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sabato 3 settembre 2022

il tempo degli uomini


Avevo letto "Il tempo e l'acqua", bellissimo saggio di Magnason e mi ero interessato alle sorti del ghiacciaio Okjokull in Islanda. Scomparso nel giro di trent'anni, era per l'autore un punto di riferimento legato alle frequentazioni dei suoi avi e più di recente delle sue.
Potete immaginare lo sgomento, di fronte alla scomparsa di una massa di ghiaccio di venti km quadrati... e potete parimenti immaginare la mia impressione di fronte alle condizioni del ghiacciaio di Aurona, collocato sopra il Sempione di cui ho memoria sin da bambino, che avevo in parte percorso con difficoltà anni or sono e che avevo visto per l'ultima volta sei anni fa...
Al posto del ghiacciaio, sassi e terra... ed una scatoletta che una volta conteneva cibo... e che il ghiaccio ha voluto restituire... così che apparisse chiaro che se di memoria dobbiamo vivere e parlare... sarà la memoria di noi stessi, della nostra ingordigia, della miopia e della stupidità. Amen.



 

domenica 14 febbraio 2021

Sciatteria


 Ha suscitato reazioni indignate il documento redatto dall'ASL n. 5 di La Spezia, ove per accedere alle vaccinazioni contro il Covid 19 si finisce per includere tra i soggetti a rischio gli omosessuali. 
Ma mentre tutti si sono (giustamente) infuriati per l'evidente discriminazione nei confronti di una libera scelta sessuale, nessuno pare essersi urtato per un altro aspetto: Quando la direzione dell'ASL n. 5 ha candidamente dichiarato che, l'errore nasce dall'aver copiato pedissequamente un vecchio modulo per la donazione del sangue, nessuno, ma dico nessuno, si è seriamente incazzato per la sciatteria, per la poca voglia di lavorare, per l'assenza di attenzione per il proprio lavoro, tanto più che si rivolge a persone e non a patate... questo è il vero dramma.... il non saper lavorare.



martedì 19 gennaio 2021

Zona Rotta


Dopo l'incapace gestione Gallera, il cambio al vertice della Regione si è fatto subito sentire. L'Assessore/Vice Presidente Letizia Moratti sbraita all'indirizzo del Governo come se non ci fosse un domani per fare cosa? Per difendere la salute dei lombardi? Per recuperare il tempo perduto e la non invidiabile posizione nella vaccinazione anti Covid? Per rispondere al perché al PAC tanti anziani ci hanno lasciato le calzette a causa delle malaugurate indicazioni della Giunta? Per raccontarci finalmente la verità sui camici Paul & Shark e sui soldi tornati dalla Svizzera (o altro paradiso fiscale) per coprire la marachella del Fontana? Ma certo che no! Per avere le zone arcobaleno... d'ora in poi (forse) grazie anche alla complicità di certi sindaci di sinistra, avremo le zone multicolor, in questa via Rosso, in quell'altra bianco... e via una serie di colori degni del pantone della Sikkens...
E (questo accade mentre sto scrivendo) per pretendere che i vaccini siano distribuiti alla Regioni in base al loro PIL. Prima i ricchi, grida a gran voce la neo assessora! Prima i benestanti! La salute pubblica? Ma quale, ma dove? Pare di essere in certi claustrofobici film ove ai poveretti viene rubato tutto, persino gli organi, a favore dei benestanti... Se la giornata si vede dal mattino... siamo messi male.

martedì 8 dicembre 2020

Tragedia o farsa


 Dicono che la farsa sia la ripetizione della tragedia... tradotto: la prima volta è tragedia, la seconda è sfiga oppure te la sei proprio cercata. Il risultato che, essendo cosa già vista, si presta al dileggio, massima arma dell'umano per scacciare il male, o peggio per tener lontano ogni altro commento che ci farebbe sprofondare nella tristezza più cupa.
E' quanto mi è capitato di vivere l'altro giorno.
Uscita in emergenza, sospetto ictus, la persona si trova sdraiata in terra in bagno, un asciugamano lo copre, non risponde se non con gli occhi e solo a stimolo doloroso.
Con gran fatica e nel rispetto del protocollo, grazie anche al supporto della medica avanzata, lo portiamo in ospedale, un caso grave e quindi va in sala emergenza.... trattato, sistemato, nudo come mamma lo ha fatto, l'infermiera esclama "ma è profumato"... di solito quando arrivano sono puzzolenti... risposta "si è fatto bello per voi"... il poveretto, pisello al vento viene riempito di tubi e tubetti, compreso un bel catetere... e allora dico... uno si lava e si striglia, magari si augura una buona serata, una buona cena al caldo e si ritrova lì come un verme alla mercé del personale - per fortuna efficiente e allegro - di un ospedale.
Mi viene così da pensare a quante di queste scene mi sono passate davanti... a quante volte la morte o l'imprevisto (malore, incidente) si sono fatte beffe della nostra sicumera... mi e ci hanno ricordato (sempre dopo, sempre troppo tardi) che siamo come foglie al vento, credendoci invece di essere alberi invincibili... 
Tragedia è la prima volta. Farsa è tutte le altre volte... forse è per questo che non me la prendo mai, non me la prendo più, ho assorbito tante e tali brutture, viste le stesse diventare rumore, farne risata, per il risvolto che sempre emerge nel dramma... e questo mi fa capire ed essere vicino ai tanti medici ed infermieri che fanno quotidianamente questo bellissimo e duro mestiere...  non per accusarli di cinismo ma per condividere con loro la fragilità umana e la nostra terribile incapacità a non vederla.

