Conferiscono ai membri un senso di identità, un senso di ancoraggio e di appartenenza che sopravviverà alle prove e alle tribolazioni della vita moderna. Lo fanno mediante una serie di storie, costumi, rituali e feste o lutti condivisi.
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domenica 29 dicembre 2024
il terzo pilastro
Da uno dei più importanti teorici dell'economia del nostro tempo una brillante e lungimirante analisi dell'attuale reazione populista contro la globalizzazione.
Il Terzo Pilastro, traccia un quadro di ampio respiro che ci aiuta a capire come le tre colonne della società: lo Stato, i Mercati, la Comunità in cui viviamo... interagiscono fra loro, perché le cose stanno iniziando a guastarsi e come possiamo tornare a una situazione più stabile e sicura.
Gli economisti limitano troppo spesso il loro campo di riflessione al rapporto fra Stato e mercati, lasciando ad altri le sfuggenti, questioni sociali - un atteggiamento non solo miope ma anche pericoloso.
Tutta l'economia in realtà é Socioeconomia: i mercati sono inseriti in una rete di rapporti umani, di norme e di valori, e Rajan mostra come nel corso della Storia il passaggio a una nuova fase tecnologica abbia sempre strappato il mercato dalle vecchie reti, suscitando quelle violente reazioni che oggi definiamo populismo.
Ogni volta si perviene a un nuovo equilibrio, ma il processo può essere violento e caotico soprattutto se svolto nel modo sbagliato, come sta accadendo oggi.
A mano a mano che i mercati crescono, crescono anche gli Stati, concentrando il potere economico e politico in hub centrali che prosperano condannando la periferia alla decomposizione, metaforica e letterale.
Rajan offre un'alternativa, un modo per ripensare il rapporto fra mercato e società civile e si esprime a favore di uno spostamento dell'enfasi verso il rafforzamento del potere e vitalità delle comunità locali..
Pag. 1 - in un certo senso, comunità e mercato sono due estremi dello stesso spettro.
Pag. 2 - Nella società moderna, le comunità in buona salute continuano a sorvegliare autonomamente se stesse e l'ambiente circostante per garantire la sicurezza ai propri membri. Tuttavia fanno altre cose, o meglio, molte altre.
Conferiscono ai membri un senso di identità, un senso di ancoraggio e di appartenenza che sopravviverà alle prove e alle tribolazioni della vita moderna. Lo fanno mediante una serie di storie, costumi, rituali e feste o lutti condivisi.
Conferiscono ai membri un senso di identità, un senso di ancoraggio e di appartenenza che sopravviverà alle prove e alle tribolazioni della vita moderna. Lo fanno mediante una serie di storie, costumi, rituali e feste o lutti condivisi.
Le comunità inculcano spesso valori e obiettivi condivisi nelle persone che ne fanno parte, oltre a infondere in loro un senso di utilità ricavato dallo svolgimento di attività di vario tipo che apportano benefici alla collettività.
Pag. 3 - Il calvinismo poneva l'enfasi sull'obbedienza: non c'é scelta; si deve agire in un certo modo e non altrimenti. Tutto ciò che non è dovere è peccato.
Pag. 4 - Le working class respingevano i valori moderni dell'élite del ceto medio alto amplificati dai media tradizionali non perché la loro vita fosse esemplare ma perché erano convinte che religione e tradizioni avrebbero forse potuto proteggerle dal crollo sociale assoluto.
Al ceto medio alto questa sembrava ipocrisia. Per la worikng class era istinto di sopravvivenza.
venerdì 30 aprile 2021
Tre storie extravaganti
Sono tre storie curiose, fuori dal comune, ma tutte rigorosamente vere. La prima storia è ambientata nel '300 e riguarda una famiglia fiorentina potentissima dall'intensa attività finanziaria. Andati a picco per insolvenza della corona inglese cui avevano prestato somme ingentissime, ne combinano di tutti i colori: si danno a intrighi politici, al brigantaggio, agli omicidi, all'attività di falsari. La seconda storia riguarda una truffa clamorosa che, intorno alla metà del '600, ebbe come protagonisti alcuni nobili liguri. Nell'ultima storia Cipolla si sofferma su un'opera apparsa nella seconda metà del '600 in Francia, "Le parfait négociant", una sorta di Bibbia del commercio e delle frodi relativa ai vari paesi d'Europa.
Semmai ci fosse stato bisogno di averne conferma, Carlo Cipolla manifesta l'incredibile capacità di raccontarci episodi che ai più apparirebbero marginali, in storie di vita, da storico e da economista quale è, rende materia viva ciò che in passato sarebbe stato nicchia per alcuni (l'economia, il denaro, gli scambi commerciali, le truffe) rendendoli parti quasi necessarie di una visione del mondo (passato certo, ma in qual modo presente) ove "il tutto è il vero", ove cioè, senza la conoscenza di questi episodi, certe azioni ci parrebbero prive di senso, l'uomo del passato non sarebbe comprensibile e vicende moderne ci apparirebbero sconosciute... rivelandosi nella realtà ripetizioni (con tanto di errori e strafalcioni) di eventi del passato...
Ora i tre episodi narrati, che pur prendono spunto dall'economia, dal mercato, non fanno che evidenziare la natura umana: l'imbroglio, la ferinità, la volontà di arricchirsi... ma anche la capacità di vedere oltre il proprio mondo e saper cogliere l'opportunità... l'uomo, quando è intelligente, riesce a vincere... a spese di chi non è dato a sapere... se non alla fine della contrattazione quando, come in un'antica battaglia, morti e feriti si possono contare...
Se poi qualcuno volesse approfondire, suggerisco di leggere il piccolo ma sagace testo "Leggi fondamentali della stupidità umana"... da cui trarre una lezione economica sempre attuale... grande scrittore, grande economista, grande storico...
domenica 17 gennaio 2021
Misbehaving
Richard Thaler, vincitore del Premio Nobel per l'economia 2017, ha dedicato l'intera carriera a studiare l'idea radicale per cui gli agenti economici sono individui prevedibili e inclini a commettere errori.
Misbehawing è il resoconto affascinante e divertente della sua lotta per riportare una disciplina accademica con i piedi per terra e per cambiare il modo in cui pensiamo l'economia, noi stessi e il mondo.
La teoria economica tradizionale assume che gli individui siano razionali.
Fin dall'inizio della sua ricerca, Thaler ha compreso che questi automi non somigliavano affatto alle persone vere.
Quando acquistiamo una radiosveglia o chiediamo un mutuo, siamo tutti vittime delle distorsioni cognitive che ci allontanano dai criteri di razionalità postulati dagli economisti.
In altre parole ci comportiamo in modo anomalo e, ciò che più conta, con serie conseguenze.
Inizialmente sottovalutato dagli economisti come un campo divertente ma irrilevante, lo studio degli errori degli esseri umani e dei loro effetti sul mercato ora guida gli sforzi per migliorare le decisioni nelle nostre vite, nelle imprese e nelle politiche pubbliche. (tratto dal libro)
Ecco di fronte a me uno di quei libri che partono da un concetto e finiscono altrove, anzi lontanissimo da dove avevano avuto origine. Si parla di economia, che poi diventa psicologia, che poi diventa teoria dei giochi, che poi diventa sociologia, che poi diventa design, che poi diventa (necessariamente) politica, che poi diventa la vita di tutti i giorni... e questo è il primo punto a favore di questo testo.
