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venerdì 23 agosto 2024

TRAP


Perché parteggiare per il mostro? Perché improvvisamente ci troviamo dalla sua parte e i suoi crimini passano in secondo piano? Cosa ci porta dal lato cattivo della strada?
Siamo chiusi in un locale ove si tiene uno spettacolo musicale... e da cui non si può uscire.. pena il passaggio davanti ad un cordone di poliziotti che vogliono prenderci... ed ecco che l'uomo diventa lupo... diventa cioè capace di osservare, annusare, capire ciò che gli altri non vedono... per molti motivi.. l'essere parte di un evento mediatico, l'essere preda dei rispettivi device, il credere di essere in un evento collettivo condiviso ove tutti si devono mescolare accettando l'altro per "provare" qualcosa... la cosiddetta sintonia che si trova in un evento religioso ad esempio..
Così, mentre tutti credono di vivere qualcosa... qualcuno vive realmente il presente.. coglie ogni variazione dell'intorno e usa ogni mezzo per sfuggire alla cattura.
Certamente tanto fa il protagonista principale.. capace di sguardi, mimica ed inventiva senza pari... a fronte di personaggi che faticano a stargli alla pari... una buona regia.. uno spettacolo divertente.. poco cruento e tutto diventa possibile. Shyamalan ogni tanto l'azzecca.

 

venerdì 6 ottobre 2023

Reptile


Cosa c'é di meglio di un giallo che vede piano piano emergere una situazione sempre più complicata... un tutti contro tutti ove i buoni diventano cattivi ed i cattivi nella realtà lo sono meno del previsto.
Una situazione ove i tuoi colleghi si aspettano che tu decida da che parte stare... e non è detto che sia la parte dei buoni. Benicio del Toro deve districarsi tra un omicidio violento, alibi troppo lineari, prove che vanno e vengono, vendite strane e cambi di fronte... riuscirà comunque a venire a capo del mistero (fitto) e dimostrare che si può essere uomini e poliziotti (quasi) onesti.

 

sabato 18 marzo 2023

Luther - Verso l'abisso


Direttamente dalla famosa serie televisiva britannica, ecco un interessante film, che ovviamente piacerà ancora di più a chi conosce il personaggio.
Lo dimostra il fatto che alcuni elementi sfuggono ai non addetti ai lavori... e la regia su questi aspetti ci marcia mica male. 
Detto questo, il film corre spedito, pur con qualche difettuccio ove, come amo dire, la sospensione della realtà deve essere accettata. Poche storie. 
Luther, poliziotto per nulla ortodosso, viene arrestato a seguito di un complotto ordito da un ricco e pericoloso serial killer che lo vuole fuori dalle scatole... ed eccolo, deciso più che mai a trovare una soluzione, evade e... il resto è un susseguirsi di colpi di scena... sino all'epilogo. Piacevole e a tratti impressionante.

 

martedì 27 dicembre 2022

Glass Onion - Knives Out

Dopo "Cena con delitto" ecco l'intrepido investigatore Benoit Blanc alle prese con un omicidio, anzi due, anzi quasi tre... su un isola deserta, di proprietà di un folle ricchissimo inventore e della sua banda di amici, confidenti, schiavi... chi lo sa.
Resta, a fianco di un grande cast, una bellissima storia di incastri, di geniali trovate, di divertenti battute... certo si muore, ma c'é tutto il tempo per ridere e restare con il fiato sospeso in attesa del finale. E che finale! 
 

