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venerdì 19 giugno 2026

L'arco dell'impero - Libro


 L'arco dell'impero, ovvero la guerra continuata con altri capitali

Vent'anni dopo Guerra senza limiti — il testo del 1999 con cui Qiao Liang e Wang Xiangsui anticiparono l'idea che il conflitto avrebbe sfondato i confini del campo di battaglia per invadere l'economia, l'informazione, il diritto — l'ex generale dell'aeronautica cinese torna sul luogo del delitto. E lo fa colmando, dichiaratamente, la lacuna del primo libro: il raggio economico della guerra. La tesi è limpida fino alla brutalità: il prossimo campo di battaglia non sarà geografico ma finanziario, e chi non capisce la finanza non può capire le intenzioni strategiche di una potenza.

Il bersaglio è l'egemonia del dollaro, descritta come la vera forma contemporanea dell'impero. Gli Stati Uniti, nella lettura di Qiao, sono un impero coloniale finanziario: stampano dollari, il resto del mondo produce merci, le guerre servono a tenere alto il prestigio della valuta e a punire chi osa sottrarsi al sistema. Iraq e Kosovo diventano gli esempi-chiave di una potenza che non tollera monete rivali — euro compreso. È un libro, come è stato giustamente osservato, più riconducibile a Marx che a Clausewitz: la guerra letta attraverso le leggi del capitale prima che attraverso quelle delle armi.

Qui sta il pregio maggiore. Scritto prima del 2015, il libro ha oggi un'aria quasi divinatoria: la dedollarizzazione, l'ascesa dei BRICS, la sfiducia crescente verso l'unilateralismo del biglietto verde sono esattamente i temi che riempiono le cronache geopolitiche del 2026. Leggere Qiao adesso significa vederlo indovinare la partita con anni di anticipo. Non è "complottismo", come precisa lui stesso: è la descrizione fredda di un meccanismo finanziario. Ed è in questo che il libro entra di diritto nella cassetta degli attrezzi di chi voglia capire il presente.

Ma una recensione critica deve anche maneggiare il rovescio della medaglia, e qui ce n'è parecchio.

Il primo limite è strutturale: è una raccolta, e si sente. Le ripetizioni sono molte, i concetti tornano a ondate, le appendici appesantiscono. Chi cerca un'architettura argomentativa coerente trova invece la sedimentazione di un decennio di interventi — interessante come documento, faticoso come libro.

Il secondo è più sottile, ed è di metodo. Qiao è lucidissimo, quasi spietato, nel dissezionare l'impero americano; diventa improvvisamente lirico e indulgente quando descrive la Cina come "paese di pace", potenza che cerca le fonti e non il prodotto finale, custode di armonia e tranquillità. È l'asimmetria classica dell'intellettuale organico — categoria gramsciana che gli si attaglia bene: l'occhio analitico è affilatissimo verso l'avversario e curiosamente miope verso casa propria. Le contraddizioni cinesi (corruzione, lotte tra clan, ambizioni dei vertici) vengono nominate, ma mai con la stessa pressione critica riservata a Washington. Il lettore avvertito tiene quindi una mano sul portafoglio epistemologico: non esistono fatti, solo interpretazioni, e questa è un'interpretazione che ha una bandiera.

Il terzo elemento è il libro-nel-libro di Fabio Mini. Il saggio del generale è tutt'altro che un'introduzione di servizio: è un contrappunto così sostanzioso da averlo elevato al rango di coautore dell'edizione italiana. Funziona da bussola e da contrappeso, ma rende anche più difficile distinguere dove finisce Qiao e dove comincia la cornice occidentale che lo presenta. È un valore aggiunto, ma anche un filtro di cui essere consapevoli.

In definitiva: non è un manuale tecnico, non è propaganda, e — nonostante l'impianto — non è nemmeno un libro antiamericano nel senso pamphlettistico. È qualcosa di più utile e più scomodo: uno specchio strategico, che mostra come l'altra grande potenza vede noi, vede sé stessa, e vede l'arco discendente di un impero che crede di essere ancora al suo apogeo. Lo si legge meglio non per scoprire "la verità" sulla guerra finanziaria, ma per imparare a riconoscere lo sguardo da cui quella verità viene formulata.

Tre stelle e mezzo su cinque: indispensabile per i contenuti, irregolare nella forma, prezioso proprio perché parziale.

lunedì 30 marzo 2026

Peaky Blinders: The Immortal Man — L'uomo che non muore mai (e neanche la sua giacca)

 

C'è qualcosa di evangelico nel ritorno di Tommy Shelby. Ambientato nel 1940, con la Luftwaffe che bombarda Birmingham e la Germania nazista che fabbrica sterline false per distruggere l'economia britannica dall'interno Wikipedia, The Immortal Man si presenta come il capitolo conclusivo di una saga che ha trasformato il cappello piatto da copricapo da minatore a oggetto di culto globale — con tanto di bar a Siviglia e Buenos Aires intitolati al protagonista, a riprova che certe epidemie non si fermano ai confini nazionali.

