Visualizzazione post con etichetta Nazismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Nazismo. Mostra tutti i post

lunedì 30 marzo 2026

Peaky Blinders: The Immortal Man — L'uomo che non muore mai (e neanche la sua giacca)

 

C'è qualcosa di evangelico nel ritorno di Tommy Shelby. Ambientato nel 1940, con la Luftwaffe che bombarda Birmingham e la Germania nazista che fabbrica sterline false per distruggere l'economia britannica dall'interno Wikipedia, The Immortal Man si presenta come il capitolo conclusivo di una saga che ha trasformato il cappello piatto da copricapo da minatore a oggetto di culto globale — con tanto di bar a Siviglia e Buenos Aires intitolati al protagonista, a riprova che certe epidemie non si fermano ai confini nazionali.

Cillian Murphy torna nei panni di Thomas Shelby con la stessa inesorabilità con cui l'inverno torna ogni anno: lo sai che arriva, ma fa effetto lo stesso. Riesce ancora a trovare profondità e strati emotivi in un personaggio che, per ogni logica narrativa, avrebbe dovuto diventare una caricatura da tempo. Rotten Tomatoes Un'impresa non da poco, considerando che Tommy Shelby è sopravvissuto a sei stagioni, tuberculosi, traumi di guerra, lutti familiari, complotti politici e — cosa forse più imperdonabile — a innumerevoli imitatori ai veglioni di Capodanno.

Barry Keoghan interpreta Erasmus "Duke" Shelby, figlio di Tommy e nuovo vertice dei Peaky Blinders, mentre Rebecca Ferguson porta in scena Kaulo Chiriklo, una veggente rom il cui arrivo dovrebbe spingere Thomas a interrompere il proprio esilio volontario. Film Authority Keoghan è magnetico quanto basta per reggere il confronto con Murphy — il che è come dire che riesci a non farti oscurare da un faro da lighthouse — mentre Ferguson fa del suo meglio con un ruolo che la critica ha accolto con riserve, compresi alcuni spettatori che hanno espresso apprensioni sui capelli posticci, il che nell'universo di Peaky Blinders rappresenta forse la vera tragedia.

Il film è diretto da Tom Harper con regia solida e fotografia che tratta il carbone di Birmingham come se fosse oro antico, e scritto da Steven Knight con la sua consueta propensione per i monologhi lapidari e i silenzi carichi di senso. Su Rotten Tomatoes ha ottenuto un indice di gradimento del 92%, con il consenso critico che lo definisce una degna conclusione capace di reggersi anche come opera a sé stante. Wikipedia Più tiepido Metacritic, che si ferma a 59/100 — la forbice tra critica professionale e pubblico generalista che da sempre separa chi scrive le recensioni da chi poi paga il biglietto (o l'abbonamento).

La principale obiezione strutturale è quella che chiunque abbia mai visto una serie lunga sei stagioni ridotta a film riconoscerà immediatamente: il formato cinematografico si adatta bene ai snodi narrativi, ma mal si concilia con le motivazioni dei personaggi, che necessiterebbero di spazio per respirare. IMDb Alcune assenze dal cast originale pesano — le notevoli mancanze rispetto alla serie conferiscono al film una sensazione di entità separata IMDb — e chi cercasse il vecchio swagger degli Shelby al completo rischierà una certa nostalgia elegiaca.

Eppure The Immortal Man funziona. Funziona perché Murphy è straordinario, perché la Birmingham in guerra è uno sfondo irresistibile, e perché Steven Knight non ha mai smesso di credere che i gangster di periferia potessero veicolare qualcosa di più grande di sé. Knight e Murphy avevano concordato dall'inizio che questa dovesse essere la vera conclusione per Tommy Shelby The Hollywood Reporter — e si vede. Non è un addio stiracchiato per compiacere gli azionisti, ma qualcosa di più raro: un finale che sembra inevitabile.

Immortale, per l'appunto.

Voto: 7,5/10 (o "un bicchiere di whisky in un pub di Birmingham sotto i bombardamenti" — che è la stessa cosa, ma con più atmosfera)

martedì 24 marzo 2026

Patrie


Timothy Garton Ash, con Patrie, si cimenta in un’operazione che potrebbe facilmente scivolare nel didascalico o nel retorico: raccontare l’Europa attraverso la lente della memoria personale e della storia politica. E invece riesce — quasi con nonchalance — a trasformare un potenziale manuale di storia contemporanea in un ibrido narrativo sorprendentemente leggibile.

Il titolo, già di per sé ambiguo, tradisce la tesi di fondo: non esiste una sola patria, ma una pluralità di appartenenze che si sovrappongono, si contraddicono e, talvolta, si ignorano reciprocamente. Garton Ash gioca su questo pluralismo con l’aria di chi ha attraversato davvero quei confini — geografici e ideologici — e non si limita a descriverli da una cattedra accademica.