domenica 7 aprile 2019

La ruga del cretino


La terza figlia di Serpe e Arcadio si chiama Birce, ed è nata storta.
Ha una macchia sulla guancia sinistra e ogni tanto si perde via e dice e fa cose strane.
Chi la vuole una così? Chi la prende anche solo come servetta di casa?
E' l'agosto del 1893 e per i due coniugi, lavoranti presso il rettorato del Santuario di Lezzeno, poco sopra Bellano, é arrivata l'occasione giusta.
Perché una devota, Giuditta Carvasana, venuta ad abitare da poco a Villa Alba, é intenzionata a fare del bene, per esempio aiutare una giovane senza futuro.
Per Birce non sarebbe cosa da poco, perché la vita non pare riservarle un destino felice.
Come a quella povera fioraia di Torino, massacrata per strada.
Che, a dire il vero, in quell'estate lontana, non è la prima vittima.
I corpi sono a disposizione della sala anatomica dell'università torinese, dove il dottor Ottolenghi, assistente del noto alienista Cesare Lombroso, li analizza con cura, convinto che dalla medicina possa venire un aiuto alle indagini.
Oltre tutto, dalle tasche delle sventurate salta fuori un biglietto con incomprensibili segni matematici.
Indicano un collegamento tra quelle morti?
E nel mirino dell'omicida può essere finito lo stesso Lombroso, che già aveva ricevuto un analogo foglietto insidiosamente anonimo?
Ne "La ruga del cretino", il mondo di Andrea Vitali, esilarante e pittoresco, si colora con le tinte del giallo, portando le lancette del tempo all'epoca degli albori della psichiatria e della nascente criminologia moderna.
Una prova letteraria che alla felicità narrativa unisce un desiderio di esplorazione. (tratto dal libro).
 

 
Quanta della verve di Vitali, viene sacrificata per dare spazio alla crime story di Picozzi?
Quanto ne guadagna il testo e quanto ne perde? Certi ibridi, a volte riescono (vedi l'accoppiata vincente Guccini - Machiavelli) altre volte generano sgorbi.. o semplicemente polpettoni, che, se non indigesti, certamente risultano insipidi… La ruga del cretino - a mio giudizio, sia ben chiaro - finiscono in questa seconda grey zone…
Privati dell'umorismo del Vitali, rimontati con la presenza del personaggio storico (Cesare Lombroso tra tutti), innestati di mistero, spiritismo, cronaca nera… il trasporto sul lago di Como, in quella Bellano e dintorni, vero ombelico del mondo, non paga…
E dire che i presupposti per farne un buon romanzo c'erano tutti… peccato che le aspettative si perdano in strada, come quei piatti a lungo nominati, di cui si sente il profumo uscire dalla cucina, portati in tavola sotto il classico copri piatto in metallo, di cinematografica memoria, quando li portiamo alla bocca, ci appaiono assolutamente al di sotto delle aspettative.
Ecco. La ruga del cretino è proprio questo.
Il pluriomicida, la seduta spiritica, la ragazza invasata, il biglietto con le formulette matematiche... e poi? e poi niente… abbiamo scherzato… anzi, forse ci si prospetta un secondo episodio.. per dire cosa, temo nulla.

martedì 1 maggio 2018

Criminal

Non è la prima volta, che viene proposta l'idea del cambio di identità... lo faceva il grande Totò nei suoi bellissimi film... nel frattempo la tecnologia si è evoluta e siamo allo scambio dei cervelli, dei ricordi, del vissuto.
E' appunto il caso di Criminal. Dove un agente segreto, tutto casa, famiglia e lavoro, viene ucciso in missione e diventa necessario recuperarne i ricordi per sapere come va a finire...
L'impianto dei ricordi finisce nella zucca di un disgraziato, scelto perché la sua è vuota... nel caso specifico Kevin Costner, che con il passare gli anni è diventato un manzo d'antologia, e anche se non ha ancora imparato a recitare, fa la sua bella figura...
Ma torniamo sull'argomento.
Muore la spia inglese, che doveva portare in salvo il solito hacker imbesuito, che possiede il solito codice per lanciare i soliti missili americani (come vedete la trama è nuovissima, si sono ammazzati di fatica per scriverla, magari usando il cervello di un altro)... ecco entrare in azione il solito scienziato (un imbalsamato Tommy Lee Jones, lui si che avrebbe bisogno di un trapianto) che, messo sotto pressione dai servizi segreti inglesi/americani (con a capo il grande Gary Oldman, che ancora indossa gli abiti di Churchill) tenta l'esperimento... funziona? non funziona? A chi vorrebbe una risposta immediata la cosa pare non andare per il verso giusto.. e invece si, piano piano ecco riaffiorare i ricordi... Così il brutto anatroccolo (scusate, il criminale deficiente, da deficere, mancare di qualcosa) si appropria dei ricordi del defunto e ingarbuglia tutto... anche se mantiene certe brutte abitudini del suo essere originario...
Come andrà a finire? Ma bene! Ovvio! Preso il cattivo che vuole acquistare i codici, morto l'hacker (così impara ad hackerare i codici degli altri), salva la famiglia della spia, il buon/cattivo può addirittura rifarsi una vita... ed essendo cotanto manzo, ci riesce benissimo.

