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martedì 7 aprile 2026

Erotica dei sentimenti


Erotica dei sentimenti di Chiara Gancitano si muove in uno spazio insidioso, quello in cui il rischio di cadere nella retorica sentimentale o, al contrario, nell’astrazione teorica è sempre dietro l’angolo, eppure riesce nella maggior parte dei casi a mantenere un equilibrio credibile tra riflessione filosofica, osservazione sociologica e analisi psicologica delle relazioni contemporanee, partendo da un’intuizione di fondo che attraversa tutto il libro, cioè che il desiderio sia stato progressivamente svuotato e trasformato in qualcosa di performativo, esibito e consumabile, più che vissuto, e che i sentimenti abbiano perso profondità nel momento in cui sono stati inglobati dentro logiche di mercato e dinamiche di validazione sociale, un’idea che non è nuova ma che qui viene rielaborata con un linguaggio accessibile e con una capacità narrativa che rende il testo fruibile anche fuori da un contesto accademico

Dal punto di vista psicologico il libro funziona soprattutto quando mette a fuoco la frattura tra desiderio autentico e desiderio costruito per essere riconosciuto dagli altri, mostrando come molte dinamiche relazionali contemporanee siano guidate più dal bisogno di conferma che da una reale apertura all’intimità, anche se talvolta questa analisi tende a semplificare e a generalizzare comportamenti che in realtà sono molto più differenziati e situati, e soprattutto quando lascia intravedere una certa idealizzazione dell’autenticità che rischia di diventare più una prescrizione implicita che una categoria analitica, come se esistesse una forma “giusta” di sentire che tutti dovrebbero recuperare, mentre sul piano sociologico il testo intercetta con maggiore precisione alcune tensioni tipiche del presente, come la mercificazione delle relazioni, l’estetizzazione del desiderio e la proliferazione delle possibilità che invece di ampliare la libertà producono spesso paralisi decisionale e insoddisfazione cronica, restituendo l’immagine di un contesto in cui l’eros è meno represso ma anche meno significativo, più accessibile ma meno denso

Il titolo potrebbe indurre in errore chi si aspetta una riflessione sulla sessualità in senso più concreto, perché l’erotica di cui parla Gancitano è soprattutto simbolica e relazionale, più vicina a una riflessione filosofica sul desiderio che a un’esplorazione della dimensione corporea, e questo scarto tra aspettativa e contenuto è uno degli elementi più ambigui del libro, anche se coerente con l’impianto generale, e in questo senso si potrebbe dire che si tratta di un’erotica senza corpo, o forse di un tentativo di restituire al corpo una profondità che non passa necessariamente dalla descrizione del sesso ma dalla qualità della relazione, il che è un’operazione interessante ma non del tutto risolta

Leggendo emerge anche un paradosso difficilmente ignorabile, cioè che viviamo in un’epoca in cui le opportunità di incontro, di espressione e di sperimentazione sono teoricamente amplissime, e tuttavia la complessità delle relazioni sembra aumentare invece di ridursi, come se l’abbondanza di possibilità producesse più ansia che libertà e più strategia che spontaneità, e viene quasi da pensare che, se l’evoluzione avesse avuto come obiettivo semplificare le dinamiche dell’accoppiamento umano, l’esito attuale rappresenti una deviazione piuttosto creativa ma poco efficiente

Nel complesso il libro non è particolarmente radicale né introduce categorie completamente nuove, ma funziona come uno specchio efficace delle contraddizioni contemporanee, capace di rendere visibili dinamiche spesso percepite ma non sempre nominate, e il suo valore principale sta proprio in questa capacità di chiarificazione più che di innovazione, lasciando il lettore con una sensazione ambivalente, da un lato quella di aver riconosciuto qualcosa di vero nella descrizione proposta e dall’altro quella di non aver trovato strumenti del tutto convincenti per uscire da ciò che viene descritto, ma forse è proprio questo il punto, perché più che offrire soluzioni il libro invita a riconsiderare il modo in cui costruiamo il desiderio e viviamo i sentimenti, suggerendo che non siano semplicemente dati naturali ma pratiche culturali e relazionali che richiedono attenzione, tempo e una certa disponibilità a sottrarsi alle logiche dominanti, il che oggi, più che difficile, appare quasi controintuitivo

sabato 8 luglio 2023

Eldorado


 Un film documentario per raccontare la discesa agli inferi della popolazione Lgbt durante il nazismo.. da una eccezionale (per i tempi e rispetto ad oggi) libertà, raggiunta nelle metropoli, Berlino in particolare, alla persecuzione ed ai campi di sterminio.
Un interessante percorso che racconta la vita dei singoli e la trasformazione della società. Un richiamo alla prosecuzione della discriminazione con l'applicazione dell'art. 175 del Codice Penale, introdotto dai nazisti e rimosso dalla legislazione tedesca solo nel 1994... di che riflettere.
Le libertà di ciascuno vengono prima dello Stato, gli affetti, i pensieri, le passioni, le idee... tutto deve venire prima. lasciamo allo Stato il controllo delle attività necessarie a creare benessere e sviluppo. Il resto sia e rimanga sfera personale.