Cillian Murphy torna nei panni di Thomas Shelby con la stessa inesorabilità con cui l'inverno torna ogni anno: lo sai che arriva, ma fa effetto lo stesso. Riesce ancora a trovare profondità e strati emotivi in un personaggio che, per ogni logica narrativa, avrebbe dovuto diventare una caricatura da tempo. Rotten Tomatoes Un'impresa non da poco, considerando che Tommy Shelby è sopravvissuto a sei stagioni, tuberculosi, traumi di guerra, lutti familiari, complotti politici e — cosa forse più imperdonabile — a innumerevoli imitatori ai veglioni di Capodanno.

Barry Keoghan interpreta Erasmus "Duke" Shelby, figlio di Tommy e nuovo vertice dei Peaky Blinders, mentre Rebecca Ferguson porta in scena Kaulo Chiriklo, una veggente rom il cui arrivo dovrebbe spingere Thomas a interrompere il proprio esilio volontario. Film Authority Keoghan è magnetico quanto basta per reggere il confronto con Murphy — il che è come dire che riesci a non farti oscurare da un faro da lighthouse — mentre Ferguson fa del suo meglio con un ruolo che la critica ha accolto con riserve, compresi alcuni spettatori che hanno espresso apprensioni sui capelli posticci, il che nell'universo di Peaky Blinders rappresenta forse la vera tragedia.

Il film è diretto da Tom Harper con regia solida e fotografia che tratta il carbone di Birmingham come se fosse oro antico, e scritto da Steven Knight con la sua consueta propensione per i monologhi lapidari e i silenzi carichi di senso. Su Rotten Tomatoes ha ottenuto un indice di gradimento del 92%, con il consenso critico che lo definisce una degna conclusione capace di reggersi anche come opera a sé stante. Wikipedia Più tiepido Metacritic, che si ferma a 59/100 — la forbice tra critica professionale e pubblico generalista che da sempre separa chi scrive le recensioni da chi poi paga il biglietto (o l'abbonamento).

La principale obiezione strutturale è quella che chiunque abbia mai visto una serie lunga sei stagioni ridotta a film riconoscerà immediatamente: il formato cinematografico si adatta bene ai snodi narrativi, ma mal si concilia con le motivazioni dei personaggi, che necessiterebbero di spazio per respirare. IMDb Alcune assenze dal cast originale pesano — le notevoli mancanze rispetto alla serie conferiscono al film una sensazione di entità separata IMDb — e chi cercasse il vecchio swagger degli Shelby al completo rischierà una certa nostalgia elegiaca.

Eppure The Immortal Man funziona. Funziona perché Murphy è straordinario, perché la Birmingham in guerra è uno sfondo irresistibile, e perché Steven Knight non ha mai smesso di credere che i gangster di periferia potessero veicolare qualcosa di più grande di sé. Knight e Murphy avevano concordato dall'inizio che questa dovesse essere la vera conclusione per Tommy Shelby The Hollywood Reporter — e si vede. Non è un addio stiracchiato per compiacere gli azionisti, ma qualcosa di più raro: un finale che sembra inevitabile.

Immortale, per l'appunto.

Voto: 7,5/10 (o "un bicchiere di whisky in un pub di Birmingham sotto i bombardamenti" — che è la stessa cosa, ma con più atmosfera)

giovedì 2 maggio 2024

Fury


Com'é la guerra vista dall'interno di un carro armato? Può un'arma trasformarsi in casa, in fortezza, in unica certezza di fronte alla precarietà della vita in mezzo ad un conflitto feroce come la Seconda Guerra Mondiale? Questo é Fury, il nome del carro americano che, utilizzato da veterani oramai rotti ad ogni evento, imbarcano un novellino e gli insegnano cosa sia la guerra, la morte, i valori e il rispetto delle regole (strane) del conflitto. Bellissime scene, complice una follia latente, il fango, il sangue, lo sporco, le regole mancanti, l'odio e l'amore... in un film maschio (da falange tebana, da oplita, da commilitone come tutti i conflitti sanno generare) come se ne vedono pochi.

 

martedì 30 gennaio 2024

Filip


Tra i mille modi per sopravvivere alla tempesta, quello di Filip, ebreo polacco che si finge cameriere francese in un ottimo albergo nella Francoforte nazista, è certamente quello con più incognite. 
Anche perché lui, complice la giovinezza e l'irrequietezza non è capace di non farsi notare... e così tra una vicenda amorosa e l'altra, finisce poi per dover fare una scelta... scappare con un vero amore a Parigi o vendicare gli amici morti a scapito dei nazisti.
Ottima trama, bravi i personaggi, il nostro Filip certamente non lesina follia e coraggio. Forse i tempi chiedevano questo, o grigiore e invisibilità o coraggio da vendere. Un modo forte per difendere la propria diversità in un mondo divenuto folle.