mercoledì 14 marzo 2018

Assassinio sull'Orient Express

 
Se prendi un grande classico. Un romanzo assoluto. Il libro scritto dalla regina dei gialli. Devi per forza fare il capolavoro... non fosse altro che, la trama è già stata scritta in modo eccelso.... quindi devi mettere degli attori capaci (Fatto!), una buona ambientazione (Fatto!), abiti, usi e consumi (Fatto!) e poi sperare che questo mix ottenga l'effetto voluto.
Qui, tutto è messo al posto giusto... solo che qualcosa (poco davvero) non torna. Hercule Poirot non è un combattente ninja... e quindi come si spiega la prestazione di Kenneth Branagh (che tra l'altro deve anche dirigere?).... boh. se nel libro di Agatha Christie il vero protagonista è il morto... qui è il nostro investigatore che, gigioneggia, si rilassa, si pente, si mette in discussione di continuo... ma alla fine ci riesce.... e quello noi vogliamo... Giustizia trionfi! o forse no?
 
 
 

venerdì 16 febbraio 2018

L'uomo sul treno

Certo che il buon Liam Neeson, alla veneranda età di 65 anni, ha ancora una bella tempra... al punto che questo film pare costruito intorno al suo prestante correre avanti e indietro per questo treno... anch'esso in corsa nella solita tratta... che questa volta non sarà per nulla tale...
Dopo una giornata veramente no (lo licenziano, gli rubano il portafogli) l'ex poliziotto MacCauley, ora agente assicurativo, si trova al centro di una intricata vicenda... per 100.000 dollari, promessi da una elegante donna, deve individuare una persona sul treno... entro una data stazione... tra cedimenti, ripensamenti, persone uccise, ed un grande fratello che sorveglia ogni sua mossa... dovrà decidere da che parte stare... ma da che parte? visto che non può fidarsi di nessuno.. e che il fronte dei buoni/cattivi cambia di continuo? Il suo intuito lo salverà, oltre a salvare altre vite umane... in un viaggio su un treno, capace di animarsi come un essere vivente...
Ottime inquadrature, bella la fotografia e le scene... storia che regge la tensione. Grande Liam!

venerdì 2 febbraio 2018

Alta Cucina

E questo sarebbe un giallo? Sarà che Nero Wolfe mi pare uno spocchioso alcolizzato.
Sarà che la trama in sé e la conclusione sono di un ovvietà ed ingenuità incredibile. Ma questo libro non mi ha convinto per nulla. Mi spiace.
 
 
"Nero Wolfe, ciclopico, sedentario ed egocentrico detectie creato da Rex Stout nel 1934, si trova ancora una volta coinvolto in un caso apparentemente insolubile.
Di solito inamovibile, ha accettato di prendere un treno per la Virginia Occidentale, sedotto da una duplice opportunità: assistere al convegno dei quindici migliori cuochi del mondo, e cercare di ottenere la ricetta segreta delle prelibate "Salsicce Mezzanotte".
Ma la pacifica riunione di buongustai viene sconvolta quando si diffonde la notizia che il più antipatico tra gli chef é stato assassinato.
L'investigatore gourmet e il suo fedele Archie Goodwin si mettono subito in azione... per scoprire gli ingredienti del delitto perfetto".

venerdì 26 gennaio 2018

L'ultima corsa per Woodstock

Posso farvi ridere? Di questo libro non ricordo un emerita "Cippa"! Questo può significare solo due cose: o sto rimbambendo (possibile, probabile) o più semplicemente quando l'ho letto non mi ha restituito niente. Non vale niente, non è capace di regalarti niente. Peccato... Eccolo comunque riportato nelle note di copertina... 
 