giovedì 23 settembre 2021

La psicologia del giocatore di scacchi


 "Mi piace vederli dibattersi" così confessò a proposito dei suoi avversari Bobby Fischer, prima di strappare a Spassky, nel 1972, il titolo di campione mondiale di scacchi.
Al di là delle spiegazioni più immediate (denaro e fama), questo libro ricerca le motivazioni segrete che hanno indotto uomini dai talenti più diversi a dedicare al gioco uno smisurato spazio mentale e pratico.
L'autore non offre soltanto una psicoanalisi degli scacchi, ma ripercorre la vita dei campioni del mondo e i loro conflitti; da Morphy che si ritirò dal gioco all'età di ventidue anni per soccombere poi gradualmente a una nevrosi, a Steinitz, che in stati allucinatori giocava con Dio, concedendogli il vantaggio di un pedone e della prima mossa, da Alechin, "il sadico del mondo scacchistico", a Fischer, un genio dalle reazioni spesso incomprensibili.
Il gioco degli scacchi, che incanala e nello stesso tempo esaspera, una aggressività implacabile, appare infatti destinato a sviluppare fantasie di onnipotenza.
Non mancano però, nel libro di Fine, anche gli "anti-eroi", che cercano di resistervi: né stupisce la difficoltà della loro lotta, ove si pensi che la loro teoria del gioco coinvolge anche l'ideologia, tanto che si è parlato di Stile capitalistico e di Scuola Sovietica, di stile individualistico e di paura del deviazionismo.
L'americano Reuben Fine (1914-1993) che é stato tra i massimi scacchisti intorno agli anni Quaranta e ha scritto libri fondamentali sulla teoria del gioco, esercitò per decenni l'attività di psicoanalista e in tale veste incontrò Fischer adolescente, come racconta in queste pagine. (tratto dal libro)

Essendo io, quello che gli inglesi definiscono un woodpusher (uno spingi legno) intendendo un dilettante della materia, mi limito a leggere e cercare di immaginare la vita di una persona completamente assorbita dal gioco degli scacchi...un gioco in cui è fondamentale la cattura dei pezzi dell'avversario, ma a differenza degli altri giochi un giocatore può catturare tutti i pezzi dell'avversario e tuttavia perdere...un gioco mentale e psicologico, in cui il pensiero sostituisce l'azione...
Negli scacchi quattro aspetti sembrano predominanti: la memoria, la visualizzazione, l'organizzazione e l'immaginazione... un gioco valutabile solo a posteriori, se è vero che... tra gli scacchisti c'é un modo di dire: quando una mossa è poco chiara, si aspetta la fine della partita, se vinci è stato un sacrificio, se perdi è stato uno svarione...

Nonostante le migliaia di testi sull'argomento, sulle aperture, il mediogioco, le finali... c'é ancora spazio per la fantasia, per i campioni, i geni, la fantasia.. e questo, scusatemi... non è davvero poca cosa.



giovedì 20 maggio 2021

3 vs 1

In un Paese civile basterebbe questo acronimo per buttare in carcere Grillo Jr e i suoi accoliti... buttando subito dopo le chiavi per lungo tempo. In Italia, patria mai pentita del "delitto d'onore", del femminicidio, della corsa ai siti porno affiancata dall'assenza di educazione sessuale nelle scuole, ad un meridione (e non solo quello) ove la donna è ancora preda, possesso, minus habens rispetto al maschio tanto celebrato in famiglia... ove la Chiesa e molto ambiente retrivo vede l'aborto come un uggia e il calo delle nascite come una ritorsione femminista... ebbè che cosa pretendi mai?

Non troverebbe altra giustificazione, senza cotanto costrutto e retroterra culturale, la reprimenda di Grillo Senior, quello che in un video forcaiolo e misogino ha difeso a spada tratta il figlio (sono tutti buoni gli scarafoni propri) dando della zoccola alla impudente straniera, rea di aver bevuto, di essere consenziente, di voler profittare di tanta celebrità... 

Così oltre ad aver schifo del figlio ora ho schifo pure del padre. Che poi lo stesso fosse un pagliaccio lo si sapeva da tempo... quindi nulla di nuovo sotto il sole.