 

domenica 17 dicembre 2023

Maniac


 Quando alla fine della seconda guerra mondiale John Von Neumann concepisce il MANIAC, un calcolatore universale che doveva, nelle intenzioni del suo creatore, "afferrare la scienza per la gola scatenando un potere di calcolo illimitato" sono in pochi a rendersi conto che il mondo sta per cambiare per sempre.
Perché quel congegno rivoluzionario - parto di una mente ordinatrice a un tempo cinica e visionaria, infantile e "inesorabilmente logica" - non solo schiude dinanzi al genere umano le sterminate praterie dell'informatica e dell'intelligenza artificiale ma lo conduce sull'orlo dell'estinzione, liberando i fantasmi della guerra termonucleare.
Che "nell'anima della fisica" si fosse annidato un demone lo aveva del resto già intuito Paul Ehrenfest, sin dalla scoperta della realtà quantistica e delle nuove leggi che governavano l'atomo prima di darsi tragicamente la morte.
Sono sogni grandiosi ed insieme incubi tremendi quelli scaturiti dal genio di Von Neumann, dentro i quali Labatut ci sprofonda, lasciando la parola a un coro di voci; delle grandi menti matematiche del tempo, ma anche di familiari e amici che furono testimoni della sua inarrestabile ascesa.
Ci ritroveremo a Los Alamos nel quartier generale di Oppenheimer, fra i "marziani ungheresi" che costruirono la prima bomba atomica; e ancora a Princenton, nelle stanze dove vennero gettate le basi delle tecnologie digitali che oggi plasmano la nostra vita.
Infine, assisteremo ipnotizzati alla sconfitta del campione mondiale di Go, Lee Sedol, che soccombe di fronte allo strapotere della nuova divinità di Google, AlphaGo.
Una divinità ancora ibrida e capricciosa, che sbaglia, delira, agisce per pura ispirazione - a cui altre seguiranno, sempre più potenti, sempre più terrificanti - con questo nuovo libro, che prosegue idealmente "Quando abbiamo smesso di capire il mondo", Labatut si conferma uno straordinario tessitore di storie, capace di trascinare il lettore nei labirinti della Scienza moderna, lasciandogli intravedere l'oscurità che la nutre.
"A questo mondo ci sono due tipi di persone, Jancsi Von Neuman e il resto di noi. Quel ragazzo luciferino ci colpì come una cometa, quasi fosse il presagio di qualcosa di grandioso e terribile, proprio come quei messaggi celesti che vagano nelle tenebre del nostro Sistema Solare".

Come nel precedente testo, scienza, storia, biografia, pensieri reconditi che perseguitano anche le menti più illustri.. un mix capace di incollare il lettore dalla prima all'ultima pagina ed a chiederne ancora e poi ancora... un perfetto coinvolgimento tra storia, cronaca, gossip e rivelazioni del futuro che verrà.

La nostra conoscenza tecnica in continua espansione era l'unica cosa che ci distinguesse dai nostri progenitori, dato che, in fatto di etica, filosofia e pensiero generale non eravamo meglio (anzi eravamo molto molto peggio) dei greci, delle popolazioni vediche o delle piccole tribù nomadi che ancora si aggrappavano alla natura quale unica dispensatrice di grazie e vera misura dell'esistenza.
In ogni altro campo non avevamo fatto nessun passo in avanti.

venerdì 20 ottobre 2023

Quando abbiamo smesso di capire il mondo


 C'é chi si indispettisce, come l'alchimista che all'inizio del Settecento, infierendo sulle sue cavie, crea per caso il primo colore sintetico, lo chiama "Blu di Prussia" e si lascia alle spalle quell'incidente di percorso rimettendosi alla ricerca dell'elisir.
C'é chi si esalta, come un brillante chimico al servizio del Kaiser, Fritz Haber, quando a Ypres constata che i nemici non hanno difese contro il composto di cui ha riempito le bombole; o quando intuisce che dal cianuro di idrogeno estratto dal Blu di Prussia si può ottenere un pesticida portentoso, lo Zyklon.
E c'é chi invece, si rende conto come il giovane Heisenberg durante la sua tormentata convalescenza  a Helgoland, che probabilmente il traguardo è proprio questo: smettere di capire il mondo come lo si è capito fino a quel momento e avventurarsi verso una forma di comprensione assolutamente nuova,
Per quanto terrore possa, a tratti, ispirare.
E' la via che ha preferito Benjamìn Labatut in questo singolarissimo e appassionante libro, ricostruendo alcune scene che hanno deciso la nascita della scienza moderna.
Ma, soprattutto, offrendoci un meraviglioso intrico di racconti, e lasciando scegliere a noi quale filo tirare, e se seguirlo fino alle estreme conseguenze.

Come già descritto nella recensione di altri libri, il racconto è spesso un traliccio a cui la vite si aggrappa per crescere... il viluppo che ne emerge a volte è talmente stretto da non capire più cosa sia uno e cosa l'altro.
E' il caso di questo libro, che narra senza alcun dubbio di scienza e di uomini di scienza... ma in quanto tali (uomini) ancora più tormentati dal dubbio e dalla sete di conoscenza... ne scaturisce una sinfonia di azioni, umori e immagini che ci fanno domandare: "Quando abbiamo smesso di capire il mondo"?
Labatut ammette di aver barato, mescolando verità e finzione, ma lo scopo è evidente... riuscire a trasformare la scienza in qualcosa di attraente da un lato e facente parte del nostro mondo... il risultato non mancherà di stupire il lettore più smaliziato.

mercoledì 13 settembre 2023

Quanto pesano i fantasmi

 


Nelle imboscate, o in altre missioni notturne si portavano dietro una curiosa minutaglia.