"Con Colin Dexter, a detta dei critici, siamo ai piani alti dell'arte del poliziesco.
Uno scrittore di timbro classico, da paragonare a Ruth Rendell e P.D. James.
L'ambientazione è tipicamente inglese l'Inghilterra da cartolina, dei pub e dei sobborghi verdi, cui però si aggiunge subito il graffio della violenza e delle sordide passioni.
Limpida è la razionalità del puzzle, privo di effetti appariscenti e senza l'eccitante dell'apparizione a tutti i costi: ma l'enigma dell'intreccio non è mai creato grazie alla trovata cervellotica, semmai sono le sorprese che riserva la vita quotidiana a rimescolare e confondere.
E' l'umanità dei personaggi, così come il retroterra culturale che sostiene ogni pagina, affiora soprattutto nell'ininterrotto filo di ironia, a volte amara, a tratti malinconica, perfino ammiccante con i lettori alle spalle dei protagonisti della narrazione.
Insomma nei romanzi di Colin Dexter scopriamo una prova, tra le più interessanti e riuscite, di rinnovamento del giallo inglese tradizionale.
L'ispettore E. Morse e il suo aiutante, il sergente Lewis, sono in "L'ultima corsa per Woodstock" al loro esordio da protagonisti della serie che comprende più di dieci casi.
Si sono presi subito, quando Morse ha risposto sena affanno: "si Signore".
Il sergente ha appreso presto a concepire come utili all'inchiesta i cruciverba del superiore, la passione per Wagner, i sarcasmi fuori luogo, il bere, la solitudine.
L'occhio scrutatore di Morse, infatti, sembra sempre rivolto verso l'interno, dentro lui stesso mentre guarda la vita degli altri scivolare in cupi drammi.
All'inizio, la bella Sylvia Kane, scomparsa alla fermata per Woodstock, ritrovata ore dopo, uccisa in modo brutale nel Pub a nord di Oxford, era sembrata l'interprete di una tragedia di ordinario orrore.
L'inchiesta si era avviata agevolmente.... tanto che Morse si era sentito fiducioso nelle proprie capacità, come uno studente che, alle prese con un insidioso problema di matematica in segreto si tenga accanto il libro delle risposte.
Presto però una ragazza cocciuta e intelligente aveva aperto le prime crepe nel castello di sabbia dell'investigatore.
E non era stato l'unico contrattempo.
Una serie esasperante di trabocchetti, false piste, colpi di scena, convinceva Morse che, forse, "il libro delle risposte" conteneva un errore".


mercoledì 20 dicembre 2017

Grande Città Violenta

Pochi eroi é meglio di un eroe?  Riuscire a far ruotare intorno ad un distretto di polizia e più persone un racconto come questo é un ottima idea.
Non c'é dubbio che il detective Carella é quello che emerge come il principale interprete della storia. Tuttavia l'idea della squadra e delle storie che si inseguono ed intersecano tra loro é originale e piacevole al tempo stesso. Bello!
 
"A New York devi guardarti le spalle. Tutto può succedere in qualsiasi momento e in qualsiasi posto.
La città é grande, mostruosamente grande, e irriducibilmente violenta.
Mentre a Grover Park, a pochi isolati dall'87° distretto, viene ritrovato il cadavere di una graziosa ragazza, i telegiornali della notte riferiscono degli ultimi successi di Cookie Boy, un abilissimo topo d'appartamenti che firma ogni colpo con una scatola di biscotti al cioccolato.
I detective Carella e Brown si mettono al lavoro e scoprono che la ragazza del parco è una donna dall'insospettabile passato, mentre gli investigatori Meyer e Kling setacciano i banchi dei pegni di Isola, nella speranza di trovare una pista che li conduca a Cookie Boy.
Nessuno però sa che uno di loro  nel mirino di un uomo forse alla ricerca di una vendetta da tempo attesa.
Un romanzo di Mc Bain meravigliosamente imprevedibile, in una metropoli che non conosce regole".


martedì 28 novembre 2017

Bacci Pagano cerca giustizia

Di Bruno Morchio avevo già letto Lo spaventapasseri, Maccaia, Una storia da carruggi ... quest'ultimo veramente bello, scritto in prima persona e con una storia capace di emozionare.
Oggi spendo due parole su ... Cerca Giustizia... un libro formato da un racconto lungo e da quattro racconti brevi... e mi spiace dirlo, ma la magia del primo racconto, la suspense di quelli successivi.. si è persa completamente... rendendo il nostro eroe un incolore personaggio in una tristissima Genova.. Scelte narrative? Boh... speriamo si riprenda.
 