Ma veniamo alla vicenda... se dopo una notte brava e schifosa, devi vantarti allora non hai capito nulla.. anzi hai capito ancora meno.. non hai capito che le donne vanno rispettate, che non è il tuo pisello che comanda ma il tuo cervello (avercelo) e che certe bravate non ti qualificano come persona ma come bestia, bruto, infame... per questo auguro lunga prigione... o lavori pubblici con una bella blusa gialla con la scritta "stupratore", "depravato"... e sotto in piccolo "cretino"... 

domenica 14 febbraio 2021

Sciatteria


 Ha suscitato reazioni indignate il documento redatto dall'ASL n. 5 di La Spezia, ove per accedere alle vaccinazioni contro il Covid 19 si finisce per includere tra i soggetti a rischio gli omosessuali. 
Ma mentre tutti si sono (giustamente) infuriati per l'evidente discriminazione nei confronti di una libera scelta sessuale, nessuno pare essersi urtato per un altro aspetto: Quando la direzione dell'ASL n. 5 ha candidamente dichiarato che, l'errore nasce dall'aver copiato pedissequamente un vecchio modulo per la donazione del sangue, nessuno, ma dico nessuno, si è seriamente incazzato per la sciatteria, per la poca voglia di lavorare, per l'assenza di attenzione per il proprio lavoro, tanto più che si rivolge a persone e non a patate... questo è il vero dramma.... il non saper lavorare.



venerdì 5 giugno 2020

Enemy

Sulla complessità del rapporto con le donne è già stato detto e scritto di tutto… e pure il cinema ci ha donato grandi opere (penso a Kramer contro Kramer, per fare un esempio) o incredibili cagate, come questo "Enemy"... che poi a pensarci bene, la donna paragonata al ragno, che ti avvolge e non vuole mollarti più… a lui che non vuole assumersi le proprie responsabilità… al punto da crearsi un doppio a cui chiede di farsi carico dei suoi errori e delle sue responsabilità (una bad company insomma) uno a cui dare la colpa delle proprie debolezze… al che mi viene da pensare, e in tutto questo bel racconto misogino, la donna? che minchia deve fare per farsi rispettare, anzi no, semplicemente per avere voce in capitolo.. comunque non bastano i colori seppia, la città dolente, desolata e vuota, per donare pathos all'opera.. non basta il bel muso di Jake Gyllenhaal e nemmeno le zinne di Mélanie Laurent a tirarci su il morale… e il ragno pendulo che domina la città… quasi un ritratto dell'invasione della Terra… a questo punto, due sono le soluzioni. Spegnere e andare a dormire… oppure al grido di "Klaatu, Barada, Nikto" prendere a bastonate il televisore e uscire a farsi un bicchiere... 

giovedì 16 maggio 2019

Sulla castrazione chimica ed altri amenicoli...

A volte non sai proprio che pesci pigliare. Non sai cioè argomentare alle storture del mondo e contro chi le propone. Non sai, non vuoi, non puoi mettere altrettanto "furore" nelle parole, di chi, bontà sua, pur privo di logica, di argomenti seri e a fronte di un ragionamento adeguato, si lancia in strali, "grida manzoniane" prive di alcun senso ma forgiate sull'idea che alla pancia del popolo piaceranno. Placheranno cioè i brontolii della fame di vendetta (non di giustizia, non di redenzione, non di rimedio e cura, no. vendetta tribale) e faranno dormire sonni tranquilli. Avranno inoltre il grosso pregio di garantire gloria imperitura al loro ideatore perché, non importa se stai mentendo, più volte la ripeti e prima diventerà verbo. Parliamo di castrazione chimica. Ennesima panacea, ideata dal Primo Ministro dell'Interno per punire chi si macchia dell'infame crimine. Ora, sia ben chiaro, non intendo difendere tali persone, men che meno giustificarle, impedire la pena (carcere duro). Voglio però aprire una piccola riflessione sulla logica che sta dietro a questa scelta. La logica è semplice ed efficace al tempo stesso: pensare all'atto sessuale quale un gesto connaturato al membro.
Pensare cioè che, privato della vitalità dello stesso, attraverso l'azione chimica (assunzione di farmaci, non taglio del pisello beninteso) venga meno il pensiero.
Logica semplice perché priva l'uomo del pensiero, rapportando la responsabilità dell'azione alla bestialità del corpo, privandola dell'azione, del pensare criminoso e nel contempo togliendo ogni retro pensiero, ogni collegamento con la società, la famiglia, la cultura, la religione, la storia di un popolo.
Quella storia che ci ha permesso di trascinare il delitto d'onore (previsto dal Codice Rocco) sino al neanche tanto lontano 1981.
Quello che prevedeva che la donna fosse proprietà di qualcuno e che quest'ultimo potesse uccidere per la perdita dell'onore (presunta, immaginata, pensata) a causa del comportamento della prima.
Un Codice Penale che, al riguardo del reato sessuale perpetrato a carico della donna, viceversa si è perso nel tempo in arzigogolate idiozie… non ultima la recente sentenza che negava la violenza a carico di una donna perché "troppo brutta"...
Manca, è sempre mancata, una sana educazione sessuale. Manca, è sempre mancato, un sano rispetto del prossimo, tanto più donna, da non vedersi come preda del maschio alfa di turno, ma come essere con pari diritti, doveri e, nella sua diversità, necessitante di rispetto.
Solo allora si potrà parlare di società veramente liberata. Il ritorno alle torture medievali non risolve nulla… sposta l'attenzione sulle responsabilità di una società matura, a cui viene chiesta una crescita, ed una liberazione sessuale che ancora è nebulosa e inarrivabile… non per far quel che si vuole, ma per rende giusta la convivenza tra esseri.
 