domenica 5 aprile 2020

Cronache dal Coronavirus - 6

UNICA MALATTIA - DIVERSE LE CURE.
E' di questi giorni la scelta del Governo Ungherese, a fronte dell'acuirsi dell'epidemia di COVID-19 di concedere i pieni poteri all'attuale presidente Orban Viktor.
Non che già non ne avesse, o che quella ungherese non potesse già essere soprannominata "Democratura"... no, visto che non c'é limite la peggio, si è andati oltre. Instaurato una dittatura con regole tali che, ove chi ad esempio scrive sui giornali notizie false (datemene la definizione però) rischia 5 anni di carcere.
Quindi chi dirà che in Ungheria c'è una dittatura, andrà in galera senza passare dal via (come nel Monopoli).
Analoga situazione si manifesta nelle Filippine, dove, chi esce di casa nonostante i divieti, viene preso a fucilate…
In Italia (per ora) esiste la democrazia. Ci sono le multe, ci sono le autocertificazioni, ci sono purtroppo un sacco di imbecilli che non rispettano nulla… A fronteggiarli alcune macchiette locali, mi riferisco ai sindaci ed ai presidenti di regione (Governatori) che non perdono occasione di postare in rete messaggi farneticanti, minacce di ogni tipo, decreti che vietano la vendita dei pennarelli, o che impongono di non allontanarsi a più di 200 metri da casa.
Alcuni mi ricordano una recente versione della "buonanima"... passano il tempo lanciando strali, minacce, urla roboanti… A quando le scritte sui muri tipo "E' il virus che traccia il solco è il fucile che lo difende" ???
Che dire poi delle minoranze? Quando Orban ha fatto quel che ha fatto, lo hanno difeso a spada tratta! Salvo poi accusare il premier Conte di non coinvolgerli… (perché si sa che l'erba del vicino è sempre più nera).
A fronte di questi Guitti, preferisco di gran lunga il competente e gentile Dr. Borrelli, o il noiosissimo Domenico Arcuri, che ogni sera alle 18,00 ci informano, danno numeri, fanno previsioni, rispondono ai giornalisti e si prendono un sacco di parole.
Non sono perfetti, non sono infallibili, non hanno il pugno di ferro, molte cose gli sfuggono e tentano con le parole di compensare i fatti, anche perché tutti lo dimenticano, il funzionamento dell'italica burocrazia non è proprio da portare ad esempio.
Ma sono competenti, seri, nominati democraticamente, riescono a dimostrarsi onesti nel loro operare e nell'informare. Questa è la democrazia e la preferisco di gran lunga a certi personaggi vicini e lontani… che vorrebbero curare il virus con l'olio di ricino… no grazie. 

sabato 14 marzo 2020

Cronache dal Coronavirus - 1

Non me ne vogliano i tifosi della Juventus, così come tutti gli appassionati di calcio, ma questa immagine, più di tante altre, rappresenta lo straniamento di un'intera società, di un mondo (quello capitalistico) posto di fronte al Coronavirus, al nemico invisibile e feroce che, democratico nel suo agire, non risparmia nessuno.
Credendoci immuni, superiori e forse addirittura estranei al nostro stesso quotidiano così come allo straordinario; di fronte all'accadimento siamo rimasti senza parole, senza fatti, senza azione… abbiamo fatto l'unica cosa che sappiamo fare: continuare a correre nella rotella del criceto… sperando che la cosa riguardasse qualcun altro…
Vasilij Grossman (scrittore dell'insuperabile romanzo "Vita e Destino") ha scritto che, "di fronte alla tempesta, ognuno agisce da sé, chi alza il bavero, chi apre l'ombrello, chi si affretta verso casa o il più vicino portone, nessuno pensa all'altro…"
E anche questa volta così abbiamo agito.
Abbiamo guardato le gocce scendere e, senza guardarci in giro, abbiamo imboccato il più vicino riparo, senza curarci d'altro, dell'altro… Altri invece hanno agito come se la pioggia non li riguardasse, preda della logica del profitto, del denaro, della macchina da soldi che non si poteva fermare, succubi dei contratti (nel caso del calcio) milionari.
Si è arrivati in certi casi a pretendere che all'interno degli stadi (come nelle chiese nel passato, terra sacra ed estranea ai conflitti) si fosse esenti dal contagio, dalla malattia, dal pericolo.. richiamando regole e logiche che volevano piegare la realtà al desiderio…
Ben presto tutto ciò é apparso illogico e fuori tempo massimo.
E, anche il ricorso alle partite a porte chiuse si è dimostrato ancora più dannoso dello stop.
Perché direte voi?
Perché il calcio, religione laica del ventunesimo secolo, si nutre del tifo, così come Dio si nutre delle preghiere dei fedeli. E se Dio non può esistere se nessuno lo prega, il calcio senza tifo muore.
E quale immagine più eloquente, resta quella di Ronaldo che mima il cinque, di fronte alle barriere che dovrebbero tenere a distanza tifosi che nella realtà non ci sono…


Quell'immagine che vuole apparire simpatica, derisoria di una situazione non compresa, finisce per evidenziare lo smarrimento di chi non riesce a capacitarsi; di chi, privato delle folle osannanti, intuisce di non contare più nulla… e tutto per colpa di un nemico invisibile, quindi lontano dalla stessa logica mercantile che regge il sistema.
In quella inquietudine sta il sunto della condizione della nostra società, forse dell'intero pianeta. Quello di trovarsi con la giostra rotta e, non sapere perché. Non avendo spiegazioni né alternative.
Forse in questo sta l'ultima speranza. Rivedere il nostro mondo, il nostro modo di viverlo. Se a qualcosa deve servire la tragedia, questa è l'unica vera lezione.