 
 
"Mario Canepa, un uomo di mezza età, invecchiato prima del tempo, leggermente ingobbito, di una magrezza rugosa e sofferta e con l'aria spaesata di chi sembra aver smarrito il bandolo della propria vita, rientra a Genova, a casa - anche se una casa non ce l'ha più - dopo un lungo soggiorno in clinica a Bellinzona.
Quando si presenta all'appuntamento con Bacci Pagano ha l'aria dimessa e veste con la trasandatezza che può permettersi chi da sempre appartiene alla comunità in cui vive.
Si esprime in un italiano ricco e appropriato con marcato accento genovese.
E' timido e cortese, ma un fatto sconcerta Bacci Pagano: Mario Canepa è un uomo di colore.
Figlio adottivo dei Canepa, é stato, dopo la morte del padre, titolare della "Mario Canepa & Figlio", una ditta che importava caffè dal Corno d'Africa.
"Mi ritrovi mio figlio Dottor Pagano".
Inizia così per Bacci un'inchiesta, forse la più velata di malinconia della sua carriera, nella quale il suo senso di giustizia, forse retaggio dei sogni e delle speranze della gioventù che credeva perduti per strada, lo spinge ad andare con determinazione oltre il proprio mandato, fino a risolvere un caso ben più oscuro e complesso del solo ritrovamento del giovane.
Completano il libro altre quattro brevi inchieste di Bacci Pagano".

sabato 11 novembre 2017

L'ora incerta tra il cane e il lupo

Mi aspettavo molto di più da Tuzzi e dal vice questore Melis. Parte incerto (come l'ora incerta) si perde in citazioni dotte (alla Katy Reichs per intenderci) arriva al risultato ma senza quella tensione necessaria a tenere in piedi un modesto romanzetto. Bah!        
"Marzo 1985: nei campi ancora innevati alla periferia sud di Milano, sotto l'antico campanile dell'Abbazia di Chiaravalle, viene trovato il cadavere sfigurato di una giovane donna
Inizia così la nuova inchiesta del Commissario Melis, un'inchiesta che porterà passo dopo passo lui e i suoi uomini nel mondo del giornalismo e della più o meno alta finanza.
E dei suoi legami più o meno occulti.
Ma se, una volta appurata l'identità della vittima , le domande fondamentali sono quelle classiche - chi e perché - altri più sottili e inquietanti interrogativi tormentano Melis, sullo sfondo di una Milano che reca ancora ben visibili le tracce della grande nevicata che in gennaio bloccò per giorni le attività cittadine.
E questi dubbi chiamano in causa gli affetti, le ambizioni e il potere di una società che sembra irrimediabilmente votata al degrado: per scoprirne alla fine, che soltanto nei semi delle carte i cuori sono più forti dei danari".

domenica 26 febbraio 2017

Alta Criminalità

Correvano gli anni Cinquanta. E, in America, il giallo, la fantascienza, il western, l'horror e tutti i grandi filoni della narrativa popolare raggiungevano l'apogeo.
Era la grande stagione dei tascabili pulp.
Quelli delle copertine piene di biondone urlanti, con la schiena contro il muro e gli occhi sgranati rivolti verso il tentacolo di un alieno o il revolver di un gangster.
Roba che arrivava anche in Italia, dove piaceva parecchio.
Ma solo a patto che fosse di importazione.
I lettori non erano pronti ad accettare una produzione autoctona. Chi in Italia voleva scrivere storie di bulli e pupe aveva bisogno di uno pseudonimo inglese, e di un editore complice del gioco.
Altrimenti, poteva cercarsi lavoro nel mondo del cinema. O in quello del fumetto.
In Italia il fumetto popolare è, per vocazione "fumetto di genere".
Ancora oggi  le serie con il primato di vendite sono Tex, Dylan Dog, e Diabolik.
Un western, un horror e un nero.
Attenzione però: nero non è sinonimo di noir.
E' qualcosa di diverso, nato e cresciuto in Italia.
Nel 1962 le sorelle Angela e Luciana Giussani, creatrici di Diabolik hanno lanciato una bomba nell'immaginario collettivo e nella morale pubblica.
Poi sono arrivati i "buoni", quelli dalla parte della legge.
Negli ultimi dieci anni, il pulp all'italiana è diventato grande, i maestri della scuola dei duri sono usciti allo scoperto, forti e spavaldi senza paura di ambientare storie nere e criminali fra le vie di Milano o Bologna. Senza bisogno di fare gli Americani. (tratto dal libro).
 