Kiowa portava sempre con sé il suo Nuovo Testamento e un paio di mocassini per camminare senza rumore. Dave Jensen si portava dietro un complesso vitaminico ricco di carotene per la visione notturna. Henry Dobbins si portava dietro un collant della sua ragazza avvolto intorno al collo come una sciarpa.

Tutti si portavano dietro dei fantasmi. Solo chi ha vissuto la crudele realtà della guerra può raccontare cosa è veramente.

E' quello che fa il veterano Tim O'Brien in questo libro che, a metà tra il romanzo a episodi e la raccolta di racconti, narra le vicende della immaginaria Compagnia Alfa, dalla loro vita prima della guerra ai combattimenti nella giungla del Vietnam fino al ritorno a casa.

Pubblicato nel 1990 e subito acclamato come uno dei più importanti libri della letteratura americana, "Quanto pesano i fantasmi" é una cruda e ispirata lettura sulla guerra, ma anche sulla memoria, l'immaginazione, e il potere salvifico del raccontare.

Pagine che hanno cambiato per sempre ciò che sappiamo su realtà e finzione, guerra e pace, paura e coraggio, al punto di far dire a un recensore; "La memoria come profezia". 

"Quanto pesano i fantasmi non racconta dove siamo stati, ma dove siamo e forse dove saremo domani".

Stiamo parlando di ragazzi giovani mandati in guerra... per i quali tutto restava un mistero, tutto doveva essere ammantato di magia, superstizione, giustificato e gestito in modo da essere sopportato. perché: Era mia opinione allora, e lo è tuttora, che non si possa fare la guerra senza saperne il perché.

Si divertivano con quello che avevano, quello che capitava loro. Dal stringere la mano e salutare il cadavere a trasformare in filastrocca anche le cose più pericolose. Così quando seguivano un vecchio che conosceva il percorso in un campo minato, finivano per cantare: Esci di fila, pesti la mina, segui il minchione tutto benone.

Perché tutti narrano di una guerra come di uno spazio tra l'estrema tensione e l'estrema noia... ma nella realtà è quasi vero... Persino nel cuore della boscaglia, dove potevi morire in un'infinità di modi, la guerra era crudemente e aggressivamente noiosa. Ma era una noia strana, Era una noia col trucco, quel genere di noia che ti fa venire i disturbi di stomaco. Magari te ne stavi seduto in cima a un'alta collina, la piatta distesa delle risaie sotto di te, e il giorno era calmo e caldo e completamente vuoto, e tu sentivi la noia che ti gocciolava dentro come da un rubinetto che perde, solo che non era acqua, era una specie di acido, e a ogni gocciolina sentivi che quella roba ti corrodeva organi importanti.

La vita umana è un'unica cosa, come una lama di pattino che traccia i suoi arabeschi sul ghiaccio: un bambino, un sergente di fanteria ventitreenne, uno scrittore di mezza età che conosce il dolore e il senso di colpa.

La parte più toccante del racconto, ma che peraltro da un senso anche a ciò che viene narrato ed alla continua lotta tra verità e finzione è questo passaggio: Non era questione di disonestà. Anzi al contrario: cercava di riscaldare la verità, di farla bruciare a tal punto da farti provare esattamente ciò che provava lui. Per Rat Kiley, credo, i fatti erano formati dalle sensazioni e non viceversa, e quando ascoltavi una delle sue storie ti ritrovavi a eseguire rapidi calcoli mentali, sottraendo superlativi, estraendo la radice quadrata di un assoluto e infine moltiplicando il tutto per chissà.


martedì 15 agosto 2023

Unknown - Soldati robot


Capita che, a fronte di una lettura (nel caso specifico l'era dell'intelligenza artificiale) il tuo canale televisivo ti proponga un documentario televisivo sullo stesso argomento.
Quello dei soldati robot, dell'intelligenza artificiale che sta prendendo il controllo delle nostre armi e delle strategie di difesa/attacco e che ovviamente sta cambiando totalmente il paradigma della Guerra e degli equilibri per come li abbiamo conosciuti sino ad ora.
Vincere questa competizione significa avere il predominio su ogni avversario, ma anche delegare alle macchine scelte che sino ad oggi erano in mano agli esseri umani... nel bene e nel male.
Gli aspetti - sottili - che fanno la differenza tra una guerra più o meno giusta ed una totalmente impersonale, ma non meno drammatica sarà una serie di 010101... prima di farlo, suggerisco ai nostri politici una profonda riflessione.

giovedì 27 luglio 2023

Fine missione


Phil Klay mi aveva attirato con il romanzo "La buona guerra", torno quindi volentieri ad un suo scritto. In questo caso una raccolta di racconti dedicati alla Guerra ed alle persone che la combattono.

