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venerdì 30 gennaio 2026

Wake up dead man


Se vi aspettate il solito Knives Out tutto sole, cocktail e miliardari ridicoli, “Wake Up Dead Man: A Knives Out Mystery” vi prende per mano… e vi porta in chiesa. Di notte. Con le vetrate che sembrano giudicarvi. Rian Johnson vira su un giallo più cupo e “gotico”, senza rinunciare a quel gusto da meccanismo a orologeria che ama far ticchettare davanti ai nostri occhi finché non scatta la molla.

Il caso è, in apparenza, un classico “impossibile”: un omicidio durante una funzione del Venerdì Santo, in una comunità religiosa dove tutti hanno fede… tranne quando arriva la polizia. E ovviamente quando arriva Benoit Blanc (Daniel Craig), la fede vacilla ancora di più, perché l’uomo tratta la verità come un rosario: grano dopo grano, stringe finché non fa male.

L’episodio che fa scattare il film (e non è quello che pensate)

In mezzo a confessioni, simbolismi e colpi di scena, la scena che resta addosso è… una telefonata. Sì: una telefonata con Josh O’Connor (Padre Jud) che, esasperato e lucidissimo, parla con una receptionist di un’impresa edile. È un momento “piccolo” che Johnson filma come fosse un esorcismo amministrativo: la burocrazia come purgatorio, la calma che si incrina, e sotto, un’idea chiarissima—la verità non sempre arriva con una rivelazione, a volte arriva con un “mi passi l’ufficio tecnico?”. Questa scena è diventata abbastanza discussa da meritarsi articoli dedicati e perfino commenti entusiasti online.

Attori “fuori canone”: quando le star accettano di sporcarsi le mani (e l’aureola)

Il bello, qui, è anche vedere quanto il cast giochi contro il proprio “marchio”:

  • Daniel Craig, volto da blockbuster e (per molti) ancora “Bond”, si diverte a essere l’opposto del controllo glaciale: Blanc è brillante, teatrale, e sorprendentemente umano—un detective che inciampa nel sacro con scarpe non adatte, e proprio per questo funziona.

  • Josh O’Connor, spesso associato a ruoli intensi e introspettivi, qui è un prete pieno di crepe: idealista e insieme vulnerabile, con un’energia nervosa che buca lo schermo (e ruba parecchie scene).

  • Glenn Close, monumento vivente del cinema, si presta a un ruolo che gioca sul confine tra devozione e controllo sociale: è una presenza che fa paura senza alzare la voce (la specialità della casa).

  • E attorno orbitano Josh Brolin, Mila Kunis, Jeremy Renner, Kerry Washington, Andrew Scott e compagnia: nomi che non hanno nulla da dimostrare e proprio per questo si concedono il lusso di entrare nel giocattolo di Johnson, accettando registri più grotteschi, più “da comunità” e meno da star vehicle.

Il cuore tematico: un whodunit che flirta con redenzione e colpa

Sotto la macchina del mistero, Johnson infila una domanda quasi impertinente per il genere: che differenza c’è tra scoprire la verità e meritarsela? Ed è per questo che il finale punta dritto su una confessione/resa dei conti emotiva che trasforma la classica “spiegazione del delitto” in qualcosa di più amaro (e, per una volta, meno compiaciuto).

Verdetto da critico con un sorriso (ma in penombra): Wake Up Dead Man è un Knives Out che spegne le luci, alza l’organo e vi ricorda che il giallo, quando vuole, può parlare di cose serie senza perdere il gusto del gioco. E se vi sembra strano ridere durante un’indagine in chiesa, tranquilli: è esattamente l’effetto Johnson—un “amen” detto con l’occhio che strizza.

Voto (con stellette): ⭐⭐⭐⭐☆ (4/5)

Un giallo che cambia registro senza perdere ritmo: più cupo, più “gotico”, ma sempre con quel piacere da macchinario perfetto che scatta al momento giusto. Mezzo punto in più solo per la “telefonata purgatoriale” di Josh O’Connor: una scena talmente assurda e rivelatrice che riesce a essere comica, tragica e spiritualmente irritante nello stesso minuto.

 

domenica 25 gennaio 2026

il Regista


Los Angeles, anni trenta.
Con l'avvento del nazismo il regista Georg Wilhelm Pabst lascia la Francia dove sta lavorando e si trasferisce negli Stati Uniti.
E' uno dei grandi maestri del cinema tedesco di avanguardia, ha diretto le più importanti star del muto e portato al successo Greta Garbo rendendola immortale, ma in America è solo uno dei tanti.
Incapace di adattarsi ai meccanismi dello studio system, dopo aver girato un film che si rileva un fiasco, non crede più in un futuro a Hollywood e abbandona il sole della California per tornare in Europa.
Mentre fa visita alla madre in Austria  ormai annessa alla Germania, scoppia la guerra e ripartire diventa impossibile.
Bloccato nel Terzo Reich, G.W. Past si confronta con la natura brutale del regime.
Goebbels, il ministro della Propaganda a Berlino, vuole il genio del cinema, non accetta un no come risposta e fa grandi promesse.
Anche su Pabst crede ancora che saprà resistere a queste avance, che non si sottometterà ad alcuna dittatura diversa da quella artistica, si è già cacciato in un guaio irrimediabile.
Arte e potere, bellezza e barbarie, il Regista mostra di cosa è capace la letteratura.


 

The RIP - Soldi Sporchi


Un thriller che conta dollari — e deviazioni morali — con lo stesso entusiasmo con cui Matt Damon conta… Beh, non i fatti della trama.

Quando Netflix annuncia un film con Matt Damon e Ben Affleck come protagonisti, non si aspetta che The Rip – Soldi sporchi sia un semplice crime da divano. Però, sorpresa: è proprio quello — e con una certa dignità.

Il volo del titolo

Il titolo originale The Rip è slang da sbirro di Miami: significa “spiattellare via la roba sequestrata”. In soldoni: prendi i soldi, contali, e spera di non pentirtene. Già da qui capiamo che l’etica nel film è un po’ come un budino: sembra solida, ma cede al primo urto.