martedì 10 marzo 2020

La rivolta delle Scianél

Che dire di questa sceneggiata da Repubblica delle Banane? A caldo direi che sarebbe bastato far volare un sacco di legnate, ben date, per spiegare il punto di vista degli onesti, di quelli che in galera non hanno nessuno e che vogliono vedere garantiti il loro benessere, sicurezza e diritti da certa feccia.
Poi, accettare che, una specie di capopopolo con tanto di mascherina (non si sa mai, metti che prendi o dai il Coronavirus) salti sul cofano di un'auto della Polizia, ululando e minacciando, è inaudito, inaccettabile, impensabile.
Arrestare immediatamente, caricare di sanzioni infinite oltre che di quattro pedate nel culo. Questo per ristabilire l'ordine.
Passata la rabbia e lo sbalordimento, occorre fare alcune considerazioni:
1. la terribile situazione carceraria, indegna di un Paese civile… sovraffollamento, mancanza di una logica di recupero dei detenuti, carcere come punizione e non riabilitazione;
2. evidente incapacità nel gestire le emergenze e nel comunicarle da parte del Sistema Paese… questa è un'autentica bestia che paghiamo a caro prezzo;
3. demandare alle forze dell'Ordine un'azione che poteva essere gestita con Servizi Sociali ed in modo soft, riprogrammando la gestione dei colloqui, della salute della popolazione carceraria e di chi li sorveglia…
Ecco, questo lo devo dire… senza dimenticare che subito dopo avrei fatto volare tanti di quei calci, ma tanti di quei calci… alle tante Scianél accorse a lamentarsi e protestare...

giovedì 29 agosto 2019

Baku. Elogio dell'energia vagabonda

"Baku, elogio dell'energia vagabonda" è il racconto di un viaggio solitario in bicicletta, accanto all'oleodotto Baku, Tbilisi, Ceyhan (il cosiddetto BTC), inaugurato nel 2006, il "corridoio dell'energia".
Diario di una pipeline che nel cammino si trasforma in una riflessione sul mistero dell'energia: "nella capacità di meravigliarsi risiede uno dei segreti dell'energia vitale". Sono rare le persone che riescono a mantenersi in un perpetuo stato di riconoscenza di fronte al corso delle cose, a "tenere in esercizio la loro anima", come dice Montaigne.
Non perché abbiamo aguzzato la vista per vedere meglio il mondo o perché possediamo una predisposizione per il mestiere di spettatore, ma perché sentono dentro di sé l'unità del vivente. (tratto dal libro).
 
 
Diario di viaggio rincorrendo una "pipeline", tubo che trasporta petrolio, che diventa una riflessione sul mistero dell'energia… e non solo.
Così come per i libri di Bryson, si costruisce il traliccio su cui far arrampicare la pianta… il vero obiettivo del libro… il vero argomento di cui si vuole poi parlare. Qui l'autore lo fa, costruendo un percorso (fatto in bicicletta) quindi due volte difficile e vero, e legandogli intorno i tralicci del vero argomento. Lo fa però in modo talmente astuto che, finiamo per non vederlo, ma... arrivati alla fine del viaggio ed alla fine del racconto, abbiamo in mente la pianta e non la struttura che la sostiene.
 
Lo scopo del libro ce lo racconta Tesson a pagina 16 "Questo viaggio mi è stato ispirato dalla mia passione per gli oleodotti. I tubi mi ossessionano, le condotte mi incantano. Potrei stare ore ed ore a contemplare le striature disegnate dai loro intrecci sulle carte geografiche. Sembrano gli intestini di qualche dio dell'energia che ha voluto fare hara-kiri davanti alle minacce di penuria degli idrocarburi".
E il viaggio che intraprende si rifà ai due mari più noti dell'Asia "L'Aral e il Caspio sono i due bacini che restano di quell'epoca antichissima. Due lacrime lasciate lì al momento degli adii".
Ma come tutti noi, anche Tesson non è immune alle preoccupazioni che affrontiamo alla partenza, il nostro scuoterci dal quotidiano ci spaventa e al tempo stesso ci intriga: "In viaggio, il primo giorno ci si chiede perché si è partiti, chi ce l'ha fatto fare. I giorni successivi, ci si domanda come si farà a tornare indietro".
Ma allora cos'é che ci muove? Risposta di Tesson: "L'energia diserta gli esseri che conoscono troppo bene gli angoli reconditi del labirinto della loro vita, coloro che non si aspettano più nulla dagli istanti futuri e quelli che, per paura dell'imprevisto, si chiudono fra le mura dell'abitudine".
Ed allora viaggiando Tesson pensa "all'usura dell'universo. Il Sole ogni giorno un po' meno potente, i pozzi di petrolio un poco più vuoti, la pressione meno forte e io più vecchio" e che dire del petrolio? "un precipitato del tempo, nel senso dinamico del termine, che ci permette una volta raffinato, di affrancarci dallo spazio! Ma questo impasto di viventi al servizio di viventi, ci porta diritti diritti alla morte".
Così come la riflessione sulla vita: "spesso ci capita di pensare alla sofferenza che ancora ci attende. Ed è quella la causa della nostra infelicità. La prospettiva delle ore che ancora ci restano da sopportare é più pesante del fardello stesso".
Qualcuno ha scritto che "le foreste precedono gli uomini e i deserti li seguono". E' forse questo il nostro destino?
Interessante è poi la lettura che, stimolato dalla natura del suo viaggio, Tesson da della situazione mondiale e del ruolo degli USA: "La caricatura che presenta gli Stati Uniti come un predatore delle risorse di petrolio mondiali è insulsa. Fare man bassa di risorse è impossibile, nel contesto del diritto internazionale. Nel nido di vipere del Grande Gioco, gli americani perseguono un unico interesse: garantire la continuità dei flussi petroliferi. Mantenere la circolazione del greggio nella rete mondiale. I liberi movimenti del greggio sono una garanzia della stabilità dei prezzi e della sicurezza energetica mondiale". O quando parla della politica della BP, gestore della pipeline, che eroga aiuti per un perimetro di 2 km dalla tubazione, su entrambi i lati, garantendosi così una pace sociale ed una sorveglianza interessata da parte dei locali.
E allora si torna a riflettere su sé stessi: "I ricordi non servono a nulla, perché si pensa sempre che durante la nostra assenza le situazioni migliorino e si ricorre più volentieri alla speranza che all'esperienza". O quando parla di libri: "I libri sono come dei barili di greggio. In essi dorme il pensiero. Il pensiero è contenuto tra le loro pagine allo stesso modo in cui gli idrocarburi se ne stanno compressi fra gli stati del terreno. La forza delle parole per liberarsi aspetta la raffinazione della lettura".
Ed infine è lucida e nel contempo feroce il giudizio che Tesson da sui paesi musulmani: "I paesi musulmani non hanno vissuto la svolta della rivoluzione industriale. Nel XIX secolo, quando le fabbriche sputavano il loro fumo sudicio nei cieli di Liverpool, i piccoli asini di Medina continuavano a portare fascine sulla groppa. Nel 1848 le popolazioni della Umma, la Comunità, non hanno vissuto una loro primavera, né sono state trascinate dall'ondata di costituzioni degli Stati Nazione. Nel 1919 nessuno fra i paesi maomettani era indipendente. E la situazione non era granché differente al momento dello sviluppo economico del dopoguerra, quando non presero parte all'avventura tecnologica, a quella spaziale, o alla rivoluzione biogenetica della seconda metà del XX secolo. Hanno lasciato agli altri il terreno dell'innovazione. All'alba del XXI secolo gli ali conoscono il successo sul fronte dello sviluppo. La ricchezza più grande delle popolazioni della mezzaluna è il ricordo di una gloria antica risalente al Califfato. Questo bilancio, unito alla consapevolezza di non partecipare al destino del pianeta è umiliante. Ma grazie al possesso del petrolio l'Islam pensa di lavare via le umiliazioni, di ritrovare l'antica grandezza, anche se serve con il terrore".
E conclude il libro con un appello al futuro dell'umanità: "Bisogna avere gli occhi bendati per non avvertire i sintomi del fatto che un'umanità decisamente sovraffollata é di nuovo sottoposta a tensioni! Non sono più le ideologie che la agitano, né l'entusiasmo messianico che la fa insorgere, né l'aggressività dei governi che la scuote, né i nazionalismi che la attraversano, ma l'immensa pressione dei suoi bisogni e l'esasperazione per aver atteso tanto a lungo per soddisfarli. Il consumismo ci impone consumo, non per godere dei beni, ma per prevalere o almeno pareggiare con i nostri vicini, ma quale è il popolo disposto a rinunciare per primo a consumare meno, senza apparire lo zimbello di tutti?  Un discorso che lascia poche speranze.