Il suo è uno sguardo che potremmo definire “storicamente coinvolto”: non neutrale (e meno male), ma nemmeno militante in senso stretto. Piuttosto, è il punto di vista di un testimone informato, che ha frequentato dissidenti, politici e intellettuali dell’Europa centrale e orientale con una familiarità che oggi appare quasi irripetibile. E qui emerge un primo elemento ironico: il lettore contemporaneo, abituato a un’Europa data per scontata, si ritrova a leggere di un continente che era tutt’altro che inevitabile.

La struttura del libro alterna episodi autobiografici e riflessioni storico-politiche, con un ritmo che a tratti ricorda più il reportage che il saggio. Questa scelta funziona, ma non senza qualche oscillazione: in alcuni passaggi l’autore sembra indulgere nel piacere del ricordo personale, rischiando di diluire la tensione analitica. Tuttavia, è proprio in queste digressioni che affiora una delle qualità più interessanti del testo: la capacità di mostrare la storia non come sequenza di eventi, ma come intreccio di vite.

Sul piano interpretativo, Garton Ash evita accuratamente le grandi narrazioni consolatorie. L’Europa che emerge non è un progetto lineare né tantomeno compiuto, ma un cantiere permanente, attraversato da ritorni di nazionalismo, fratture culturali e amnesie selettive. L’ironia qui è sottile ma costante: l’idea stessa di “unità europea” viene trattata con una certa diffidenza, come un concetto utile ma intrinsecamente fragile.

Particolarmente efficace è il modo in cui l’autore mette in dialogo Est e Ovest, smontando implicitamente la presunta superiorità narrativa dell’Europa occidentale. Non lo fa con toni polemici, ma attraverso un accumulo di esempi che rendono evidente quanto quella distinzione sia storicamente contingente e culturalmente miope.

Se si volesse individuare un limite, si potrebbe osservare che il libro richiede al lettore una certa familiarità con il contesto storico: non è un’introduzione, ma una riflessione avanzata. Chi cerca una sintesi ordinata rischia di perdersi; chi accetta la complessità, invece, trova un testo che stimola più domande di quante ne risolva — e probabilmente è proprio questo il suo merito principale.

In definitiva, Patrie è un libro che si muove con eleganza tra memoria e analisi, evitando sia la nostalgia facile sia il tecnicismo sterile. Garton Ash non offre certezze, ma una prospettiva: e, in tempi di semplificazioni aggressive, è già una forma di resistenza intellettuale.


 

domenica 25 gennaio 2026

il Regista


Los Angeles, anni trenta.
Con l'avvento del nazismo il regista Georg Wilhelm Pabst lascia la Francia dove sta lavorando e si trasferisce negli Stati Uniti.
E' uno dei grandi maestri del cinema tedesco di avanguardia, ha diretto le più importanti star del muto e portato al successo Greta Garbo rendendola immortale, ma in America è solo uno dei tanti.
Incapace di adattarsi ai meccanismi dello studio system, dopo aver girato un film che si rileva un fiasco, non crede più in un futuro a Hollywood e abbandona il sole della California per tornare in Europa.
Mentre fa visita alla madre in Austria  ormai annessa alla Germania, scoppia la guerra e ripartire diventa impossibile.
Bloccato nel Terzo Reich, G.W. Past si confronta con la natura brutale del regime.
Goebbels, il ministro della Propaganda a Berlino, vuole il genio del cinema, non accetta un no come risposta e fa grandi promesse.
Anche su Pabst crede ancora che saprà resistere a queste avance, che non si sottometterà ad alcuna dittatura diversa da quella artistica, si è già cacciato in un guaio irrimediabile.
Arte e potere, bellezza e barbarie, il Regista mostra di cosa è capace la letteratura.


 

martedì 30 gennaio 2024

Filip


Tra i mille modi per sopravvivere alla tempesta, quello di Filip, ebreo polacco che si finge cameriere francese in un ottimo albergo nella Francoforte nazista, è certamente quello con più incognite. 
Anche perché lui, complice la giovinezza e l'irrequietezza non è capace di non farsi notare... e così tra una vicenda amorosa e l'altra, finisce poi per dover fare una scelta... scappare con un vero amore a Parigi o vendicare gli amici morti a scapito dei nazisti.
Ottima trama, bravi i personaggi, il nostro Filip certamente non lesina follia e coraggio. Forse i tempi chiedevano questo, o grigiore e invisibilità o coraggio da vendere. Un modo forte per difendere la propria diversità in un mondo divenuto folle.

 