Trama (guidata dalla sospettosissima curiosità)

In una Miami calda e sudata, il comandante Lieutenant Dane Dumars (Matt Damon) guida la sua squadra della Tactical Narcotics Team in un raid che si trasforma in una caccia al tesoro: 20 milioni di dollari in contanti nascosti in una casa abbandonata. In teoria, è un successo; nella pratica, è una notte di sguardi torvi, telefonate proibite e tradimenti sussurrati dietro camionette che sembrano dire “non fidarti nemmeno del tuo ombra”.

Le performance: Damon & Affleck, più amici che mai

La chimica tra Damon e Affleck è il vero motore emotivo della pellicola — è come vedere due fratelli litigiosi contare soldi invece di partecipare a un quiz: sempre divertente, spesso serio, quasi mai noioso. Il resto del cast, da Steven Yeun a Teyana Taylor, aggiunge colore e sospetto alla notte che si allunga come una serie di conti bancari mal gestiti.

Stile e ritmo: solido, con picchi di tensione

Regia e montaggio lavorano bene per far percepire il tempo come un conto alla rovescia: più soldi ci sono sul tavolo, più i rapporti si tendono. The Rip sa costruire suspense, rallentando nei momenti giusti e accelerando quando servono micro-scatti di paranoia da “chi ha preso il mio caffè?”.

Il difetto? Prevedibilità e qualche cliché

Come tutti i buoni thriller, The Rip gioca con sospetti e tradimenti. Ma a un certo punto sembra che ogni personaggio abbia letto lo stesso manuale intitolato Come Essere Ambiguamente Colpevoli in Tre Semplici Mosse. Il finale — pur avendo le sue deviazioni — non sorprende quanto vorrebbe.

Umorismo involontario (ma presente)

Quando il film tenta di spiegare troppo le dinamiche morali, si rischia l’effetto “voce narrante da manualetto di autoaiuto per poliziotti stanchi”: serio, sì — ma anche vagamente auto-consapevole nel modo peggiore. A tratti viene da sorridere non perché il film sia comico, ma perché prende così sul serio ogni sospetto che è quasi generoso con chi vuole riderci su.

Conclusione

Voto onesto: un thriller ben costruito e ben interpretato che però non reinventa il genere. The Rip – Soldi sporchi è come una serata di poker con amici: la posta in gioco è alta, le facce sono tese, e alla fine ti diverti — anche se nessuno vince davvero una rivoluzione.

Voto finale

★★★☆☆ (3 su 5)

The Rip – Soldi sporchi ottiene un 3 su 5 pieno e consapevole: un thriller solido, ben recitato e tecnicamente curato, che mantiene alta la tensione ma gioca in un campo narrativo già ampiamente esplorato. Non delude, non entusiasma fino in fondo, ma fa esattamente ciò che promette — e lo fa con mestiere.

È un film che si guarda con piacere, si discute volentieri subito dopo e si dimentica con una certa rapidità. Come i soldi sporchi che racconta: fanno gola, scaldano le mani per un po’, ma non cambiano davvero la vita di nessuno.

martedì 20 gennaio 2026

The Housemaid


Ah, eccoci di nuovo. Un'altra casa enorme, un'altra famiglia ricca e disfunzionale, un'altra domestica che entra in un mondo che non le appartiene. Se avete visto Parasite, The Handmaiden o praticamente qualsiasi thriller psicologico coreano dell'ultimo decennio, sapete già dove stiamo andando. Ma hey, almeno questa volta abbiamo Sydney Sweeney che cerca di sembrare invisibile in una magione dove probabilmente il bagno degli ospiti è più grande del mio appartamento.

La Trama (Senza Spoiler, Promesso)

Millie (Sydney Sweeney) è una giovane donna che ha bisogno di soldi – e quando dico "bisogno" intendo quel tipo di bisogno cinematografico che ti fa accettare un lavoro in una casa dove le bandiere rosse sono così grandi che potrebbero organizzarci una parata sovietica. Viene assunta dai coniugi Winchester (sì, proprio come il fucile, sottile) per fare da governante e badare alla loro figlioletta in una villa che sembra uscita da un catalogo "Come Spendere Troppi Soldi".

Naturalmente, la signora della casa è fredda quanto il marmo delle sue scale a chiocciola, il marito è ambiguo in quel modo che urla "problemi in arrivo", e la tensione sessuale nell'aria è più densa della polvere che Millie dovrebbe teoricamente spolverare (ma che stranamente non si vede mai, perché nelle case dei ricchi cinematografici la polvere è troppo di classe bassa per esistere).

I Cliché, Benedetti Siano

Il film segue fedelmente il manuale del thriller domestico:

  • ✓ Primi piani inquietanti attraverso porte socchiuse
  • ✓ La telecamera che indugia su oggetti apparentemente innocui che SICURAMENTE non saranno importanti dopo
  • ✓ Conversazioni sussurrate che si interrompono quando entra il personaggio sbagliato
  • ✓ Almeno tre scene di "qualcuno sta guardando dalle finestre al buio"
  • ✓ Una bambina che dice cose vagamente disturbanti con voce da cherubino

C'è un momento in cui Millie trova una stanza chiusa a chiave e io ho letteralmente detto ad alta voce "Non aprirla". Indovinate? L'ha aperta. Certo che l'ha aperta. È nel contratto degli attori, evidentemente.

Le Performance

Sydney Sweeney fa del suo meglio con un personaggio scritto come "giovane donna vulnerabile ma anche determinata. Ci sono momenti in cui i suoi occhi comunicano più del dialogo, il che è positivo perché alcune battute sembrano scritte da ChatGPT in una giornata no.

Gli attori che interpretano i Winchester (non farò nomi per evitare spoiler su chi fa cosa) masticano lo scenario con quella particolare intensità che dice "sono ricco, sono malvagio, e probabilmente ho un segreto oscuro nel seminterrato". Uno di loro è così ovviamente sinistro che mi sorprende che Millie non sia scappata durante il colloquio di lavoro.

Il Lato Positivo

Detto questo, The Housemaid ha i suoi momenti. La cinematografia è splendida – quella villa è fotografata con una cura quasi pornografica, ogni angolo perfettamente illuminato per massimizzare il disagio. La colonna sonora sa quando tacere, il che nel genere thriller è già mezzo miracolo.