 

Una bellissima raccolta di fumetti ad alto contenuto criminale.
Vediamo scorrere davanti a noi, brevi e meno brevi storie, narrate e disegnate da: Sandrone Dazieri, Maurizio Rosenzweig, Dieco Cajelli, Marco Guerrieri, Andrea G. Pinketts, Matteo Cremona, Roberto Recchioni, Leomacs, Eraldo Baldini, Mario Mondo, Wu Ming 2, Onofrio Catacchio, Massimo Carlotto, Luca Crovi, Andrea Mutti, Carlo Lucarelli e Claudio Villa.
La penisola italica è percorsa in lungo e in largo per narrare episodi di piccola o grande (Alta comunque) criminalità. Personaggi feroci, mondi terribili, storie forti, in alcuni casi tinte horror, il tutto per raccontarci un Italia sconosciuta o nota solo agli addetti di "nera" o ai distratti lettori di giornali (e chi li legge più).
"Pinocchio" di Dazieri e Rosenzweig è disegnata magnificamente ed ha un finale horror.
"Milano Criminale" di Cajelli e Guerrieri, ricorda moltissimo i film anni '70, allora di serie B, oggi rivalutati da Tarantino... Milano violenta, Napoli violenta, lo Stato non risponde il cittadino si vendica e così via.... una rapina finita malissimo, un sacco di morti, un mistero irrisolto... il tutto tra le vie milanesi con una ricostruzione grafica di auto, insegne ed edifici da vero storico contemporaneo.
"Il punto di vista del Licantropo" di Pinketts e Cremona. L'uomo lupo è sospettato di tre omicidi. Nella realtà, non è il lupo che uccide, ma l'uomo.
"Battaglia"  di Recchioni e Leomacs, vede un vampiro irrompere in una feroce campagna elettorale in un paesino siciliano, diviso tra democristiani e comunisti... tutti con il grilletto facile. Ma basterà per fermare il mostro che c'è in noi? Questo episodio mi ricorda un bellissimo libro di mafia, ove il cattivo dice a chi lo accusa: "Voi mi avete generato. Con le vostre piccole e grandi porcherie. Di me avevate bisogno, ed io sono arrivato. Quindi non accusatemi delle vostre colpe". Chi ha cercato il vampiro si pentirà amaramente...
" Nella nebbia" ove una leggenda si materializza... o meglio si smaterializza nella nebbia che tutto opprime e a volte uccide...
"La ballata del Corazza". Wu Ming 2 e Onofrio Catacchio ci raccontano la storia di una porcilaia che, cresce, cresce, cresce incessantemente inglobando tutto. E i porci diventano interpreti insieme agli umani di una vicenda che ha del folle... la vicenda ci riguarda tutti.
"Arrivederci amore, ciao". Massimo Carlotto, Luca Crovi e Andrea Mutti, firmano quella che a mio giudizio è la storia più bella di questa raccolta. Un uomo senza scrupoli, una storia che si dipana nel tempo e in molti luoghi. Una vendetta a lungo attesa e che si materializza quando meno te l'aspetti. Ben disegnata, quasi un film.
ed infine "il delitto di Natale". Carlo Lucarelli e Claudio Villa firmano una storia senza dialoghi, senza cioè le classiche nuvole. Quasi un fumetto muto. Le didascalie si susseguono, simili a pensieri. E la storia in effetti, riesce a far pensare...
 
 
 

lunedì 1 agosto 2016

il giglio nero - the bad seed

 
Vi sono film che fanno pena (il Tarzan recentemente visto) e vi sono autentici piccoli capolavori. "The bad seed", film americano del 1956 è uno di questi. Disturbante quanto serve, teatrale nelle espressioni, concentrato su visi e parole, riesce a colpire lo stomaco più e meglio di un Dario Argento d'annata e senza mostrare alcun dettaglio sanguinolento o di vera violenza.
Forse anche per questo, lascia agli attori (a partire dalla piccola Rhoda) il compito di esprimere e far intendere cosa realmente bolle in pentola.
Tradotto da noi come "il giglio nero" ad intendere che per virare dal bianco (simbolo di purezza) al nero del crimine, poco occorre, al punto che ad un certo punto siamo a chiederci - e con noi la madre di questo autentico mostro - come sia possibile che quello che appare come un piccolo angelo, sia nella realtà un autentico demonio.
 