Poi si parla in modo eretico di economia, si smontano regole fissate da secoli e si dimostra che non esistono gli Econ (le figure economiche immaginate dai teorici, che dovrebbero agire nel rispetto delle norme fissate) ma gli Human, esseri umani che spesso non sanno quello che vogliono, non sanno come raggiungerlo e risentono di regole e sollecitazioni non scritte...
Perché fa paura Thaler? Perché fa venire meno tutto il castello di menzogne che regge l'economia... perché l'economia è l'unica scienza (?) sopravvissuta al cambiamento epocale degli ultimi 50 anni (la fine del comunismo, la vittoria del capitalismo, l'emergere di limiti del mondo) e che pur fallendo continuamente non ha fatto un plissé, non ha mai accettato di mettersi in discussione ed ha trovato il modo di incolpare sempre qualcun altro pur di non pagar pegno.
Ed è così che entrano in gioco il concetto di Costo Opportunità: ciò a cui si rinuncia per svolgere qualcosa d'altro... il Framing: l'inquadramento della distanza tra due aspetti. Ove pagare un sovraprezzo è inteso come un costo vivo (e quindi causa sofferenza) e non ricevere uno sconto è inteso come un costo opportunità (quindi accettabile).
Così come l'importante definizione del Concetto dotazione; ciò che vi appartiene fa parte della vostra dotazione. E' ciò a cui gli utenti attribuiscono un valore maggiore rispetto ai beni disponibili ma non ancora in loro possesso.
O ancora (e qui si entra nella psicologia) la Distorsione retrospettiva - detta Hindsight Bias La tendenza a considerare gli eventi accaduti come più prevedibili di quello che in realtà erano prima che accadessero. Il risultato è che, dopo il fatto, pensiamo di avere sempre saputo che quanto è accaduto era probabile quando non addirittura una conclusione scontata.
E l'uso delle Euristiche, stratagemmi mentali (spesso scorciatoie per non fare fatica) che gli esseri umani, che dispongono di tempo e capacità mentali limitate, per giungere a formulare dei giudizi usano regole pratiche, così da compiere poi errori prevedibili, cioè basati sulla propria esperienza limitata da luoghi, persone, ambiente frequentato.
O il BIAS l'errore che fa deviare dalla media dei valori ottenuti, capace di portarci fuori pista... pur in possesso dei numeri raccolti...
O il DAP Differenza Appena Percepibile, valore inteso come piccolo ma che a lungo andare fa la differenza.... la stessa assunzione di preferenza, nemmeno concepibile dalla teoria economica classica...
Emerge così un assunto fondamentale: Le perdite provocano una sofferenza in misura doppia rispetto alla soddisfazione provocata da un guadagno.
Il testo si conclude con una citazione di Mark Twain: "Non è ciò che non conosci che ti mette nei guai, è ciò che dai per certo che non lo è".
sabato 11 maggio 2019
State of the World 2001
Qual è oggi lo stato del Pianeta? E che cosa si può fare per cambiare?
Il prestigioso team di ricerca del World Watch Institute continua il suo sforzo interdisciplinare per mettere a fuoco e analizzare i trend ambientali e sociali che caratterizzano l'inizio di questo terzo millennio.
E' un mondo che ha davanti una sfida fondamentale: costruire una società governata da un'economia sostenibile prima che l'uomo danneggi in modo irreversibile i sistemi naturali che sostengono la Terra.
Ci sono segni inconfutabili di un sempre più grave affaticamento fisico del pianeta: l'assottigliamento dei ghiacci artici, l'inquinamento delle falde o la sempre più rapida estinzione di molte specie di anfibi, non sono che la punta dell'iceberg di un problema ben più grave che coinvolge l'aria che respiriamo, l'acqua che beviamo, la terra su cui viviamo.
E dal punto di vista sociale, le crescenti iniquità e disuguaglianze nel benessere e nel reddito fra paesi diversi e all'interno degli stessi Paesi sono il segno di squilibri sempre più gravi, che rischiano di generare enormi conflitti sociali se non vengono affrontati con rapidità e decisione. (tratto dal libro).
Parto svelandovi un segreto di redazione: questo libro l'ho letto dopo l'edizione del 1998. Solo che, avendole ordinate insieme dalla biblioteca, è arrivata prima questa. Avrei potuto preparare il pezzo, attendere l'altro volume, scrivere la recensione e poi pubblicare questo in coda.
Ma, visto che il tempo è dalla mia parte, che posso barare grazie alla tecnologia, semplicemente decido di non farlo, rendendo più reale quanto faccio.
In sostanza, la serie degli "State of the World" mi ha visto lettore assiduo. Attendevo ogni pubblicazione quasi con ansia… della serie "riusciranno i nostri eroi a salvare il mondo?" e ci credevo davvero… forse anche perché non sono scritti in "apocalittichese" ma in "speranzese" una lingua che a me piace e mi fa sperare che l'uomo, male supremo per questa Terra, sia anche l'unico rimedio a sé stesso. Unica possibilità per restituirci il paradiso che ci è stato donato.
giovedì 7 marzo 2019
Etica Protestante e Capitalismo
Un'opera fondamentale per comprendere la società moderna, le sue radici culturali, il suo destino.
Oggetto di continue contestazioni ma puntualmente riproposto, criticato decine di volte ma sempre risorto dalle sue ceneri, questo libro ha cambiato radicalmente il corso delle scienze umane nel Novecento.
All'inizio del testo Weber pone una domanda, che inevitabilmente la civiltà europea moderna dovrà farsi: quali circostanze hanno fatto si che proprio sul terreno dell'Occidente, e soltanto lì, comparissero fenomeni di civiltà che, almeno secondo l'opinione tra noi diffusa, avevano validità universale?
La risposta di Weber rappresentò una grande intuizione e segnò l'inizio di un nuovo modo di guardare al rapporto tra economia e cultura, e di conseguenza di un diverso modo di guardare ai sistemi di potere, non più fondati sul dominio ma sull'egemonia.
Il testo dei due saggi che compongono "L'etica protestante e Lo spirito del capitalismo" dischiude scenari sul presente e sul futuro ai lettori contemporanei. (tratto dal libro).
La prima considerazione da farsi mentre stiamo leggendo questo testo è che, cerchiamo qualcosa e troviamo tutt'altro, o meglio cerchiamo qualcosa e troviamo anche qualcos'altro.
Religione, fede, società, capitalismo ed economia, ma poi oltre, superstizione, mercato, umori popolari, credenze, società alta e società bassa, tutto si mescola, si amalgama, si trasforma sotto i nostri occhi attoniti… in questo saggio colto, ansioso di esporre ma non di convincere, summa di studi e di pensieri… Se esiste davvero un motivo per cui la società cambiano, cambia il loro produrre ed il loro divenire, Weber lo coglie, lo vede, lo cattura e descrive.