E ci sono un paio di colpi di scena nel terzo atto che, se non proprio rivoluzionari, almeno hanno il merito di non essere completamente telefonati. Uno in particolare mi ha fatto alzare un sopracciglio, il che per gli standard del 2025 è praticamente un'ovazione.

Verdetto

The Housemaid è come quel piatto al ristorante che ordini sapendo esattamente che sapore avrà, ma lo ordini comunque perché, dannazione, a volte hai voglia proprio di quello. È competente, occasionalmente teso, ben girato, e ti intratterrà per le sue due ore abbondanti senza mai veramente sorprenderti.

Se vi piacciono i thriller domestici, probabilmente vi piacerà. Se ne avete già visti troppi, be', questo non vi convertirà. È il comfort food del cinema – non cambierà la vostra vita, ma per una sera può tenervi compagnia.

Voto finale: 3/5 spolverini

Consigliato se: amate le case che sembrano musei, i segreti familiari più prevedibili di un orologio svizzero, e Sydney Sweeney che cerca di sembrare invisibile mentre è letteralmente Sydney Sweeney.


 

lunedì 12 gennaio 2026

The Fall Guy


 

The Fall Guy: L'Autofagia Hollywoodiana come Strategia di Sopravvivenza

C'è qualcosa di profondamente sintomatico nel vedere Hollywood che, nell'era dello streaming e della crisi identitaria del cinema blockbuster, decide di fare un film su se stessa. The Fall Guy di David Leitch non è semplicemente un action-comedy nostalgico basato su una serie TV degli anni '80 – è un oggetto culturale che merita un'analisi più spessa di quanto la sua apparente leggerezza suggerirebbe.

Il Meta-Cinema come Rifugio

Leitch, ex stuntman diventato regista, confeziona quello che potremmo definire un "cinema del dietro le quinte" che si muove su un crinale pericoloso: celebrare l'artigianalità hollywoodiana (gli stuntman, le maestranze) mentre simultaneamente produce un prodotto che è esso stesso parte del sistema industriale che pretende di smitizzare. È come guardare un documentario sulla produzione della salsiccia mentre si mangia un hot dog da stadio.

La scelta di Ryan Gosling – icona del cinema d'autore che flirta con il mainstream – è tutt'altro che casuale. Il suo Colt Seavers è l'ennesima variazione del personaggio-che-sa-di-essere-in-un-film, portando avanti quella linea di autoironia post-moderna che da The Nice Guys in poi sembra essere diventata il suo territorio di comfort. Emily Blunt fa quello che può con un personaggio-funzione, la regista emergente che deve bilanciare visione artistica e pressioni produttive – un meta-commento talmente evidente da risultare quasi imbarazzante.

La Nostalgia come Commodity

Ma ecco il punto sociologicamente interessante: The Fall Guy vende nostalgia per un'epoca (gli anni '80) a un pubblico che in gran parte non l'ha vissuta, attraverso una proprietà intellettuale (la serie TV) che pochissimi oggi ricordano. È nostalgia sintetica, prefabbricata, una simulazione di secondo grado. Baudrillard avrebbe fatto i salti di gioia.

Il film glorifica il lavoro fisico, concreto, rischioso dello stuntman in un'era in cui la CGI sta rendendo quella figura sempre più marginale. C'è una disperazione quasi patetica in questa celebrazione – è come fare un film sugli ultimi artigiani che producono pellicola proprio mentre tutti passano al digitale.

L'Ironia come Scudo Deflettivo

La struttura è quella della commedia action autoriflessiva: inseguimenti, esplosioni, una trama gialla risibile che serve solo come pretesto. Tutto condito con strizzate d'occhio continue allo spettatore. "Lo sappiamo che è ridicolo," sembra dire il film, "ma se lo diciamo noi per primi, non potete criticarci." È la strategia difensiva del bullo che ride di se stesso prima che lo facciano gli altri.

Le scene d'azione sono tecnicamente competenti – Leitch viene dallo stunt work, dopotutto – ma mancano di quella urgenza viscerale che caratterizzava, per dire, Mad Max: Fury Road. Sono set pieces ben coreografati ma emotivamente inerti, come guardare un campionario di tecniche invece che un'esperienza cinematografica.

Il Vuoto al Centro

Quello che manca a The Fall Guy è un autentico punto di vista. Vuole essere contemporaneamente una satira di Hollywood e una lettera d'amore al cinema, una riflessione sulla mascolinità fragile e un action spensierato, un romanticismo sincero e una parodia delle convenzioni romantiche. Il risultato è un prodotto che non riesce a essere veramente nulla di tutto questo, dissolvendosi in una serie di momenti gradevoli ma effimeri.

Dal punto di vista sociologico, rappresenta perfettamente il cinema hollywoodiano contemporaneo: consapevole delle proprie contraddizioni ma incapace (o non disposto) a risolverle, rifugiato nell'ironia come strategia di neutralizzazione della critica, nostalgico di un passato mitico mentre produce un presente sempre più omologato.

Verdetto

The Fall Guy è cinema comfort food per un'industria (e un pubblico) che ha paura di impegnarsi emotivamente. È competente, occasionalmente divertente, completamente dimenticabile. Un film che parla di fare film per non dover veramente dire nulla.

Voto: 6/10 – Tecnicamente solido, intellettualmente inerte. Come una pubblicità di due ore per un prodotto che non esiste più.

domenica 11 gennaio 2026

i Film del 2025



20 film visti tra cui due serie TV complete: ecco la graduatoria dei primi dieci assoluti.

1) Napoleone (Ridley Scott, 2023) Scott affronta il mito bonapartista con ambizione smisurata ma risultati alterni. Joaquin Phoenix offre un Napoleone intimista, quasi nevrotico, lontano dall'icona storica. Visivamente maestoso nelle battaglie (Austerlitz è cinema puro), ma la scrittura semplifica eccessivamente la complessità politica dell'epoca. Un kolossal che impressiona senza emozionare davvero.