domenica 17 dicembre 2023

Maniac


 Quando alla fine della seconda guerra mondiale John Von Neumann concepisce il MANIAC, un calcolatore universale che doveva, nelle intenzioni del suo creatore, "afferrare la scienza per la gola scatenando un potere di calcolo illimitato" sono in pochi a rendersi conto che il mondo sta per cambiare per sempre.
Perché quel congegno rivoluzionario - parto di una mente ordinatrice a un tempo cinica e visionaria, infantile e "inesorabilmente logica" - non solo schiude dinanzi al genere umano le sterminate praterie dell'informatica e dell'intelligenza artificiale ma lo conduce sull'orlo dell'estinzione, liberando i fantasmi della guerra termonucleare.
Che "nell'anima della fisica" si fosse annidato un demone lo aveva del resto già intuito Paul Ehrenfest, sin dalla scoperta della realtà quantistica e delle nuove leggi che governavano l'atomo prima di darsi tragicamente la morte.
Sono sogni grandiosi ed insieme incubi tremendi quelli scaturiti dal genio di Von Neumann, dentro i quali Labatut ci sprofonda, lasciando la parola a un coro di voci; delle grandi menti matematiche del tempo, ma anche di familiari e amici che furono testimoni della sua inarrestabile ascesa.
Ci ritroveremo a Los Alamos nel quartier generale di Oppenheimer, fra i "marziani ungheresi" che costruirono la prima bomba atomica; e ancora a Princenton, nelle stanze dove vennero gettate le basi delle tecnologie digitali che oggi plasmano la nostra vita.
Infine, assisteremo ipnotizzati alla sconfitta del campione mondiale di Go, Lee Sedol, che soccombe di fronte allo strapotere della nuova divinità di Google, AlphaGo.
Una divinità ancora ibrida e capricciosa, che sbaglia, delira, agisce per pura ispirazione - a cui altre seguiranno, sempre più potenti, sempre più terrificanti - con questo nuovo libro, che prosegue idealmente "Quando abbiamo smesso di capire il mondo", Labatut si conferma uno straordinario tessitore di storie, capace di trascinare il lettore nei labirinti della Scienza moderna, lasciandogli intravedere l'oscurità che la nutre.
"A questo mondo ci sono due tipi di persone, Jancsi Von Neuman e il resto di noi. Quel ragazzo luciferino ci colpì come una cometa, quasi fosse il presagio di qualcosa di grandioso e terribile, proprio come quei messaggi celesti che vagano nelle tenebre del nostro Sistema Solare".

Come nel precedente testo, scienza, storia, biografia, pensieri reconditi che perseguitano anche le menti più illustri.. un mix capace di incollare il lettore dalla prima all'ultima pagina ed a chiederne ancora e poi ancora... un perfetto coinvolgimento tra storia, cronaca, gossip e rivelazioni del futuro che verrà.

La nostra conoscenza tecnica in continua espansione era l'unica cosa che ci distinguesse dai nostri progenitori, dato che, in fatto di etica, filosofia e pensiero generale non eravamo meglio (anzi eravamo molto molto peggio) dei greci, delle popolazioni vediche o delle piccole tribù nomadi che ancora si aggrappavano alla natura quale unica dispensatrice di grazie e vera misura dell'esistenza.
In ogni altro campo non avevamo fatto nessun passo in avanti.

sabato 8 luglio 2023

Eldorado


 Un film documentario per raccontare la discesa agli inferi della popolazione Lgbt durante il nazismo.. da una eccezionale (per i tempi e rispetto ad oggi) libertà, raggiunta nelle metropoli, Berlino in particolare, alla persecuzione ed ai campi di sterminio.
Un interessante percorso che racconta la vita dei singoli e la trasformazione della società. Un richiamo alla prosecuzione della discriminazione con l'applicazione dell'art. 175 del Codice Penale, introdotto dai nazisti e rimosso dalla legislazione tedesca solo nel 1994... di che riflettere.
Le libertà di ciascuno vengono prima dello Stato, gli affetti, i pensieri, le passioni, le idee... tutto deve venire prima. lasciamo allo Stato il controllo delle attività necessarie a creare benessere e sviluppo. Il resto sia e rimanga sfera personale.

giovedì 1 giugno 2023

Blood and Gold


E poi ci sono film come questi, che ti fanno ben sperare sulla sorte del cinema e sul dove stia andando, riuscendo a riprendere un filone - quello militare, nazista, seconda guerra mondiale - oramai ribaltato in tutti i modi, facendone una via di mezzo tra James Bond, Mission Impossible, un Quentin Tarantino d'antan e molto molto altro.
Ne viene fuori un qualcosa di davvero forte, ove il furore non da tregua, ove si lotta per vivere, ma anche per riscattarsi.. per il sangue e per l'oro.. ecco. Tralascio la trama per non rovinarvi nulla... ma vi suggerisco di guardarlo perché davvero ha qualcosa da raccontare.

domenica 15 gennaio 2023

La novella degli scacchi


 La tragedia del nazismo nella sfida mortale di due uomini davanti alla scacchiera.
Nel duello tra il rozzo Czentovic e l'enigmatico e colto dr. B. si condensa la tensione di un conflitto in bilico tra odio e follia, simbolo di un dramma molto più vasto: sulla scacchiera si staglia infatti la disperazione di Zweig per l'oppressione nazista che proprio in quegli anni stava lacerando l'Europa in un assurda devastante guerra.
Considerata il testamento spirituale dell'autore - morto suicida pochi mesi dopo aver concluso il racconto - La novella degli scacchi è costruita su un perfetto meccanismo narrativo che, mossa dopo mossa trasforma il duello dei protagonisti in una lotta per la sopravvivenza tra mondi contrastanti, inconciliabili al pari dei pezzi bianchi e neri che si affrontano sulla scacchiera.