sabato 23 marzo 2019

The Imitation Game

Appartiene al genere "Moh pongo rimedio", questo bellissimo film biografico, forse sdolcinato, che da un po' di tempo a questa parte vede una serie di personaggi, in particolare i tanto vituperati "froci" riabilitati all'occhio della società, sperando così di chiudere i conti con atteggiamenti razzisti, sessisti, e via di questo passo…
Si iniziò con "Balla coi Lupi" a cercare il perdono degli indiani, almeno a quelli sopravvissuti, sperando così con due ore di buon cinema di far dimenticare decenni di soprusi… vennero poi i film per rimediare alle cattiverie fatte agli ebrei, poi quelle ai neri… ed ecco, che nell'elenco non potevano mancare i froci.
Uso espressamente questo termine offensivo per calcare la mano sulla vergognosa azione che deve necessariamente, da un lato riabilitare l'opera ed il genio di un uomo e dall'altro ricordare che, se era diverso era solo colpa sua… povero nano!
Certo un ottimo film, una bella storia, il ricordo di un terribile periodo storico e la felice conclusione nella soluzione dell'enigma di Enigma…
Morale. Buona idea il film, penosa la necessità di farsi perdonare l'inenarrabile… a dimostrazione, se mai servisse, che pregiudizi, religioni zelanti, fanatismi ed oscurantismo ignorante hanno ritardato la crescita dell'essere umano ed ancora ne impediscono la piena realizzazione in quel paradiso che potrebbe finalmente essere la Terra.

domenica 10 giugno 2018

Porci con le ali

A leggerlo oggi, questo romanzo può al limite far sorridere. Eppure allora fu scandalo, novità, scalpore, discussioni animate, vera ventata di libertà in una società arcaica, antica e bacchettona... che era appena stata divelta alle sue radici dal '68... la storia di Rocco e Antonia da leggersi d'un fiato ancora oggi... ci presenta una gioventù che sempre, in ogni epoca ed in ogni condizione fa ciò che meglio gli riesce: trovare un proprio posto nel mondo che verrà. 
 

 
"Questo libro uscì nel 1976, quando espansione economica crescente e rivoluzione calante riempivano la vita di una piccola borghesia semi-erudita, tanto confusa quanto sicura di sé e del proprio avvenire.
Ma non è la storia di una generazione: è uno sguardo sugli adolescenti di un ceto politicamente di sinistra.
Un Marx ed un Freud affidati a una disinvolta volgarizzazione (le loro opere restavano spesso intonse nelle biblioteche familiari) avevano trovato posto nel bagagliaio culturale di una vecchia Italia, mezzo contadina e mezzo industriale, sospesa tra sogni di palingenesi socialista e americanismo cinematografico.
La grande progettualità aveva già fatto la sua epoca, ma per quei piccoli borghesi l'invasione del futuro era ancora una promessa racchiusa nei libri dei profeti e nell'augurale scampanio del ghiaccio in fondo al bicchiere di whisky.
Quegli uomini e quelle donne avevano vissuto in ritardo, nella memoria e nei desideri, le stagioni dell'ottobre 1917 e del grande cinema americano del New Deal.
Il terrorismo scuoteva il paese.
Due anni dopo la pubblicazione di "Porci con le Ali", l'assassinio di Moro avrebbe messo alla prova la fiducia di quella gente.
Che avrebbe resistito ai richiami del terrorismo perché questi si erano sbagliati nel fare i conti: né gli operai, né la piccola borghesia li seguirono, e perché, tra tanti sogni e ritardi, tra richiami del passato e sconfinamenti in un futuro di perfezione, perciò chiuso ad ogni ulteriore lusinga, una certa idea di democrazia, che più tardi sarà detta incompiuta, aveva messo radici.
Easy Rider, per i figli di quegli antichi roosveltiani inconsapevoli e leninisti, destinati a convertirsi a Kennedy e a Mao, o a tutti due insieme, fu la folgorazione sulla via della droga.
Con giudizio e solo il sabato... E' questo l'antefatto di un libro che, come le strisce di Charlie Brown, lascia fuori con intenzione punitiva il mondo dei grandi...."