Dalla trasformazione della società medievale al sorgere della borghesia, dalla sopravvivenza della nobiltà e della faticosa ricerca di un ruolo legittimato dalle nuove (allora ovvio) religioni, dal faticoso contorcersi della fede (qualsiasi essa sia) alla ricerca di un motivo di esistenza di fronte ad una società che cambia ed al tempo stesso di fronte ad una società che ricerca nella/nelle fede/fedi uno stimolo che evidentemente leggi, editti e tradizioni non riuscivano a dare.
Un grande lettore del mondo Max Weber. Capace di incantarci per pagine intere… quasi un romanzo giallo in cui vogliamo sapere come andrà a finire… in cui finiamo per cogliere, leggere, ed interpretare i segni della società odierna, che non vedevamo sino a questa lettura.
martedì 12 febbraio 2019
Poco o Niente
C'é una paura nuova che leggo negli occhi di molte persone.
E' il timore di ritornare poveri, di andare incontro a un futuro difficile, di non sapere quale sarà il destino dei figli.
Qualche anno fa, non era così.
Ma in questo 2011, tutto è cambiato in peggio.
La grande crisi economica e finanziaria ci ha messi di fronte a una realtà che nessuno immaginava: la nostra società é fragile e il benessere che abbiamo conquistato potrebbe svanire.
Torneremo poveri come erano i nostri genitori e i nonni?
Questa incognita mi ha spinto a ricordare l'epoca che ha visto nascere e crescere fra mille stenti mia nonna Caterina Zaffiro e mio padre Ernesto, uno dei suoi figli.
Lei era nata nel 1869 nella Bassa Vercellese, in una famiglia di contadini strapelati.
Andata in sposa ad un bracciante altrettanto misero Giovanni Pansa, rimase vedova a 33 anni con 6 bambini da sfamare.
E' la sua via a farmi da guida nel racconto dell'Italia fra '800 e '900 quello che il lettore troverà in Poco o Niente.
Era un mondo feroce, dove pochi ricchi comandavano, decidevano tutto e si godevano le figlie dei miserabili.
I poveri erano tantissimi, venivano messi al lavoro da piccoli, poi l'ignoranza li spingeva a comportarsi da violenti.
Anche con le loro donne, costrette a partorire un figlio dopo l'altro, oppure ad abbandonare una famiglia brutale diventando prostitute.
Le campagne succhiavano il sangue dei braccianti, condannati a patire la fame.
Le città erano un inferno, in preda alle malattie e, torme di bambini cenciosi vivevano sulla strada mendicando.
Poco o Niente è il ritratto del nostro passato e un monito per il futuro che ci attende, pieno di incognite.
Ci farà tremare e sorridere perché la vita è fatta così. (tratto dal libro).
Forte delle conoscenze storiografiche, derivanti dai precedenti lavori editoriali, dedicati al periodo storico a cavallo tra le due guerre mondiali, Giampaolo Pansa ci intrattiene con un ritratto di un'epoca, quella contadina, che se per alcuni appare una parentesi felice e bucolica (alla Mulino Bianco per intenderci) nella realtà dei fatti era schiavitù, ignoranza, violenza e fame.
Questo lo spunto, cui fare un collegamento con la recente crisi economica (il testo è del 2011) e farci capire cosa potrebbe succedere alle nostre fragili società capitaliste e ignave… resta interessante.
sabato 26 maggio 2018
La grande cecità
Viaggia su tre differenti coordinate il saggio di Amitav Ghosh. La Letteratura, la Storia, la Politica.
Nel capitolo sulla Letteratura, Ghosh pone l'accento sull'assenza di romanzi, scritti, racconti (che non siano saggi) ove il cambiamento climatico venga preso in considerazione. Cerca altresì di trovarne il motivo, partendo da molto lontano e trovandone alcuni bandoli della matassa.
L'intento del narrare non è riprodurre il mondo così com'é. Ciò che il narrare rende possibile è affrontare il mondo al congiuntivo, figurarselo come se fosse altro da quello che é facendo immaginare altre possibilità.
Nel capitolo sulla Storia, Ghosh ripercorre gli ultimi 1000 anni, dal punto di vista dell'India e dell'Asia in generale, sia per quanto riguarda la Rivoluzione Industriale che per le scelte fatte dal punto di vista della trasformazione da economie agricole a produttive. Il cambiamento climatico antropogenico è l'involontaria conseguenza dell'esistenza stessa degli esseri umani.
Nel capitolo sulla Politica, si concentra infine sul futuro e su quali sono le prospettive che ci si pongono di fronte.
L'interessante chiave di lettura ci porta così a fare alcune considerazioni:
1. Fatichiamo ad abbandonare l'attuale sistema produttivo, perché ad esso siamo riconoscenti: abbandonando il precedente mondo agricolo, ci siamo affrancati, abbiamo liberato risorse per acquistare libertà: libertà sociali, politiche, sessuali, economiche, di tempo libero, di salute. Che lo vogliamo o no, siamo debitori del capitalismo.
2. Nessuno vuole porre sul piatto della bilancia la regressione, la decrescita, la spartizione dei privilegi con i PVS; nessuno che non sappia a quale suicidio politico e sociale si andrebbe a prestare.
"Nei primi anni del XXI secolo Amitav Ghosh lavorava alla stesura de "IL PAESE DELLE MAREE", il romanzo che si svolge nelle Sundarban, l'immenso arcipelago di isole che si estende fra il mare e le pianure del Bengala.
Occupandosi della grande foresta di mangrovie che le ricopre, Ghosh scoprì che i mutamenti geologici che ciclicamente avvenivano - un argine poteva sparire nell'arco di una notte, trascinando con sé case e persone - stavano diventando qualcos'altro: un cambiamento irreversibile, il segno di un inarrestabile ritrarsi delle linee costiere e di una continua infiltrazione di acque saline su terre coltivate.
Che un'intera area sotto il livello del mare come le Sundarban possa essere letteralmente cancellata dalla faccia della Terra non è cosa da poco.
Mostra che l'impatto accelerato del surriscaldamento globale é giunto ormai a minacciare l'esistenza stessa di numerose zone costiere della terra.
La domanda, per Ghosh, nacque perciò spontanea.
Come reagisce la cultura e, in modo particolare, la letteratura dinanzi a questo stato di cose?
La risposta é contenuta in questo libro in cui l'autore della trilogia "IBIS" ritorna con efficacia alla scrittura saggistica.
La cultura è, per Ghosh, strettamente connessa con il mondo della produzione di merci.
Ne induce i desideri, producendo l'immaginario che l'accompagna.
Una veloce decapottabile - un prodotto per eccellenza dell'economia basata sui combustibili fossili - non ci attrae perché ne conosciamo minuziosamente la tecnologia, ma perché evoca l'immagine di una strada che guizza in un paesaggio incontaminato; pensiamo alla libertà e al vento nei capelli; a James Dean e Peter Fonda che sfrecciano verso l'orizzonte; a Jack Kerouac e Vladimir Nabokov.
Questa cultura, così intimamente legata alla storia del capitalismo, é stata capace di raccontare guerre e numerose crisi, ma rivela una singolare, irriducibile resistenza ad affrontare il cambiamento climatico.
