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domenica 11 gennaio 2026

Dune 2


Rispetto al primo DUNE vediamo un crescendo di tensione, ma anche una liberazione finale che apre a nuovi episodi.

Denis Villeneuve completa qui il dittico iniziato nel 2021, e lo fa portando Herbert oltre la pagina scritta. Se il primo film era iniziazione, questo è consacrazione - e caduta. Paul Atreides diventa Muad'Dib, il messia che cavalca i vermi delle sabbie, ma Villeneuve non ci offre un eroe: ci mostra un uomo intrappolato nella propria mitologia.

Sociologicamente, è cinema raro. Il film smaschera i meccanismi del fondamentalismo religioso e del colonialismo con una lucidità che manca a gran parte della fantascienza contemporanea. I Fremen non sono il "popolo nobile" che attende la liberazione: sono un'arma che Paul affila consapevolmente, manipolando la loro fede Bene Gesserit per una jihad galattica. Chalamet interpreta questa ambiguità con sguardi che oscillano tra visione messianica e rimorso, mentre Zendaya - finalmente protagonista - incarna la coscienza critica che il film nega al suo "eroe".

Visivamente, Villeneuve raggiunge vette kubrickiane: l'arena Harkonnen in bianco e nero sotto un sole nero è puro espressionismo, le cavalcate sui vermi sono sublime comunione tra uomo e natura aliena. La fotografia di Greig Fraser trasforma Arrakis in un personaggio, ostile e sacro.

Dove il film vacilla è nel ritmo: la seconda ora perde mordente, schiacciata tra battaglie spettacolari ma prevedibili. E la complessità politica di Herbert viene talvolta sacrificata sull'altare dell'azione.

Ma Villeneuve ha compiuto l'impossibile: ha trasformato un tomo filosofico in blockbuster che pensa. Dune: Parte Due è fantascienza adulta che usa il genere per interrogarci sui pericoli del carisma, sulla violenza insita in ogni rivoluzione, sul prezzo del potere.




 

martedì 7 febbraio 2023

Dune


 Riedizione (con sicura serie a seguire) del celebre Dune del 1984 diretto da David Lynch... ritroviamo il pianeta deserto, popoli in lotta per le materie prime, cupidigia e tradimento... e valori da rispettare.
Un messia che si manifesta poco a poco, mentre una minaccia si concretizza mietendo vittime.
Immancabili i vermi giganti che solcano le pianure deserte e che colpiscono chiunque si avventuri senza precauzione.
Anche se molto onirico e in parte lento riesce a dar luogo ad un interessante crescendo narrando una fiaba senza tempo. Mi è decisamente piaciuto.


martedì 16 gennaio 2024

I film del 2023


Difficile fare una graduatoria dei tanti e bellissimi film visti durante quest'ultimo anno. Difficile dire, questo è meglio di quello... ognuno dona a suo modo qualcosa, ognuno nel suo campo e nel suo genere eccelle e fa emozionare. Ci provo comunque a mio rischio e pericolo.

1) The pale blue eye. Si. diciamolo, merita il primo posto. Poche storie. La trama inganna sino all'ultimo istante, cerchiamo un omicida e ne troviamo tanti, cerchiamo un motivo e ne troviamo tanti, cerchiamo un cadavere e ne troviamo tanti... una trama forte, spiazzante, che non smette di stupire e coinvolgere sino alla fine. Geniale.

2) il Re. Un Enrico V molto ma molto crudele. ove un ragazzino diviene Re suo malgrado e deve imparare l'arte della dissimulazione, quello del contenere l'odio e la vendetta, quello della pietà. Diverrà grande suo malgrado e porrà le basi per una regno di pace.

3) Hell Dogs. La mafia giapponese vista dall'interno. Con riti e abitudini, fissazioni e tick, qualche presa in giro e tanta violenza. Ben fatto e comprensibile anche qui ad Occidente.

4) Dune. Nuova versione cinematografica del celebre libro. Lento, molto lento, ma in crescendo.. alla fine ti appassiona. devi avere tanta tanta pazienza per capire, molte cose non vengono dette e devi dedurle da te.

5) Esterno notte. Bellissima serie sul rapimento Moro. Da vedere per ricordare. Geniale la scelta di dividere ogni episodio da un diverso punto di vista. Perché questa è la realtà e questa è la memoria... collettiva, ma anche individuale.

6) Nulla di nuovo sul fronte occidentale. Tratto dal celebre libro. Bellissimo. Cruento. Inutile spargimento di sangue, dopo un iniziale volontà di combattere, i giovani tedeschi si accorgono dell'assurdità della guerra e della inutilità dei singoli sforzi di fronte alla macchina bellica. Molto attuale.

7) Blood & Gold. Un film di guerra anomalo. Siamo alla fine del secondo conflitto mondiale e oramai, dal punto di vista nazista, siamo alla resa dei conti... tra chi è fedele sino in fondo e chi pensa solo a salvarsi... verranno fuori i peggiori istinti, ma anche le migliori intenzioni. Molto bello per la resa da videogioco.

8) Message from the king. Attenzione ad uccidere la sorella di uno sbirro. Anche se nero, anche se sudafricano. Saprà farsi giustizia da sé e tornare a casa con la sua vendetta personale. Molto bello davvero.

9) Reptile. Un incredibile giallo, che è un crime, che è un nero molto violento. Tra polizia corrotta, tanti soldi, tanta droga, gente che muore molto velocemente ed una resa dei conti finale da mezzogiorno di fuoco. Benicio del Toro presta faccia e fisico per far filare via liscio il racconto.