Metafora della vita Schachnovelle porta sulla scacchiera la vita reale e viceversa, la logica del gioco nella vita reale... il gioco più violento tra tutti diventa metafora delle passioni, sofferenze e strategie per sopravvivere ad eventi epocali, quali la follia nazista con l'unico scopo di salvarsi la vita o salvare il proprio Re.
Un uomo, vittima degli eventi, fugge verso le Americhe (come non riconoscere lo stesso Zweig suicida lontano dalla amata Patria), un uomo che rinuncia a combattere, vinto dalla stanchezza, dal dover prendere atto che tutto un mondo è finito, distrutto dalla brutalità dei nuovi venuti che hanno liquidato la vita borghese, quella ebrea e in fondo.. quello delle buone maniere di una certa Mitteleuropa.. 

domenica 13 novembre 2022

Salvarsi a vanvera


Autunno 1943.
Secondo un'antica maledizione - inventata di sana pianta e venduta al Comando Tedesco come leggenda popolare - nelle viscere di una miniera di carbone sulla sponda del Rio Fegazza, si nasconderebbe la Salamandra Ignifera Gigante Cinese, capace di folgorare a vista qualsiasi forestiero si avvicini.
Per l'ebreo Mozenic Aràd, che giusto prima delle leggi razziali ha pensato bene di diventare Mesolari Aride, la scoperta casuale del giacimento è l'unica speranza di salvare sé stesso e la sua famiglia.
E così, mettendo insieme una squadra di persone altrimenti destinate a fine certa - una professoressa di liceo, un suonatore di clavicembalo, un fattorino e un numero imprecisato di irregolari che dal giorno alla notte si cucirono addosso il titolo di geologo, minatore, fuochista, carpentiere o artificiere - Aristide comincia a vendere carbone alle milizie, tenendole ben lontane dalla miniera con lo spauracchio della vampa infuocata. 
Finché il maggiore Aginolf Dietbrand Von Appensteiner, comandante di piazza comincia ad insospettirsi.
Dopo la "Vita dispari", Paolo Colagrande ci consegna un romanzo straripante d'intelligenza e di invenzioni.
Pagina dopo pagina, assecondando "l'impostura del destino" , costruisce una bugia grande quanto un intero paese il piano geniale di un pugno di ebrei padani per salvarsi la vita.

Prima di parlare del libro devo, necessariamente, narrare del rocambolesco incontro.
Complice la mia innata curiosità e la passione per la carta stampata, ancora una volta ci casco dentro... e il risultato non delude affatto.
Partecipo ad un corso - obbligatorio - sull'anticorruzione. E in quanto obbligatorio, può essere affrontato in molti modi. Per fortuna, non solo mia, il relatore ha la capacità di attingere da frasi ad effetto per trarne insegnamento. Un metodo difficile da usare, necessita di avere la capacità di collegare con una matita due punti sul foglio e non prendere svarioni mentre - come la matematica insegna - si va da A a B, magari non dalla via più breve e lineare... se non ci si perde in questo percorso allora è fatta.
Morale, il relatore cita un libro e questa frase: " Mio babbo Aràd viveva di sospetti più che di speranze. Le speranze hanno tutta una loro trama volatile, un fraseggio di aurore vaporose, sogni, comete e canzonette... che pretendono l'universo. I sospetti invece, camminano rasoterra, parlano stonati; e dell'universo si accontentano di una stanza, un magazzino o un ripostiglio.
Ecco, sospetti e speranze coronano l'umano condurre... ieri come oggi come... domani. 
E questo barcamenarsi nel rapporto con sé stessi e con gli altri, mediare con l'incompreso rende tutto il vivere su un piano scivoloso..
"Con così pochi elementi si può solo lavorar di fantasia o di intuito, per chi ne ha, oppure di malinteso, che diventa una specie di oracolo girato all'indietro per raddrizzare il presente ai gusti e alla convenienza.

Era come se girassero intorno a un bersaglio per prendere meglio la mira. Quale fosse il bersaglio però non si poteva capire.

... con l'idea che il passato di un uomo di quattro anni è sempre un passato prossimo,  recuperabile quasi come un presente, basta raccogliere i pezzi lasciati per strada poco fa.

L'idea era di smarcar la burocrazia e scrivere al ministro in persona, poi stare a vedere, senza aspettative perché le aspettative non si avverano, si avvera solo l'inatteso, per legge fisica.

La parola domani è stata inventata da adulti ignoranti e un po' depravati, oltre che irresponsabili, perché sappiano benissimo che in natura il domani non c'è, è solo un espediente pratico, merce dozzinale da vendere a chi ha voglia di cascarci. Infatti non lo trovi da nessuna parte. Trovi molti ieri, in giro, dove si accumula un arretrato pesante, e guardando i tuoi passi per terra c'è sempre un adesso che é meglio non considerare neanche perché l'adesso è un animale mordace e lunatico.

E il panico che riporta l'uomo alla sua stupidità d'origine, può contribuire ad una reazione a catena distruttiva.