Che cosa è in gioco in questa resistenza? Un fallimento immaginativo e culturale che sta al cuore della crisi climatica? Un occultamento della realtà nell'arte e nella letteratura contemporanee tale che questa nostra epoca, così fiera della propria consapevolezza, verrà definita l'epoca della Grande Cecità?".
sabato 25 novembre 2017
il contagio
Rileggendolo oggi, questo libro fa sorridere, per non dire che fa piangere... Tutte le promesse, le speranze, le aspettative, che la crisi del 2008 aveva generato e le azioni rivoluzionarie, partite dal basso, si sono volatilizzate... svanite! Al loro posto, maggiore precarietà (la solita vecchia, fordista, antiquata, ma pur sempre attuale risposta dei Governi), maggiore odio verso il prossimo, maggiore potere a chi già ne aveva, qualche pesce piccolo in carcere ma i ladri, quelli che hanno fatto il danno, i potenti che li hanno sostenuti, coloro che si sono arricchiti, sempre lì al loro posto... e che dire dei movimenti, gli indignati, i popoli viola, i capipopolo... o diventati partiti "gentisti" o travasati negli estremi (di entrambi i colori politici) con le loro altrettanto vecchie ricette: no agli immigrati, no a chi lavora per lo Stato, perché lazzarone e ladro, no all'Europa... insomma, gira che ti rigira, sembra di vedere sempre lo stesso film.
Per questo, dicevo, se questo libro mi era piaciuto allora, mi aveva dato qualche speranza, qualche positivo auspicio, oggi rattrista, non per l'errore della Napoleoni... ma nel vedere che ogni aspettativa (anche quella sulle Primavere Arabe) sia andata in frantumi.
"Riprendiamoci la politica, l'economia, un lavoro, una vita dignitosa, é questo il grido che si leva unanime dalle sponde del Mediterraneo.
Monta la consapevolezza che la crisi che oggi minaccia di annientarci viene da lontano, erede di una lunga serie di catastrofi - dall'Argentina, alla bolla dei mercati asiatici ai crack statunitensi - ormai troppo numerose per essere casuali.
E' ora di ammetterlo: è l'alleanza tra una politica sempre più corrotta e una finanza sempre più avida che ha sequestrato la nostra democrazia e ci sta portando alla rovina.
Mentre istituzioni di controllo come la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale intervengono a peggiorare la situazione
Dalla primavera araba, che ha abbattuto i regimi dittatoriali della Tunisia e dell'Egitto, arriva una nuova ventata di proteste e di impegno.
La rivoluzione sta dilagando in Europa, nella Spagna degli Indignados, in Grecia, in Italia con la mobilitazione referendaria, il popolo Viola, il movimento "Se non ora, quando?".
La parola d'ordine è BASTA!
I protagonisti sono soprattutto i giovani. Quelli a cui la politica ha riservato precariato, disoccupazione e lo spettro di una nuova povertà.
Sul Mediterraneo, fa notare Napoleoni, si affacciano Paesi molto simili fra loro: economie avariate, oligarchie corrotte, disoccupazione e mancanza di servizi sociali, un sistema che regolarmente sceglie di garantire i privilegi di pochi a scapito della maggioranza.
E come sulla sponda SUD, anche su quella NORD è il momento di riprenderci la democrazia, sostituendo istituzioni ormai agonizzanti con una post-politica 2.0 trasparente e partecipativa. Il futuro ricomincia da noi".
domenica 1 ottobre 2017
il futuro della modernità
Altro testo letto anni or sono e legato al mio percorso di studi... a rileggerlo a distanza di tempo, quante connessioni, quante divergenze, quante illuminazioni rispetto alla Storia... insomma, non vi è come vivere per sperimentare su se stessi certe intuizioni e verificarne la genialità o l'assoluta incongruenza...
Ma in un mondo come il nostro, che cambia alla velocità della luce, che ti rintrona, rimbomba, instupidisce di dati ed informazioni, abbiamo un terribile bisogno di intuizioni, di idee, di visioni che permettano di dare un significato al correre continuo, al macinare ore, lavori, incontri e pensieri...
"Il futuro della modernità" è uno di questi... non che dia soluzioni geniali ad eventi illeggibili, semplicemente dona spunti utili cui aggrapparsi per svelare il "dietro le quinte" dell'attuale girone dantesco... che è la società mondiale.
"E' ancora legittimo attribuire un futuro alla modernità? Quali sono i valori che hanno mantenuto intatta la loro validità e quali invece sono gli aspetti che si sono dimostrati deboli, e addirittura controproducenti, nel "progetto moderno"? Come è possibile riattualizzare tale progetto e avviarlo a compimento? Sono questi gli interrogativi di fondo del Futuro della Modernità.
Il risultato, come si premura di segnalare Tomàs Maldonado, non è un trattato, un'opera sistematica, ma, piuttosto una perlustrazione animata da una perfida curiosità intellettuale, di alcuni sentieri interpretativi sulla modernità.
L'autore ha privilegiato un metodo di analisi trasversale, coinvolgendo molteplici ambiti disciplinari. Il metodo si è rivelato particolarmente fecondo, in quanto ha contribuito a dischiudere stimolanti prospettive, a generare numerosi e significativi intrecci e collegamenti tra le diverse linee di riflessione. Molti degli argomenti esaminati sono di grande attualità: basta pensare alle questioni attinenti alle nuove tecnologie (nucleare, ingegneria genetica, telematica) o al dibattito sul post industriale o, ancora, a quella sulla qualità della vita e sull'ambiente.
Il che, però, non deve in alcun modo essere inteso come una rincorsa ai temi di attualità: quanto più un argomento appartiene alla cronaca, tanto maggiore è il rigore col quale l'autore si sforza di stabilirne i termini reali e di confutare le mistificazioni e i luoghi comuni.
Nel "Futuro della Modernità" si ritrova la stessa tenace fiducia nella razionalità che caratterizzava il precedente saggio di Maldonado (La speranza progettuale - 1970).
Ore si tratta però di una razionalità "aperta" sulla quale il recente dibattito epistemologico ha lasciato un'impronta, ossia una razionalità più consapevole dei propri limiti e sempre disponibile a rivedere metodi e risultati. L'autore, benché riconosca gli esiti perversi scaturiti nel passato da un razionalismo di maniera, si astiene dal relativismo e rifiuta decisamente il dilagante nichilismo, il lassismo culturale e politico a cui esso ha dato origine. Per Maldonado, è soltanto tramite l'esercizio - individuale e collettivo - di una nuova razionalità che il "progetto moderno" può essere ritualizzato e, pertanto, compiuto". (dalla quarta di copertina).