2) Wolfman (Leigh Whannell, 2025) Whannell conferma il suo talento nel reinventare i mostri Universal. Dopo L'Uomo Invisibile, trasforma il licantropo in metafora della paternità tossica e della perdita di controllo. Body horror viscerale, atmosfere claustrofobiche, e Christopher Abbott straordinario nel trasformare l'orrore fisico in dramma psicologico. L'horror d'autore che funziona.

3) Fly Me to the Moon Commedia romantica ambientata nella corsa allo spazio con Scarlett Johansson e Channing Tatum. Piacevole intrattenimento retrò che gioca con le teorie complottiste sull'allunaggio. Leggero, elegante, anacronistico nel suo ottimismo - proprio ciò che serve in tempi cinici. Non pretende di essere altro che divertimento intelligente.

4) Angoscia Thriller psicologico che ha dato il nome a una forma di abuso: il "gaslighting". Ingrid Bergman, in una delle sue interpretazioni più intense (Oscar meritatissimo), è Paula, una donna sistematicamente manipolata dal marito (Charles Boyer, perfido) che cerca di farle credere di essere pazza per nascondere un oscuro segreto. Cukor dirige con maestria gotica vittoriana: le luci a gas che tremolano, gli spazi claustrofobici della casa londinese, l'isolamento progressivo della protagonista. È cinema che esplora l'abuso psicologico con una modernità impressionante. La Bergman passa dalla sicurezza alla fragilità totale, mostrando come la manipolazione sistematica possa sgretolare la realtà di una persona. Il giovane Joseph Cotten porta la luce della ragione nel finale. Un classico del noir psicologico che resta attualissimo nel suo ritratto della violenza emotiva.

5) The Colony (Tim Fehlbaum, 2021) Fantascienza climatica post-apocalittica che immagina la Terra inabitabile e colonie su altri pianeti. Ambizioso nel concept, limitato nel budget. Solleva domande interessanti su colonialismo, sopravvivenza e appartenenza, ma la narrazione non regge sempre il peso delle proprie premesse. Merita per il tentativo.

6) Slow Horses - Serie TV Gary Oldman è monumentale come Jackson Lamb in questa spy-story britannica che decostruisce il genere con cinismo e umorità nera. Dialoghi affilati, ritmo serrato, personaggi falliti e magnifici. È il John le Carré dell'era post-Brexit: disilluso, brillante, tremendamente umano. Una delle migliori serie in circolazione.

7) Prey (Dan Trachtenberg, 2022) Il miglior film di Predator dopo l'originale. Ambientato nel 1719 tra i Comanche, ribalta la formula: cacciatore contro cacciatrice Naru (Amber Midthunder, rivelazione). Essenziale, violento, rispettoso della cultura nativa. Dimostra che i franchise possono reinventarsi con intelligenza e coraggio.

8) Havoc (Gareth Evans, 2025) Evans torna all'action puro dopo The Raid. Tom Hardy in modalità John Wick nelle ambientazioni urbane caotiche che il regista padroneggia. Coreografie mozzafiato, violenza ballettica, trama minimale. Cinema fisico, senza compromessi, per chi ama il genere allo stato puro.

9) The Accountant 2 Il ritorno di Ben Affleck nei panni dell'autistico killer-contabile. Se mantiene la formula del primo (action + particolarità neuropsicologica del protagonista), è intrattenimento solido ma prevedibile. Affleck porta sempre dignità ai ruoli action, ma serve qualcosa di più per distinguersi nel panorama attuale.

10) Nosferatu (Robert Eggers, 2024) Eggers reinventa Murnau con la sua consueta ossessione per dettaglio storico e atmosfera. Bill Skarsgård scompare nel conte Orlok, Lily-Rose Depp offre una Ellen complessa e sensuale. È gotico viscerale, romanticismo oscuro portato alle estreme conseguenze. Il vampiro torna ad essere morte, desiderio, pestilenza. Capolavoro estetico che resuscita il vero orrore del mito.

sabato 1 febbraio 2025

i film del 2024


1) Fury
Un film che esplora la guerra con realismo, mostrando l'impatto emotivo e fisico. La regia e la performance di Brad Pitt calano il pubblico in un'atmosfera opprimente, riflettendo su sacrificio e amicizia. E' un film di guerra crudo e viscerale ambientato negli ultimi giorni della Seconda Guerra Mondiale. La regia di David Ayer e la cura nella fotografia creano un'atmosfera opprimente che rispecchia la brutalità del conflitto. Brad Pitt offre una performance intensa e complessa nei panni di un capitano segnato dalla guerra."Fury" rappresenta un valido contributo al genere bellico, stimolando riflessioni sul costo umano del conflitto.

2) El Conde
"El Conde" si presenta come un esperimento visivo e narrativo ambizioso, capace di stupire per la sua estetica ricercata. La regia, sebbene audace, a tratti sacrifica la coerenza a favore di immagini simboliche, rendendo la trama frammentaria. Le interpretazioni degli attori, pur intensi, mancano di quella profondità emotiva necessaria per creare un legame autentico con lo spettatore.
La sceneggiatura offre spunti interessanti, ma lascia alcune questioni fondamentali in sospeso.
In sintesi, il film stimola riflessioni critiche, pur necessitando di un equilibrio maggiore tra forma e contenuto.

3) Hustle
"Hustle" si presenta come un inno filosofico alla resilienza umana, dove il sogno e l’impegno si fondono in un'unica narrazione. Il protagonista diventa il simbolo dell’essere in costante evoluzione, in cerca di un significato più profondo nell'apparenza del successo.
Il film interroga il valore dell'impegno personale, rivelandosi una meditazione sulla lotta contro l'inevitabile aspetto effimero della vita. Attraverso il percorso sportivo, emerge la dicotomia tra l'essenza autentica dell'anima e le maschere sociali.
In questo scenario, il lavoro diviene metafora di una continua ricerca di sé, in un mondo che premia l'apparenza ergendosi a testimonianza del potere trasformativo della passione e della perseveranza.

4) The Cabinet of curiosity - la serie
Una serie. Una delle due che ho visto. Film di paura con differenti regie. Una vera chicca. Alcuni episodi da rivedere con calma. Complice il richiamo a qualche precedente film ed alcuni camei. Nel complesso davvero bello, ricercato e per intenditori.