10) A fistful of lead. Se il western lo fanno gli inglesi... ci sarà tanto dialogo e molto humor nero.. anzi nerissimo. Fantastica storia, ove il lieto fine non può esistere.

11) L'uomo invisibile. Fuori concorso. Bel racconto su una trama già vista in altre occasioni. Merita davvero per la recitazione e la fisicità degli attori. Racconto che, nonostante i precedenti, riesce a stupure.

venerdì 2 ottobre 2015

Zucchero Fornaciari - Blue's

Non so quale angelo ispirò Zucchero quel giorno. Quello è certo è che ne uscì quest'album.
Bello, talmente bello che divenne il più comprato di tutti e venne superato solo una volta, sempre da Zucchero due anni dopo con "Oro Incenso & Birra".
C'è il blues, il funk, il Soul.. c'è tutto quello che prima mancava nella musica italiana. Ed è talmente potente l'impatto che ringraziamo ancora oggi chi ce lo ha dato.
Molti danno del ruffiano e del furbone al buon Zucchero, ma non vi è dubbio che qui toccò il cielo della musica... dopo di allora il nulla.
Dune Mosse. Che dire di questa canzone? Quando comprai il CD che posseggo tuttora, rimasi a bocca aperta per questa bellissima poesia d'amore.
Pippo! E chi non ha cantato Pippo? "Non ti sopporto più, davvero" è un inno al giramento di maroni spesso citato quando le cose non vanno...
"Senza una donna" altro tormentone d'amore.. della serie e se rimango solo... quante recriminazioni!
"Hey man" da l'idea della strada da percorrere... per andare dove ovviamente è poco importante... "ehi fratello di una notte d'estate" non sa di parrocchia e di oratorio? Se tutto parte dal piccolo e dal personale.. qui c'è il "Sugar" che tutti amiamo.


giovedì 12 novembre 2020

M. L' uomo della provvidenza


"All'alba del 1925 il più giovane presidente del Consiglio d'Italia e del mondo, l'uomo che si è addossato la colpa dell'omicidio di Matteotti come se fosse un merito, giace riverso nel suo pulcioso appartamento - alcova.
Benito Mussolini, il "figlio del secolo" che nel 1919, rovinosamente sconfitto alle elezioni, sedeva nell'ufficio del Popolo d'Italia, pronto a fronteggiare i suoi nemici, adesso, vincitore su tutti i fronti, sembra in punto di morte a causa di un'ulcera che lo azzanna da dentro.
Così si apre il secondo tempo dell'epopea sciagurata del fascismo narrata da Scurati con la costruzione e lo stile del romanzo.
Mussolini non è più raccontato da dentro perché diventa un'entità distante, "una crisalide del potere che si trasforma nella farfalla di una solitudine assoluta".
Attorno a lui gli antichi camerati si sbranano tra loro come una muta di cani.
Il Duce invece diventa ipermetrope, vuole misurarsi solo con le cose lontane, con la grande Storia.
A dirimere le beghe tra i gerarchi mette Augusto Turati, tragico nel suo tentativo di rettitudine; dimentica ogni riconoscenza verso Margherita Sarfatti; cerca di placare gli ardori della figlia Edda dandola in sposa a Galeazzo Ciano; affida a Badoglio e Graziani l'impresa africana, celebrata dalla retorica dell'immensità delle dune ma combattuta nella realtà come la più sporca delle guerre, fino all'orrore dei gas e dei campi di concentramento. 
Il cammino di M. il Figlio del Secolo, caso letterario di assoluta originalità ma anche occasione di una inedita riaccensione dell'autocoscienza nazionale - prosegue qui in modo sorprendente, sollevando il velo dell'oblio su persone e fatti di importanza capitale e sperimentando un intreccio ancor più ardito tra narrazioni e fonti d'epoca.
Fino al 1932, decennale della marcia su Roma quando Mussolini fa innalzare l'impressionante sacrario dei martiri fascisti, e più che onorare lutti passati sembra presagire ecatombi future (tratto dal libro).


Tratto da pagina 383 del libro: "Essere il capo degli scontenti. Ecco la via. Se non puoi sedere al tavolo dei dominatori, dei satolli, dei signori del banchetto, vai nelle cucine e sobilla gli sguatteri, i camerieri cui gettano gli avanzi, aizza i servi.
Quando nel 1919, Benito Mussolini fondò i Fassci di combattimento, aveva intuito per primo che, nell'era delle masse, spalancata davanti a lui come il portale di un'antica magione in rovina, si sarebbe affermata una passione politica più potente della speranza: la paura; e, aggrappandosi a quella, si era issato al potere.
Allora, nel crepuscolo della guerra mondiale, aveva capito che se le piazze socialiste del Diciannovesimo secolo erano state animate dalla speranza, quelle piccolo borghesi del Ventesimo sarebbero state sopraffatte dalla paura...".

Ottima prosecuzione del bellissimo romanzo storico M. il figlio del secolo con cui Scurati ha iniziato il lungo racconto della salita al potere di Benito Mussolini, eccoci di fronte alla trasformazione del combattente anticlericale e rivoluzionario in qualcosa d'altro... nel dittatore solo e odiato da tutti... amato dalle folle ma pronto ad essere sbranato dai soci dell'impresa... questo narra il libro... e noi lo seguiamo cercando di comprendere la metamorfosi e sapendo cosa ci aspetta, disperiamo della sorte dell'Italia.