Forse nessuno torna da una guerra. 
Forse anche il ritorno a casa, per chi è stato bravo o fortunato a sufficienza non è altro che un cambiare fronte, ingaggiare una nuova battaglia; forse non è altro che l'inizio di una nuova missione.
La prima storia che dà il titolo al libro è proprio questo: il ritorno a casa di un reduce.
In Iraq ha fatto delle cose terribili: il ricordo di quando, la notte andavano a caccia di cani che altrimenti avrebbero mangiato i cadaveri ai bordi delle strade non è nemmeno la più atroce, tra le memorie che lo perseguitano.
A casa, in mezzo a gente che non ha l'idea di dove sia Falluja, ritrova la fidanzata - tra loro una nuova sconosciuta distanza e il vecchio cane.
Ma l'animale è malato, non gli resta molto da vivere.
Il marine ha ancora l'M16: a casa come al fronte dovrà uccidere un cane.
In "Dopo l'azione" protagonista é il trauma, la traccia lasciata dalla violenza commessa che si attacca al carnefice e lo perseguita e come un fantasma, una possessione, si trasmette di uomo in uomo.
Quelle che racconta Klay sono storie che possiedono l'accecante lucore della verità.
Sono storie che rivelano la complessa combinazione di burocrazia, noia, cameratismo e violenza che compongono la vita quotidiana di un soldato in guerra: e la solitudine, il rimorso, la disperazione che accompagna ogni uomo nella vita in tempo di pace.

giovedì 1 giugno 2023

Blood and Gold


E poi ci sono film come questi, che ti fanno ben sperare sulla sorte del cinema e sul dove stia andando, riuscendo a riprendere un filone - quello militare, nazista, seconda guerra mondiale - oramai ribaltato in tutti i modi, facendone una via di mezzo tra James Bond, Mission Impossible, un Quentin Tarantino d'antan e molto molto altro.
Ne viene fuori un qualcosa di davvero forte, ove il furore non da tregua, ove si lotta per vivere, ma anche per riscattarsi.. per il sangue e per l'oro.. ecco. Tralascio la trama per non rovinarvi nulla... ma vi suggerisco di guardarlo perché davvero ha qualcosa da raccontare.

venerdì 19 maggio 2023

La buona guerra


 Ci sono una gallina gringa e un maiale colombiano.
La prima propone al secondo di entrare in affari e vendere sandwich: basta che ciascuno fornisca la metà degli ingredienti. "Io metterò le uova" dice la gallina gringa. "E io?" chiede il maiale colombiano. "Tu mio caro, metterai il bacon". Gira questa storiella negli ambienti intellettuali di sinistra della Colombia.
A Juan Pablo, che lavora nell'esercito come un tempo suo padre, non fa ridere.
Perché sa che c'é qualcosa di vero.
La realtà però, è complessa, e quella del suo tormentato Paese ancora di più.
Per lui, chi vive in mezzo alla violenza vuole una cosa sola: ordine.
Lisette, una giornalista americana, cresciuta tra le dolci colline della Pennsylvania e appena rientrata esausta dall'Afghanistan, vuole invece una "buona guerra" e va a cercarla proprio in Colombia.
In Colombia è andato anche Mason sottufficiale di collegamento delle Special Forces che ha cominciato la carriera militare in Iraq e che, dopo essere diventato padre, ha capito di averne abbastanza di carri armati e ordigni esplosivi.
Abel, che in Colombia è nato, al contrario non ha avuto scelta.
E nemmeno la sua famiglia finita nel tritacarne delle lotte tra guerrileiros, paras e narcos che seminano sangue e terrore in ogni angolo della giungla.
Dopo Fine Missione, raccolta di racconti frutto dell'esperienza come marine in Iraq, Phil Klay torna a parlare di guerra, ma stavolta allarga l'inquadratura includendo anche Afghanistan, Colombia e Yemen.
E' una scelta letteraria, ma la globalizzazione bellica non è fiction: le forze all'opera da una parte trafficano intanto anche da un'altra; i soldati e i mercenari un giorno utili qua il giorno dopo servono la; e ogni bomba che cade ha dietro una sofisticatissima  tecnologia messa a punto in lindi laboratori sparsi per mezzo mondo.
Connessi in una macchina mostruosa, i personaggi di Klay, nel silenzio che segue scoppi e fanfare si trovano soli di fronte al tribunale della coscienza.

Interessante romanzo che coinvolge più personaggi e storie riunendole in un corale rifiuto della guerra per come la conosciamo... una terza guerra mondiale non dichiarata... una guerra necessaria per il benessere delle società del primo mondo... e gli altri.. buoni solo per morire.


giovedì 2 marzo 2023

Niente di nuovo sul fronte occidentale


Bellissimo film, realizzato sulla trama del noto romanzo di Erich Maria Remarque, pseudonimo di Remark, veterano di guerra.
La Prima Guerra mondiale vista dalla parte dei perdenti. In una nuova veste ove l'espressione dei visi, l'apatia, la disperazione, l'inutilità e la ferocia si affiancano ad una ricostruzione dei dettagli, dei combattimenti e dei mezzi davvero incredibile.
Un film ove la follia umana viene manifestata ed ampliata a causa della tecnologia messa al servizio dell'uomo. Uomo che, nella sua ferocia, dimostra la sua origine tribale, animale e insulsa. Lo scorrere del tempo in trincea, l'abbruttimento, l'aggrapparsi a piccole cose (un insetto, un fazzoletto femminile, un'amicizia, la lettera da casa) e il tentativo di uscirne vivi contro la follia dei generali e la ragion di Stato... da vedere assolutamente!