5) Filip
Filip, film cupo ed avvincente ove la tensione non viene mai meno. Nessuno si salva. Nemmeno il protagonista che, forse in uno scatto morale nel finale crede di risolvere a suo modo il debito da pagare con la sua anima. Una guerra vista dalle retrovie.. una incredibile narrazione di sofferenza e redenzione.

6) 14 Vette
Per chi ama le prestazioni sportive e la capacità dell'uomo di andare oltre ogni limite, ecco questo film è fatto per lui. E il protagonista, voce narrante e realizzatore delle imprese fisiche è incredibile. Guardare per credere.

7) Osservazione al 65° Parallelo
Vedere come il nostro mondo, a causa della nostra incapacità di superare il presente, si stia avviando alla distruzione, passando dall'osservazione dei luoghi meno popolati e quindi più liberi da stereotipi..
la trasformazione del quotidiano con l'innalzamento delle temperature è evidente e destinata ad un punto di rottura.. Film documentari come questi possono, forse, farci diventare più consapevoli.

8) Trap
Come ho avuto modo di scrivere nel post dedicato... perché parteggiare per il mostro? Forse perché è l'unico vivo.. è il lupo, l'animo selvaggio che abbatte le certezze della società e delle sue regole.. lo fa per motivi meschini, ma lo fa perché ne ha bisogno, per tenere a bada i suoi demoni.
Bello perché fa riflettere.

9) il Pataffio
In un medioevo davvero comico, ecco questa banda di scombinati che cerca di darsi un tono.. un uomo senza terra, un ricco che per liberarsi della brutta figlia la da in moglie ad un cavaliere senza arte né parte e lo spedisce nel luogo più misero delle sue terre... il risultato è una Armata Brancaleone di cinematografica memoria ed una serie di tristi risate...

10) Bodies - la serie
Altra serie.. parte bene ma poi si perde per strada.. viaggi nel tempo multipli, mondi che cercando di parlarsi a distanza, un progetto che dona alcuni spunti davvero geniali e poi si perde nel melenso finale.. va comunque visto per l'idea originale.

 

sabato 25 gennaio 2025

Angoscia


La domanda che sorge spontanea è... ma perché una volta gli attori sapevano recitare?
E perché oggi si supplisce con scenografie, colpi di scena, elettronica, assurdità ed amenità? Forse è venuta meno, in una rincorsa verso il basso, la ricerca della cultura per raggiungere l'anima pop ma anche ignorante del popolo? E che poi si, scelta meritevole intendiamoci.. ma tentare invece, il difficile sforzo di elevare gli animi? E' pretendere troppo?
In attesa di poter rispondere all'annoso quesito concentriamoci sul film.
Quanta tensione... quanta scaltrezza e quanta dignità... quanto bassi gli istinti e quanto nel contempo la classe e le regole che tutti mantengono.. dalla Bergman, lanciata verso un abisso di follia causata dal subdolo marito... un uomo capace di ogni bassezza pur di raggiungere i suoi scopi... ma... per fortuna le tracce non si cancellano facilmente e.. in un mondo piccolo piccolo ecco che gli ingranaggi della storia riprendono il loro percorso.. un omicidio del passato reclama risposte.. ed a raccogliere le prove ci si cimenterà un ispettore di polizia capace di riportare la pace nell'animo della bella ma disperata Bergman.




 

lunedì 20 gennaio 2025

Fly mt to the moon

Un film che celebra l'inganno dell'allunaggio facendo vedere il fake del fake. Geniale!
Se poi a questo si aggancia una romantica e bellissima storia... due primi attori di eccezione, per non parlar del terzo... spezzoni di storia vera e gag continue... beh allora davvero non ci si può lamentare.
Si ride, ci si diverte, si assiste all'inganno con cui si realizza l'allunaggio in uno studio.. poi qualcosa va storto e vediamo il vero (finto) allunaggio... il primato americano del capitalismo sul comunismo prevale e siamo tutti contenti.
Nel mezzo tutta la storia - davvero ben ricostruita - della preparazione dello sbarco sulla Luna da parte della NASA.
Film che merita di essere visto.. 


 

domenica 19 gennaio 2025

Nosferatu


Di Dracula ne abbiamo visti tanti.. ma tanti davvero.. e così che, non ci potrebbe essere un film che narra l'antica storia del principe maledetto se non vedessimo una fanciulla che lo desidera, una città con topi e morti di peste, una figura che si staglia nell'ombra (un inconfondibile ombra) e un insanabile legame tra eros e thanatos..

Ecco, potrei finire qui, ed eviterei così di bannare il film permettendovi di scegliere se andarci o meno.
Ma visto che io ci sono andato e mi è parso di aver buttato i miei soldi, appare giusto che anche voi soffriate un poco insieme a me.
Se la protagonista passa da un gemito all'altro, si agita come posseduta dal demonio e per un istante temiamo di aver sbagliato film.. se il di lei marito appare un babbeo senza arte né parte... se forse tutta la vicenda è basata non tanto su quel che vuole lui, ma su quel che vuole lei... beh qui ci stiamo perdendo... forse perché troppa psicanalisi, se non viene meditata, rischia di far male.. e di perdere di vista la trama... Dafoe che, pur facendo sempre la sua figura appare ben lontano da altri attori del passato, colti nel suo ruolo... e così, a fronte di un gotico con colori viola ci troviamo di fronte ad un asettico e moralista film degli anni 2000 dove la camera gira sempre allo stesso modo e ci stanca presto. Il finale, ove sesso e morte si mescolano con gran confusione non appassiona.. lasciandoci con il sospetto di aver sperato troppo. A voi la scelta.