Avrebbe potuto dire due o tre volte tanto... ma il ragionevole non persuade, sa di arrotondamento ruffiano. Moltiplicando per 50 nessuno sospetta la fandonia... mio padre era capace di trovare numeri secondo le regole della vanvera e dell'esagerazione, che si muovono su piani opposti: l'esagerazione scuote, la vanvera addormenta, ma insieme fanno una bella mescola.

Il silenzio è solo una rete mimetica, un impianto di scena con tutto un riverbero rumoroso di comunicazione superflua, Anche la felicità è merce falsa, come il silenzio, per non parlare della libertà, non presente in natura ma sintetizzabile chimicamente in una specie di surrogato di utopia.

Insomma, autentiche perle di saggezza sparse qua e là in una storia che, potrebbe apparire assurda, se la realtà non superasse la fantasia... sbaglio? Quindi occorre leggere il libro, scoprire che oltre alla trama, vi è un mondo, che è fatto di sospetti e speranze e soprattutto di parole. Su cui ognuno può costruirci ciò che vuole... a suo rischio e pericolo. Assolutamente uno dei migliori libri di quest'anno.

venerdì 28 ottobre 2022

La Frontiera


Cosa significa essere il vicino della più grande nazione del mondo?
Da sempre attratta dalla cultura e dall'anima russa, Erika Fatland ha dedicato anni a cercar di capire quella terra smisuratamente vasta.
Dopo aver sognato di camminare su una grande carta geografica, muovendosi lungo il sinuoso confine russo, decide di tentare un nuovo approccio: é possibile capire un paese e un popolo osservandoli dall'esterno?
Comincia così la pianificazione di un itinerario favoloso che, dalla Corea del Nord alla Norvegia, abbraccia l'intera superficie di uno dei giganti della politica mondiale.
Partendo da Pyongyang e spostandosi verso ovest a bordo dei mezzi più disparati - aerei a turboelica, treni, cavalli, traghetti, autobus e persino renne e kayak - l'autrice percorre l'interminabile linea di confine tra la Russia e i Paesi vicini.
Dall'Oriente all'Asia Centrale, e poi attraverso il Mar Caspio sino al Caucaso.
E ancora, al di là del Mar Nero, l'Ucraina divisa dalla guerra e poi l'est dell'Europa e i Paesi Baltici, fino a Grense Jakobselv, nell'estremo Nord.
Da qui, l'esplorazione riprende lungo il gelido passaggio a Nord - Est dalla Cukotka, dove l'Asia finisce sino a Murmansk.
Per 259 giorni, Erika Fatland ha raccolto testimonianze e immagini componendo un ritratto affascinante e vivido di paesaggi, culture e società e stati le cui differenze sbiadiscono di fronte all'unico elemento che li accomuna: l'essere confinanti della Russia.
E le storie ora pittoresche, ora tragiche, spesso incredibili, che le persone incontrate durante il cammino tra due continenti raccontano, trovano tutte una spiegazione in questa fondamentale condizione geopolitica fornendo milioni di risposte.
Una per ogni individuo che vive lungo la frontiera più lunga del mondo.

Colte qua e là: "Fino a che punto ci si può fidare delle proprie impressioni e dei propri ricordi? La nostra cultura è soggettiva, e siamo creature mutevoli.
Tutte le esperienza vengono filtrate dal nostro umore, dalla situazione del momento, dalle aspettative, da ciò che abbiamo appena vissuto, da ciò che desideriamo in quel luogo e in quel momento.
Visitare da adulti il luna park della propria infanzia può essere una sensazione strana.
Quello che un tempo sembrava grande e suntuoso, una favola di colori e odori sconosciuti, si rivela essere un insieme di noiose bancarelle e di banali giostre usurate.... viene da chiedersi: ci si può fidare della letteratura di viaggio?"


 

giovedì 6 ottobre 2022

Bagliori a San Pietroburgo


 "A ogni passo in questa città mi viene in mente un libro o mi risuona in testa una musica.
E' una scoperta continua". E' il 1975 quando Jan Brokken rimane folgorato da San Pietroburgo l'allora Leningrado, patria splendente e malinconica di poeti e dissidenti, folli e geni, disperati e amanti, culla della ribellione agli zar e poi al regime sovietico in nome della libertà dell'arte e dello spirito.
In occasione del centenario della Rivoluzione d'Ottobre, Brokken ci accompagna nelle sue passeggiate fra presente e passato attraverso strade, teatri, case e musei sulle tracce dei personaggi che hanno reso Pietroburgo una capitale mitica della cultura europea.
Un viaggio che parte dalla raffinatissima Anna Achmatova, che sembra quasi personificare l'elegante fierezza di questa città, per proseguire con l'avventura umana e poetica di Dostoevskij, Gogol, Solzenicyn; i radicali Stravinskij e Malevic e i tormentati Cajkovskij e Sostakovic; gli espatriati Brodskij, Rachmaninov e Nabokov e l'inquieto Esenin, il "Rimbaud Russo" che conquistò Isadora Duncan, il principe dandy Jusupov, che assassinò Rasputin e fuggì a Parigi con un Rembrandt sottobraccio, e la pianista Marija Judina, che seppure ebrea e dissidente ottenne con la sua musica l'eterno favore di Stalin.
In una sinfonia di ricordi, citazioni e frammenti di vita, Brokken compone un ritratto impressionista della città della nostalgia e del confronto tra l'arte e il potere, dove Mandel'stam ebbe a dire: "SOlo da noi hanno rispetto per la poesia, visto che uccidono in suo nome".

