The Fall Guy: L'Autofagia Hollywoodiana come Strategia di Sopravvivenza
C'è qualcosa di profondamente sintomatico nel vedere Hollywood che, nell'era dello streaming e della crisi identitaria del cinema blockbuster, decide di fare un film su se stessa. The Fall Guy di David Leitch non è semplicemente un action-comedy nostalgico basato su una serie TV degli anni '80 – è un oggetto culturale che merita un'analisi più spessa di quanto la sua apparente leggerezza suggerirebbe.
Il Meta-Cinema come Rifugio
Leitch, ex stuntman diventato regista, confeziona quello che potremmo definire un "cinema del dietro le quinte" che si muove su un crinale pericoloso: celebrare l'artigianalità hollywoodiana (gli stuntman, le maestranze) mentre simultaneamente produce un prodotto che è esso stesso parte del sistema industriale che pretende di smitizzare. È come guardare un documentario sulla produzione della salsiccia mentre si mangia un hot dog da stadio.
La scelta di Ryan Gosling – icona del cinema d'autore che flirta con il mainstream – è tutt'altro che casuale. Il suo Colt Seavers è l'ennesima variazione del personaggio-che-sa-di-essere-in-un-film, portando avanti quella linea di autoironia post-moderna che da The Nice Guys in poi sembra essere diventata il suo territorio di comfort. Emily Blunt fa quello che può con un personaggio-funzione, la regista emergente che deve bilanciare visione artistica e pressioni produttive – un meta-commento talmente evidente da risultare quasi imbarazzante.
La Nostalgia come Commodity
Ma ecco il punto sociologicamente interessante: The Fall Guy vende nostalgia per un'epoca (gli anni '80) a un pubblico che in gran parte non l'ha vissuta, attraverso una proprietà intellettuale (la serie TV) che pochissimi oggi ricordano. È nostalgia sintetica, prefabbricata, una simulazione di secondo grado. Baudrillard avrebbe fatto i salti di gioia.
Il film glorifica il lavoro fisico, concreto, rischioso dello stuntman in un'era in cui la CGI sta rendendo quella figura sempre più marginale. C'è una disperazione quasi patetica in questa celebrazione – è come fare un film sugli ultimi artigiani che producono pellicola proprio mentre tutti passano al digitale.
L'Ironia come Scudo Deflettivo
La struttura è quella della commedia action autoriflessiva: inseguimenti, esplosioni, una trama gialla risibile che serve solo come pretesto. Tutto condito con strizzate d'occhio continue allo spettatore. "Lo sappiamo che è ridicolo," sembra dire il film, "ma se lo diciamo noi per primi, non potete criticarci." È la strategia difensiva del bullo che ride di se stesso prima che lo facciano gli altri.
Le scene d'azione sono tecnicamente competenti – Leitch viene dallo stunt work, dopotutto – ma mancano di quella urgenza viscerale che caratterizzava, per dire, Mad Max: Fury Road. Sono set pieces ben coreografati ma emotivamente inerti, come guardare un campionario di tecniche invece che un'esperienza cinematografica.
Il Vuoto al Centro
Quello che manca a The Fall Guy è un autentico punto di vista. Vuole essere contemporaneamente una satira di Hollywood e una lettera d'amore al cinema, una riflessione sulla mascolinità fragile e un action spensierato, un romanticismo sincero e una parodia delle convenzioni romantiche. Il risultato è un prodotto che non riesce a essere veramente nulla di tutto questo, dissolvendosi in una serie di momenti gradevoli ma effimeri.
Dal punto di vista sociologico, rappresenta perfettamente il cinema hollywoodiano contemporaneo: consapevole delle proprie contraddizioni ma incapace (o non disposto) a risolverle, rifugiato nell'ironia come strategia di neutralizzazione della critica, nostalgico di un passato mitico mentre produce un presente sempre più omologato.
Verdetto
The Fall Guy è cinema comfort food per un'industria (e un pubblico) che ha paura di impegnarsi emotivamente. È competente, occasionalmente divertente, completamente dimenticabile. Un film che parla di fare film per non dover veramente dire nulla.
Voto: 6/10 – Tecnicamente solido, intellettualmente inerte. Come una pubblicità di due ore per un prodotto che non esiste più.

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