 

Wolfman


Nell'immaginario collettivo l'uomo lupo non è orrore in quanto tale.. ma lo è in funzione della sua trasformazione da uomo (la civiltà, il raziocinio) a bestia (la natura selvaggia, l'istinto) ed in questa mutazione, spesso non voluta che sta lo sconvolgimento... quel cedere quotidiano ai bassi istinti che qui diviene evidenza.
Così, l'ennesimo film che vede un uomo, un padre di famiglia con tutti i suoi limiti e difetti ma armato di tanto amore, dover fare i conti prima di tutto con sé stesso, è fonte di paura.. perché tocca nervi scoperti, spazi lasciati liberi e non indagati con cui noi, prima o poi, finiamo per dover fare i conti.
La volta che ci siamo arrabbiati senza motivo, la volta in cui abbiamo fatto del male, la volta in cui abbiamo ecceduto e così via.. è la dualità dell'essere umano di fronte al dover fare delle scelte.
La trasformazione, trattata molto bene in questo caso, è ancora una volta legata al rapporto padre figlio (banner) evidenziando il peso delle scelte tra loro e come invece viene declinato dal personaggio principale che si piega all'amore per la propria famiglia e si lascia uccidere.
Bello? A tratti certamente si. Certo capace di spaventare a sufficienza senza cadere nell'ovvietà.


 

martedì 16 gennaio 2024

I film del 2023


Difficile fare una graduatoria dei tanti e bellissimi film visti durante quest'ultimo anno. Difficile dire, questo è meglio di quello... ognuno dona a suo modo qualcosa, ognuno nel suo campo e nel suo genere eccelle e fa emozionare. Ci provo comunque a mio rischio e pericolo.

1) The pale blue eye. Si. diciamolo, merita il primo posto. Poche storie. La trama inganna sino all'ultimo istante, cerchiamo un omicida e ne troviamo tanti, cerchiamo un motivo e ne troviamo tanti, cerchiamo un cadavere e ne troviamo tanti... una trama forte, spiazzante, che non smette di stupire e coinvolgere sino alla fine. Geniale.

2) il Re. Un Enrico V molto ma molto crudele. ove un ragazzino diviene Re suo malgrado e deve imparare l'arte della dissimulazione, quello del contenere l'odio e la vendetta, quello della pietà. Diverrà grande suo malgrado e porrà le basi per una regno di pace.

3) Hell Dogs. La mafia giapponese vista dall'interno. Con riti e abitudini, fissazioni e tick, qualche presa in giro e tanta violenza. Ben fatto e comprensibile anche qui ad Occidente.

4) Dune. Nuova versione cinematografica del celebre libro. Lento, molto lento, ma in crescendo.. alla fine ti appassiona. devi avere tanta tanta pazienza per capire, molte cose non vengono dette e devi dedurle da te.

5) Esterno notte. Bellissima serie sul rapimento Moro. Da vedere per ricordare. Geniale la scelta di dividere ogni episodio da un diverso punto di vista. Perché questa è la realtà e questa è la memoria... collettiva, ma anche individuale.

6) Nulla di nuovo sul fronte occidentale. Tratto dal celebre libro. Bellissimo. Cruento. Inutile spargimento di sangue, dopo un iniziale volontà di combattere, i giovani tedeschi si accorgono dell'assurdità della guerra e della inutilità dei singoli sforzi di fronte alla macchina bellica. Molto attuale.

7) Blood & Gold. Un film di guerra anomalo. Siamo alla fine del secondo conflitto mondiale e oramai, dal punto di vista nazista, siamo alla resa dei conti... tra chi è fedele sino in fondo e chi pensa solo a salvarsi... verranno fuori i peggiori istinti, ma anche le migliori intenzioni. Molto bello per la resa da videogioco.

8) Message from the king. Attenzione ad uccidere la sorella di uno sbirro. Anche se nero, anche se sudafricano. Saprà farsi giustizia da sé e tornare a casa con la sua vendetta personale. Molto bello davvero.

9) Reptile. Un incredibile giallo, che è un crime, che è un nero molto violento. Tra polizia corrotta, tanti soldi, tanta droga, gente che muore molto velocemente ed una resa dei conti finale da mezzogiorno di fuoco. Benicio del Toro presta faccia e fisico per far filare via liscio il racconto.

10) A fistful of lead. Se il western lo fanno gli inglesi... ci sarà tanto dialogo e molto humor nero.. anzi nerissimo. Fantastica storia, ove il lieto fine non può esistere.

11) L'uomo invisibile. Fuori concorso. Bel racconto su una trama già vista in altre occasioni. Merita davvero per la recitazione e la fisicità degli attori. Racconto che, nonostante i precedenti, riesce a stupure.

lunedì 1 gennaio 2024

14 Vette


14 vette. Sottotitolo: Scalate ai limiti del possibile. E' la storia (incredibile) dell'alpinista nepalese Nirmal Purja, e sulla scalata dei 14 ottomila in poco più di sei mesi.
Una maratona che dimostra la capacità di resistenza, forza, determinazione di quest'uomo e del suo team ma in particolare il ribaltamento di un paradigma. Lo sherpa nepalese, che per decenni ha assistito alla salita delle sue montagne, facendo al massimo da comparsa, da portatore, da facchino, si è trasformato (finalmente) in un alpinista dalle capacità incredibili. 
Il racconto lascia a bocca aperta per la capacità dell'uomo e fa sembrare il tutto quasi una passeggiata.
Ottimo per iniziare l'anno e fare da sprone alla mai sopita voglia di montagna...

 

giovedì 7 settembre 2023

La bella confusione


La storia del Cinema non è poi così diversa dalla vita: apparentemente lineare, ma costellata di incontri fortuiti, appuntamenti rincorsi o mancati, decisioni prese all'ultimo minuto e imprevedibili coincidenze.
Fatalità cruciali che permettono a un'opera di venire alla luce, con le precise caratteristiche che poi tutti ricorderanno.
La scelta di un'attrice, la luce del set, le vicissitudini sentimentali del regista o di un comprimario - così come i tagli nel budget o una scena cambiata all'improvviso - possono scrivere a modo loro una pagina del genio universale.
Il 1963 è stato l'anno di Fellini e di Visconti.p+
Un anno decisivo per il cinema italiano che ha visto la nascita di Otto e mezztio e il Gattopardo.
Ma prima di diventare i capolavori che ben sappiamo erano due incredibili scommesse, nonché il campo di battaglia tra due artisti rivali e profondamente diversi: mentre Claudia Cardinale cambiava il capriccio di chi la dirigeva, l'intero contesto culturale italiano si stava preparando a sposa l'una o l'altra visione del cinema e del mondo.
Ecco cos'é la Bella confusione: inseguendo come un detective le figure e gli episodi che hanno fatto la storia, Francesco Piccolo ha setacciato lettere, filmati, appunti e diari, interviste, pettegolezzi, testimonianze.
Perché in questo romanzo diverso da qualsiasi altro romanzo i personaggi si chiamano Marcello Mastroianni, Ennio Flaiano, Sandra Milo, Tomasi Di Lampedusa, Camilla Cederna, Suso Cecchi D'Amico, Burt Lancaster e Pier Paolo Pasolini.
Muovendosi tra il mito e l'aneddoto, la voce inconfondibile dell'autore di il desiderio di essere come tutti, risveglia milioni di ricordi  e ci regala la luce perduta di un'epoca.
Un documentario fatto di parole: la potenza dell'arte, i segreti del cinema, i duelli di un'Italia che non sapremo più immaginare.