Una città è innanzitutto l'essenza delle persone che la popolano. Jan Brokken lo sa e riesce a cogliere gli echi del passato, il passaggio di altre esistenze che ci hanno preceduto, lo spirito dei luoghi, la vita, non è una visione umano centrica, quanto piuttosto una visione di civiltà di amore per le tensioni che rendono un luogo diverso da un altro...e queste tensioni, anche a distanza di tempo, San Pietroburgo le conserva ancora... un passato che riaffiora da ogni dove e che fa di questa città qualcosa di speciale.

venerdì 23 settembre 2022

Mattatoio n. 5


 Mattatoio n. 5 é la storia semiseria di Billy Pilgrim, un americano medio, un uomo qualunque con però l'eccezionale capacità di passare da una dimensione spaziale all'altra senza essere in grado di impedire la cosa, può trovarsi ora a Dresda durante la Seconda Guerra Mondiale, ora nello zoo fantascientifico di Tralfamadore dove è esposto come esemplare della razza umana.
Ma Mattatoio n. 5 è anche uno dei più importanti libri contro la guerra che siano mai stati scritti, autentica pietra miliare della letteratura antimilitarista.
Kurt Vonnegut trae ispirazione dalla sua personale esperienza bellica quando, fatto prigioniero dai nazisti, ebbe la ventura di assistere alla distruzione di Dresda, la Firenze del Nord, da parte deli Alleati.
Fu testimone di uno dei più terribili bombardamenti della Storia, sopravvivendo grazie al suo osservatorio molto particolare: una grotta scavata nella roccia sotto un mattatoio, adibita a deposito di carni, nelle viscere della città.
Quando alla fine uscì allo scoperto al posto di una delle più belle città del mondo c'era un ondulata distesa di macerie sopra un numero incalcolabile di morti.
L'unico modo per narrare questa esperienza, di per sé assolutamente indicibile, pare allora per Vonnegut quello visionario e di una comicità paradossale che sa affiancare con maestria sorriso e dolore, grottesco e leggerezza della fantasia.

Da tempo volevo leggere questo volumetto. Certamente mi aspettavo altro, di meglio e di più... una via di mezzo tra il comico, il Candido, la fantascienza, qualche momento di follia... la storia ha una logica, ma il metodo lascia a desiderare e le ripetizioni "Così va la vita" alla lunga stancano.

venerdì 15 luglio 2022

MalnaZidos


In piena guerra spagnola, un indisciplinato capitano fascista incontra un gruppo di combattenti comunisti ed è costretto ad allearsi con loro per combattere il risultato di un esperimento nazista: zombies!
Divertente, soprattutto se ascoltato in lingua originale (con sottotitoli) fa dell'umorismo, a tinte nere, la cifra di una storia già usata in molte altre occasioni e davvero ben riuscita. Da non perdere l'umanità delle singole figure, la capacità di prendersi in giro e la lotta contro il nazista cattivone, vestito come il Conte Dracula... non manca niente in questa storia che mescola stereotipi ma lo fa talmente bene da far apparire tutto nuovo.

martedì 28 settembre 2021

La Repubblica di Salò


Ottimo documentario, capace di far capire cosa realmente è stata la Repubblica di Salò... gli ultimi spasmi di una dittatura morente, la tragedia che ha generato e il dramma vissuto da tutti.. vincitori e vinti.. Mussolini oramai marionetta nelle mani dei nazisti, ma ostinato nel vivere quel che gli restava nell'unico modo in cui era capace... bluffando. Terribile la Storia italiana.. e terribile è non conoscerla oggi.

giovedì 11 febbraio 2021

This must be the place

Cheyenne (interpretato da Sean Penn) è un ex rocker... ha smesso dopo la morte di due suoi fans e ora vive senza dover lavorare.. ma il tempo libero a volte non è un grande affare... emergono così tutti i problemi quotidiani, i rimpianti, i sogni mancati... gli affetti persi e quelli affievoliti... in particolare quello con il padre.. sarà il viaggio, l'eterno rimedio a tutti i mali e che molti film hanno usato a pretesto, per riportarlo al presente. Personaggio irrisolto, costretto a truccarsi per affermare la sua passata identità e al tempo stesso negare l'evidenza... circondato da persone che gli vogliono bene e lo rispettano... destinato a fare ordine nella sua vita. Sean Penn è geniale nel farci conoscere un personaggio lieve e lento, grottesco e a tratti bambino, un Candido rocker dei giorni nostri, un Forrest Gump con il rossetto e il chiodo... bello e lieve.