giovedì 31 agosto 2017

il caso Eddy Bellegueule

E se tutto il racconto autobiografico, non fosse niente altro che un assalto frontale al Lumpen-proletariat (sotto proletariato)? All'evidente equazione povertà di mezzi = povertà di spirito?
Perché di questo si tratta! La campagna, sicuramente luogo ove si mangia meglio, l'aria è pura, i tempi rilassati, è in realtà abitata da trogloditi, manigoldi privi di spirito di immaginazione, bestie tagliate con il pioletto... ove le interruzioni di gravidanza sono all'ordine del giorno; dove la ricerca dell'ubriachezza si manifesta sin dalla tenera età; ove chi per un qualsiasi motivo risulta diverso dallo stereotipo maschio-macho con fuori gli attributi è destinato a divenire paria... a prendere un sacco di botte, soprusi, insulti... insomma, un inferno.
"Mi sono allontanato di corsa, subito. Giusto il tempo di sentire mia madre che diceva "cosa fa quel diavolo?" non volevo restare con loro, rifiutavo di condividere quel momento. Ero già lontano, non appartenevo più a quel mondo ormai, la lettera lo diceva. Sono andato nei campo e ho camminato per buona parte della notte, il fresco del Nord i sentieri sterrati, l'odore della colza, molto forte in quella stagione dell'anno. Tutta la notte fu consacrata all'elaborazione della mia nuova vita, lontano da lì. In realtà la ribellione contro i miei genitori, contro la povertà, contro la mia classe sociale e il suo razzismo, la sua violenza, i suoi riti, sono venuti dopo.
Perché prima della mia rivolta contro il mondo della mia infanzia, è stato il mondo della mia infanzia a rivoltarsi contro di me. Troppo presto, infatti, sono diventato per la mia famiglia e per gli altri un motivo di vergogna, persino di disgusto. Non ho avuto altra scelta che scappare. E questo libro è il mio tentativo di comprendere".
La storia di Eddy Bellegueule è quella di un ragazzo qualsiasi, cresciuto nella Francia agricola, lontano dalle grandi città, è una biografia molto simile ad un romanzo di formazione, ove quello che dovrebbe essere un ambiente sano, privo di pericoli e colmo di valori veri, diventa un inferno, soprattutto per chi non può nascondere la propria omosessualità... E' un effeminatezza, quella di Eddy, che non lo porta lontano... odiato da tutti e oggetto di soprusi è costretto ad andare a vivere in città, ove scopre che il mondo è completamente diverso e dove, il suo essere diverso viene accettato, magari deriso, ma condiviso come scelta normale.. da qui le polemiche di chi lo accusa di essere, suo malgrado "razzista" contro alcune classi sociali...
 

sabato 26 agosto 2017

Mille lire al mese


La seconda di copertina così recita: "Mani in prima, mani in seconda" ordinavano i maestri ai bambini delle elementari. I capistazione fischiavano la partenza dei treni e i treni osservavano orari dalla puntualità leggendaria. Le mogli piccolo-borghesi facevano lustrare le case per il pranzo domenicale in onore del capufficio e segnavano e bottiglie dell'olio perché la servetta non ne approfittasse. Petronilla dava consigli alle massaie.
Il "sabato fascista" si andava alle adunate; eventuali assenze potevano essere giustificate in nome della crescita della prole: dopotutto il sabato era l'unico giorno adatto ad un po' di intimità tra i coniugi,
Gian Franco Venè ricostruisce la vita di tutti i giorni, i salari, i prezzi, i modi di mangiare e di vestire, gli snobismi, le mode degli anni venti e trenta, dalla "Marcia su Roma" alla vigilia della Guerra, quando le famiglie italiane borghesi tiravano avanti con mille lire al mese.
Un mondo un po' angusto, la cui apparente serenità copriva i preannunci della catastrofe.
Anche qui, la vita quotidiana ne registra puntualmente i segnali quando dalle fedi d'oro spontaneamente donate alla patria durante la Guerra d'Etiopia, si passa alle requisizioni forzate di pentole di ferro e di rame per rifornire l'industria bellica.
Quando le donne cominciano a nascondere colapasta e padelle in soffitta per eludere le perquisizioni del regime, anche la tranquilla famiglia italiana capì quale sarebbe stato l'inevitabile esito del ventennio
Gian Franco Venè ricostruisce abitudini, vezzi e umori di quell'epoca con la sottile e affettuosa ironia con cui si guarda un passato che é ancora dentro di noi.
Ancora una volta la vita quotidiana si rivela una chiave per conoscere più a fondo la storia...".
 
Intervallata nelle varie della giornata: mattina, intermezzo, pomeriggio, sera.. e chiusa con l'epilogo "verso un brusco risveglio", quest'opera porta il quotidiano dell'Italia del ventennio fascista alla nostra conoscenza... un periodo in parte noto per l'oralità dei nostri nonni e genitori, ma che per molti versi si è perso nel progredire del tempo e per l'avanzare del progresso... anni di cui qualcuno si vergogna, a cui ha dato un taglio perché rappresentante nel bene e nel male il regime (in cui qualcuno oggi ammette stortando la bocca che ... forse ... poi ... non si viveva così male...). Facciamo la conoscenza con usi e costumi, cibi, modi di dire e di vestire... che facevano del poco a tutti un metodo ed un modus operandi... che dell'autarchia fece virtù sostituendo i prodotti non più importati con sane... produzioni italianissime....
Molti operai, pochissimi laureati, servette in casa (quale segno di distinzione per chi poteva permetterselo), le biciclette come mezzo di movimento di massa, le colonie elioterapiche per vincere il rachitismo dei bimbi, la necessità di avere tanti figli per creare un grande popolo... il mito del regno e delle Colonie all'estero... insomma davvero un altro mondo... reso più accessibile dal racconto del quotidiano arrancare che questo libro ci dona..