 
La trama: La piccola Rhoda è una bambina bella, intelligente e all'apparenza buona. All'apparenza, perché con il passare del tempo, la scopriamo essere responsabile di una serie di omicidi ai danni di innocenti. Ed il tutto per futili motivi (possedere una medaglia o altre piccole cose di valore, nascondere un segreto)... La madre, in origine non vuol credere a quanto accade, ma quando le è chiara la verità, tenta di farla finita senza riuscirci. Sarà un provvidenziale fulmine a cavarla d'impiccio.
 
Commento finale: Rientra senz'altro nel genere "bambini dannati" questo bellissimo film. E forse ne è il capostipite, visto l'anno di produzione. Per alcune scene infatti richiama "il villaggio dei dannati" del 1960 QUI  piuttosto che "il Presagio" del 1976 QUI. Certo resta disturbante per la madre e per noi, scoprire di aver cresciuto un mostro che ama con tutta se stessa e che non sa come affrontare.
La forza di questo film sta nel mettere in discussione l'idea della famiglia come luogo di formazione dei futuri americani, l'idea cioè che una buona educazione, un tetto e tanto affetto siano sufficienti a lenire ogni preoccupazione. Questo tarlo è talmente forte, da apparire oggi, a distanza di 60 anni ancora attuale... Senza alcun dubbio ottime le recitazioni.
 

sabato 14 maggio 2016

Nodo alla gola

Tagliente come un rasoio, anzi come un nodo scorsoio. E' quello che uccide David, lo vediamo in piedi, in posa innaturale nei primi istanti del film. Intorno a lui Brandon e Phillip, indossando dei guanti lo hanno strangolato.
Rinchiuso il corpo in una cassapanca, organizzano un piccolo ricevimento, cui però (o forse no, lo volevano loro) interviene il professor Rupert Cadell (James Stewart).
Dopo una caccia agli indizi, il professore scoprirà la verità e attirerà l'attenzione della polizia sparando alcuni colpi di pistola dalla finestra.
Cosa è successo prima? Hitchcock lascia a noi il compito di immaginare, eppure gli indizi sono tutti li. I guanti, le tende tirate, la corda, l'omicidio commesso in piedi, le affermazioni degli assassini: "ci aveva offesi"... quale torbida vicenda si nasconde dietro il dramma? E quale ulteriore terribile dramma deve subire il professor Cadell, quando scopre che la morte appena scoperta si rifà alla messa in pratica delle sue teorie, al superuomo, al desiderio di onnipotenza e superiorità?
Film forte, che non lascia spazio ai sentimenti, ogni azione, parola, ripresa è millimetrica.
Lo stesso fondale, la stessa stanza, non cambiano mai, se non per le luci che tendono alla sera...
Siamo di fronte ad una pièce teatrale, che si rifà ad un fatto realmente accaduto, una coppia di amanti gay uccide un bambino per il solo gusto di farlo.
Che dire? Hitchcock dimostra in questo film una maestria senza pari. Si veda la scena della cameriera che libera la cassapanca dalle stoviglie, mentre gli altri presenti continuano a parlare senza avvedersi di nulla. Ci aspettiamo che qualcosa accada all'improvviso e quasi temiamo si scopra la verità mettendoci per un istante dalla parte degli assassini... geniale.


lunedì 2 maggio 2016

Notorious

Una storia d'amore, e che storia d'amore.
Certo, poi ci sono i nazisti che trafficano con la bomba atomica (o qualcosa di simile), ci sono i bellissimi del contro spionaggio americano che li vogliono acciuffare, c'è la tensione costruita ad arte da Hitchcock...  Ma tutto ciò sarebbe nulla senza il bello e cattivo Cary Grant, senza l'innamorata e non ricambiata Ingrid Bergman, e infine senza l'innamorato a sua volta e tradito Claude Rains.
Terribile Hitchcock nel trattare i rapporti umani, nel spiegazzarli al suo volere, nel fare dell'affetto una semplice moneta di scambio incompresa.
Bellissima ed emozionante, più del film stesso, la capacità di rendere le debolezze umane e la loro espressione nei visi e nei comportamenti dei protagonisti. Le rughe si espandono, le bocche si curvano, le mani si stropicciano, ogni singolo movimento è indicativo della sofferenza interiore.
Finiamo per provare una grande pena, sia per Ingrid che per Rains... innamorati della persona sbagliata. A lei andrà bene, a lui purtroppo no.