.
 

venerdì 1 gennaio 2021

Goebbels - Diario 1938


Un documento prezioso e inedito arricchisce dall'interno la nostra conoscenza del nazismo: il diario tenuto dal febbraio all'ottobre dal 1938 da Joseph Goebbels, ministro per la Propaganda del Terzo Reich.
Il diario è stato rinvenuto nel 1990 dal giornalista italiano Francesco Bigazzi in un archivio dell'Ex Unione Sovietica.
Dal testo emergono molti particolari finora ignoti sui cruciali avvenimenti del 1938: la conferenza di Monaco, l'Anschluss dell'Austria, la crisi cecoslovacca.
Di grande interesse sono gli appunti sulla visita ufficiale di Hitler in Italia, che contengono vivaci osservazioni personali su Mussolini e sulla corte di Vittorio Emanuele III.
In quell'anno Goebbels fu particolarmente vicino al Fuhrer, e in queste pagine annota i particolari delle numero se e intime conversazioni private che ebbe con lui.
Non mancano, poi, i drammatici riferimenti alle decisioni che si andavano prendendo contro la comunità ebraica.
Goebbels, facendo valere anche in questa occasione il suo ruolo di padrone dei mass media tedeschi e di Gauleiter di Berlino, mostra di essere un importante protagonista della terribile escalation nella persecuzione degli ebrei.
Naturalmente il diario rivela anche alcuni risvolti della vita privata.
Vi trovano per esempio conferma le voci sulla crisi matrimoniale causata dall'infatuazione del gerarca per la bellissima attrice Lida Baarova.


E' ora accertatao che Goebbels meditò di abbandonare la moglie Magda e di rinunciare al Ministero, mettendo così a repentaglio la stessa immagine della Germania nazista nel mondo.
Una testimonianza unica sulla storia dell'ultimo secolo.

sabato 28 novembre 2020

Perlasca

Perché l'ha fatto, è la domanda che Enrico Deaglio, autore del primo libro che racconta la sua vicenda (la Banalità del Bene - Feltrinelli), fece a mio padre in una lunga intervista.
La risposta fu semplice, e la troverete anche dentro questo volume, che narra una storia affascinante e incredibile allo stesso tempo, quella di Giorgio Perlasca.
La storia di un uomo qualunque, un commerciante di bestiame senza potere, ma dotato di grande fantasia e umanità, che si inventa un ruolo non suo, quello di diplomatico spagnolo, lui che non era né diplomatico né spagnolo, e in questa maniera riesce a salvare da morte sicura migliaia di ungheresi di religione ebraica.
Un uomo che, tornato a casa, non vende la sua storia per cercare di ottenere qualcosa in cambio, in un periodo storico in cui troppe persone lo fecero o vollero apparire quello che non erano saltando sul carro dei vincitori.
Un uomo che, per quasi quarantacinque anni, mantiene un silenzio pressoché assoluto, in famiglia e all'esterno, su quello che fece a Budapest fra il 1944 e il 1945.
Il destino però decise diversamente, perché questa storia visse sempre nel cuore delle persone che lui aveva salvato e fu proprio grazie a loro che non venne dispersa.
Dopo la sua riscoperta mi sono chiesto perché questa vicenda non era mai uscita, anche se molti, in Italia, sapevano che Jorge Perlasca non era spagnolo ma italiano; anche se il Governo Italiano aveva in mano dall'ottobre del 1945 un suo memoriale, ove descriveva giorno per giorno quello che era accaduto.
Certo le sue origini politiche mai rinnegate non hanno sicuramente aiutato... Giorgio Perlasca divenne infine Giusto fra le Nazioni, ed un albero trova posto nel giardino dei Giusti a Gerusalemme. (tratto dal libro)

Chi pensa che il fumetto sia distrazione dovrebbe leggere questo fumetto. Una storia vera che racconta il coraggio di un singolo uomo di fronte agli eventi della Storia. Un uomo capace di sovvertire gli eventi tragici che portarono alla morte di milioni di persone... una goccia nel mare, diranno molti... ma una goccia in grado di fare la differenza... un coraggio senza pari, in un momento in cui la vita finiva per non valere nulla e girarsi dall'altra parte significava salvarsi o non compromettersi.... Mi ha colpito sino alle lacrime. 
 

mercoledì 25 novembre 2020

La variante di Luneburg


Se a volte il giocatore viene raffigurato nelle sembianze di un vegliardo dalla fronte corrucciata, questa è solo la rappresentazione emblematica di un'attività in cui si bruciano i giorni, gli anni, l'esistenza stessa, in una sola inestinguibile fiamma. 

In cambio, paradossalmente, il giocatore di scacchi assapora l'arrestarsi del tempo in un'ansa di eterno presente.
Quando invece, è lontano dalla scacchiera, allora si che la vita gli sembra intollerabilmente veloce, e cerca di ritrovare al più presto quel suo stato di grazia, quella nebulosa e allo stesso tempo lucida condizione di supremazia che gli è stato dato assaporare solo quando la sua mente si concentra sul gioco. (tratto da pagina 16)


"Si rese conto improvvisamente che tutti quanti stavano ormai sguazzando nella propria sconfitta".