domenica 26 febbraio 2023

Zerocalcare - No sleep till Shengal


Il viaggio raccontato in questo libro ha avuto luogo tra la primavera e l'estate del 2021. Da allora due spinte contrapposte hanno viaggiato in parallelo. Da una parte l'autonomia si è ulteriormente strutturata per rispondere alle necessità della popolazione, nel quadro più ampio dell'organizzazione di una società più equa ed egalitaria.
Dall'altra, gli attacchi a quest'esperienza si sono moltiplicati su tutti i fronti.
I droni turchi hanno intensificato i bombardamenti contro obiettivi civili e contro personalità riconosciute dall'Amministrazione Autonoma.
Alcune delle persone disegnate in questo libro sono state uccise. Le operazioni militari dell'esercito turco contro la guerriglia sulle montagne irachene rappresentano la prima tappa necessaria e propedeutica alla invasione di Shengal e del Rojava.
Sul fronte interno, anche i Peshmerga del Kurdistan iracheno hanno tentato di rioccupare posizioni di quel territorio, finora senza successo.
Nei giorni in cui questo libro viene ultimato, tra giugno e luglio 2022, si è consumato quello che è stato definito l'ennesimo tradimento occidentale ai danni del popolo curdo. Non sono però mai stato troppo convinto dell'uso del termine "tradimento", che lascia intendere un vincolo di fiducia che in verità mi pare non ci sia mai stato...
E infatti per avere l'assenso del premier turco Erdogan all'entrata nella Nato di Svezia e Finlandia, é stata accettata una sere di condizioni che, al di là della loro applicazione immediata, sembrano essere la premessa e un via libera all'occupazione su vasta scala del Rojava nel Nord della Siria da parte della Turchia, nel tentativo di spazzare via l'esperienza del Confederalismo Democratico e di riportare indietro le lancette della Storia....

Vita difficile quella dei "comici", dei "fumettari"... costretti a svolgere il ruolo che a loro non compete... far riflettere con strumenti che dovrebbero appartenere a ben altro ambiente... eppure, poi riuscire a dimostrare di riuscirci perfettamente. Uno di questi è certamente Zerocalcare, nome d'arte dell'arezzano Michele Rech, oramai famosissimo ai più per la sua capacità di rappresentare - e far ridere - su sentimenti altrimenti scomodi... la guerra in Medio Oriente ed il dramma delle minoranze stritolate tra Stati autoritari è uno di questi.

 

martedì 14 febbraio 2023

Le guerre perdute di Jurij Belijaev


 Quando arriva in Ucraina nel 2014 per coprire la guerra del Donbass, il ventunenne Pierre Sautreuil entra in contatto con "il gatto", tale Jurij Belajaev. 
Ex poliziotto, diventato mafioso, milionario in rovina, leader di un partito di estrema destra, militare durante la guerra nella ex Jugoslavia e accusato di aver ucciso più di sessanta bosniaci, sospettato di aver tentato di uccidere Boris Eltcin, latitante ricercato in Russia, Beljaev ha deciso di rifugiarsi sul fronte di Lugansk.
Quando Pierre lo incontra, in lui vede un uomo stanco, anziano, braccio destro di Alexsandr Bednov, comandante del battaglione Batman, milizia filo russa impegnata ad acciarparsi una parte del bottino ucraino senza guardare in faccia a nessuno.- tanto meno alle leggi internazionali.
Presto, però, il giornalista alle prime armi stringe con il mercenario incallito un legame fatto di confessioni ambigue, di fascinazione e di repulsione.
Mentre la guerra devasta il paesaggio ghiacciato del Donbass, Pierre insegue il protagonista per conoscere la sua storia: Juij sparisce, si nasconde, e nel frattempo racconta di essere sopravvissuto ad un attentato di incarcerazioni ed evasioni, lasciando l'autore in balia delle sue preoccupazioni e della sua ricerca di risposte.
Sautreuil con la storia di Jurij ripercorre gli ultimi trent'anni di storia russa dal crollo dell'Unione Sovietica alle mai sopite aspirazioni imperiali sempre più imbevute di nazionalismo sovranista.
"Le guerre perdute di Jurij Beljaev" attraverso il ritratto di un personaggio tragicamente unico e allo stesso tempo banale, a suo modo tipico del disfacimento di un impero, mediocre, come spesso è mediocre il male, è una discesa nei territori più neri d'Europa, dal Donbass a Mosca, dalla Bosnia alla Cecenia.



Libro godibilissimo, anche se narra vicende terribili, offre uno spaccato di Storia. Quella con la S maiuscola e quella dell'uomo di strada. Fatta di opportunità, occasioni, successi e disfatte, fatta per chi, senza andare troppo per il sottile, decide di disfarsi di tutte le regole per vincere.
A prevalere non sono i migliori... solo i più costanti... quelli che non hanno nulla da perdere e che capitano al momento giusto al posto giusto e non fanno domande. La banalità del male, più volte citata... è proprio questa. Personaggi tragici che potrebbero benissimo stare al parco a leggere il giornale...
 

venerdì 29 luglio 2022

La Guerra di Mussolini


Il libro, letto in modalità ebook (ogni tanto anche io abbandono il format cartaceo) indaga il percorso e le motivazioni che portarono l'Italia fascista nella seconda Guerra Mondiale e la rovinosa condotta di guerra che portò infine alla caduta del Regime.
Carenza di armamenti, di materie prime, mancanza di logistica, di organizzazione produttiva, assenza di una logica militare, di una strategia, anche soltanto di un'idea... a cui aggiungere la corruzione, gli interessi personali, una dirigenza militare pessima... un controllo paranoico del potere che metteva tutto nelle mani del Duce, poi incapace di decidere alcunché, salvo fare disastri... dall'inizio del conflitto sino alla caduta del Regime nel 1943 ecco gli anni e gli avvenimenti analizzati nel dettaglio. 
Testo utile per farsi un'idea.