giovedì 16 maggio 2019

Sulla castrazione chimica ed altri amenicoli...

A volte non sai proprio che pesci pigliare. Non sai cioè argomentare alle storture del mondo e contro chi le propone. Non sai, non vuoi, non puoi mettere altrettanto "furore" nelle parole, di chi, bontà sua, pur privo di logica, di argomenti seri e a fronte di un ragionamento adeguato, si lancia in strali, "grida manzoniane" prive di alcun senso ma forgiate sull'idea che alla pancia del popolo piaceranno. Placheranno cioè i brontolii della fame di vendetta (non di giustizia, non di redenzione, non di rimedio e cura, no. vendetta tribale) e faranno dormire sonni tranquilli. Avranno inoltre il grosso pregio di garantire gloria imperitura al loro ideatore perché, non importa se stai mentendo, più volte la ripeti e prima diventerà verbo. Parliamo di castrazione chimica. Ennesima panacea, ideata dal Primo Ministro dell'Interno per punire chi si macchia dell'infame crimine. Ora, sia ben chiaro, non intendo difendere tali persone, men che meno giustificarle, impedire la pena (carcere duro). Voglio però aprire una piccola riflessione sulla logica che sta dietro a questa scelta. La logica è semplice ed efficace al tempo stesso: pensare all'atto sessuale quale un gesto connaturato al membro.
Pensare cioè che, privato della vitalità dello stesso, attraverso l'azione chimica (assunzione di farmaci, non taglio del pisello beninteso) venga meno il pensiero.
Logica semplice perché priva l'uomo del pensiero, rapportando la responsabilità dell'azione alla bestialità del corpo, privandola dell'azione, del pensare criminoso e nel contempo togliendo ogni retro pensiero, ogni collegamento con la società, la famiglia, la cultura, la religione, la storia di un popolo.
Quella storia che ci ha permesso di trascinare il delitto d'onore (previsto dal Codice Rocco) sino al neanche tanto lontano 1981.
Quello che prevedeva che la donna fosse proprietà di qualcuno e che quest'ultimo potesse uccidere per la perdita dell'onore (presunta, immaginata, pensata) a causa del comportamento della prima.
Un Codice Penale che, al riguardo del reato sessuale perpetrato a carico della donna, viceversa si è perso nel tempo in arzigogolate idiozie… non ultima la recente sentenza che negava la violenza a carico di una donna perché "troppo brutta"...
Manca, è sempre mancata, una sana educazione sessuale. Manca, è sempre mancato, un sano rispetto del prossimo, tanto più donna, da non vedersi come preda del maschio alfa di turno, ma come essere con pari diritti, doveri e, nella sua diversità, necessitante di rispetto.
Solo allora si potrà parlare di società veramente liberata. Il ritorno alle torture medievali non risolve nulla… sposta l'attenzione sulle responsabilità di una società matura, a cui viene chiesta una crescita, ed una liberazione sessuale che ancora è nebulosa e inarrivabile… non per far quel che si vuole, ma per rende giusta la convivenza tra esseri.
 

mercoledì 3 ottobre 2018

Joel e Ethan Coen

Che dire dei due folli fratelli del cinema americano? Questo piccolo libro, edizione "il Castoro Cinema" ce ne dona alcuni spunti. Da Arizona Junior, Barton Fink, Fargo, Mister Hula Hop, il grande Lebowski, Fratello dove sei?, L'uomo che non c'era… sino ai più recenti, anche se non citati nel testo: Non è un paese per vecchi, Ave Cesare, A proposito di Davis, Burn After Reading… e via discorrendo… se non conoscete lo sguardo dissacratore dei Coen, vi manca certamente un pezzetto di storia americana ed uno della più recente storia del cinema. 
 