"Nei confronti del gioco, uno scacchista si trova ad avere lo stesso atteggiamento parziale che ha nei confronti del mondo: ha le sue preferenze e le sue antipatie, le sue convenzioni e le sue intolleranze".

Da quanto avete letto, siamo di fronte ad un libro che parla di scacchi… ma, parlare di scacchi vuol dire parlare di vita… e di morte.
Frish, ricco industriale tedesco, amante del gioco degli scacchi, incontra un giovane.... ma questo accade dopo che il libro non ci abbia rivelato che il nostro è morto... e qualcuno deve rendere conto del perché... lo farà con dovizia di particolari, passando da una scala temporale all'altra, da un mondo ad un altro... riportando in vita un mondo che non esiste più e che forse tutti vorremmo semplicemente ignorare.... E' un giallo? Forse. Un romanzo storico? Una storia vera? Può essere.
Certo è un bel racconto che si legge d'un fiato.

domenica 23 agosto 2020

Spia contro Spia

"Mi fermai ad un tavolo dove si giocava al Baccarà. Tra i giocatori riconobbi una delle mie bète noire, un lituano dall'asspetto insignificante ma molto ricco, di nome Bloch, particolarmente spavaldo.
Non so cosa diavolo mi prese, forse fu il fatto che c'era Fleming alle mie spalle, ma quando Bloch proclamò "Banque Ouverte!" annunciai con il tono più freddo e distaccato: cinquantamila dollari". 
Erano soldi che servivano a finanziare un'operazione. 
Verosimilmente fu questo stile, questo suo modo di fare la spia (e che spia: uno dei più celebri agenti doppi del Novecento) che convinse Ian Fleming a costruire il suo James Bond sul modello vivente di Popov.
Nome in codice Triciclo, Dusko Popov è un bon vivant, bello e ricco, intellettuale serbo che studia a Friburgo.
Uno di quelli che si illudevano di seppellire Hitler con una risata, finirà nelle mani della Gestapo da cui si salva a stento.
Riparato a Belgrado, tempo dopo, un ufficiale dell'Abwehr, il controspionaggio tedesco, lo nota e gli propone il reclutamento - lui è fermamente anti nazista ma la prospettiva lo tenta.
Così accetta l'arruolamento, prendendo però subito contatto con l'Mi6 inglese.
E qui comincia la vita da spia raccontata in questo libro: in giro per il mondo, sempre sul filo del rasoio e sempre amando le donne, doppiogiochista ma leale fino alla fine con gli amici.
Una carriera con almeno un paio di grandi colpi che hanno inciso nella guerra.
"Un classico dello spionaggio" ha detto Graham Greene di "Spia contro spia", perché davvero sembra la trama di un perfetto romanzo di spionaggio
Dusko sa scrivere: gaio, sapiente nel creare la tensione, ironico". (tratto dal libro).

venerdì 17 luglio 2020

Hitler

Il 30 aprile 1945 Adolf Hitler si suicidava con un colpo di pistola.
Lasciava dietro di sé le macerie fumanti di una Berlino distrutta e il muto orrore negli occhi della popolazione del mondo intero, devastato da un conflitto senza precedenti.
Storici, strateghi militari e psicologi hanno cercato invano di comprendere la persona del Fuhrer che resta, ancora oggi, un mistero.
In questo Graphic Novel, il grande Mangaka Shigeru Mizuki si sofferma sulla figura dell'uomo più tristemente noto di tutti i tempi, firmando uno stupefacente lavoro biografico che segue a rapida e inesorabile scalata al potere di un visionario, esamina il carisma di un demagogo e riporta le astute manovre politiche di un Signore della guerra.
L'Hitler di queste pagine è invasato, collerico, con lo sguardo allucinato, capace di restare impassibile sul podio mentre tutt'intorno fischiano le pallottole del celebre putsch di Monaco, dotato di un inconfondibile timbro di voce che strega le folle e lacera il silenzio di un congresso gremitissimo.
Ma è anche un Hitler mai visto prima d'ora che fischietta sereno, si pavoneggia dentro un abito sartoriale, o sogna di diventare un "architetto artistico".
Un Hitler che piange, con la fronte imperlata di sudore e gli occhi sgranati, mentre dentro di lui si fa strada la consapevolezza del fallimento: il grande Reich é morto, la Germania ha perso la guerra.
Negli scorci di città europee tratteggiate con incredibile realismo, Mizuki innesta personaggi dai tratti sintetici e caricaturali, ma restituisce all'orrore dei corpi ammassati nei lager e nei campi di combattimento tutta la veridicità di un bianco e nero quasi fotografico, cupo e ricco di dettagli. (tratto dal libro).
 
Così come "Mouse" di Spigelman colpisce allo stomaco, molto più di mille storie vere, questo fumetto, nella sua apparente semplicità di tratto, raffigura mostri, esseri umani che esprimono nella loro goffaggine, bruttezza, deformità, la devastazione d'animo interna.
Una lotta senza esclusione di colpi per il potere, milioni di morti, per un sogno di un pazzo e di una banda di complici. Questo è l'Hitler di Mizuki… e tanto basta.