 

venerdì 15 luglio 2022

MalnaZidos


In piena guerra spagnola, un indisciplinato capitano fascista incontra un gruppo di combattenti comunisti ed è costretto ad allearsi con loro per combattere il risultato di un esperimento nazista: zombies!
Divertente, soprattutto se ascoltato in lingua originale (con sottotitoli) fa dell'umorismo, a tinte nere, la cifra di una storia già usata in molte altre occasioni e davvero ben riuscita. Da non perdere l'umanità delle singole figure, la capacità di prendersi in giro e la lotta contro il nazista cattivone, vestito come il Conte Dracula... non manca niente in questa storia che mescola stereotipi ma lo fa talmente bene da far apparire tutto nuovo.

sabato 18 giugno 2022

La nobiltà della sconfitta


 "Il nostro mondo, violento e feroce come vuole la lotta per la sopravvivenza è il dominio, venera il successo, e i suoi eroi sono gli uomini e le donne che fanno fatto trionfare la loro causa",
Nella complessa tradizione  giapponese esiste però un altro tipo di eroe, la cui carriera si svolge generalmente in un periodo di tumulti e guerre e che rappresenta l'antitesi assoluta dell'etica del successo.
E' l'uomo al quale la profonda onestà vieta le manovre e i compromessi tanto spesso necessari alla gloria terrena.
Durante gli anni giovanili, il coraggio e l'energia lo spingeranno rapidamente in alto, ma l'eroe è per natura votato alla causa perdente e conoscerà ineluttabilmente la sconfitta.
Lanciandosi nel suo doloroso destino sfida i dettami della convenzione e del buon senso fino al momento estremo in cui sarà sconfitto dal nemico, il "superstite vincente" che con la sua politica spregiudicata e realistica riesce a imporre un nuovo, più stabile ordinamento del mondo".
in questo brano, tratto dalla prefazione a "La nobiltà della sconfitta", Ivan Morris, uno dei più autorevoli studiosi inglesi di culture asiatiche ha sintetizzato il senso del suo più celebre libro.
In effetti, "La nobiltà della sconfitta" racconta la tragica vita di nove personaggi storici, i quali affrontarono imprese disperate e finirono per essere annientati, nonostante grandi risorse di coraggio e determinazione, da forze ad essi superiori.
Diversamente dagli eroi vittoriosi del mondo occidentale, questi uomini solitari si schierarono, per un inevitabile destino personale, dalla parte degli sconfitti, e terminarono la loro vita in esilio, da fuggiaschi o braccati o nell'apoteosi del suicidio rituale.
Tra gli eroi di cui il libro tratteggia la biografia, incontriamo un principe diciannovenne, Arima no Miko, vittima di un intrigo di corte che per alcuni aspetti ricorda la fine dell'Amleto Shakespeariano; un samurai fuorilegge, Minamoto no Yoshitsune, perseguitato e ucciso dal fratello maggiore; Amakusa Shiro, enigmatico adolescente che capeggiò l'insurrezione di cristiani giapponesi; e il maestoso Saigo Takamori, catalizzatore della restaurazione imperiale Meiji.

La simpatia per il perdente, connotazione pressoché sconosciuta nella cultura occidentale, trova ampia eco in quella orientale e, nello specifico, in quella Giapponese.
Ne è una riprova questo interessante testo, che tratteggia le vite e la fine di alcuni "anti-eroi" della storia giapponese... al netto dei racconti allegorici e del mito, resta sin dal principio, l'immagine di persone che seppero mettere in gioco tutto, pur sapendo sin dal principio di essere perdenti, ma sapendo che più di tutto era importante essere nel giusto e agire per il bene.
La Storia li ha ricompensati postumi, donando loro onori e fama imperitura.

Top Gun Maverick


Si da il caso che Tom Cruise, un ometto del 1962, si mantenga ancora discretamente bene... e così, complice questa sua lunga giovinezza (naturale od artefatta, questo lo stabiliranno i posteri) si ripresenta in tutta la sua beltà per il seguito di "Top Gun", il film che nel 1986 fece aumentare in modo esponenziale il testosterone dell'americano medio e il numero dei cadetti dell'aviazione militare USA...
Al netto delle bellissime scene di volo e della capacità del nostro eroe di prendersi bellamente in giro, prendiamo atto che 36 anni dopo il mondo è cambiato di brutto... e anche se le macchine garantiscono prestazioni di volo impensabili allora, gli uomini rimangono sempre gli stessi, con le loro debolezze, dubbi, paure e speranze..
Si aggiunga la necessità, per il buon Maverick, di tornare laddove tutto è iniziato e dover formare il figlio del vecchio Goose, morto in volo nel primo episodio... superata la ruggine iniziale e ripreso il posto che lo aspetta (o che gli spetta) eccolo a fornire la maestria necessaria ai piloti incaricati di una missione impossibile... ancora una volta (lo dice Sun Tzu) sono gli uomini e non le armi a fare la differenza... e le lezioni di Maverick riescono a far breccia nei duri cuori delle forze armate, nel testosterone dei cadetti e nelle difese del nemico, l'ennesimo Stato Canaglia, termine utile per identificare "la qualunque" da quando il muro è caduto, la Cina è un competitor e la Russia sembrava dormisse... il recente risveglio di Putin permetterà alle Major cinematografiche americane di sfornare qualche buon film antisovietico e, se anche non vinceremo in Ucraina, ci consoleremo al cine...