 
"Joel e Ethan Coen nascono a Minneapolis rispettivamente nel 1954 e nel 1957.
Sono i fratelli terribili del nuovo cinema americano: freddi e razionali ma con una sotterranea vena di follia, fanno un cinema - pastiche che gioca con gioca con i generi classici, dissacrando miti e icone della cultura americana e regalandoci acute riflessioni sulle immagini, la finzione, l'umana stupidità e l'illusorietà del mondo". 

sabato 26 maggio 2018

La grande cecità

Viaggia su tre differenti coordinate il saggio di Amitav Ghosh. La Letteratura, la Storia, la Politica.
 
Nel capitolo sulla Letteratura, Ghosh pone l'accento sull'assenza di romanzi, scritti, racconti (che non siano saggi) ove il cambiamento climatico venga preso in considerazione. Cerca altresì di trovarne il motivo, partendo da molto lontano e trovandone alcuni bandoli della matassa.
L'intento del narrare non è riprodurre il mondo così com'é. Ciò che il narrare rende possibile è affrontare il mondo al congiuntivo, figurarselo come se fosse altro da quello che é facendo immaginare altre possibilità.
 
Nel capitolo sulla Storia, Ghosh ripercorre gli ultimi 1000 anni, dal punto di vista dell'India e dell'Asia in generale, sia per quanto riguarda la Rivoluzione Industriale che per le scelte fatte dal punto di vista della trasformazione da economie agricole a produttive. Il cambiamento climatico antropogenico è l'involontaria conseguenza dell'esistenza stessa degli esseri umani.
 
Nel capitolo sulla Politica, si concentra infine sul futuro e su quali sono le prospettive che ci si pongono di fronte.
 
L'interessante chiave di lettura ci porta così a fare alcune considerazioni:
1. Fatichiamo ad abbandonare l'attuale sistema produttivo, perché ad esso siamo riconoscenti: abbandonando il precedente mondo agricolo, ci siamo affrancati, abbiamo liberato risorse per acquistare libertà: libertà sociali, politiche, sessuali, economiche, di tempo libero, di salute. Che lo vogliamo o no, siamo debitori del capitalismo.
2. Nessuno vuole porre sul piatto della bilancia la regressione, la decrescita, la spartizione dei privilegi con i PVS; nessuno che non sappia a quale suicidio politico e sociale si andrebbe a prestare.

 
 
"Nei primi anni del XXI secolo Amitav Ghosh lavorava alla stesura de "IL PAESE DELLE MAREE", il romanzo che si svolge nelle Sundarban, l'immenso arcipelago di isole che si estende fra il mare e le pianure del Bengala.
Occupandosi della grande foresta di mangrovie che le ricopre, Ghosh scoprì che i mutamenti geologici che ciclicamente avvenivano - un argine poteva sparire nell'arco di una notte, trascinando con sé case e persone - stavano diventando qualcos'altro: un cambiamento irreversibile, il segno di un inarrestabile ritrarsi delle linee costiere e di una continua infiltrazione di acque saline su terre coltivate.
Che un'intera area sotto il livello del mare come le Sundarban possa essere letteralmente cancellata dalla faccia della Terra non è cosa da poco.
Mostra che l'impatto accelerato del surriscaldamento globale é giunto ormai a minacciare l'esistenza stessa di numerose zone costiere della terra.
La domanda, per Ghosh, nacque perciò spontanea.
Come reagisce la cultura e, in modo particolare, la letteratura dinanzi a questo stato di cose?
La risposta é contenuta in questo libro in cui l'autore della trilogia "IBIS" ritorna con efficacia alla scrittura saggistica.
La cultura è, per Ghosh, strettamente connessa con il mondo della produzione di merci.
Ne induce i desideri, producendo l'immaginario che l'accompagna.
Una veloce decapottabile - un prodotto per eccellenza dell'economia basata sui combustibili fossili - non ci attrae perché ne conosciamo minuziosamente la tecnologia, ma perché evoca l'immagine di una strada che guizza in un paesaggio incontaminato; pensiamo alla libertà e al vento nei capelli; a James Dean e Peter Fonda che sfrecciano verso l'orizzonte; a Jack Kerouac e Vladimir Nabokov.
Questa cultura, così intimamente legata alla storia del capitalismo, é stata capace di raccontare guerre e numerose crisi, ma rivela una singolare, irriducibile resistenza ad affrontare il cambiamento climatico.
Che cosa è in gioco in questa resistenza? Un fallimento immaginativo e culturale che sta al cuore della crisi climatica? Un occultamento della realtà nell'arte e nella letteratura contemporanee tale che questa nostra epoca, così fiera della propria consapevolezza, verrà definita l'epoca della Grande Cecità?".

venerdì 8 settembre 2017

Livelli di guardia

Vale ancora la pena, leggere questo genere di testi? Vale la pena riflettere su problemi che vengono portati via come tronchi caduti in un fiume in piena? non è una infinita pena, una stanchezza, uno sconforto, quello che invece ci assalgono?
 
