel limite oltre il quale l'incanto svanisce... ma ancora per un po' mi sarei trovato dalla parte sicura, al di qua, libero da intenzioni"...
 
E quanti sono i personaggi incontrati... da Malm e la sua balena impagliata a Baldassare Forestiere e la sua casa sotto terra e la coltivazione ipogea, a Touko Laaksonen artista finlandese... con aneddoti, racconti, insetti e dittatori, follie e misantropi... bellissima lettura.
 
 La balena impagliata di A.W. Malm...
Le coltivazioni ipogee di Forestiere...

giovedì 13 luglio 2017

La Ghiandaia

Ogni tanto capita, che gli operai raccattino in strada qualche animale in difficoltà. Questa volta è toccato ad una ghiandaia... un cucciolo... dopo averla rifocillata, l'abbiamo impacchettata e spedita alla clinica veterinaria di Buguggiate.... In bocca al lupo (certo che un augurio simile ad un uccello forse potrebbe non piacere...).

Elegia americana - il libro