venerdì 27 maggio 2022

L'arte della guerra - I metodi militari

Questo libro (ne avevo letto e posseduto una precedente edizione) mi giunge per vie traverse... una donazione  ad una biblioteca, un libro che non riesce a trovare posto (e quanti ce ne sono così ahimè) morale, come faccio a lasciarlo lì abbandonato al suo destino?
Eccolo qui. Inizio la lettura. E devo dire che, questa proposta di abbinare i due testi e di commentarli - in modo adeguato e pertinente - merita davvero. Lieto di averlo riletto e di averne trovato, complice la guerra in Ucraina, la drammatica attualità.
Una per tutte "gli eserciti riflettono la società da cui derivano" nulla di più vero rispetto alle drammatiche violenze perpetrate dai Russi nei confronti della popolazione civile... una accozzaglia di morti di fame, cleptomani e pervertiti capaci di ogni nefandezza... mi si critichi pure per questa parte del mio testo... ma lo si faccia dimostrandomi con i fatti che non è vero.

Il confronto e la competizione tra gli Stati non dovrebbero mai essere risolti con il ricorso alle armi.
Ma qualora la guerra fosse inevitabile nessuno dei contendenti dovrà combattere con il desiderio del profitto o della gloria; i generali devono avere la massima cura dei loro uomini e cercare di ridurre al minimo i danni dell'avversario.
Non sono queste, considerazioni di un pacifista dal cuore tenero e spaventato da un possibile olocausto nucleare, ma i precetti di due antichi pensatori cinesi Sun Tzu e Sun Pin contemporanei di Platone (V-IV secolo a.C.), autori dei due più famosi trattati orientali di strategia, intitolati Arte della Guerra e Metodi militari presentati ora per la prima volta insieme.
L'eccezionalità e il pregio della duplice edizione curata da Ralph Sawyer sono dovuti anche al fatto che la nuova traduzione dal cinese, l'ampia introduzione storica e il commento ai testi sono stati realizzati per rispondere alle esigenze di chiarezza e comprensione del lettore occidentale al quale, inoltre, è spiegata la concreta applicabilità degli antichi principi strategici anche al di fuori dell'ambito militare e nella vita quotidiana.
Il successo che sta arridendo in Occidente al libro di Sun Tzu - e che contribuisce al definitivo superamento del pensiero militare di Von Clausewitz secondo il quale scopo ultimo della guerra è la distruzione e l'annientamento del nemico - non deve stupire se si considera che i generali più geniali e vittoriosi e i più famosi rivoluzionari e guerriglieri dell'età moderna (da Napoleone a Kutuzof da Lawrence d'Arabia a Mao e Ho Chi - Min) avevano fatto della "Arte della guerra" il loro manuale preferito sposandone i principi fondamentali: la vera arte della guerra consiste nel vincere il conflitto prima di iniziarlo; in una guerra è vincente non tanto chi è in vantaggio numerico e di mezzi ma chi, usando strategie indirette, inattese e non ortodosse, trasforma i vantaggi del nemico in svantaggi e i propri limiti in punti di forza.
 

venerdì 18 marzo 2022

A mente fredda

Sembra quanto mai puntuale guardare questo film che ci riporta ai timori di una guerra nucleare contrapposti USA e URSS... Siamo nel 1962 e la crisi dei missili a Cuba si avvicina. Per sventarla si scatena una guerra di spie che non lascerà alcuno scampo ai protagonisti..
In mezzo a tutto ciò, ecco spuntare un campione di scacchi caduto in disgrazia, alcolizzato e rassegnato di fronte ai mali del mondo. Certo la sua capacità di analisi è rimasta intatta ed anzi, in una guerra senza esclusione di colpi finisce per apparire il più forte, quello capace di meglio interpretare fatti e nozioni per trasformarle in azione. Certamente un ottimo film di spie, un bel film sul gioco degli scacchi, uno sul clima respirato in quegli anni oltre cortina... Alla situazione di allora va solo sostituita (e non è poca cosa) la scala di valori che muoveva i due contendenti. Da un lato il capitalismo, accompagnato dalla libertà, dall'altro il comunismo e la speranza nell'uomo nuovo, libero dai legami del capitale... oggi, viceversa, una cleptocrazia assetata di potere e una serie di piccoli e grandi Stati che, pur a fatica, vogliono continuare a vivere in pace e nel benessere.. 
 

Elegia americana - il libro