Siamo di fronte al racconto di un periodo storico particolarmente florido per l'Italia del dopoguerra. Gli anni del boom, della ripresa, nuove forme di sperimentazione dopo il ventennio di repressione e conformismo del regime... Siamo altresì di fronte a due incredibili personalità: Luchino Visconti e Federico Fellini... ed a due mondi (veri o presunti) che dietro di loro, danno il via ad una disputa che durerà molti anni e vedrà vere e proprie partigianerie, lotte, cattiverie di ogni tipo... ma al tempo stesso, due registi capaci di dare vita ad autentici capolavori, noti tutt'ora a distanza di quasi 70 anni...
Francesco Piccolo riesce a farci cogliere lo spirito del tempo, a farci ridere, sorridere, intristirci e commuoverci.. di fronte a grandi colpi di genio mescolate con grettezze di basso livello... perché dietro ad un film vi sono persone, storie, percorsi...

A proposito di Fellini e di Otto e mezzo:
La scena dell'harem è di una potenza e di uno strazio inarrivabili, perché é un amalgama armonioso di mostruosità e poeticità.
Contiene la mostruosità dello schiacciamento delle individualità, del diritto a essere unico di qualsiasi persona; e contiene la volontà disperata di tenere la vita tutta insieme, il passato e il presente, le storie importanti e lo sguardo sulle passanti, come diceva De Andrè.
Contiene soprattutto il tentativo più audace di sincerità e di autodenuncia, ma nel modo in cui lo concepisce un maschio: assolvendosi, cercando di convincere il mondo che il dolore non è poi così importante; e sopra ogni cosa c'é la volontà di tornare indietro nelle ere evolutive, di tornare indietro nelle ere evolutive, di tornare alla supremazia del maschio.
Ed è esattamente quello che tira fuori sempre, alla fine, un maschio, anche se di talento: la capacità di volgere i suoi gesti verso un giudizio positivo oppure comprensivo. E' un istinto sia profondo sia elementare. Farcela comunque, sempre, lo stesso, per forza, a prescindere, in ogni modo: farcela. Forse con la convinzione del diritto acquisito.
Ma in ogni modo, in qualsiasi modo, farcela.


 

domenica 26 marzo 2023

Jim e Andy - The Great Beyond


 Documentario del 2017. Una sorta di dietro le quinte molto intimo sull'interpretazione di Andy Kaufman (noto comico americano). Jim Carrey si cala talmente nel personaggio da suscitare una grande commozione tra i parenti del defunto comico oltre a sfuggire di mano al regista ed all'attore stesso.
E' noto che quando si parla di morti si finisce per parlare di viventi... e questo documentario non fa eccezione. Carrey ci racconta la fatica nell'interpretazione e dell'altrettanta cesura che ha dovuto attuare per uscire - al termine del film - dalle manie, comportamenti e strutture mentali dello stesso.
Avendo visto il film originale "Man on the moon" un film di rara bellezza, con musiche dei REM ed un interpretazione sopra i limiti, non ho potuto che commuovermi nuovamente. Davvero molto molto bello.

giovedì 2 marzo 2023

Niente di nuovo sul fronte occidentale


Bellissimo film, realizzato sulla trama del noto romanzo di Erich Maria Remarque, pseudonimo di Remark, veterano di guerra.
La Prima Guerra mondiale vista dalla parte dei perdenti. In una nuova veste ove l'espressione dei visi, l'apatia, la disperazione, l'inutilità e la ferocia si affiancano ad una ricostruzione dei dettagli, dei combattimenti e dei mezzi davvero incredibile.
Un film ove la follia umana viene manifestata ed ampliata a causa della tecnologia messa al servizio dell'uomo. Uomo che, nella sua ferocia, dimostra la sua origine tribale, animale e insulsa. Lo scorrere del tempo in trincea, l'abbruttimento, l'aggrapparsi a piccole cose (un insetto, un fazzoletto femminile, un'amicizia, la lettera da casa) e il tentativo di uscirne vivi contro la follia dei generali e la ragion di Stato... da vedere assolutamente!

martedì 31 gennaio 2023

il settimo sigillo


 Sulle rive di un inquieto mare incolore, il Cavaliere gioca a scacchi con la Morte.
L'ha incontrata al ritorno dalla crociata in Terra Santa, dove aveva creduto di poter trovare uno scopo alla sua vita nell'azione eroica al servizio di Dio.
E' tornato amaro e disilluso, con il cuore vuoto, abitato dai fantasmi della solitudine, tormentato dalle stesse domande con cui era partito.
Per questo ha chiesto una dilazione sfidando la Morte a una partita che sa di perdere, ma che gli lascerà forse ancora un'occasione per capire, per trovare risposte, per compiere almeno un'unica azione che abbia un senso.
E' la sospensione il tempo di questa sorta di "leggenda di ognuno", la stessa di quel "silenzio di circa mezz'ora" che avvolge il cielo nell'Apocalisse alla apertura del settimo sigillo; l'attesa di una rivelazione.
I vari personaggi, il Cavaliere, il quasi falstaffiano scudiero Jons, l'attore Skatt, il fabbro Plog e la moglie Lisa, il farabutto Raval, la strega bambina condannata al rogo, vanno incontro al loro destino sullo sfondo di quello scontro fra bianco e nero, luce e tenebre, bene e male, da sempre simbolo della storia umana.
Soli superstiti Mia e Jof, la felice coppia di giocolieri, e il loro bambino che incarnano quell'amore, quella semplicità delle piccole cose, quel frammento di serenità e di speranza che il Cavaliere riesce a sottrarre alla Morte.
Scrivendo una sceneggiatura dice Bergman, si vorrebbe avere a che fare, invece che con le parole, con qualcosa che somigli a delle note, si sogna una partitura che possa conservare il ritmo, il tono, ogni minima sfumatura di quelle visioni che sono la vera sostanza da cui nascono i film.
Ed è proprio l'inadeguatezza delle parole, la resistenza che offrono a tradursi in immagini, la loro provvisorietà rispetto alle soluzioni poi adottate che rendono la sceneggiatura del Settimo Sigillo indipendente dalla realizzazione scenica, restituendoci quella parte delle visioni che il cinema non può dare, i profumi, gli odori, i sapori o la malinconia del soldato che rotola sul mare nebbioso come un pesce gonfio d'acqua.