venerdì 25 marzo 2016

The Raven

Non è la prima volta che uno scrittore e la sua opera divengono materia cinematografica e nemmeno lo è l'apparizione dello stesso artista in una riesumazione storica, magari poco o per nulla coincidente con la realtà.
Così come non è la prima volta che un artista venga perseguitato dai suoi fans. Era successo con "Misery non deve morire" di Stephen King, come lo era stato nel film "The Fan" con un folle Robert De Niro.. invasato per il suo campione di baseball Bobby Rayburn...
Questo film scomoda niente di meno che Edgard Allan Poe, il principe dei romanzi del terrore e gli fa rivivere gli ultimi giorni di vita, quando deve scontrarsi con un feroce assassino che prende spunto dai suoi libri per inscenare raccapriccianti omicidi.
Persa inizialmente la vena artistica, Poe, tirato in ballo direttamente dal Detective Fields (il sempre bellissimo Luke Evans) è costretto suo malgrado a combattere contro il tempo, scrivendo racconti che solletichino l'ego dell'assassino...
Dopo una serie di episodi, Poe si scontrerà con il suo rivale e ...
Bella ricostruzione storica in un America di metà Ottocento, dove gli uomini erano tutti d'un pezzo.

domenica 6 marzo 2016

Remember

E' meglio vivere nella menzogna o vivere non sapendo di esserlo?
Tutto il film ruota intorno a questo interrogativo. Salvo scoprirlo solo nel finale. E che finale!
In una casa di riposo due anziani fanno un giuramento, uno di loro andrà alla ricerca del nazista che ha ucciso le loro famiglie e lo dovrà uccidere.
Peccato che, quello dei due che deve farlo soffre di crisi di identità e per sapere cosa deve fare si accompagna ad una lettera con le istruzioni...
Di incontro in incontro, scopriamo che il nazista si nasconde sotto falso nome (sfrutta il nome di un ebreo ucciso) ma oltre a lui vi sono altre persone con lo stesso nome e quindi ogni volta si aggiunge un piccolo pezzo al puzzle della vicenda.
Ma il finale a cui non siamo per nulla preparati ... spoiler ... ci fa scoprire il colpo di scena.
il giustiziere, il vendicatore, è colui che lui stesso va cercando... e di fronte a questa verità tutto cambia di prospettiva, tutto diventa più umano e al tempo stesso credibile. Bellissimo.
 
 
 

giovedì 23 luglio 2015

Quota 1222 - Anne Holt

 

Eravamo oramai abituati ai gialli nordici. Dopo una prima clamorosa scoperta, un generale apprezzamento degli spazi gelidi e isolati, di poliziotti disperati e disperanti, di pazzi criminali capaci di ogni genere di nefandezza, di colpi di scena e di pagine divorate inseguendo le vite di agenti in preda a terribili sensi di colpa, ma al tempo stesso capaci di grande passione investigativa.
Poi ti arriva sta cosa qua. Quello che dovrebbe essere un romanzo.
E dire che gli elementi per darci un buon racconto: l'incidente ferroviario, l'albergo isolato in mezzo alla neve e ad una tempesta, l'assassino imprendibile, la scaltra investigatrice che dalla sua sedia a rotelle vede tutto e tutto capisce.
Invece no! Noia, noia, noia e ancora noia. Una barba pazzesca, deludente, senza costrutto, senza capo né coda, in cui tutto viene buttato lì in qualche maniera, giusto per riempire pagine e pagine inutilmente.
Persino i servizi segreti norvegesi (ma chi? ma quando? ma de ché?) vengono tirati in ballo..
Senta, caro ex ministro Anne Holt, la prossima volta che ambienta un romanzo, lo faccia al parlamento norvegese, ambiente che lei sicuramente ben conosce, e non in culo ai lupi, senza avere in mano uno straccio di trama... Compris?