Testo del 1989 per molti versi ancora attuale... lo è quando cerca di far scaturire l'assunto che porta al concetto di progresso... e lo fa in modo lodevole (si veda pag. 186) quando ricorda il libro di Daniel Defoe del 1719, "Le avventure di Robinson Crusoe" dove la progettualità del protagonista è orientata esclusivamente alla risoluzione dei problemi di un individuo che il destino ha gettato su una spiaggia deserta... in un ambiente senza società, in cui Robinson non si chiede mai cosa sia "very useful to society" ma sempre e soltanto che cosa sia "very useful to me". Egli non progetta per altri ma solo per se stesso, la sua progettualità non rende mai tributo al sistema di valori e di norme che di solito prefigurano le modalità del progetto e le caratteristiche dell'oggetto progettato... Egli ha un solo problema: sopravvivere. il resto non è un problema. E dato che Robinson è un "risolutore di problemi" ciò che per lui non è un problema, in pratica non esiste (e dire che qualcuno ne ha dato una lettura del prototipo dell'animo borghese in un gergo fatto di cose fatte e cose da fare...). Quando decide di fabbricarsi un oggetto, non fa arte, cerca di realizzare qualcosa che risolva un problema. Non fa progettazione, usa invece l'intuizione... limitandosi a quello che ha, usando cioè occhi nuovi per nuove soluzioni...
A dimostrazione della singolare attualità di questo testo, mi capita tra le mani un articolo del 10 settembre a firma di Thomas Eriksen... "Local"... che così recita "Quello che è bene a livello globale può non esserlo per una comunità locale: così nasce la percezione di un mondo fuori controllo. Per uscire dalla crisi bisogna capire i "conflitti di scala". E pensare in piccolo".
"Viviamo in un mondo in cui la modernità ha ingranato la marcia più alta. Ha prodotto crescita e prosperità, ma anche una situazione instabile e, in ultima istanza, autodistruttiva. La crescita costante è impossibile. Si tratta di uno stallo caratteristico della nostra modernità, che rende i tradizionali concetti industriali, come progresso e sviluppo, molto più difficili da difendere di quanto non fosse anche solo una generazione fa. La perdita di un'indicazione chiara per il futuro colpisce anche le temporalità, portando ad un continuo presente, in cui sia il futuro che il passato sono offuscati e sfocati. La questione è: quale potrebbe essere un'alternativa praticabile per una società mondiale che sembra essersi blindata in un percorso destinato a terminare in un collasso?"..
sabato 30 settembre 2017
Uomini, Tecniche Economie
Già, di Cipolla, non esiste solo il bellissimo e divertente Allegro ma non troppo.... di cui suggerisco la lettura e meglio ancora l'acquisto a beneficio del prossimo... vi è anche questo testo del 1962, poi tradotto in Italia nel 1987 per Feltrinelli.
Io lo conobbi al Politecnico su suggerimento del Prof. Scudo, al corso di Tecnologia 1, e devo ammettere, me ne sono subito innamorato.
Scudo, aveva il pregio di mescolare tecnologia con scarsità di mezzi e voleva far aguzzare l'ingegno ai suoi studenti, andando oltre il sistema industriale e la prefabbricazione... inventare, creare, pensare con occhi nuovi, andando incontro alle esigenze quotidiane con idee innovative, a basso costo e utilizzando i materiali disponibili sul posto (a km zero diremmo oggi).
Ma per fare ciò, occorre che nella mente dei discenti, vi sia una tabula rasa, una voglia di imparare affiancata da una voglia ancora maggiore di sperimentare... di cercare, di provare, sbagliare ma anche capire.... siamo certamente molto distanti dalle grandi enunciazioni di un "Le Corbusier" o dall'International Style.
Detto questo, ripesco volentieri il testo e ho modo (rileggendolo a spizzichi e bocconi) di ripescare piccole perle dimenticate o di cui non ricordavo l'origine... ah, maledetta memoria...
"Giorno per giorno il mondo diventa sempre più piccolo e società che da millenni si ignoravano si trovano all'improvviso a contatto o in conflitto. Nel nostro modo di agire, sia nel campo politico che in quello economico, sia nel settore dell'organizzazione sanitaria che in quella della strategia militare, si impone un nuovo punto di vista.
Nel passato l'uomo ha dovuto abbandonare il punto di vista cittadino o regionale per acquisirne uno nazionale.
Oggi dobbiamo uniformare noi stessi e la nostra maniera di pensare a un punto di vista globale.
Questo libro tenta di descrivere da un punto di vista globale l'evoluzione del genere umano nel suo sviluppo numerico e nel progredire delle sue condizioni di vita. Sempre dallo stesso punto di vista globale, ha cercato di sfiorare alcuni degli allarmanti problemi che l'umanità si trova oggi a dover affrontare, quali l'esplosione demografica, il crescente bisogno di risorse energetiche, la diffusione del sapere tecnico e il ruolo della istruzione in una società di tipo industriale".
"Una delle principali conseguenze della Rivoluzione Industriale è stata la riduzione del costo e l'aumento della velocità dei trasporti. Le distanze si sono ridotte ad un ritmo stupefacente. Giorno per giorno il mondo sembra diventare sempre più piccolo.... Nel nostro modo di agire si impone quindi un nuovo punto di vista: quello globale".
"E' tragicamente inevitabile che, quando gli esseri umani diventano sovrabbondanti in relazione ad altre risorse il loro valore marginale diminuisca e la dignità della vita umana si deteriori corrispondentemente. Per la salvaguardia della dignità e santità della vita umana è imperativo che l'uomo non diventi il bene più economico. Dobbiamo investire una quota maggiore delle nostre risorse nel miglioramento qualitativo dell'uomo. Come ebbe a dire Julian Huxley dobbiamo preferire una significativa qualità ad una quantità amorfa. E per raggiungere questo fine occorre lo sforzo congiunto del settore pubblico e di quello privato. E non è semplicemente un più vasto sapere tecnico ma di un'educazione critica che permetta all'uomo di impiegare saggiamente le tecniche di cui é padrone. Luigi XV aveva tutte le doti, tranne quella di saperle usare.
Non sappiamo quale sia il fine della vita, ma se esso è la felicità l'evoluzione avrebbe potuto fermarsi da molto tempo, poiché non c'è ragione di credere che gli uomini siano più felici dei maiali o dei pesci.... ed infine il fatto di istruire un selvaggio nell'uso di tecniche avanzate non lo trasforma in una persona civilizzata, ma ne fa solo un selvaggio efficiente.
Detto questo, ripesco volentieri il testo e ho modo (rileggendolo a spizzichi e bocconi) di ripescare piccole perle dimenticate o di cui non ricordavo l'origine... ah, maledetta memoria...
"Giorno per giorno il mondo diventa sempre più piccolo e società che da millenni si ignoravano si trovano all'improvviso a contatto o in conflitto. Nel nostro modo di agire, sia nel campo politico che in quello economico, sia nel settore dell'organizzazione sanitaria che in quella della strategia militare, si impone un nuovo punto di vista.
Nel passato l'uomo ha dovuto abbandonare il punto di vista cittadino o regionale per acquisirne uno nazionale.
Oggi dobbiamo uniformare noi stessi e la nostra maniera di pensare a un punto di vista globale.
Questo libro tenta di descrivere da un punto di vista globale l'evoluzione del genere umano nel suo sviluppo numerico e nel progredire delle sue condizioni di vita. Sempre dallo stesso punto di vista globale, ha cercato di sfiorare alcuni degli allarmanti problemi che l'umanità si trova oggi a dover affrontare, quali l'esplosione demografica, il crescente bisogno di risorse energetiche, la diffusione del sapere tecnico e il ruolo della istruzione in una società di tipo industriale".