mercoledì 28 giugno 2017

Lily la tigre

Lily vive a Tel Aviv, trent'anni, centoventi kilogrammi, un'amore alle spalle, una vita davanti. Che fare? da dove partire? Nel frattempo divertendosi con l'autoerotismo, poi spassandosela con notti di follia sessuale a caccia di chiunque le dedichi un istante di tempo... ed infine invischiandosi nei pasticci di un amore passato (il primo), di due amiche, di una tigre ricevuta in dono...
E' tutto? Certo che no, mica è così complicato... oltre... tra passato e futuro, presente e storie varie, scopriamo una persona speciale, una ragazza super sotto tutti i punti di vista...
Lily, Ninush, Mikhaela, Taro, Amikam, Leon, Magometov... ognuno di loro ci descriverà desideri, speranze, sogni, aspirazioni, ricordi del mondo ebraico in terra di Israele... ognuno di loro alla ricerca della felicità o semplicemente del modo più utile per far scorrere il tempo.
Dai genitori di Lily, una "versione ebraica ed anzianotta di Ken e Barbie"... dalla scoperta dei denti già formati alla nascita, che la destinano a grandi orizzonti e si rivelano forieri di menzogna e false aspettative... in una Tel Aviv che, quando non si schiatta dal caldo, è invasa da "un'acqua tiepida, tardiva, come quell'invitato distratto giunto quando ormai la festa è finita".
Da Ninush, ed il suo segreto per sopravvivere, che sta "nel suo raro talento di vivere nel terreno infinito del presente... perché per lei il passato è una catena di sbiaditi ricordi in bianco e nero, mentre il futuro è privo di rilevanza".
E i rapporti con l'altro sesso? Quando non sono botte o sesso.. "tutti sanno che gli uomini restano bambini nell'animo e l'età non fa che perfezionare la loro indole testardamente puerile"... oppure nell'affermare che "il minerale più bello e più strabiliante di tutti è il corpo di un uomo" oppure nel dichiarare che "lo stomaco della passione non sarà mai sazio ma quanto precisa e tremenda diventa la fame quando compare l'oggetto del desiderio".... e che quando non riescono nei loro intenti amatori finiscono cosi: "siede nella posizione in cui da sempre siedono e per sempre siederanno nel corso della Storia gli uomini che non sanno che pesci pigliare: sul bordo del letto, curvi, ginocchia larghe, la testa tra le mani".
Come descrivere questo libro? Scritto senz'altro bene, dalla parte delle donne... forse troppo fantasioso nel finale... mi ha comunque divertito.

domenica 11 giugno 2017

E' nata una star?

Piccolo e piacevole libretto (73 pagine) scritto da Nick Hornby nel 2006 e pubblicato nel 2010 da Guanda in Italia. Divertente episodio che vede una madre scoprire, grazie ad una vicina impicciona e pettegola, che il proprio figlio si è lanciato nell'industria della pornografia e... ne ha tutti i requisiti!
Come reagire? come gestire una situazione simile? Quando il sesso entra in casa e tocca il rapporto genitori - figli come ci comportiamo... Da leggere e rileggere.... non fosse altro che fa molto molto ridere...

martedì 6 giugno 2017

Pesca alla trota in America

Il filo rosso che attraversa tutto il libro è il tema, sfuggente, di Pesca alla Trota in America, che diventa via via un personaggio, un concetto, un epiteto, un modo di essere. Difficile racchiuderlo i una definizione, anche perché Brautigan si guarda bene da darcela. Si diverte anzi a mescolare le carte, arricchendo questa figura mitica di sfumature contrastanti, fino a farne un'entità multiforme e inafferrabile.
"I miei libri erano un paio di stivali comprati da Sears Roebuck e avevano pagine di gomma verde. La maggior parte delle aule erano vicino alla riva. Era lì che succedevano le cose più importanti ed era lì che succedevano le cose migliori".
Butingan non è un rivoluzionario, non incita all'azione, ma osserva, con un misto d'indolenza e nostalgia, la perdita di quel rapporto privilegiato con la natura così importante per l'America e per la sua storia, e così caro agli scrittori della sua generazione. La sua azione sovversiva agisce soprattutto a livello dell'immaginazione, attraverso un gusto particolare per le associazioni insolite e dissacranti, che gli fa accostare Dante e Tom & Jerry, Shorty il barbone e il Vecchio Testamento, Benjamin Franklin e i vagabondi di San Francisco.
"Appena laureato, si era trasferito a Parigi e si era messo a fare l'Esistenzialista Si era fatto fare una foto in cui si vedono lui e l'Esistenzialismo seduti assieme a un tavolo di caffè all'aperto. Nella foto Pard ha la barba lunga e sembra avere un'anima enorme, che quasi non gli sta nel corpo".
 