Da tempo desideravo leggere questo testo, preso, poi abbandonato, poi ripreso ed infine, in un pomeriggio divorato. Non risponde alle mie aspettative solo perché cercavo altro. Mi è chiara la logica e la finalità della narrazione, il dare un significato alla propria vita grazie ad una "bella morte"... una morte che serve a qualcosa, a qualcuno...

domenica 13 febbraio 2022

C'era una volta Hollywood

Volete essere certi che il tal film sia diretto da Tarantino? No problem! il suo marchio di fabbrica resta sempre lo stesso nei secoli e seculorum  sempre lo stesso: l'attacco agli zebedei altrui... che siano evirati e sparacchiati (Django), nuovamente sparacchiati (Bastardi senza gloria), morsicati dal Pitbull di Cliff, lo stuntman nonché unico amico della star televisiva Rick Dalton, non fa alcuna differenza... forse anni or sono il piccolo Tarantino, si deve essere chiuso i gioielli nella porta del bagno.... (citofonare a Freud per chiarimenti) morale della storia, godetevi questo divertente film sulla quotidianità della Hollywood del 1969, musica di sottofondo stellare, attori eccelsi, comparse con una loro fisionomia, una storia che si dipana nella sua semplicità eppure sempre capace di nutrire aspettative... la casualità che diviene essenza... non a caso i tanti premi vinti,
Insomma, quello che accade ai nostri due sfigati protagonisti, sotto prodotti del mercato del cinema, dediti ad alcool e droghe, incastrati in una vita in caduta libera... sempre alla ricerca di un ruolo (non importa quale) con le loro cadute ed ascese, è questo il film che per riesce comunque a dare una visibilità e dignità ad un mondo sconosciuto ai più. 
Ovviamente, essere americani e conoscere la storia recente di quella parte di mondo gioca certamente a favore dello spettatore, che rischia di perdere il filo non conoscendo la terribile vicenda di Charles Manson e degli omicidi commessi nel 1969... 
Ma per fortuna nostra, e per merito di Tarantino, la vicenda vira in un passato parallelo, ove i cattivi finiscono per morire, anche per merito di un lanciafiamme... (e anche qui, la citazione a Bastardi senza gloria è d'obbligo).
Da godere per la capacità degli attori di mostrare limiti, difetti, paure e facili entusiasmi... insomma, come chiunque di noi. Questo ce li fa prossimi.
 

venerdì 14 gennaio 2022

Don't look Up


Come parlare di ambiente, di riscaldamento globale ad esempio, senza parlarne affatto? Ci riesce questo divertente film, senza usare toni da cattedra o senza trascinarci nella disperazione più nera. Applicando cioè un meccanismo facile facile: chi non ci crede non si accorgerà di nulla, chi ci crede, capirà tutto, chi ha a cuore questo mondo, si accorgerà che la parodia dell'asteroide in caduta libera sulla Terra, il ricco inventore che lo vuole sfruttare, il presidente americano (finalmente donna) con uno staff di primati (intendo le scimmie) che lo circonda sono tutte cose drammaticamente vicine alla realtà... ivi compresi il rimbambimento da social media del mondo odierno, il buttare tutto in burla o scontro, in non voler capire... è interessante infatti notare come le persone, quando ascoltano gli altri parlare, immediatamente si immedesimano e riconoscono che qualcosa non torna... ma quando tornano ai loro device, alla realtà falsificata dalla rete... ecco, è finita.
Attraversiamo così un mondo (quello odierno) in cui non si capisce più nulla... ove la conoscenza scientifica è pari a zero, ove conta solo l'ultimo scandaletto da quattro soldi... ecco quanto.
Il meteorite diventa così la materializzazione del riscaldamento globale... ci stiamo cadendo dentro, ma l'unica voce che si sente è quella di chi, vedendo sciogliersi i ghiacci, pensa ai tesori ivi nascosti ed all'arricchimento... povera Terra.

domenica 9 gennaio 2022

il Rituale


Ad ogni territorio un demone. Una credenza pagana. Un caos precedente l'ordine cristiano e la civiltà. Non fa eccezione l'ancora selvaggia Norvegia, meta di un gruppo di amici di mezza età, alle prese con un'avventura nata per onorare il ricordo di un quinto, ucciso durante una rapina, ed a cui restano aggrappati stati d'animo non detti e forti sensi di colpa... ed è di debolezze che si nutre il male... l'auriga capace di guidare il cocchio in alto o in basso nei nostri sentimenti...  i nostri vagano per terre inesplorate sino a che non incontrano qualcosa o qualcuno che si impadronisce dei loro pensieri, li terrorizza, li trascina da un punto all'altro della foresta trasformandoli in prede.
In un crescendo di orrore, di risentimento, di reciproco odio che tutto si frantuma... giungendo ad un villaggio di persone certamente pre-civilizzazione, ove il culto pagano si concretizza... e il male porta a compimento l'idea... scoprirlo e cercare di combatterlo è oramai la stessa cosa... ma riuscirci è tutta un'altra cosa.
Basato su un substrato di credenze, culti, racconti, sul concetto di paura che il selvatico, il bosco, ancora oggi sanno narrarci, questa storia, riesce a farci sobbalzare dalla sedia e ci regala un finale coerente con la narrazione.