"Una delle principali conseguenze della Rivoluzione Industriale è stata la riduzione del costo e l'aumento della velocità dei trasporti. Le distanze si sono ridotte ad un ritmo stupefacente. Giorno per giorno il mondo sembra diventare sempre più piccolo.... Nel nostro modo di agire si impone quindi un nuovo punto di vista: quello globale".
"E' tragicamente inevitabile che, quando gli esseri umani diventano sovrabbondanti in relazione ad altre risorse il loro valore marginale diminuisca e la dignità della vita umana si deteriori corrispondentemente. Per la salvaguardia della dignità e santità della vita umana è imperativo che l'uomo non diventi il bene più economico. Dobbiamo investire una quota maggiore delle nostre risorse nel miglioramento qualitativo dell'uomo. Come ebbe a dire Julian Huxley dobbiamo preferire una significativa qualità ad una quantità amorfa. E per raggiungere questo fine occorre lo sforzo congiunto del settore pubblico e di quello privato. E non è semplicemente un più vasto sapere tecnico ma di un'educazione critica che permetta all'uomo di impiegare saggiamente le tecniche di cui é padrone. Luigi XV aveva tutte le doti, tranne quella di saperle usare.
Non sappiamo quale sia il fine della vita, ma se esso è la felicità l'evoluzione avrebbe potuto fermarsi da molto tempo, poiché non c'è ragione di credere che gli uomini siano più felici dei maiali o dei pesci.... ed infine il fatto di istruire un selvaggio nell'uso di tecniche avanzate non lo trasforma in una persona civilizzata, ma ne fa solo un selvaggio efficiente.
venerdì 8 settembre 2017
Livelli di guardia
Vale ancora la pena, leggere questo genere di testi? Vale la pena riflettere su problemi che vengono portati via come tronchi caduti in un fiume in piena? non è una infinita pena, una stanchezza, uno sconforto, quello che invece ci assalgono?
Il "Livello di guardia" è l'altezza massima a cui può giungere l'acqua di un fiume o di un lago senza costituire pericolo di inondazione.
In questi anni, nella nostra vita sociale e civile il livello di guardia è stato superato troppo spesso, e ci sentiamo travolti da schizzi di fango e onde limacciose: il dileggio della Costituzione, la corruzione, diventata regola, gli aggressivi fondamentalismi clericali e laicisti, la retorica del perdono e l'odio del diverso, le indulgenze nei confronti del terrorismo, il confine tra vita e morte ridotto a pretesto di polemica partigiana, la politica dell'insulto, l'assuefazione alla ingiustizia e alla violenza, la crescente incapacità di vergognarsi e di spere di che cosa ci si deve vergognare, una indifferenza che spegne lo stesso "Malor Civile".
"Livelli di guardia" registra - attraverso gli articoli che ha scritto per il "Corriere della Sera" le reazioni di Claudio Magris alle notizie che la cronaca italiana e internazionale ha giustamente imposto all'attenzione di tutti. Reazioni a volte ilari, a volte feroci, che compongono il ritratto impietoso e autocritico di un Paese denigrato, sconciato, amato, e ci ricordano che nessuno di noi è esente da responsabilità.
Questa è la terza di copertina, di un libro che raccogli gli articoli che dal 2006 al 2011 (quindi un periodo abbastanza recente, ma già politicamente lontanissimo) sono stati pubblicati sul "Corriere a firma di Magris.
Sono tanti i temi trattati, negli oltre 40 articoli, raccolti in formato cronologico... descrivono un'Italia a noi nota, ma che sembra già lontana e superata dagli eventi... tocca argomenti sempre attuali, anche perché o irrisolti o peggio irrisolvibili o ancora semplicemente peggiorati ancora...
Che cosa aggiungere alla descrizione fatta dall'editore? il rischio che corrono queste raccolte è di diventare irrimediabilmente inutili, se paragonati alle sempre peggiori situazioni che emergono... nel panorama odierno, ma soprattutto questo levar di scudi, questo schierarsi, porta alla stanchezza, allo schiantarsi contro un muro di indifferenza al prendere atto che nulla cambia, ma che anzi tutto deteriora...
venerdì 18 agosto 2017
Allegro ma non troppo...
Quando si parla di economia, vengono subito in mente sublimi tromboni, formule e concetti capaci di stordire intere platee... e invece no! Questo piccolo libretto nato come riflessione personale donata ad amici e che poi, con un incredibile passaparola si è mutato in pubblicazione ufficiale, è li a dimostrarci che si può fare economia e ridere come dei matti...
Carlo Cipolla, con il suo "Allegro ma non troppo" anno 1988 ci racconta due bellissime storie.
Uno è il Medioevo, visto tramite il pepe, il vino, la lana, quali elementi determinanti dello sviluppo economico dell'età di mezzo... l'altro è "Le leggi fondamentali della stupidità umana": leggi e corollario... da scompisciarsi... ed anzi da applicare giorno per giorno quando incontriamo il prossimo, essendo l'uomo animale sociale, sperimentandone l'efficacia.
Nella storia del Medioevo, con tono ilare, si ricostruisce la caduta dell'Impero Romano, le crociate, la supremazia europea e tanti tanti altri eventi storici che ci hanno portato alla odierna società...
"La vita è una cosa seria, molto spesso tragica, qualche volta comica. I Greci dell'età classica avvertivano profondamente e coltivavano il senso tragico della vita. I Romani, in genere più pratici, non ne facevano una tragedia ma consideravano la vita una cosa seria: di conseguenza tra le qualità umane apprezzavano in modo particolare la Gravitass e tenevano in poco conto la Levitas"...
Ma è con le leggi del secondo racconto... in forma di relazione scientifica che si comincia davvero a ridere.
Legge n. 1 - Sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione.
Legge n. 2 - La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona.
Legge n. 3 - Una persona stupida è una persona che causa un danno ad un'altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita.
Legge n. 4 - Le persone non stupide sottovalutavano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide. In particolare i non stupidi dimenticano costantemente che in qualsiasi momento e luogo, ed in qualunque circostanza, trattare e/o associarsi con individui stupidi si dimostra infallibilmente un costosissimo errore.
Legge n. 5 - La persona stupida è il tipo di persona più pericoloso che esista.
E tutto questo dispiegarsi di leggi si conclude con "Con la stupidità e la buona digestione l'uomo può affrontare molte cose".
venerdì 30 giugno 2017
La schiavitù del capitale
"L'uguaglianza è una necessità che si ripresenta continuamente come la fame".
Nella vita non esistono sentenze definitive e quindi se è vero che chi sfrutta ha vinto la partita contro che è sfruttato è solo sino alla prossima chance.
Partendo da questo concetto, Canfora si chiede se il '900 costituisca la fine della Storia. La sua risposta è no. Certo è stato il Secolo che ha visto il crollo dell'insostenibile esperimento del Socialismo... O forse lo è per i Liberali... i quali credono che l'ordine sociale esistente sia l'unico possibile.
Per funzionare secondo la logica del sempre maggiore profitto e della lotta spietata per il controllo dei mercati, il capitale, il capitale ha ripristinato forme di dipendenza di tipo schiavile anche all'interno delle aree più avanzate, con la riduzione dei diritti conquistati e con l'uso della malavita.