 

il pezzo sul torrente posto tra i due cimiteri (quello dei poveri e quello dei ricchi) è davvero spassoso: una presa in giro di Spoon River, con le lapidi del primo con scritte come: "consacrata alla memoria di John Talbot che all'età di diciott'anni si è beccato una pistolettata nelle chiappe in una bettola" o cose così..
Episodi al limite della follia, oppure no? Citazioni dotte e nonsense assoluto... "Su una parete c'era un rotolo di carta igienica talmente vecchio che ormai sembrava un parente, forse un lontano cugino, della Magna Charta"... tutti comunque esilaranti.
 

domenica 7 maggio 2017

Se 2800 unioni civili vi sembrano poche

Leggo su "La Repubblica" di oggi, che dopo l'approvazione della Legge Cirinnà o Legge n. 76/2016, vi sarebbero state "solo" 2800 unioni civili in tutta Italia.
Premesso il termine di paragone; il 3% della popolazione italiana è omosessuale, mica tutti sono obbligati a sposarsi... manco fosse un obbligo.
Aggiungo poi che, fosse stata anche solo una, l'unione celebrata, il significato di quella legge non era certo questo.
Perché i giornali devono per forza dare un senso negativo a qualcosa di così positivo e che anzi è stato frenato e limitato in tutti i modi?
E' triste notare come, gli stessi "benpensanti" che avversavano la legge, con argomenti tipo: finirà la famiglia tradizionale, si sfascerà la società per come la conosciamo, è la rovina del Mondo eccetera eccetera.... oggi controbattono dicendo: avete visto? Non serve a nulla, non la vuole nessuno, di "froci" che vogliono sposarsi non ce ne sono, quindi la legge è inutile e loro sono degli ingrati, dopo quello che abbiamo fatto per loro, pur forzando le nostre "giuste" convinzioni.
Dimenticano, questi signori, che questa legge è solo il primo piccolo passo, per riportare l'Italia al livello delle altre democrazie europee e dare dignità ad affetti ed amori sino a ieri, nascosti e negati...
Se 2800 unioni vi sembrano poche, pensate a 5.600 persone che hanno legittimato la loro felicità e poi dite se non è un bene.

giovedì 23 febbraio 2017

il Bruco - Edogawa Ranpo

Un bellissimo e conturbante (quasi disturbante) fumetto giapponese. Che come tale si legge partendo dal fondo e da destra a sinistra. Tornato completamente devastato dalla guerra Russo - Giapponese, il tenente Sunaga viene presto dimenticato da tutti, ad esclusione della moglie che lo accudisce in un rapporto di repulsione, attrazione e sensualità; unico modo di comunicare tra i due.
Lui è privo di arti, sordo e muto. Solo i suoi occhi vedono ed esprimono, anche i desideri. Lei li accontenta con grande soddisfazione di entrambi. Tutti sono meravigliati da questo rapporto. La moglie fedele che non vuole lasciare il marito oramai ridotto ad un bruco.
Sino al giorno in cui lei non regge più la sua rabbia e lo acceca. Lui si trascina nel vicino prato sino ad un pozzo, non prima di averla perdonata. Sesso e morte vivono insieme in questo racconto e con bellissimi disegni.

giovedì 15 dicembre 2016

The nice guys

Russel Crowe e Ryan Gosling, duettano in un film che ci rimanda al mondo del cinema (porno) degli anni '70. Con una colonna sonora spettacolare e un'azione adrenalinica, questo film crea una nuova simpatica coppia, capace di regalarci oltre un'ora e mezza di divertente commedia, fraintendimenti, gag di ogni tipo, varia umanità e tanta tanta follia.
Due personaggi all'apparenza incompatibili, riescono unendo le loro forze, a risolvere un autentico rompicapo... la morte di una serie di attori e regista di un film hard e la sparizione di una delle attrici... E visto che siamo negli USA, vuoi che non c'è dietro una congiura, una pianificazione malefica di una delle varie aziende/major/potentati economici che vedono in questo film un rischio?
Al grido di questo film non s'ha da fare... eccoli tutti in azione.
Los Angeles e la sua fauna, la musica stellare, e tante esilaranti scene, garantiscono a chi guarda questo film  divertimento assicurato.

venerdì 11 novembre 2016

LMVDM - Gipi

 
Gipi (Gianni Pacinotti) racconta la sua vita: tra viaggi reali e psichedelici, problemi di salute e medici feticisti, uno dei più grandi autori di fumetti di sempre si svela come non aveva mai fatto prima, alternando il bianco e nero al colore, la quotidianità alla fantasia.
Una narrazione tesa ed emozionante, in bilico tra dramma e comicità: "La mia vita disegnata male" é un'altra prova della maturità di un grande artista. (tratto dal libro).
 