Il "Livello di guardia" è l'altezza massima a cui può giungere l'acqua di un fiume o di un lago senza costituire pericolo di inondazione.
In questi anni, nella nostra vita sociale e civile il livello di guardia è stato superato troppo spesso, e ci sentiamo travolti da schizzi di fango e onde limacciose: il dileggio della Costituzione, la corruzione, diventata regola, gli aggressivi fondamentalismi clericali e laicisti, la retorica del perdono e l'odio del diverso, le indulgenze nei confronti del terrorismo, il confine tra vita e morte ridotto a pretesto di polemica partigiana, la politica dell'insulto, l'assuefazione alla ingiustizia e alla violenza, la crescente incapacità di vergognarsi e di spere di che cosa ci si deve vergognare, una indifferenza che spegne lo stesso "Malor Civile".
"Livelli di guardia" registra - attraverso gli articoli che ha scritto per il "Corriere della Sera" le reazioni di Claudio Magris alle notizie che la cronaca italiana e internazionale ha giustamente imposto all'attenzione di tutti. Reazioni a volte ilari, a volte feroci, che compongono il ritratto impietoso e autocritico di un Paese denigrato, sconciato, amato, e ci ricordano che nessuno di noi è esente da responsabilità.
 
Questa è la terza di copertina, di un libro che raccogli gli articoli che dal 2006 al 2011 (quindi un periodo abbastanza recente, ma già politicamente lontanissimo) sono stati pubblicati sul "Corriere a firma di Magris.
Sono tanti i temi trattati, negli oltre 40 articoli, raccolti in formato cronologico... descrivono un'Italia a noi nota, ma che sembra già lontana e superata dagli eventi... tocca argomenti sempre attuali, anche perché o irrisolti o peggio irrisolvibili o ancora semplicemente peggiorati ancora...
Che cosa aggiungere alla descrizione fatta dall'editore? il rischio che corrono queste raccolte è di diventare irrimediabilmente inutili, se paragonati alle sempre peggiori situazioni che emergono... nel panorama odierno, ma soprattutto questo levar di scudi, questo schierarsi, porta alla stanchezza, allo schiantarsi contro un muro di indifferenza al prendere atto che nulla cambia, ma che anzi tutto deteriora... 

sabato 19 agosto 2017

GIulio Regeni? Amen...

Lo avevo scritto nel marzo dello scorso anno... la vicenda Regeni è un piccolo fastidio in un ingranaggio troppo grande... e come tale è destinata, prima o poi, ad essere rimossa... il tutto sulla strada dei milioni, anzi miliardi di euro o dollari che gravitano intorno alla Libia... puntuale, poco più di un anno dopo, arriva la conferma: l'ambasciatore italiano tornerà al Cairo, in cambio di? nulla... Problemi più urgenti e questioni più scottanti della verità e della dignità di uno Stato, impongono di mantenere un profilo basso e la Realpolitik non consente perdite di tempo o di lacrime (se non quelle coccodrillesche) per una persona sola.
Così oggi, tutti sappiamo chi è stato e cosa è successo.
Rapito, torturato e ucciso dai servizi segreti egiziani, vicenda di cui tutti sapevano e per la quale nessuno pagherà.
Meno chiara e meno indagata, oltre che più pelosa, resta la posizione dell'università che lo ha mandato a morire e che subito dopo l'ha dimenticato...
Cosa ci insegna la vicenda Regeni? Che la determinazione, il coraggio, la passione di un bravo giovane purtroppo non sono sufficienti a superare certi ostacoli e che il mondo non ha tempo da perdere... business is business... Giulio Regeni? Amen.

venerdì 23 giugno 2017

La trappola. Il vero volto del maggioritario.

Dopo aver ben descritto il concetto di democrazia ed aver declinato la modalità di rappresentazione del popolo attraverso il voto, Luciano Canfora si concentra sul maggioritario partendo dal risultato elettorale del 2013 e sulle spinte che vogliono, in nome del superamento degli ostacoli che impediscono la governabilità, la proposizione di un sistema che non prevede più il nesso "un uomo, un voto".
Per fare ciò, Canfora, da storico quale è, analizza il forte confronto politico che, nel 1953 vide contrapposta la DC, timorosa di non riuscire a bissare il risultato del 1948 e il PCI che sperava nel sorpasso od almeno nel ridurre il divario, sul sistema allora proposto da Tesauro e che prevedeva un premio di maggioranza tale da consegnare, al partito o coalizione in grado di prendere il 50% + 1 dei voti, il 64% dei seggi parlamentari.
La spinta, in un clima da nascente Guerra Fredda, nasceva dalle sollecitazioni degli USA, affinché, come in altri Paesi dell'Europa, il Partito Comunista fosse allontanato dal potere o peggio dichiarato fuori legge.
La DC arrivò addirittura a fingere che, un ramo del Parlamento avesse realmente votato e avvallato la legge..  quello che ne emerse è nota a tutti come "Legge Truffa" ed il dibattito tenuto alla Camera da Palmiro Togliatti, e lo sciopero generale promosso dalle sinistre vengono presi a riferimento per quello che emerge nel panorama politico odierno.
Togliatti così dichiarò "La teoria della elezione, altro non è che la teoria della esistenza politica della Costituzione. Quindi, modificare le leggi, senza toccare la Costituzione  alternarne la sostanza".
"Cosa è la Storia? E' l'umanità nel proprio sviluppo. Il diritto elettorale ha una ragione di essere essenzialmente storica; si connette con lo sviluppo armonico delle istituzioni politiche di un dato popolo, con la forza rappresentativa di cui è il presupposto" Vittorio Emanuele Orlando.
Richiama poi quanto affermato all'Assemblea Nazionale Francese dal Conte di Mirabeau nella seconda metà del '700 "Le assemblee rappresentative possono essere paragonate a carte geografiche che debbano riprodurre tutti gli ambienti del Paese con le loro proporzioni, senza che gli elementi più considerevoli facciano scomparire i minori".
 