Il libro si articola su differenti spunti per descrivere lo stato attuale.
1. il concetto di Occidente, l'Italia Fascista, che nel 1929 venne paragonata alla Russia Bolscevica, come unico sistema in grado di resistere alla crisi mondiale... così come idea di Stato Guida dell'Europa...
2. L'America vista come "Estremo Occidente" mal voluta dal pensiero degli intellettuali fascisti, al pari dell'Estremo Oriente, definito Asiatismo.
Canfora sostiene che il Decolonialismo, che aveva trovato nel Comunismo un'alternativa al Capitalismo degli occupanti, al venire meno dell'URSS ha lasciato il passo al fondamentalismo religioso.
Il vero ruolo degli USA con l'intervento nella 1° Guerra Mondiale era quello di colonizzare l'Europa.... Oggi l'Europa mette sanzioni ai russi su mandato americano con una politica esterna minorata....
3. il Ruolo della Cina. A partire da Voltaire, vi è stata una visione razzista dell'Oriente.. riconoscendo che solo grazie allo sviluppo tecnologico l'Occidente ha potuto battere Turchi e Tartari..
Con la 2° Guerra Mondiale, la lotta dell'Occidente contro sé stesso ha fatto perdere l'egemonia con Russia e USA, facendo nascere tra l'altro la "Guerra Fredda" e solo con il 1989 l'Europa riprende la sua posizione... ma non tutto è andato come doveva... a causa della scellerata scelta degli USA di privilegiare il fondamentalismo arabo in chiave antisovietica senza tenere in alcun conto gli interessi dell'Europa...
4. La schiavitù... è sparita? Certo che no! dai traffici degli esseri umani , la schiavitù è ancora pilastro del profitto capitalistico con lo sfruttamento degli Stati del Terzo Mondo o di ampie sacche del Primo... o (frase mia) oggi con l'Industria 4.0, la robotica ed il licenziamento/ricatto degli operai.
Esistono muri, esistono egoismi, banche che comandano gli Stati, Ambiente distrutto, Giornalismo asservito al potere.. unico rimedio: distribuire la ricchezza.
sabato 17 giugno 2017
Sorvegliare e Punire
"Si imprigiona chi ruba, si imprigiona chi violenta, si imprigiona chi uccide Da dove viene questa strana pratica, e la singolare pretesa di rinchiudere per correggere, avanzata dai codici moderni? Forse una vecchia eredità delle segrete medievali? Una nuova tecnologia piuttosto: La messa a punto tra il XVI e XIX secolo di tutto un insieme di procedure per incasellare, controllare, misurare, addestrare gli individui, per renderli docili e utili nello stesso tempo. Sorveglianza, esercizio, manovre, annotazioni, file e posti, classificazioni, esami, registrazioni. Tutto un sistema per assoggettare i corpi, per dominare le molteplicità umane e manipolare le loro forze, si era sviluppato nel corso dei secoli classici negli ospedali, nell'esercito, nelle scuole, nei collegi, nelle fabbriche: la disciplina".
Il XVIII secolo ha senza dubbio inventato le libertà, ma ha dato loro una base profonda e solida, la società disciplinare, da cui dipendiamo ancora oggi.
Il libro passa dalla descrizione di un supplizio (nel 1757) a quello di un impiego carcerario (nel 1825); in questo lasso di tempo cambia tutto. Si introducono i Codici, si riforma la Giustizia, scompaiono (quasi) i supplizi, la punizione si nasconde. Perché?
Se dovessi descriverla con parole semplici, userei la descrizione data da Sant'Agostino: "il male è una perdita di tempo".
Tradotto: in una società che diviene capitalista, in cui il tempo ha un costo, diviene meno oneroso incasellare la repressione penale in un meccanismo amministrativo ed in un atto procedurale. Non si vuole che i boia assomigli (o peggio superi) il criminale, trasformandolo in un martire.
La certezza di essere puniti e non la rappresentazione della punizione deve tener lontani dal delitto. Il castigo è passato da un'arte di sensazioni insopportabili a un'economia di diritti sospesi.
Il corpo diviene forza utile solo quando è assoggettato e produttivo.
E' così che con la nascita di una borghesia commerciale (che si sostituisce al Re) il legalismo dei diritti diviene illegalismo dei beni... dalla sovranità monarchica esagerata, ma spesso inerte e soggetta a tolleranze e desuetudine, si passa ad una pena mite ma certa.
Si illustra infine il sistema carcerario, la sua finalità (il Panopticon) ed i risultati che si vogliono ottenere. Libro da leggere assolutamente per capire la società odierna.
martedì 21 marzo 2017
La grande scommessa
La grande scommessa, o "il grande scoperto" in inglese, è un film incentrato sulla bolla immobiliare americana, sul suo crollo e di come gli States abbiano letteralmente demolito l'economia mondiale.
Lo fa ovviamente dal punto di vista "eretico" di tre diversi personaggi, che resisi conto delle storture del sistema, decidono di indagarlo e di puntare contro di esso; mettendo cioè soldi a favore di fondi capaci di guadagnare in caso di crollo economico.
Quale sapore dolce amaro, nell'aver ragione! 8 milioni di persone senza lavoro, 6 milioni senza casa (magari gli stessi, magari no), chiusura di banche, negozi, intere città fallite.
Anche da lì parte l'attuale vittoria del buon Trump (e mi viene da dire, quale rimedio hanno inventato gli americani)...
Interessante come siano profetiche, le parole finali di Steve Eisman (interpretato da Steve Carell): se la prenderanno con gli immigrati, con i poveri, ed a pagare sarà il contribuente americano, certo non le banche.
Ripensando alla recente lettura di "Acrescita" mi viene da pensare che non solo è tutto vero, ma che l'economia mondiale si basi sul nulla... anzi peggio, sulla speranza che se il mercato cresce guadagno io e se va male perdi tu.... tipicamente americano.
martedì 14 marzo 2017
Acrescita
Mauro Gallegati ci conduce per mano, con questo piccolo libro (110 pagine) allo scopo di farci riflettere sulle dinamiche che muovono il sistema economico dominante (il capitalismo ovvio) e le sue unità di misura, in primis il PIL.
Scopriamo così, che questo sistema economico non è governato da regole verificabili ma assunti di base non dimostrabili ed in contrasto con la realtà... E scopriamo altresì che il PIL è una bufala che non misura nulla.
Non misura l'inquinamento, non misura lo spreco (anzi lo misura positivamente), non misura la felicità, non misura l'altruismo, non misura il volontariato, non misura l'ozio.
A che serve? Un numero da affiancare ad altri numeri.
Perché pensare all'Acrescita? Per affiancare a questo sistema, definito "del criceto" (cioè lavora e consuma) un altro che dia speranza alle generazioni future e nuovi valori a quella attuale.
Soprattutto che si dia peso e misura ad altri valori, che per il sistema dominante non esistono, ma che fanno la differenza nella vita.
