Erotica dei sentimenti di Chiara Gancitano si muove in uno spazio insidioso, quello in cui il rischio di cadere nella retorica sentimentale o, al contrario, nell’astrazione teorica è sempre dietro l’angolo, eppure riesce nella maggior parte dei casi a mantenere un equilibrio credibile tra riflessione filosofica, osservazione sociologica e analisi psicologica delle relazioni contemporanee, partendo da un’intuizione di fondo che attraversa tutto il libro, cioè che il desiderio sia stato progressivamente svuotato e trasformato in qualcosa di performativo, esibito e consumabile, più che vissuto, e che i sentimenti abbiano perso profondità nel momento in cui sono stati inglobati dentro logiche di mercato e dinamiche di validazione sociale, un’idea che non è nuova ma che qui viene rielaborata con un linguaggio accessibile e con una capacità narrativa che rende il testo fruibile anche fuori da un contesto accademico
Dal punto di vista psicologico il libro funziona soprattutto quando mette a fuoco la frattura tra desiderio autentico e desiderio costruito per essere riconosciuto dagli altri, mostrando come molte dinamiche relazionali contemporanee siano guidate più dal bisogno di conferma che da una reale apertura all’intimità, anche se talvolta questa analisi tende a semplificare e a generalizzare comportamenti che in realtà sono molto più differenziati e situati, e soprattutto quando lascia intravedere una certa idealizzazione dell’autenticità che rischia di diventare più una prescrizione implicita che una categoria analitica, come se esistesse una forma “giusta” di sentire che tutti dovrebbero recuperare, mentre sul piano sociologico il testo intercetta con maggiore precisione alcune tensioni tipiche del presente, come la mercificazione delle relazioni, l’estetizzazione del desiderio e la proliferazione delle possibilità che invece di ampliare la libertà producono spesso paralisi decisionale e insoddisfazione cronica, restituendo l’immagine di un contesto in cui l’eros è meno represso ma anche meno significativo, più accessibile ma meno denso
Il titolo potrebbe indurre in errore chi si aspetta una riflessione sulla sessualità in senso più concreto, perché l’erotica di cui parla Gancitano è soprattutto simbolica e relazionale, più vicina a una riflessione filosofica sul desiderio che a un’esplorazione della dimensione corporea, e questo scarto tra aspettativa e contenuto è uno degli elementi più ambigui del libro, anche se coerente con l’impianto generale, e in questo senso si potrebbe dire che si tratta di un’erotica senza corpo, o forse di un tentativo di restituire al corpo una profondità che non passa necessariamente dalla descrizione del sesso ma dalla qualità della relazione, il che è un’operazione interessante ma non del tutto risolta
Leggendo emerge anche un paradosso difficilmente ignorabile, cioè che viviamo in un’epoca in cui le opportunità di incontro, di espressione e di sperimentazione sono teoricamente amplissime, e tuttavia la complessità delle relazioni sembra aumentare invece di ridursi, come se l’abbondanza di possibilità producesse più ansia che libertà e più strategia che spontaneità, e viene quasi da pensare che, se l’evoluzione avesse avuto come obiettivo semplificare le dinamiche dell’accoppiamento umano, l’esito attuale rappresenti una deviazione piuttosto creativa ma poco efficiente
Nel complesso il libro non è particolarmente radicale né introduce categorie completamente nuove, ma funziona come uno specchio efficace delle contraddizioni contemporanee, capace di rendere visibili dinamiche spesso percepite ma non sempre nominate, e il suo valore principale sta proprio in questa capacità di chiarificazione più che di innovazione, lasciando il lettore con una sensazione ambivalente, da un lato quella di aver riconosciuto qualcosa di vero nella descrizione proposta e dall’altro quella di non aver trovato strumenti del tutto convincenti per uscire da ciò che viene descritto, ma forse è proprio questo il punto, perché più che offrire soluzioni il libro invita a riconsiderare il modo in cui costruiamo il desiderio e viviamo i sentimenti, suggerendo che non siano semplicemente dati naturali ma pratiche culturali e relazionali che richiedono attenzione, tempo e una certa disponibilità a sottrarsi alle logiche dominanti, il che oggi, più che difficile, appare quasi controintuitivo

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