LMVDM - La mia vita disegnata male. Un manifesto che intende rappresentare la vita del nostro, vista dal suo punto di vista, ovvero il reale e come lui lo ha inteso... e d'altro canto, la vita non è altro che la realtà per come la percepiamo? E la sua descrizione non è forse digestione della percezione e sua rappresentazione... e infine, se non troviamo le parole giuste? E se non trovassimo il tratto giusto? Allora forse, meglio abbandonare il tratto elegante a favore di quello sincero.
Eppure....
Disegnato magicamente, una storia divertentissima e al tempo stesso con picchi di tristezza/follia/disastro che mescola bianco e nero a colore, realtà e fantasia, normalità ed acidi lisergici...
E' nelle pagine colorate che la fantasia giganteggia... a dare potere al valore onirico dei sogni a fronte della bianco/nera o meglio grigia realtà.
E' tanto lontana questa infanzia/giovinezza rispetto a quella vissuta da molti di noi ?
Non credo. Anzi.
Fenomenale la sequenza di pagine in cui l'autore rappresenta come ha imparato a nuotare... Geniale.
Leggere per credere! Con un tratto originale, una capacità di prendersi in giro notevole, con una trama che non stanca mai... Gli ho dato 5 stelle... Bravo!

mercoledì 9 novembre 2016

Eros e Priapo

 
"Benché pubblicato solo nel 1967, il libello psicoanalitico e anti mussoliniano di Gadda affonda le sue radici negli anni fiorentini tra il '44 e il '45.
E' alla rabbia e alla disperazione di quel periodo che Eros e Priapo deve il tono di esasperata polemica che lo caratterizza e che si esprime in un vorticoso ribollire e gorgogliare di parole e immagini a stento contenute nei moduli del trattato machiavelliano e di una prosa arcaicheggiante di tipo toscano - cinquecentesco.
Diviso tra saggio e libro delle furie, arringa e memoriale narrazione e pamphlet, Eros e Priapo è l'esplosivo contributo di Gadda all'atto di conoscenza che, solo, può garantire il riscatto del male e, nel contempo, è una durissima condanna nei confronti della follia che per un ventennio ha soggiogato l'Italia, segnando il prevalere di un cupo e scempio Eros sui motivi del Logos".


Da che parte iniziare a parlare di questo libro?
Premetto subito che, stante la mia poca cultura, ho fatto fatica a capire completamente il testo.
Ma quando ci sono riuscito è stata soddisfazione senza pari.
Un vero fiume in piena, un fiume di parole, termini, abbreviazioni, distorsioni, esperimenti linguistici... una cosa incredibile.
Prendendo spunto dal ventennio fascista, Gadda scrive, urla, strepita, si arrovella, lancia strali e poi ancora, argomenta il perché Priapo abbia avuto la meglio su Eros.
Cioè di come, la pancia abbia vinto sulla testa... al punto da rendere possibile il dominio di uno solo sulla moltitudine.
E così inseguiamo il nostro, mentre lancia in resta colpisce, attacca, non arretra, ferisce, morde in ogni e qualsiasi lingua, disquisendo su motivi, ragioni e irragionevole tenzone.
Impossibile non rimanere impressionati da questo fiume in piena, pare l'Arno, l'Aniene, quando escon dagli argini e straripano portando con sé ogni pattume...
Si arriva in fondo tirando un sospiro di sollievo ma potendo nel contempo affermare "che bella cosa, la lingua italiana e il saperla usare".
 

sabato 20 agosto 2016

It Follows

Cos'è in fondo "It follows" se non un controcanto della perdita dell'innocenza?
Straniante, con una colonna sonora lisergica, con un senso del terrore che buca lo schermo, con una lentezza studiata, perché non è ciò che arriva velocemente da temere, ma ciò che non si ferma mai... che ti lascia scappare sino a quando non cedono i nervi... sino a quando non ce la fai più.

La lentezza e la noia latenti sono attentamente studiati e ci riportano appieno nella provincia americana e nei pensieri degli adolescenti che nel tentativo di diventare adulti vedono ciò che gli adulti (peraltro pressoché assenti durante tutto il film) non riescono a vedere...
E cosa è questa malattia, questa maledizione, questa "visione" alla Shining, che colei/colui che viene colpito, vede? Forse la perdita della verginità? Forse l'ingresso nel mondo adulto, capace di cancellare tutte le certezze dell'infanzia... ?
Se ciò che ti insegue gli altri non lo vedono tu come ti salvi? certamente facendoti aiutare da chi ti crede. Dai tuoi amici. E' il valore dell'amicizia che serve ai giovani... Quello che permette di sostituire qualcosa di forte e duraturo all'amore materno.
E non è un caso che gli adulti sono visti solo come mostri, spesso nudi, e che nella scena della  piscina si veda il sangue spargersi ovunque.
Il finale potrà lasciarci con qualche dubbio quasi una promessa di secondo atto, ma una chiave di lettura ce l'ha: la protagonista, dopo aver commesso degli errori ed espiato le sue colpe, ha trovato il ragazzo giusto. Quello che le è sempre stato vicino e che l'ha salvata. Questo è amore, questo è diventare adulti...

Elegia americana - il libro