"Difatti", prosegue Togliatti, "se la maggioranza è spostata per artificio vi è menzogna, se la minoranza è preliminarmente fuori combattimento, vi è oppressione".
 
Dove vuole concludere il breve ma istruttivo libretto? Che il maggioritario è una riproposizione della truffa, che il sistema più onesto, almeno nelle intenzioni è il proporzionale tedesco con sbarramento al 5% e che l'ennesima scusa della mancata competenza dell'elettore per escluderlo dal voto è appunto una scusa... Forse anche a causa del recente fuoco di paglia, che ha visto i principali partiti confrontarsi senza esito su una nuova proposta elettorale, ho letto con piacere questo testo, e concludo con un laconico ... "Restiamo in attesa degli sviluppi"
 

Critica della retorica democratica

 
E' realmente una democrazia, quella in cui noi viviamo? O è altro... e se si, cosa è esattamente?
Può la maggioranza avere torto?
Luciano Canfora, grande studioso del nostro mondo antico, parte da lontano... dal processo di Socrate ad Atene (399 a.C.) per dirci cosa? Intanto che Aristofane e Amipsia con l'uso del teatro (gli antichi media, oggi sostituiti da televisione, giornali ed internet) ed un uso distorto, condizionano l'opinione pubblica e preparano la strada alla condanna di Socrate... il filosofo che appare un disturbante critico del sistema politico vigente ai tempi.
Non a caso Platone, nell'Apologia a Socrate, parla di Teatrocrazia.
Ma cosa domandava Socrate? Si chiedeva se la politica fosse una scienza e, come tale, potesse essere insegnata. Lo faceva al punto da suscitare molestia, in un "opinione pubblica" paga dei suoi valori, delle sue certezze e pronta a difendere gli uni e le altre con la forza del proprio essere maggioranza.
Ma cosa fa dire Canfora al suo testo? A pagina 19, troviamo George Cornwall Levis, che dichiara "il sistema parlamentare non è adatto indiscriminatamente ad innestarsi in qualunque civiltà e su qualunque terreno: senza che questo comporti l'appannaggio esclusivo della razza bianca".
Poi la sua attenzione si posa sugli Stati Uniti, il libro è del 2002 e l'evento clou (passato sotto silenzio) è la vittoria farlocca di Bush Jr, con il consenziente Al Gore, che rinuncia al conteggio dei voti (che gli avrebbero assicurato la vittoria) in nome di un non ben chiaro accordo... un vero e proprio divieto che ha portato le lobby a garantirsi un mandato a favore...
E' improprio definire democrazia un sistema politico nel quale il voto è merce sul mercato politico, e l'ingresso nel parlamento comporta una fortissima spesa elettorale da parte dell'aspirante rappresentante del popolo. Il ceto politico esprime le classi medio alte ed abbienti...
Tanto più che da qualche anno a questa parte, abbiamo assistito all'abdicazione dei poteri eletti a quelli finanziari slegati dalle regole democratiche. Non è un caso che si torni ad assistere ad una Timocrazia (rappresentanza per censo) come nell'antica Atene... le società moderne, nella loro complessità, lo sono altrettanto...
Il testo si conclude con l'analisi delle leggi elettorali maggioritarie (ci tornerò su nel prossimo post) e che, lavorano alla delegittimazione della varietà della società... il silenziatore delle minoranze rumorose... un buon libro (di parte) su cui riflettere.



mercoledì 5 aprile 2017

L'Italia dei Sindaci

 
Da Nord a Sud, da Est ad Ovest... Chiusi, Fiuggi, Messina, Airole, Ancona, Reggio Emilia, Ivrea, Bollate, Udine, Maddaloni, Marostica e poi un'intervista a Piero Fassino, sindaco di Torino e presidente dell'ANCI.
Tutto questo ed altro ancora, contiene il libro scritto e pubblicato nel 2015 da Marco Giacosa e dedicato ai sindaci italiani, alle loro tribolazioni, ai dilemmi quotidiani, al far fronte alla crisi ed ai pochi soldi a disposizione.
E' un chaiers de doléances ove le parti buie sopravanzano quelle brillanti, dove assistiamo a veri atti di eroismo da parte di italiani seri, precisi, impegnati, capaci, che mettono se stessi in gioco per la propria comunità, per il proprio comune, per dimostrare che lo Stato esiste.
Funzionari che non collaborano, programma politico da rispettare, non farsi raccontare bugie da chi tiene i conti, farsi giudicare per le cose fatte, per come le si è fatte e non per quelle dette.
E poi ancora: partiti politici che mettono il becco; in questo bisogna dirlo tutti i colori  le aree di appartenenza sono uguali, pensano solo al loro rendiconto, il Sindaco è vissuto come una necessità per dare visibilità, ma poi o lo si abbandona o lo si ostacola perché è temuto come potenziale competitor e per la sua vicinanza al territorio...
I servizi gratuiti non si possono più dare, bisogna risparmiare su tutto (dicono a Fiuggi), il project financing è fallito, ci si fissa sul cavaliere bianco che viene da fuori ma sei tu e solo tu, quello che deve creare le condizioni.
A Messina cercano di combattere l'ego e l'ignavia, il luogo più sacro della città è il Comune, non la Cattedrale, perché fedeli sono molti ma cittadini tutti e solo la cultura sconfigge la Mafia e il substrato che l'alimenta.
Ad Airole: facciamo tutto noi, anche le corone per il 4 Novebre, recuperate dai funerali, per gli eventi non chiediamo le autorizzazioni, tempo perso, costi e burocrazia. Ci prendiamo i nostri rischi, l'alternativa è non fare nulla. Quando vengono i controlli? Fate quello che dovete!
Altro problema è la Lobby dei software: per fare il bilancio serve il SW ma lo Stato non te lo fornisce e pretende il risultato a costo invariato! Ma non hanno vergogna?
Sulla difficoltà di fare le cose: Troppo dibattito? Ad un certo punto ci può essere un totalitarismo della democrazia...
Ottima lettura, per farsi un'idea dei nostri tempi.
 