Soprattutto che si dia peso e misura ad altri valori, che per il sistema dominante non esistono, ma che fanno la differenza nella vita.
domenica 5 febbraio 2017
Wall Street. Il denaro non dorme mai
E' del 2010 questo film, che con maestria riesce a mescolare la crisi appena avviata nel 2008 ed al tempo stesso recuperare il seguito de "Wall Street" in cui Michael Douglas alias Gordon Gekko vero falco nel mondo della finanza, arraffa arraffa sino a finire in galera.
Qui lo troviamo mentre esce dal carcere senza nessuno che lo aspetti.
La figlia che non lo vuol vedere, vive con Jacob Moore (LaBoeuf) broker molto apprezzato presso la Banca Keller Zabel... ma tutto è destinato a cambiare con l'esplosione di una bolla economica, creata da Bretton James, di una banca rivale, che getta sul lastrico la banca e induce al suicidio il suo proprietario.
Intenzionato a vendicarsi di Bretton, Jacob finisce nelle sgrinfie di Gekko, che prima lo ammalia, lo spinge a distruggere Bretton e poi gli soffia 100 milioni dollari destinati alla figlia.
Tutto va a disintegrarsi... ma il lieto fine è dietro l'angolo.
Bello, ben costruito, senza passi falsi e senza errori nel ricostruire il "dietro le quinte" di una vicenda a noi oramai nota e passata alla storia come l'inizio della fine del capitalismo dei titoli spazzatura ... quello nuovo è anche peggio.
mercoledì 13 luglio 2016
Money Monster - L'altra faccia del denaro
E' terribilmente cinica questa prima prova cinematografica, che vede Jodie Foster nel ruolo di regista.
E lo è perché, quello che ci viene raccontato è il ritratto vero, con qualche momento di evasione beninteso, dell'America odierna e non solo di quella.
Denaro che va e viene, come in un gioco. Ma in grado di divorare capitali, vite, sogni, speranze.
Il tutto senza che ci sia (o forse no) un colpevole, un qualcuno che semplicemente chieda scusa.
E' questo, quello che vorrebbe Kyle Budwell, un piccolo investitore che ha perso tutto e per avere le sue risposte (e le relative scuse) prende in ostaggio in diretta, il conduttore televisivo Lee Gates (George Clooney), pagliaccio mediatico che si occupa di indorare un mondo incomprensibile come un imbonitore del Far West cercava di vendere olio di serpente per far ricrescere capelli...
Ora, davanti a milioni di telespettatori, la vicenda diventa reale, qualcuno deve metterci la faccia e la realtà si scoprirà per essere ben diversa dalle fandonie raccontate da Lee.
Nessuno sa spiegare il perché, nessuno conosce il funzionamento dell'algoritmo, nessuno sa dove vada il denaro... Un sistema criminale basato sul nulla e presentato da un intrattenitore televisivo che per sua stessa ammissione non fa giornalismo, fa intrattenimento.
Finirà molto male, ma la cosa peggiore è che, un istante dopo il tragico epilogo, ognuno riprenderà le proprie occupazioni e il colpo alla pallina del calciobalilla che uno dei telespettatori lancia è il segno che fa riprendere la vita di tutti i giorni...
Istruttivo.
mercoledì 21 agosto 2013
Le tappe del pensiero sociologico
Posseggo questo libro da oltre 20 anni e di tanto in tanto lo rileggo volentieri.
Benché scritto nel 1965 e aggiornato sino al 1989 (la mia edizione) ha ancora tante cose da dire.
Benché scritto nel 1965 e aggiornato sino al 1989 (la mia edizione) ha ancora tante cose da dire.
La sociologia, la scienza che studia la realtà sociale in quanto tale, è nata solo due secoli fa, quando la rivoluzione industriale - con l'affermazione della borghesia e l'affacciarsi del proletariato sulla scena della storia - ha creato la necessità di rinnovare le antiche strutture sociali di origine medievale.
Raymond Aron (deceduto nel 1983) ha indagato in molti anni di insegnamento e di ricerca le origini della sociologia moderna.
In questo libro Aron espone il pensiero dei fondatori della sociologia: Montesquieu, Comte, Marx, Tocqueville, Durkeim, Pareto, Weber, attraverso i quali l'autore ci fornisce i termini fondamentali della problematica sociologica, che dibatte oggi l'antitesi tra sociologia storica e sociologia empirica.
Il testo paga il periodo storico legato all'esistenza dell'Unione Sovietica, in una ricerca ed un confronto tra società democratica e società socialista. Prendiamola come un interessante relitto storico.
La Sociologia, la scienza che studia la realtà sociale in quanto tale, é nata solo due secoli fa, quando la rivoluzione industriale - con l'affermarsi della borghesia e l'affacciarsi del proletariato sulla scena della Storia - ha creato la necessità di rinnovare le antiche strutture sociali di origine medievale.
Raymond Aron, uno dei massimi studiosi contemporanei, ha indagato in molti anni di insegnamento e di ricerca le origini della sociologia moderna.
In questo libro, frutto di dieci anni di corsi universitari, Aron espone il pensiero dei fondatori della sociologia: Montesquieu, Comte, Marx, Tocqueville, Durkeim, Pareto, Weber, attraverso i quali l'autore ci fornisce i termini fondamentali della problematica sociologica, che dibatte oggi l'antitesi tra sociologia storica e sociologia empirica, senza perdere di vista le questioni politiche e ideologiche dei nostri tempi tra società socialista e società democratica, tra due diverse concezioni dello Stato e della Società. (tratto dal libro).
mercoledì 29 maggio 2013
La prosperità del vizio
"Daniel Cohen è riuscito in una impresa impossibile: raccontare la storia dell'economia in maniera chiara e brillante, appassionando decine di migliaia di lettori.
La prosperità del vizio racconta 4000 anni, dagli antichi babilonesi ad oggi, appoggiandosi alla lezione dei grandi maestri (Keynes, Marx, Schumpeter, Hirshmann…) ma anche all'esperienza quotidiana.
E dimostra che l'economia é una scienza che collega cause ed effetti in maniere sorprendenti: lo fa parlandoci del terrore di vita degli schiavi nell'antica Roma o dell'effetto delle Telenovelas sulla demografia in Brasile, della ricerca di finanziamenti pubblici da parte di Cristoforo Colombo o dei rendimenti decrescenti dell'agricoltura.
La prosperità del vizio offre così una visione scanzonata ma illuminante della storia della umanità, che non nasconde problemi e paradossi: come quello di Mandeville, che sosteneva che per la prosperità delle nazioni il vizio è necessario quanto la virtù: o quello della crescita infinita.
Viaggiando nel passato, Cohen guarda sempre anche al futuro: "Per comprendere il mondo multipolare di oggi, bisogna guardare alla storia dell'Europa di cui é l'erede", spiega.
"Dobbiamo immaginare un diverso tipo di sviluppo. Dobbiamo tendere verso una nuova economia, che nasce oggi via via che emergono nuovi problemi: come l'economia dell'immateriale, dell'arte e della conoscenza". (tratto dal libro).
Dall'antichità ai giorni nostri l'economia viene descritta da una strana prospettiva, quella appunto della "prosperità del vizio". Perché se il socialismo é crollato perché non autorizzava il mercato a dire la verità economica, il capitalismo potrebbe crollare perché non permette di dire la verità ecologica.
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