sabato 25 marzo 2017

Alla ricerca della felicità

 

Su "La Repubblica" della scorsa settimana, ho trovato l'ennesimo ricettario ad argomento la felicità.
Questo l'elenco proposto:
1. Abitare: vivere in piccolo. Un monolocale è più felice di una grande villa... attira meno ladri e crea meno preoccupazioni... mah!
2. Competere. Successo e denaro. Questa è la via per la felicità di molti di noi. Al riguardo molte letture...
3. Colorare. La moda dei libri da colorare, esplosa nel 2014. Forse tutto passa dalla ripetizione del gesto.
4. Accontentarsi. Hygge, un metodo danese che prevede di avere meno per vivere meglio. Piccoli piaceri che danno felicità. Forse è per questo che la Danimarca è il paese più felice al mondo? Godere delle piccole cose, molti libri al riguardo.
5. Coccolare. La felicità è un cucciolo caldo. Gli animali come compagni e dispensatori di felicità...
6. Tagliare. Norvegian Wood, libro norvegese di successo, unisce amore per la natura e piacere di fare a pezzi i tronchi... certo un modo originale, rispetto alla cura dell'orto di casa e dei fiori del balcone...
7. Riflettere. dal buddismo ai metodi di respiro, dalla riflessione alla concentrazione, ogni idea è buona per riflettere e ritrovare benessere.
8. Riordinare. il metodo KonMari, giapponese ovvio (lì lo spazio manca decisamente) per radunare le cose e metterle in ordine secondo diversi elenchi e tipologie... riordinare rende felici, ma anche il contrario...
9. Concentrarsi. libri sulla meditazione, yoga, relax... insomma pensare e pensarsi.
10. Curarsi. Manuali di running e di cura del corpo. Ma da qualche tempo è l'intestino che la fa da padrone! Rendi felice l'intestino (che pare sia più sensibile del cervello... quando si dice parlare alla pancia della gente)..
11. Mangiare. il cibo come via alla felicità. Mangiando si diventa immortali... così dicono.

Tante le ricette proposte, probabilmente tutte buone, oppure da mescolare a piacere. Tutte passano da un punto fondamentale: Conosci te stesso. E questa non mi sembra un'idea nuova.

martedì 21 marzo 2017

La grande scommessa

 
La grande scommessa, o "il grande scoperto" in inglese, è un film incentrato sulla bolla immobiliare americana, sul suo crollo e di come gli States abbiano letteralmente demolito l'economia mondiale.
Lo fa ovviamente dal punto di vista "eretico" di tre diversi personaggi, che resisi conto delle storture del sistema, decidono di indagarlo e di puntare contro di esso; mettendo cioè soldi a favore di fondi capaci di guadagnare in caso di crollo economico.
Quale sapore dolce amaro, nell'aver ragione! 8 milioni di persone senza lavoro, 6 milioni senza casa (magari gli stessi, magari no), chiusura di banche, negozi, intere città fallite.
Anche da lì parte l'attuale vittoria del buon Trump (e mi viene da dire, quale rimedio hanno inventato gli americani)...
Interessante come siano profetiche, le parole finali di Steve Eisman (interpretato da Steve Carell): se la prenderanno con gli immigrati, con i poveri, ed a pagare sarà il contribuente americano, certo non le banche.
Ripensando alla recente lettura di "Acrescita" mi viene da pensare che non solo è tutto vero, ma che l'economia mondiale si basi sul nulla... anzi peggio, sulla speranza che se il mercato cresce guadagno io e se va male perdi tu.... tipicamente americano.


martedì 14 marzo 2017

Acrescita

 
Mauro Gallegati ci conduce per mano, con questo piccolo libro (110 pagine) allo scopo di farci riflettere sulle dinamiche che muovono il sistema economico dominante (il capitalismo ovvio) e le sue unità di misura, in primis il PIL.
Scopriamo così, che questo sistema economico non è governato da regole verificabili ma assunti di base non dimostrabili ed in contrasto con la realtà... E scopriamo altresì che il PIL è una bufala che non misura nulla.
Non misura l'inquinamento, non misura lo spreco (anzi lo misura positivamente), non misura la felicità, non misura l'altruismo, non misura il volontariato, non misura l'ozio.
A che serve? Un numero da affiancare ad altri numeri.
Perché pensare all'Acrescita? Per affiancare a questo sistema, definito "del criceto" (cioè lavora e consuma) un altro che dia speranza alle generazioni future e nuovi valori a quella attuale.
Soprattutto che si dia peso e misura ad altri valori, che per il sistema dominante non esistono, ma che fanno la differenza nella vita.
 

sabato 4 marzo 2017

Non è la mia Chiesa

Una Chiesa che non rispetta le regole di uno Stato democratico, una Chiesa che non accetta la volontà individuale di porre fine alle proprie sofferenze, una Chiesa in cui i pedofili si nascondono e vengono protetti, una Chiesa che odia l'infanzia (vedi gli 800 bimbi morti di stenti in Irlanda tra il 1925 ed il 1961)...
Non è questa la mia Chiesa, non è con questa Chiesa che voglio condividere alcunché, un percorso di fede, un confronto sereno, la voglia di vivere la comunità. Nulla di tutto questo appartiene ad una Chiesa fasulla, immorale, deforme e deformata. Schifo, provo un grande schifo, per questa ennesima e non ultima notizia.
Non voglio la libertà assoluta di fare quello che voglio, come ha osato dire qualche alto prelato, voglio rispettata la mia individualità, la mia umanità, le mie debolezze. Non voglio soffrire oggi per un paradiso inesistente domani. Non come descritto da questi esseri ignobili e bugiardi.